ENI …Ente nazionale idrocarburi o incompetenza di mestiere?

Cari lettori vi racconto la mia storia con la ENI e spero che non siate anche voi caduti in questo labirinto di false promesse e menzogne. Se siete anche voi vittime di questo raggiro oppure non lo siete fate circolare perchè di cose assurde in Italia se ne vedono abbastanza e a scapito degli utenti che lavorano sodo per superare la crisi e che arrivano a stento a fine mese. I  numeri a volte delle statistiche non mi sembrano reali quando vedo che numerosi negozi chiudono per l’aumento delle tasse. Nel 2012 sono passata dal fornitore di energia elettrica ENEL alla ENI. La ragazza del call center mi aveva detto che avevo tariffe vantaggiose e quindi ho fatto il passo e sono passata con loro sia per la fornitura della luce che del gas. Avevo una tariffa e pagavo intorno alle 40 euro a bimestre. All’inizio tutto bene ed ero anche contenta. Per circa 6 mesi le fatture dell’energia elettrica non mi sono arrivate. Ho chiamato il call center e mi hanno detto che avevo pagato di più rispetto al consumo effettuato. Ancora più contenta avevo fatto i miei elogi e stavo quasi per convincere anche la mia famiglia a passare con ENI…Per fortuna loro, non l’ho fatto. Dopo questi circa 6 mesi di digiuno di bollette, mi arriva una fattura con l’importo di 40 euro più o meno. Dopo questa fattura mi arriva una fattura di conguaglio che va dal 2012 al 2015…preparatevi perchè il fulmine a ciel sereno mi è piombato addosso facendomi tentennare. La fattura della ENI che mi arriva con il conguaglio è di 1200 euro. Mando subito un fax chiedendo chiarimenti o comunque una rateizzazione. La ENI non mi fa questa rateizzazione. Dopo poco mi arriva una seconda fattura di 400 euro sempre un conguaglio. In totale sono 1700 euro che la ENI mi chiede. Chiamo la ENI e la ragazza che mi risponde mi dice: ”vada subito a fare il fax perchè rientra nei tempi”. Vado di nuovo a fare il fax e la ENI risponde che non ammette rateizzazioni. Premetto che io avevo le bollette online quindi il giorno che la bolletta è arrivata e ho visto l’importo ho subito chiamato e sono andata subito a fare il  fax. La risposta come ho già detto sopra è stata negativa. Dopo un certo periodo chiama da Roma il servizio recupero crediti e spiego che al momento mi trovo in difficoltà per aver perso il lavoro. Mi chiedono cifre che meglio non descrivo. Aggiungo tra l’altro che mi hanno mortificata come per dire se non hai quei soldi…..ma io mi domando è dico: Scusate ma a casa vostra va tutto regolare? Beati voi! Che cosa dovevo fare? Comunque mando due pagamenti seppur minimi tuttavia li ho mandati ma non posso rimanere senza cibo per pagare la ENI che in 3 anni non mi ha mai fatto una lettura reale del contatore. Richiamo la ENI e chiedo spiegazioni per sapere perchè si sono accorti dopo 3 anni che io consumavo di più. La ENI o chi per loro mi risponde che la ENI rivende l’energia e chi si occupa della lettura è il gestore di zona. D’accordo anche su questo. Ho chiesto chi era il gestore di zona ma alla fine del gestore di zona mi importa poco perchè io pagavo le bollette alla ENI. Forse è la ENI che deve chiedere: ”come mai non sono state fatte le letture?” Non basta, io chiedo anche di vedere le letture. Mi rispondono che le posso fare dal mio contatore. I contatori elettronici a noi utenti non ci forniscono i dati perchè sono i fornitori che hanno giornalmente l’indice del consumo. Vado avanti e spero in una rateizzazione ma il call center dopo avermi trattata a pesci in faccia non si fa più sentire. Dopo un anno mi chiama un avvocato della ENI che mi da un lasso di tempo per pagare. Io ho ricevuto il pagamento da un’azienda per la quale lavoro dopo 2 giorni dalla data termine. Ho mandato un messaggio prima della data termine all’avvocato e non ho avuto risposta. Morale della favola. Raggirata sulle tariffe. Attualmente ho un altro gestore con la tariffa più alta di quella della ENI che mi fa il conguaglio ogni sei mesi e pago la stessa cifra che pagavo all’inizio con ENI. La ENI non sa gestire la fornitura dell’energia perchè comunque le letture reali vanno fatte e non che vi ricordate dell’utente dopo 3 anni. Non so a chi rivolgermi per sapere come mai è successo tutto questo e quando la ENI chiama vuole i soldi. Non sono io il gestore siete voi che gestite un’azienda e non sapete tenervi nemmeno i clienti. Infine la ciliegina sulla torta la ENI ha commesso l’errore io ne pago le conseguenze e sembra anche che io abbia torto perchè lo STATO italiano fa le leggi che vanno a vantaggio di queste aziende che di nazionale non ha nemmeno il senso. Sono stufa di vivere in una Italia che butta menzogne da ogni parte. Sono stufa di vedere altri utenti che come me non vengono tutelati in niente e sono stufa di vedere che la ENI è grande ed è tutto a suo vantaggio mentre noi cittadini siamo piccoli e non ci tutela nessuno. VERGOGNA. Siete davvero una vergogna. Sono voluti entrare per forza nella zona euro e ci hanno rovinato, vogliono essere al passo dell’Europa per i loro comodi e il cittadino non è tutelato in niente. Se appartieni a qualche sindacato può darsi anche che te la cavi ma se vuoi essere neutrale e non appartenere a niente sei fuori dal rango. Tutto questo è un vero schifo. Leggo spesso giornali stranieri e ultimamente hanno scritto che è una Vergogna l’assenteismo dei politici. Beh! Gli do ragione solo in Italia si raccontano le bugie alla pulcinella. L’Italia con il suo malessere fa ridere anche i polli dei quattro angoli del mondo. In Italia si mandano avanti queste aziende che non sanno nemmeno cosa significa avere un cliente. Benedetto il Trentino che si autogestisce e non ha a che fare con questa FOGNA! Caro giudice chi ha torto e chi ha ragione ancora lo devo capire ma la tutela del consumatore dov’è?

Chers lecteurs je vous raconte mon histoire avec l’ENI et j’espère qu’il ne soit pas même vous tombés dans ce labyrinthe de fausses promesses et des mensonges. S’il est même vous victimes de cette manigance ou bien vous n’êtes pas faites le passer parce que de choses absurdes en Italie ils s’en voient assez et à détriment des usagers qui travaillent ferme pour dépasser la crise et que arrivent avec peine à la fin du mois. Les nombres parfois des statistiques ne me semblent pas réels lorsque je vois que des nombreux magasins ferment pour l’augmentation des taxes. Dans l’anné 2012 je suis passée du fournisseur d’énergie électrique ENEL à l’ENI. La fille du centre d’appel m’avait dit que j’avais des tarifs avantageux et donc j’ai fait le pas et je suis passée avec ENI soit pour la fourniture de la lumière que du gaz. J’avais un tarif et je payais plus au moin 40 euro à bimestre. Au début tout bien et j’étais même content. Pour environ 6 mois les factures de l’énergie électrique ne me sont pas arrivées. J’ai appelé le centre d’appel et ils m’ont dit que j’avais payé davantage par rapport à la consommation effectuée. Encore plus contente j’avais fait mes éloges et j’étais presque pour convaincre même ma famille de les passer avec ENI… Heureusement, ne je l’ai pas fait. Après ceux-ci environ 6 mois sans recevoir les factures, il m’arrive une facture avec importe de 40 euro plus ou moins. Après cette facture elle m’arrive une facture de soulte qui va du 2012 au 2015… préparez vous parce que la foudre ciel à serein m’est plombée adosse en me faisant hésiter. La facture de l’ENI qui m’arrive avec la soulte est de 1200 euro. J’envoie vite à un fax en demandant des éclaircissements ou de toute façon un paiement échelonné. L’ENI ne me fait pas ce paiemant échelonné. Après peu il m’arrive une seconde facture de 400 euro toujours une soulte. Dans total ils sont 1700 euro que l’ENI me demande. J’appelle l’ENI et la fille qui me répond me dit: ”allez vite faire le fax parce qu’il rentre dans les temps”. Je vais nouveau de faire du fax et l’ENI répond qu’il n’admet pas des paiements échelonné. Je précise que j’avais les quittances en ligne donc le jour qui la quittance est arrivé et j’ai vu l’importe j’ai tout de suite j’ai appelé et je suis allé vite à faire le fax. La réponse comme j’ai vous déjà dit a été négative. Après une certaine période on appelle de Rome le service récupère des crédits et explique qu’à l’instant je me trouve en difficulté pour avoir perdu le travail. Ils me demandent des chiffres que je ne décris mieux pas. J’ajoute entre autre qu’ils m’ont mortifié comme pour dire si tu n’as pas cet argent ….. mais je me demande suis dis: Excusées moi, mais chez vous va tout bien? Charmés vous! Que devais-je faire ? De toute façon j’envoie deux paiements si toutefois minimums. Toutefois j’ai l’envoyés mais je ne peux pas rester sans nourriture pour payer l’ENI qu’en 3 ans il ne m’a jamais fait une lecture réelle du compteur. Je rappelle l’ENI et je demande des explications pour savoir parce qu’on est avisé après 3 ans que j’avait consommais de plus. L’ENI ou qui pour eux me répond que l’ENI revend l’énergie et qui s’occupe de la lecture est le gérant de zone. D’accord même sur ceci. J’ai demandé qui était le gérant de zone mais à la fin du gérant de zone m’importe peu parce que je payais les quittances à l’ENI. Peut-être il est l’ENI qui doit demander: ”Pourquoi n’ont été faites les lectures reelles?”. Il ne suffit pas, je demande même de voir les lectures. Ils me répondent que je les peux faire de mon compteur. Les compteurs électroniques à nous usagers ne nous fournissent pas les données parce qu’ils sont les fournisseurs qui ont quotidiennement l’index de la consommation. Passe le temp et j’espère dans un paiement échelonné, mais le centre d’appel après m’avoir traité mal ne se fait plus sentir. Après un an m’appelle un avocat de l’ENI que donne moi un laps de temps pour payer. J’ai reçu le paiement d’une entreprise pour lequel je travail après 2 jours de le terme. J’ai envoyé un message avant de le terme à l’avocat et je n’ai pas eu répondue. Morale de la fable. Embobinée sur les tarifs. Actuellement j’ai un autre gérant avec des tarifs plus hautex que celles de l’ENI et qui me fait à la soulte chaque six mois et je paye la même chiffre que j’avait payé au début avec ENI. L’ENI ne sait pas gérer la fourniture de l’énergie parce que de toute façon les lectures réelles doivent être faites et pas que vous vous rappellez de l’usager après 3 ans. Je ne sais pas à quel personne me tourner pour savoir comme jamais il s’est passé tout ceci et lorsque l’ENI appelle veut l’argent. Je ne suis le gérant et vous qui gérées une entreprise ne savez pas que signifique avoir les clients. Enfin la cerise sur la tarte l’ENI a commis l’erreur j’en paye les conséquences et semble même que j’aie tordu pour que l’ÉTAT italien fait des lois qui vont à l’avantage de ces entreprises qui de national n’ont même pas le sens. Je suis fatiguée de vivre dans une Italie qui jette des mensonges de chaque partie. Je suis fatiguée de voir autres usagers que comme moi ne viennent pas protégés dans rien et je suis fatiguée de voir que l’ENI est grand et est tout à son avantage pendant que nous citadins sommes petits et n’on défend en rien. HONTE. Vous êtes vraiment une honte. Ils sont voulus entrer de force dans la zone euro et ils nous ont ruinés, ils veulent être au pas de l’Europe pour leurs confortables et le citadin n’est pas protégé en rien. Si tu appartiens à quelque syndicat il peut-etre qu’elle te l’arrache mais si tu veux être neutre et pas appartenir à rien tu es hors du rang. Tout celui-ci est un vrai dégoût. Je lis souvent des journaux étrangers et dernièrement ils ont écrit qu’est une honte l’absentéisme des politiciens. Eh bien! Je lui donne raison seul en Italie on raconte les mensonges à la pulcinella. L’Italie avec son malaise il y à rire même les poulets des quatre angles du monde. En Italie on avantage ces entreprises qu’elles ne savent même pas qu’est-ce que signifie avoir un client. Bénit le Trentin que s’autogère et n’a pas à faire avec cet ÉGOUT! Cher juge qui a tordu et qui a raison je le dois comprendre encore mais la tutelle du consommateur où est?

Dear readers tell my history with ENI and I hope that you fallen in this maze of false promises and lies are not also. If you are also victims of this scam or it you are not fairies circular because of absurd things in Italy they are seen some enough and to the detriment of the customers who work hard in order to exceed the crisis and that they arrive with difficulty at the end of the month. The numbers sometimes of statistics do not seem me real when I see that numerous stores close for the increase of the taxes. In the 2012 i passed from the supplier of ENEL electric power to ENI. The girl of the call center had said me that I had favorable rates and therefore I have made the step and are passed with it is for the supply of the light that of the gas. I had a rate and I paid around the 40 euros to period of two months. At the beginning all good and I was also content. For approximately 6 months the invoices of the electric power they have not arrived me. I have called the call center and they have said me that I had paid more regarding the carried out consumption. Still more content I had made my praises and I was almost in order to convince also my family to pass with ENI… they Fortunately, I have not made it. After these approximately 6 months of fast of bills, an invoice with the amount of 40 euros arrives me more or less. After this invoice a balancing invoice arrives me that goes from 2012 to 2015… is prepared because the out-of-the-blue novelty is led me leans making me to hesitate. The invoice of the ENI that arrives to me with the balancing is of 1200 euros. I send a fax quickly asking clarifications or however a
payment in installments. ENI does not make me this
payment in installments. After little arrives me a second invoice of 400 euros always. In total they are 1700 euros that ENI asks me. I call ENI and the girl who answers me says me: ”she quickly goes to make the fax because she re-enters in the times”. I go of new making the fax and ENI answers that it does not admit payment in installments. I premise that I had the bills online therefore the day that the bill has arrived and have seen the amount have quickly called and gone quickly to make the fax. The answer as I have already said over has been negative. After a sure period it calls from Rome the service recovery credits and I explain that at the moment I find myself in difficulty in order to have lost the job. Figures ask me that better I do not describe. I add among other things that they have mortified me like in order saying if you do not have those money ….. but I wonder and say: Excused but into your house goes all to regulate? Lucky you! What I had to do? However I send two payments even though minimums however I have sent them but I cannot remain without food in order to pay the ENI that in 3 years has not never made me a real reading of the counter. Callback ENI and I ask explanations for knowing because they are shrewed after 3 years that I consumed more. ENI or who for answers me to they that ENI resells the energy and who takes care of the reading is the zone manager. In agreement also on this. I have asked who was the zone manager but at the end of the zone manager but really no imports me because I paid the bills to ENI. Perhaps it is the ENI that must ask: ”as the readings are not never made”. Not enough, I ask also to see the readings. They answer me that I can make them from my counter. The electronic counters to we customers do not supply us the data because they are the suppliers who daily have the index of the consumption. I go ahead and I hope in
payment in installments but the call center after to have dealt me to fish in face more is not made to feel. After a year a lawyer of the ENI calls me that gives an amount of time to me in order to pay. I have received the payment from a company for which job after 2 days from the date term. I have sent a message before the date term to the lawyer and I have not had answer. Moral of the story. Fooled on the rates. Currently I have another manager with the rate higher than that of the ENI that makes me the balancing every six months and satisfied the same figure that I paid at the beginning with ENI. ENI does not know to manage the supply of the energy because however the real readings go made and that not remembered of the customer after 3 years. I do not know to who to address for knowing as never this has happened all and when ENI calls wants the money. I am not the manager I am you that managed a company and you do not know to hold not even the customers. At last the cherise on the cake ENI has store clerk the error I of it pays the consequences and seems also that I am wrong because the Italian STATE makes the laws that they go to advantage of these companies that of national does not have not even the sense. I’m tired to live in a Italy that throws lies from every part. I’m tired to see other customers that like me they do not come protected in nothing and i’m tired to see that ENI is large and is all to its advantage while city we are little ones and not us protection nobody. SHAME. You are indeed a shame. They are intentional to by force enter in the zone euro and they have ruined to us, they want to be to the step of Europe for their comfortable ones and the citizen is not protected in nothing. If you belong to some union can give also that the cables to you but if you want to be neutral and not to belong to nothing six outside from the rank. All this is a true SHAME.
I often read foreign newspapers and lately they have written that the absenteeism of the politicians is A SHAME. Well! I give single reason in Italy tell the lies to the pulcinella. Italy with its malaise makes to laugh also the chickens of the four angles of the world. In Italy these companies are sent ahead that they do not know not even what means to have a customer. Blessed the Trentino that is self-managed and it does not have something to do with this DRAIN! Dear judge who is wrong and who still is right I have to understand but the protection of the consumer where is?

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Le parole che detti al mio cuore

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b8I miei gesti d’amore non sono cibo materiale, ma riempiono il cuore e calmano la fame.
Superiamo insieme i momenti bui,
mano nella mano.
Mi hai coltivato come un fiore e
da bocciolo sono diventata una meravigliosa rosa.
Sei la mia speranza di vita in ogni momento,
mi dai forza, coraggio e calore.
Sei tutto e senza di te non sarei niente.
Quando il giorno inizia con un sorriso tutto è più bello…sei tu il mio sorriso
Sono ghiotta dei tuoi baci che mi sfiorano piano la pelle.
Quando parlo con te mi sento al settimo cielo
come una farfalla.
Vorrei essere una farfalla per stare vicino a te in gni momento.
Al galoppo di un cavallo osserveremo il mondo
il nostro prezioso mondo che nessuno può toccare.
La poesia più bella è quella che
tu detti al mio cuore.
Abbracciami sempre anche quando
in fondo al tunnel c’è una luce
ed è quella luce la nostra speranza…
si chiama amore.
Come un tatuaggio indelebile
resti sulla mia pelle
ti amo con le lacrime di emozione,
ti amo con i sorrisi di gioia,
ti amerò sempre….grazie per le parole che detti al mio cuore

wrote and translate from Sabrina Carbone

My gestures of love are not material food, but fill the heart and calm the hunger. We overcome together the darkest moments, hand in hand.  You’ve grown as a flower and bud have become a wonderful pink. You are my hope of life in every moment, give me strength, courage and warmth. You are everything and without you I am nothing. When the day starts with a smile everything is more beautiful … you are my smile I am gluttonous of your kisses that touch my skin slowly. When i speak with you I feel in seventh the heaven like a butterfly. I would like to be a butterfly to stay close to you at ach time. Galloping of a horse will observe the world our precious world that no one can touch. The most beautiful poetry is that you said to my heart. Hug me even also when in the end of the tunnel there is a light and that light is our hope … it’s called love. Remains as an indelible tattoo on my skin I love you with tears of emotion, I love you with smiles of joy, will always i love you …. thanks for the words you said to my heart

Non rimandare a domani ciò che puoi dire oggi

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kiss-un-baiser-vole_0Non rimandare a domani ciò che puoi dire oggi
Non aspettare l’ultimo momento per dire quanto sia importante
Non aspettare le lacrime per ricordare a te stessa
quanto lo ami
Non è il decalogo dell’amore
E’ importante dirlo sempre
Mi manchi quando le onde spumeggiano e
nel mare rispecchia il tuo viso.
Mi manchi anche quando ti penso e il tuo corpo è qui con me.
Mi manchi sempre e ovunque anche quando coniugamo i nostri corpi.
Non mi manchi perchè
quando non ci sei mi sento sola.
Mi manca l’altra parte del cuore che abbiamo incollato insieme.
Il solo pensiero di dire mi manchi,
mi ricorda ogni giorno cosa significa
l’altra parte del mio cuore.

write from Sabrina Carbone

Does not have to send back tomorrow this that you can say today

Does not have to send back tomorrow this that you can say today
Not to wait for the last moment in order to say how much is important
Not to wait for the tears in order to remember same you how much loves it
It is not the Decalogue of the love
It is important to say always it
I miss you when the waves effervesce and
in the sea your face reflects.
I miss you also when I think you and your body is here with me.
I miss you always and everywhere also when conjugate our bodies.
It does not lack me because
when not there are I feel alone.
The other part lacks me the heart that we have past together.
If only thought to say i miss you,
every day remembers me what means
the other part of my heart.

Un grappolo d’uva…La tua bocca

10437009-grappolo-d-uva-blu-isolato-con-foglie-verdi-su-fondo-bianco-Archivio-FotograficoLa tua bocca è come un grappolo d’uva,
accresce la sete d’amore.
Inebria il cuore
e senti costante il bisogno del suo calore.
E’ il mosto che bolle
mentre le tue dolci carezze sfiorano il mio corpo.
E’ il nettare che succhio come una abeja avida di ardore.
Bontà e raffinatezza di sapore
piovono dal crepuscolo quando le tue labbra scendono a passi lenti nell’epicentro del mio corpo.
Sinuoso come un corso d’acqua
affondi le tue dita tra le fessure dei miei capelli.
Le tue mani sono come le radici del loto
si immergono fluttuanti nel lago dello sterno e trasportano nel visibilio il mio cuore.

Write from Sabrina Carbone

A bunch of grapes…Your mouth

Your mouth is like a grape bunch,
it increases love silks.
The heart elates
and you feel constant the need of their heat.
It is the must that boils
while your sweet caresses graze my body.
It is the nectar that I suck like an eager bee of ardor.
Goodness and refinement of taste
they rain from the twilight when your lips come down to steps slows in the epicenter of my body.
Sinuous like a water course
it sinks your fingers between the fissures of my hair.
Your hands are like the roots of the lotus
they are dipped fluctuating in the lake of the breastbone and send my heart in rhapsodize.

 Write and translate from Sabrina Carbone

La tua luce in fondo ai tuoi occhi

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C’è una luce in fondo ai tuoi occhi….

E’il bagliore che mi aiuta nei momenti più bui,
è il mio sorriso quando ti osservo.
Dormo al tuo fianco e sei un angelo.
Sorrido mentre mi guarda l’uomo che mi fa sentire donna.
Ho bisogno delle tue carezze in ogni momento.
La tua voce nostalgica mi rincuora quando non ci sei.
Il lume dei tuoi gesti mi aiuta a essere più forte.
La tua luce in fondo ai tuoi occhi
è la mia anima che respira.
Il silenzio del mare parla per noi.
La luce in fondo ai tuoi occhi
è la gioia di condividere i momenti più duri
andare avanti e sentirsi un cuore solo.

write from Sabrina Carbone

Your light at the bottom of your eyes

There is a light at the bottom of your eyes
It is the flare that helps me in the darker moments,
it is my smile when I observe you.
I sleep aside you and you are a angel.
You smile and in meanwhile you are the man that make me feel a woman.
I need your caresses at any moment.
Your nostalgic voice heartens me when you not there are.
The light of your gestures helps me to be stronger.
Your light at the bottom of your eyes
it is my suol that breathes.
The hush sea speaks for us.
The light at the bottom of your eyes
it is the joy to share the harder moments
to go ahead and to feel a only heart.

write and translate from Sabrina Carbone

Jibo il primo robot per la casa

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte Les Echos

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Una giovane start-up americana commercializzerà il primo robot per la casa con funzionalità promettenti. Un progetto presentato su IndieGoGo e un menu di comandi già ben definito. Anche prima di essere commercializzato, il piccolo robot ”era già esaurito” su IndieGoGo, la piattaforma online di crowfunding. Poiché Jibo, è stato ideato da Cynthia Breazeal, ricercatrice al MIT, e dai suoi collaboratori, ha tutto per piacere – sulla carta e sul video di presentazione. Infatti lo stesso si avvicina soprattutto al ”R2D2” domestico: un assistente e un compagno di 30 cm di altezza, con un look coinvolgente, e funzionalità particolarmente evolute. Una delle chiavi per un avvenire promettente è la sua capacità di comunicare con il suo ambiente. Tutto questo è normale quando si sa che una buona parte sono degli ex ingegneri di Nuance, uno dei leader mondiali nelle tecnologie di riconoscimento vocale.

Jibo è un robot domestico, che rassomiglia un pò a ECHO di Amazon uscito alcuni mesi fa, con un volume sensibile che manca a quello del gigante americano. Infatti può soddisfare le varie necessità di diverse popolazioni. I bambini vedranno in lui un compagno che gli racconta storie, con le immagini animate che appaiono sul touch screen integrato, o che risponde a domande di base come fa il software Siri di Apple, ad esempio. Gli adolescenti adoreranno farlo giocare con le loro ”playlist” preferite, pronunciando semplicemente il nome dell’artista. Ai più anziani ricorderà di prendere la loro medicina, o veglierà anche su di loro e preverrà la famiglia in caso di incidente, pur garantendo una compagnia, spesso determinante. Certamente è in virtù delle sue qualità ”umane” che Jibo dovrà riscontrare un ampio successo. Può leggere ad alta voce i messaggi, e-mail o SMS, riconoscere la gente grazie al riconoscimento facciale, accendere la sua macchina fotografica integrata, ricevere comandi a distanza per il controllo della casa, fungere da macchina fotografica di sorveglianza in caso di assenza… Se le prevendite online sono state congelate alla fine di dicembre, potete lasciare le vostre coordinate per essere tenuti al corrente sulle date dei nuovi ordini (www.jibo.com)
Il suo prezzo? 749 dollari.

Standard&Poor mantiene il rating di Andorra in BBB-/A-3

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte El Economista

andorra

L’agenzia di rating Standard&Poor ha realizzato venerdì scorso, 12 febbraio, una nuova revisione del rating di Andorra mantenendolo in BBB- / A-3 e con una prospettiva negativa, come aveva già reso noto nelle precedenti relazioni di settembre e di giugno dello scorso anno, ha spiegato l’agenzia andorrana di notizie, ANA. L’agenzia di rating, S&P pensa che non ci sia nessun segno che indica che la crisi della Banca Privata di Andorra (BPA) abbia destabilizzato il sistema finanziario del paese e ha valutato positivamente la tabella di marcia di risoluzione dell’Istituto, ma conserva la prospettiva negativa poichè il risultato finale rimane ancora in sospeso. Il Ministro andorrano delle Finanze, Jordi Cinca, ha accolto con favore la relazione di S&P dal momento che c’è il rischio che possa tornare a declassare il rating a causa della crisi della BPA, e quindi spera che nella prossima valutazione, una volta portata a termine la risoluzione dell’entità, S&P possa dare al rating di Andorra una prospettiva stabile, ha aggiunto l’agenzia ANA. Standard & Poors ha evidenziato nella sua relazione di venerdì scorso che il Governo e le autorità andorrane di regolamentazione hanno compiuto notevoli progressi proteggendo il sistema finanziario dai rischi derivati dalla Banca Privata di Andorra e apprezza anche la sua stabilità politica e fiscale. Tuttavia, ancora una volta ha sottolineato le limitate prospettive di crescita e il rischio associato alla bassa diversificazione dell’economia, motivo per cui ha deciso di mantenere lo stesso punteggio. La prospettiva negativa rimane anche se si considera che ci sia almeno un terzo delle probabilità di declassare il rating nel corso dei prossimi 18 mesi. Tutto dipenderà dalla fine del processo di risoluzione della BPA, e dalla possibilità che altre banche possano realizzare un’esperienza simile a quella della BPA e dalla capacità di Andorra di continuare l’attuale percorso di riforme legali e istituzionali, o anche che possa sentirsi sotto pressione cambiando il suo quadro di bilancio. S&P supporta la tabella di marcia per il processo di risoluzione della BPA, ma ha sottolineato che le attività legali saranno trasferite alla banca agente Vall Banc nel prosieguo del processo di vendita della società. Tuttavia, i periti avvertono che il processo di risoluzione non è finito e che nelle prossime settimane sarà la chiave con la quale l’Autorità statale per la risoluzione degli Istituti di credito (AREB) stabilirà ”una rete di banche corrispondenti per la Vall Banc”, e ha constatato che la agenzia di rating ha già creato tali collegamenti con le controparti essenziali, come nel caso dei sistemi di pagamento”.

Il passo successivo e definitivo – sarà quello di vendere l’azienda.

S&P ha anche avvertito che l’azione legale degli ex azionisti della BPA potrà ritardare questo processo. Il Ministro andorrano delle Finanze, Jordi Cinca, ha valutato positivamente che il punteggio di Andorra sia stato conservato ”dopo un anno così difficile e così condizionato dal caso della BPA”. Secondo lui è importante che l’agenzia S&P abbia apprezzato il piano di risoluzione previsto a dimostrazione ”che il mercato finanziario ha resistito bene” nonostante la crisi e l’annuncio della data di entrata in vigore dello scambio automatico di informazioni fiscali. Quindi, il Ministro spera che alla prossima revisione Standard&Poor assegni al rating di Andorra una previsione stabile.

15 Febbraio voto di apertura dei negoziati di ALECA

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte L’economiste maghrebin

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La votazione del comitato INTA (commercio internazionale) del Parlamento europeo per l’apertura dei negoziati per un Accordo di libero scambio completo e approfondito (ALECA) tra la Tunisia e l’UE avrà luogo il, 15 febbraio 2016. Come cita un documento ufficiale, pubblicato dalla delegazione dell’Unione europea in Tunisia, l’obiettivo dei negoziati ALECA è quello di integrare progressivamente l’economia tunisina nello spazio economico europeo. Ciò dovrà migliorare le possibilità di accesso al mercato, il clima degli investimenti e fornire sostegno alle riforme economiche intraprese dalla Tunisia.

Una particolare priorità sarà accordata alle misure che permetteranno di favorire gli investimenti europei, che faciliteranno l’integrazione nel mercato dell’Unione europea, miglioreranno la gestione economica e rafforzeranno l’integrazione economica regionale tra la Tunisia e i suoi vicini della riva sud del Mediterraneo.

Una volta conclusa, ALECA farà riferimento agli attuali impegni nel quadro dell’Accordo di associazione euro-mediterraneo firmato tra la Tunisia e l’UE nel 1995. Sarà anche un accordo completo sui rapporti commerciali ed economici tra l’UE e la Tunisia e coprirà un’ampia gamma di campi di interesse comune.

Una volta che i negoziati saranno portati a termine, ogni parte dovrà procedere alla ratifica prevista della sua costituzione. Ricordiamo che l’Unione europea e la Tunisia privilegiano il dialogo con la società civile a monte e durante i negoziati. Inoltre un testo finale sarà presentato per l’approvazione alle autorità legislative, cioè al Parlamento europeo. Su questa stessa scia, una dichiarazione dell’Organizzazione della società civile (OSC) – euro-mediterranea, tunisina e francese ha formulato una serie di raccomandazioni pur segnalando che:

  • Una valutazione indipendente e approfondita deve essere intrapresa sulle conseguenze di quarant’anni di partenariato tra l’Unione europea e la Tunisia che ha gradualmente intensificato la liberalizzazione degli scambi tra le due rive. Allo stesso tempo esige che questa valutazione sia dedicata agli impatti del partenariato sui diritti economici e sociali. In molti sostengono che l’Accordo di associazione del 1995, all’origine della riduzione delle barriere doganali per i manufatti, abbia arrecato un danno all’economia tunisina, in particolare per quanto riguarda l’aumento del tasso di disoccupazione e esacerbando gli squilibri regionali e le disuguaglianze sociali. D’altra parte, l’OSC raccomanda di intraprendere, senza indugio, studi indipendenti e attualizzati sul’impatto multidimensionale di ALECA integrando in particolare la dimensione dei diritti economici e sociali (precarietà delle occupazioni, subappalto, perdita di posti di lavoro, debolezza della protezione sociale, perdite a livello di risorse fiscali)
  • Concepire un accordo commerciale tra la Tunisia e l’UE nel quadro di una cooperazione equa, che tenga conto della diversa competitività tra le due economie e della persistenza degli aiuti pubblici europei accordati ad alcuni dei loro settori strategici;
  • Ridefinire i termini del suo partenariato con la Tunisia, affinché possa contribuire a rispondere effettivamente alle rivendicazioni di giustizia sociale, di dignità e di occupazione, espresse in occasione della rivoluzione Dicembre 2010-Gennaio 2011;
  • Istituire un sistema di accesso all’informazione per la società civile che garantisca la trasparenza nel processo dei negoziati ALECA (accesso ai documenti di negoziato, che devono essere anche disponibili in Arabo) e sviluppare un quadro istituzionale che permetta di far esprimere e coinvolgere effettivamente la società civile sulle varie fasi e sugli aspetti dei negoziati;
  • Abbinare la libertà di circolazione dei beni, dei servizi e dei capitali alla libera circolazione delle persone.
    ”Le ONG firmatarie desiderano sottolineare che la scarsa considerazione di queste raccomandazioni su ALECA tra la Tunisia e l’UE potrà mettere in pericolo la sovranità del paese, assoggettare l’interesse del paese alla logica mercantile e minacciare i diritti fondamentali del popolo tunisino, cosa che potrà contribuire a peggiorare la precarietà di ampie fasce della popolazione ed esporle al rischio di culminare in atti di violenza e di fanatismo”, cita la dichiarazione dell’OSC.

Industria: Promuovere le regioni interne

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte L’economiste maghrebin

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La creazione di cinque tecnopoli, decisa sul principio della discriminazione positiva a profitto delle regioni svantaggiate, dove la disoccupazione ha raggiunto dei tassi elevati, rientra nel quadro della promozione dell’investimento nelle regioni interne e nel rafforzamento dello sviluppo regionale. Per conoscere lo stato di avanzamento di queste zone e le varie difficoltà che incontrano, il Ministro dell’industria, Zakaria Hamad, ha tenuto questa mattina una riunione con i responsabili di cinque tecnopoli situate a Médenine, a Kef, a Kasserine, a Tozeur e a Kébili, durante la quale ha insistito sull’importanza di accelerare le opere di assetto per facilitare soprattutto la creazione di nuovi progetti. ”Le procedure amministrative lente non devono essere uno svantaggio davanti alla realizzazione di nuovi progetti. L’approccio deve essere orientato verso la sistemazione di grandi superfici di oltre 50 ettari”, ha raccomandato. Per il Ministro, ciò significa che bisognerà predisporre di un calendario preciso, una sorta di map road, che riguarderà le tappe di realizzazione delle opere di assetto. Hamad non ha trascurato di invitare i presenti a operare e a promuovere queste tecnopoli non soltanto per attirare gli investitori stranieri ma anche gli investitori tunisini, in particolare quelli della regione dove saranno collocate le tecnopoli. ”A mio parere occorre mettere in rilievo i vantaggi competitivi di ogni regione ed eventualmente permettere ad ogni regione di fare affidamento su questi vantaggi propri per attirare gli investitori”, ha dichiarato.

L’Università non prepara a cercare lavoro: la maggior parte degli studenti ricorrono ai loro contatti

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte El economista

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Non insegna agli alunni a preparare un CV e neanche un colloquio di lavoro

I laureati affermano che l’università gli offre ”poco” nell’acquisizione di competenze in relazione alla ricerca di un posto di lavoro e i contatti personali sono, con una grande differenza, il mezzo al quale ricorrono di più per trovare un impiego, secondo il ‘Barometro capacità di impiego e di occupazione degli universitari in Spagna, 2015’. Queste sono alcune delle conclusioni di questa relazione, presentata questo giovedì, 11 febbraio, a Madrid, effettuata congiuntamente dal CRUE, la Cattedra Unesco e l’opera sociale Caixa, che ha disposto la partecipazione di 13.006 laureati – il 10% del gruppo 2009-2010-, che provengono da 61 università spagnole, pubbliche e private, presenziali e semi-presenziali. Sulla preparazione per la ricerca di lavoro, il direttore della Cattedra Unesco di gestione e politica universitaria, Francisco Michavila, ha segnalato, nel corso della presentazione dello studio, che questo rivela ”un enorme deficit” delle università, che non aiutano i loro allievi ”a preparare il loro curriculum e neanche i colloqui di lavoro”. Inoltre ha sottolineato che il percorso più frequente per trovare un’occupazione tramite amici, parenti e conoscenti è ”un motivo di discriminazione” che va contro il principio di ”pari opportunità”, sul quale, a suo giudizio, deve vegliare l’università pubblica. Dopo i contatti personali (37%), spesso la seconda via per accedere a un posto di lavoro è l’auto candidatura e il contatto diretto (31.3%), a grande distanza ci sono i centri per l’impiego (18.3%), i servizi pubblici dell’impiego (10.6%), i web corporative (7.9%), i servizi universitari (7.4%), le reti sociali (4.6%), gli annunci (3.7%), le agenzie di lavoro temporaneo (3.4%) o i sindacati (1.4%).

Il problema della sovraqualificazione

Il lavoro, basato sui registri amministrativi delle università e su un’indagine realizzata con i laureati sulle competenze e sui loro percorsi di lavoro, tra altri aspetti, segnala anche che i laureati possiedono un livello di capacità di impiego maggiore di quello che fornisce loro l’università e di quello che esige il posto di lavoro. A riguardo, Michavila ha segnalato che la sovraqualificazione bisogna trattarla con ”sensibilità”, perché gli universitari acquisiscono conoscenze o capacità per conto loro pensando alla proiezione della loro carriera professionale e non soltanto al primo impiego nel quale, come ha dichiarato, ”il fattore logico” si dà a questa circostanza. Tre su dieci laureati affermano che erano sovraqualificati per il posto di lavoro che hanno lasciato dopo aver iniziato la carriera. Anche se i laureati hanno indicato che l’università in pratica gli offre l’intero livello di competenze che è richiesto nell’occupazione come la capacità di lavorare in gruppo, la padronanza di competenze proprie del titolo di studio o la comunicazione scritta, tuttavia, c’è un ulteriore dislivello tra le condizioni del mercato del lavoro e la formazione universitaria in lingue, la capacità di gestire la pressione e la capacità di prendere decisioni.

Formazione e occupazione

Rispetto all’adeguatezza tra la formazione e l’occupazione, questo barometro segnala che il 77,3% dei laureati considera che la sua ultima occupazione sia stata ”abbastanza” o ”molto in relazione” con i suoi studi, anche se questo dipende dal ramo di conoscenza. Ad esempio, il maggior adeguamento si da tra i laureati di Scienze della salute, Scienze e Ingegneria e Architettura e quelli delle discipline artistiche e umanistiche, delle Scienze sociali e giuridiche. Ciò può essere messo in relazione con la soddisfazione dell’occupazione: i laureati dei rami di Scienze della salute sono soddisfatti della loro occupazione, mentre quelli delle discipline artistiche e umanistiche lo sono meno. Inoltre sottolinea che il salario è l’aspetto peggiore valutato, seguito dallo sviluppo professionale, dall’impresa e la sua organizzazione, dalle funzioni e dai compiti e dall’atmosfera dell’ambiente di lavoro. Gli autori di questo lavoro concordano che il basso punteggio nello sviluppo professionale è in accordo con il periodo di crisi economica e la contrazione della creazione di posti di lavoro. Michavila ha segnalato che l’obiettivo di questo barometro è quello ”di avvicinare l’accademia al mondo del lavoro” per ridurre questi ”dislivelli”, anche se ha garantito che sono ogni volta più piccoli. ”Le imprese dicevano anni fa ‘che finiscano la carriera’, e poi, quando verranno a lavorare, li formeremo”, ha ricordato questo esperto, aggiungendo che questa è ”la cosa più inefficace”.

Livello di soddisfazione

Per quanto riguarda il livello di soddisfazione della formazione ricevuta, la relazione rivela che il 94% tornerebbe a studiare nuovamente all’università, mentre il restante 6% è pentito di averlo fatto. La metà di loro (54%) rifarebbe gli stessi studi e nella stessa università rispetto al 12% che farebbe altri studi e in un altro ateneo. Quelli del ramo di Scienze della salute sono quelli più felici della loro carriera, seguiti da quelli delle discipline artistice e umanistiche. Quanto alla valutazione dei componenti della formazione ricevuta, i professori sono coloro che ottengono la nota più alta. ”Lo dicono quelli laureati nel momento in cui l’insegnamento viene sottoposto a una critica eccessiva”, ha indicato il direttore dello studio, il quale ha anche sottolineato che le metodologie di insegnamento sono quelle con il peggior punteggio congiuntamente ai servizi di sostegno allo studente delle università. Su quest’ultimo punto, Michavila ha garantito che gli studenti ”mancano” di una formazione più pratica, che gode di progetti di ricerca nelle università, e che gli permetta di effettuare esposizioni orali in classe. ”Gli diamo appena l’occasione per esprimere le loro conoscenze. I tirocini continuano ad avere un peso notevole”, hanno aggiunto.

Apple blocca gli iPhone riparati senza autorizzazione

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte Le Figaro

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L’errore 53 rende inutilizzabile l’iPhone 6 e 6S se non sono riparati dall’Apple Store o da un servizio autorizzato dal produttore, in particolare per cambiare il tasto home. Una misura ”di protezione dell’utente”, ha risposto Apple. Con l’uscita di iOS 9, nel mese di settembre dello scorso anno, è arrivato l’errore 53, che blocca i suoi telefoni se non sono stati riparati da un Apple Store o in un negozio autorizzato dal marchio. Quasi 190.000 persone hanno visitato il sito iFixit per trovare una soluzione e una procedura collettiva è stata avviata nei confronti del brand. Un’azione di gruppo è già in azione. Le persone interessate sono i proprietari di iPhone 6 e 6Plus, e di iPhone 6S e 6S Plus che hanno fatto sostituire il tasto home (”home button”) del loro telefono, o il cavo interno collegato, senza recarsi in un negozio di Apple o in uno autorizzato dal produttore. Ciò può anche succedere se questo bottone (o cavo) è danneggiato, o se la scheda madre dell’apparecchio è stata sostituita in occasione di un cambio dello schermo. L’errore, che si verifica in occasione dell’aggiornamento di iOS 9, rende il telefono inutilizzabile (”bricked”: nel gergo, tanto utile quanto un mattone). Questo errore è una misura ”di protezione dell’utente” secondo Apple, che ha indirizzato una spiegazione agli utenti interessati. Lo scopo è quello di impedire l’uso di un captatore di impronte fraudolento. Le impronte digitali, utilizzate per sbloccare il vostro apparecchio o per pagare tramite Internet, sono quantificate e protette da una chiave in uno spazio di memoria indipendente dal resto dell’apparecchio. In occasione dell’aggiornamento, il software verifica se il tasto home e i suoi componenti (che riparano il touch IDEM) corrispondono al resto dell’apparecchio, e lo bloccano in caso contrario.

Una procedura collettiva avviata contro il marchio

Apple propone ai suoi utenti due possibilità in caso di errore 53: se il vostro iPhone è stato sostituito in un Apple Service Center, bisogna contattare il supporto di Apple; se avete sostituito il vostro schermo, o qualche altro componente del telefono altrove, contattate il supporto di Apple per le informazioni tariffarie delle riparazioni fuori periodo di garanzia. Fornite dal sito dell’azienda, le tariffe vanno da 299 a 329 dollari, mentre altri lo propongono a 99 euro (il tutto ”in quindici minuti massimo”), o spiegano come ripararlo da soli. Subito, un gabinetto di avvocati americani, dello studio legale PCVA, ha preso contatto con gli utenti che hanno subito il danno per avviare una procedura collettiva: ”Pensiamo che Apple forzi in modo intenzionale gli utenti a passare per i loro centri di riparazione, che costano molto di più rispetto alla maggior parte dei negozi di riparazione di terze parti”, hanno dichiarato.

”Perfidia farsesca”

Sul suo blog centrato sull’attualità di Apple, John Gruber ha posto la domanda sulla predisposizione di tale misura di sicurezza, che non contesta a prima vista. È normale infatti verificare se il captatore touch IDEM sia affidabile, ma non per forza bisogna trasformare il telefono in un mattone inutile. Lo stesso ha proposto semplicemente di disattivare le funzioni Touch ID e Apple Pay e soprattutto spiegare all’utente perché il telefono è stato messo fuori uso. ”Lanciare un allerta che dice solo ”errore 53” è quasi una perfidia farsesca”. Ciò pone anche un certo problema pratico: come fare per riparare il telefono se nessun ”servizio autorizzato Apple” è accessibile? È questo che ha contrariato Antonio Olmos, fotografo, dopo avere fatto riparare il suo iPhone 6 in occasione di una missione in Macedonia per Guardian. Alcune settimane dopo aver fatto riparare il suo telefono, mentre non ci pensava più, ha accettato l’aggiornamento proposto da iTunes e si è trovato di fronte l’errore 53. Quindi è andato presso l’Apple Store di Londra, dove gli hanno spiegato che non c’era più nulla da fare per il suo telefono oramai destinato a rompersi, e che doveva pagare 270 sterline per sostituirlo. Ha pagato, costretto e furioso contro un’impresa che ”rende deliberatamente inutili i suoi prodotti con un aggiornamento e non previene i suoi clienti”. Lo stesso cita anche una mancanza di coerenza, Apple Store e i negozi autorizzati sono rari fuori dalle grandi nazioni industrializzate e molti apparecchi sono rimessi a vita dai riparatori di terze parti. Quindi ha esposto ciò che dovrà diventare un problema per questi ultimi se l’errore 53 sarà destinato a entrare nella norma per i futuri iPhone, il declino di un mercato parallelo.

Google Cardboard: A maggio un nuovo visore di realtà virtuale?

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte L’Internaute

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Google lavora su un nuovo e più efficiente visore di realtà virtuale (VR), Cardboard…

Il direttore generale di Google, Sundar Pichai, ha già fornito qualche informazione la settimana scorsa… ”Cardboard è solo una prima tappa”, ha dichiarato in occasione della presentazione dei risultati finanziari dell’impresa. Google dovrà infatti impegnarsi a fondo nella corsa per essere al vertice del mercato della realtà virtuale. Questa notizia è iniziata a circolare quando la compagnia ha pubblicato offerte di lavoro in questo ambito, lasciando presagire che desidera allargare il suo gruppo e le sue competenze. E a credere alle informazioni del Financial Times, Google dovrà presentare un nuovo visore di realtà virtuale alla conferenza I/O che avrà luogo dal, 18 al 20 maggio 2016. Secondo la rivista finanziaria, questo nuovo apparecchio conserverà lo stesso principio Cardboard: lo smartphone, una volta scivolato nel visore, eserciterà il ruolo di schermo. Tuttavia dovrà essere migliorato per diventare un vero concorrente del Gear VR di Samsung. Questo nuovo Cardboard non sarà più in cartone ma interamente in plastica, conterrà lenti migliori e i captatori avranno una performance più efficace. Il fatto inquietante per Samsung, è che sarà compatibile con numerosi Android. Comunque, Google potrà rivelare una nuova tecnologia da integrare direttamente negli smartphone per migliorare ulteriormente l’esperienza degli utenti.

Possibile organizzazione da parte dell’OPEC di una riunione straordinaria per cambiare strategia

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte El Economista

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Se il prezzo al barile scenderà sotto i 35$ sarà indetta una riunione

L’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (meglio conosciuta come OPEC, Organization of the Petroleum Exporting Countries) ha proposto il 12/01/2016, l’organizzazione di una sessione straordinaria entro i prossimi due mesi per analizzare una nuova strategia davanti alla caduta dei prezzi del greggio. Il Ministro nigeriano delle Risorse petrolifere, Emmanuel Ibe Kachikwu, che presiede attualmente l’OPEC, ha dichiarato alla stampa a Abu Dabi che molto probabilmente la riunione si svolgerà a febbraio o a marzo. ”Abbiamo detto che se il prezzo al barile scenderà sotto i 35 dollari terremo una riunione straordinaria”, ha sottolineato dopo l’inaugurazione del Forum dell’Energia di Abu Dabi. Il prezzo al barile del petrolio dell’OPEC era sceso il 12/01/2016, del 4,88% rispetto al giorno prima fino ad arrivare a 27.07 dollari, il prezzo più debole dal mese di novembre del 2003. Secondo il Presidente dell’OPEC, l’appuntamento sarà destinato a studiare la possibilità di stabilire una nuova strategia per l’organizzazione, sebbene abbia scartato l’idea che possa esserci uno sviluppo senza la collaborazione dei paesi produttori non membri dell’OPEC. Kachikwu ha spiegato che molti Stati membri dell’organizzazione hanno sollecitato una sessione allo scopo di studiare la caduta dei prezzi del greggio, ma non ha rivelato i nomi di questi Stati. Il prezzo dell’oro nero dell’OPEC ha iniziato a scendere con forza all’inizio dello scorso anno in seguito alla decisione del gruppo di mantenere il suo livello di produzione nonostante l’eccesso dell’offerta sul mercato.

Com’è riuscita l’India a diventare la nuova Cina dell’economia mondiale?

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte BBC Mundo

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Se qualcosa ha caratterizzato l’economia cinese durante gli ultimi anni è stato la sua capacità di crescere a un ritmo vertiginoso. Tuttavia, è già ufficiale: nel 2015 un’altra mega economia asiatica è cresciuta molto rapidamente rispetto alla Cina. In questo caso quella che regge la corona della crescita è l’India, che con suoi 1.250 milioni di abitanti è la democrazia più numerosa del mondo. E, indicano gli esperti, è precisamente il suo sistema politico democratico che gli sta dando un vantaggio di fronte alla Cina. I dati ufficiali di Nuova Delhi segnalano che l’economia è cresciuta all’eccezionale tasso annuo del 7,5%. Mentre per la Cina è del 6,9%. Non è la prima volta che succede. Ma la Cina ha avuto 15 anni di crescita apparentemente ineguagliabili. Dal 1999 non cedeva questo posto all’India.

Destini paralleli

Tra queste due nazioni c’è circa un terzo degli abitanti dell’umanità. E sono molte le cose nelle quali si somigliano. Entrambi i paesi sono emersi negli anni ’90 dopo un lungo periodo di stagnazione economica per conto di politiche di intervento dello Stato. Nel caso della Cina, attuate da parte del Governo comunista. E in quello dell’India, con molte amministrazioni di taglio socialista che sono arrivate al potere per via elettorale. Sia in Cina che in India, l’irruzione di politiche di libero mercato hanno trasformato l’economia e hanno cambiato la vita a centinaia di milioni dei suoi abitanti. Ma fino ad oggi è stata la Cina quella ha spesso avuto la meglio nel conflitto economico tra le due nazioni più popolate del pianeta. Una circostanza che può cambiare man mano che l’economia cinese rallenta.

Cifre discutibili?

L’India è in armonia con sé stessa. Il Governo del Primo Ministro, Narendra Modi ha garantito che la crescita aumenterà ancora di più nel 2016, al 7,6%. Il mandatario ha girato il mondo, chiedendo ai dirigenti aziendali di investire in India. Anche se alcuni dubitano che la prosperità abbia realmente queste dimensioni. ”C’è stato molto scetticismo sui dati del PIL da quando il Governo ha rivisto un anno fa, il metodo per calcolarlo”, ha segnalato Yogita Limaye, corrispondente della BBC a Bombay. ”Ma tutti gli economisti con i quali ho parlato hanno garantito che senza dubbio l’economia indiana sta prendendo una certa ampiezza, trasformandola in un focolare insolito di prosperità tra le nazioni emergenti”, ha aggiunto il nostro corrispondente.

L’impatto della democrazia

Molto significative ma anche parallele sono le differenze nella strategia economica di questi due potenti Stati. La Cina si è trasformata, soprattutto, in una enorme potenza manifatturiera, costruendo tutti i beni di consumo che le nazioni occidentali volevano comperare. Nel frattempo, l’India si è specializzata nell’esportazione dei servizi, in particolare nei settori come l’informatica, dove dei veri eserciti di programmatori lavorano per marche locali e straniere aiutando a redigere i codici con i quali operano molti computer del mondo. L’India dirige oggi il mondo come il più grande ricevitore di investimenti stranieri in imprese completamente nuove. E il Fondo Monetario Internazionale ha reso noto lo scorso anno che spera che nel 2020, l’India continui ad essere l’importante economia di maggior crescita nel mondo. E la formula? Ironicamente è la stessa che in antecedenza avevano detto che favoriva la Cina: le differenze tra i sistemi politici di ambedue i paesi. Inoltre anni fa si diceva che il carattere autorevole del sistema politico cinese dava allo Stato la capacità di mobilitare con poca resistenza le enormi risorse che sono necessarie per costruire le fabbriche e le ingenti opere infrastrutturali caratteristiche di questo paese. L’India, invece, è una democrazia parlamentare. Ma in questa nuova fase della crescita alla quale sono arrivati questi paesi, dove si dipende molto dall’imprenditoria individuale per la creazione di imprese ad alta tecnologia, il sistema indiano, con il suo attaccamento allo Stato di diritto e alla democrazia può offrire incentivi migliori agli investitori privati. Ne consegue che alcuni pensano che è più probabile che il ”prossimo Apple”, l’impresa che rivoluziona l’economia, arrivi prima in India che in Cina.

Dimensione

Accada quel che accada, e anche se la sua economia sta crescendo molto rapidamente, l’India ha ancora un buono percorso per risalire prima di conformarsi alle dimensioni dell’economia cinese, la seconda potenza mondiale dopo gli Stati Uniti. L’India invece occupa appena il decimo posto, dietro i paesi come l’Italia, il Brasile e la Russia. Con un PIL di 2.000 miliardi di dollari americani, la sua economia è circa cinque volte più piccola di quella cinese. Ma la tendenza conta. E a lungo termine, forse sarà l’India che passerà alla storia come la grande locomotiva dello sviluppo mondiale tra i primi decenni del secolo XXI.

Costa d’Avorio: Puma Energy sul punto di riprendere le stazioni di servizio della Petroci

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte Jeune Afrique

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La società Puma Energy è in procinto di acquisire tutta la rete di distribuzione dei prodotti petroliferi della Società nazionale statale di operazioni petrolifere della Costa d’Avorio (Petroci – pubblica). La rete conta, in base alle stime, 40 stazioni di cui trenta sono operative. Il prezzo di vendita, in questa contrattazione stipulata, over-the-counter, non è ancora stato reso noto. I negoziati aperti tra la Petroci e la Puma Energy hanno lo scopo di valutare gli attivi e di fissare il prezzo. Frattanto, il controllo preliminare (due diligence) continua. L’informazione, riportata dai nostri colleghi di Africa Intelligence, è stata confermata a Jeune Afrique da Bruno Koné, Ministro dell’Economia digitale e portavoce del Governo. ”Bisognava agire di fronte alle difficoltà finanziarie della Petroci”, ha spiegato il dirigente ivoriano, il quale ha rivelato che le trattative sono state oggetto di una convalida durante il consiglio dei Ministri svolto, il 10 febbraio, ad Abidjan.

Quote di mercato

Nel corso degli ultimi mesi, la Petroci ha perso più del 6% delle quote di mercato nel settore della distribuzione dei prodotti petroliferi, predominato dalla compagnia francese Total e dalla Vivo Energy. Dopo il 2015, Puma Energy ha ottenuto una approvazione per la distribuzione dei prodotti petroliferi in Costa d’Avorio. In precedenza, Puma Energy si era accontenta di comperare i prodotti petroliferi in attesa del loro stoccaggio nei suoi grandi serbatoi del porto di Abidjan prima di riesportarli verso la subregione.

Dettagli

Puma Energy è una filiale del gruppo Trafigura Beheer BV. Questa multinazionale, specializzata nel brokeraggio petrolifero, ha i suoi quartieri generali in Svizzera ma è registrata nei Paesi Bassi. Trafigura era lo spedizioniere marittimo del cargo Probo Koala, responsabile dello scarico dei rifiuti tossici nella zona di Abidjan nel mese di agosto del 2006, che, secondo la giustizia ivoriana, aveva causato la morte di 17 persone e decine di migliaia di intossicazioni. In Costa d’Avorio, Puma Energy è presieduta da Ahmadou Touré, nipote del capo di Stato ivoriano, Alassane Ouattara.

I mercati tendono ancora al ribasso

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte El Economista

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Dopo un inizio di settimana infelice, i mercati europei hanno avuto ieri un momento di respiro, mostrando un rimbalzo che, nel caso dell’Ibex 35, è stato del 2,7%, cosa che gli ha permesso di chiudere nuovamente sopra gli 8.000 punti. Nel momento in cui il settore finanziario europeo è infestato da incertezze, è stata di grande aiuto la dimostrazione di forza della Deutsche Bank, un organismo che ha minacciato gli investitori quando, nel mese di ottobre, ha annunciato una profonda ristrutturazione. Non a caso la più grande banca tedesca prevede un buyback del suo debito pluri miliardario, che sarebbe la migliore approvazione per la sua solvibilità. Tuttavia ancora più determinanti sono state le parole che il Presidente della Federal Reserve System (FES) ha pronunciato davanti al Congresso americano. Janet Yellen ha mostrato il suo solito ottimismo sulla prima economia del mondo, sottolineando il progresso del consumo interno, ma allo stesso tempo, ha dimostrato una certa sensibilità verso le turbolenze che affliggono i mercati mondiali. Questa posizione tende a ridimensionare le speranze su una futura continuazione degli aumenti iniziali dei tassi. Bisogna ancora dimostrare se l’aumento annunciato a dicembre sia stato prematuro; ciò che è sicuro è che la cautela di Yellen risulta ben accetta nel momento in cui gli aumenti dei tassi hanno aggravato la crisi degli emergenti accelerando le uscite dei capitali e alzando il loro debito formulato in dollari. Questo è quanto hanno dimostrato i mercati con i loro sviluppi, ma i rimbalzi non possono ancora essere considerati come aspetti di un vero cambiamento del ciclo. La tendenza, per il momento, è ancora al ribasso e ancora c’è il rischio di grandi cadute all’unisono come segnano i dati che provengono dalla Cina, le cadute del grezzo o le difficoltà delle banche, in un contesto dove i tassi sono ancora sotto il minimo.

I crediti immobiliari non sono mai stati così a buon mercato

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte Le Soir be

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Potete risparmiare su un auto. Dovete aspettare due anni per concedervi la vostra casa, certamente, ma potete anche pagare una nuova auto senza mettere un soldo da parte. Come? Grazie a un fenomeno che spesso non fa buona notizia. La famosa riduzione dei tassi che abbassa il reddito del vostro conto corrente, che rende i vostri investimenti poco interessanti, ma che fa anche abbassare il prezzo dei crediti immobiliari. Sabato, 6 febbraio, la media delle dieci migliori offerte dei prestiti ipotecari compilata da guide-epargne.be culminava al 2,631% per un credito di 150.000 euro in 20 anni. È molto più delle offerte dei conti correnti, ma molto meno di ciò che era stato proposto all’inizio del 2014: 4,43 %. A tasso fisso, il risparmio in termini di costi se avete atteso questo fine settimana per firmare il vostro mutuo supera i 32.000 euro, ossia un auto molto bella.

Meno margine nei negoziati

I tassi scelti come referenti hanno tuttavia una caratteristica: la media delle dieci migliori offerte non negoziate, cioè come quelle presentate dagli istituti bancari. E dopo i negoziati, i rimborsi mensili possono ancora essere rivisti in ribasso. I cinque migliori contratti negoziati dagli utenti di guide-epargne.be hanno raggiunto un tasso dell’1,88% per lo stesso prestito, cioè 150.000 a tasso fisso per 20 anni. Un tasso d’interesse basso lascia tuttavia poco posto ai negoziati. Se non avete ancora richiesto un credito ipotecario, è il momento giusto per sollecitare le banche. In primo luogo, i tassi sono ancora più bassi e la media delle dieci migliori offerte ha toccato il suo minimo storico dal mese di giugno del 2015. La soglia era allora scesa al 2,82%, contro il 2,65% degli ultimi dati registrati. Il secondo punto riguarda il calendario, infatti tra qualche giorno sarà aperto il Batibouw, la Fiera belga della costruzione, del restauro e della decorazione. Lo scorso mese di gennaio qualche ora dopo l’apertura del salone dell’Auto, gli Istituti bancari si sono lanciati in una concorrenza agguerrita, offrendo tassi ancora più bassi per il finanziamento di qualsiasi nuova auto. La tradizione vale in generale anche per la grande Fiera-evento della Casa.

Ancora divergenze

Ma se le statistiche danno ragione ”al minimo storico” che tocca il credito ipotecario, le offerte individuali meritano più attenzione. De facto, le grandi banche non applicano tutti i loro tassi bassi mai registrati. È il caso di Axa (2,8% per un prestito a tasso fisso in 20 anni), Belfius (2,8%) e ING (2,95%). Alla Crelan tuttavia, il tasso, che era sceso al 2,85% nel mese di aprile del 2015, è oggi al 2,92%. Idem per la BNP Paribas Fortis, che aveva messo al bando un’offerta al 2,85% nel mese di giugno dello scorso anno contro il 3,2% di oggi. La KBC, che è attualmente la proposta più attraente del mercato con il 2,65%, era scesa fino al 2,28% nel mese di aprile del 2015. ”Il risultato di una recrudescenza dei tassi di interesse registrata nella seconda metà del 2015, non è stata ancora del tutto cancellata dalle banche interessate”, ha commentato Kristof De Paepe, fondatore di guide-epargne.be. Dopo l’ultimo record registrato a metà semestre, i tassi hanno effettivamente conosciuto una rimonta in due mesi prima di riabbassarsi delicatamente, ma con più vigore lo scorso mese di dicembre. Tuttavia, i tassi eccezionali, offerti attualmente, sono spesso sottoposti a delle condizioni: sottoscrizione di un’assicurazione o una quota massima che il cliente può prendere in prestito rispetto al prezzo dei suoi beni per esempio. Ma se vi siete persi il mese di giugno 2015, non perdetevi il mese di febbraio 2016 per approfittare di un credito ipotecario a buon mercato. ”Con Batibouw in vista, le banche forse annunceranno altri ribassi dei tassi”, ha aggiunto Kristof De Paepe.

Investimenti – APII: aumento del 27% alla fine di gennaio 2016

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte L’economiste maghrebin

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Alla fine del mese di gennaio 2016, gli investimenti dichiarati presso l’Agenzia per la promozione dell’industria e dell’innovazione (APII), hanno registrato un netto miglioramento del 27%, arrivando a 211,5 milioni di dinari (MDT) contro i 166 MDT durante lo stesso periodo del 2015 e i 174,2 MDT nel mese di gennaio del 2014, citano le ultime statistiche del Ministero dell’Industria. Questo aumento degli investimenti è dovuto in primo luogo al dinamismo di alcuni settori, cioè il settore delle industrie meccaniche e elettriche che hanno realizzato una progressione del 287% a livello di progetti nel campo delle fonderie e dei cavi telefonici. Da parte sua, il settore dell’industria chimica ha effettuato una evoluzione del 283% apportando nuovi piani nel ramo dell’industria farmaceutica. Anche gli investimenti nel settore dell’industria dei materiali da costruzione, della ceramica e del vetro hanno raggiunto un aumento del 25%. In base alla ripartizione regionale, il 43% del totale degli investimenti dichiarati alla fine del mese di gennaio 2016 riguardano le zone di sviluppo regionale, che avevano registrato una crescita stimata del 44% nel mese di gennaio del 2015. Bisogna tener conto che gli investimenti in queste zone si erano ridotti del 34,9% nel mese di gennaio del 2015 rispetto al 2014.

Thomas Piketty sull’America Latina: ”Un paese non dovrebbe accettare troppo capitale straniero che minaccia la sua sovranità”

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte BBC Mundo

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Thomas Piketty è l’economista del momento, con la sua critica acuta alla disuguaglianza. Il docente francese è stato una delle più grandi attrattive dell’Hay Festival di Cartagena, in Colombia, registrando il tutto esaurito in tutte le sale nella quale è stato. In questa città della Costa dei Caraibi ha rilasciato un’intervista alla BBC Mundo la scorsa settimana sulle sfide latinoamericane per combattere la disuguaglianza.

  • Thomas Piketty, la nuova stella dell’economia mondiale
  • Piketty difende i suoi numeri davanti alle critiche del Financial Times
  • Thomas Pichetty, si sbaglia per quanto riguarda la disuguaglianza?

Quest’ultimo ha parlato del rischio di una pace senza uguaglianza in Colombia, degli errori del Venezuela, della gestione che l’Argentina ha fatto del suo debito pubblico e ha condiviso un’idea, una proposta, rischiosa: la creazione di una moneta comune in America Latina
-. In America Latina l’iniquità è un problema serio, c’è la volontà di annullarla?
– In America Latina le élite economiche e finanziarie devono ancora affrontare le riforme fiscali e sociali necessarie affinchè la metà della popolazione meno elevata, i due terzi di quella minoritaria, abbiano accesso alla fascia dei servizi educativi, sanitari, ai quali non sempre possono accedere. E’ importante ricordare che in Occidente, in Europa occidentale, in America del Nord, ci sono voluti grandi sconvolgimenti politici, la Prima Guerra Mondiale, la Grande Depressione, la Seconda Guerra Mondiale, la Rivoluzione bolscevica perchè le élite occidentali accettassero le riforme sociali e fiscali nei decenni post Seconda Guerra mondiale, che finalmente hanno ridotto le disuguaglianze e per un periodo hanno portato a un modello di sviluppo più equo e sostenibile.

Spero che le élite dell’America Latina, dell’India, della Cina, imparino da queste lezioni e non aspettino che ci sia un malessere sociale prima di fare le riforme necessarie per una crescita sostenibile
Quanto sono diverse le sfide davanti all’iniquità nei paesi sviluppati e nei paesi in via di sviluppo?

– Ci sono elementi in comune: una maggiore trasparenza sulle attività finanziarie transfrontaliere maggiore coordinamento su come vengono tassati i profitti delle grandi multinazionali. Ma alcune sfide sono specifiche. In Europa, bisogna fare in modo che la zona euro funzioni; in America Latina è necessario costruire un’abilità più efficace dello Stato, una politica sociale e contrastare la corruzione.

”Non si può pagare il 20% o il 30% delle imposte nella bolletta della luce e lo 0% se si riceve un grande patrimonio di famiglia”

In un paese come il Brasile, ma è qualcosa che si vede in tutta l’America Latina, compresa la Colombia, c’è una struttura fiscale che dipende molto dalle imposte dirette, dalle imposte sui consumi, dalle consistenti tasse sull’elettricità. Ma se si eredita una fortuna si paga lo 0% o il 2% di tasse. C’è bisogno di apportare un maggiore equilibrio. Non possono permettere il 20% o il 30% di tasse sulle bollette elettriche e lo 0% se viene ereditato un grande patrimonio di famiglia.

– Lei ha detto recentemente che la Colombia è uno dei paesi più iniqui del mondo, cosa può fare il Governo colombiano per cambiare la situazione?

In Colombia,  non c’è sufficiente trasparenza per quanto riguarda il reddito, la ricchezza e la disuguaglianza, quindi la prima cosa da fare è quella di migliorare l’accesso all’informazione fiscale, il reddito e la ricchezza, allo scopo di informare il pubblico colombiano, e una discussione democratica che sia basata su prove concrete, con la quale si può comparare la Colombia con il Brasile, all’America Latina con il Nord America e l’Europa e altre parti del mondo.

”Esistono rifome che possono approfondire la disuguaglianza e, a lungo andare, possono aumentare le tensioni sociali e, eventualmente, aumentare la violenza”

Il Governo colombiano compie progressi nel processo di pace con i guerriglieri delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), con le quali ha già concordato un punto sulla riforma rurale. Nel XXI secolo, la riforma rurale è un passo decisivo per la riduzione della disuguaglianza?

Penso che in realtà sia importante concepire uno sviluppo equilibrato tra i vari territori di un paese. In realtà, l’estrema iniquità territoriale può alimentare le tensioni sociali, può potenziare la violenza, e certamente è una delle cause il cui effetto ha portato alla violenza in questo paese. Quindi arrivare a un cambiamento definitivo nelle aree rurali è una delle sfide per ottenere, in questo paese, una pace e uno sviluppo sostenibili.
Voglio aggiungere che rimango scettico per quanto riguarda alcune indicazioni che suggeriscono che l’impatto diretto della pace non è così tanto eccezionale come invece si spera. Credo che, in realtà, non sappiamo misurare l’impatto positivo della pace, ma a mio giudizio sarà meglio di quanto si pensa.

– Nel corso degli ultimi dieci anni in alcuni paesi dell’America Latina è stata risolta in parte la mancanza di equità. È stato il risultato di politiche pubbliche o degli alti prezzi delle commodities, e in particolare del petrolio?

È chiaro che i prezzi delle commodities hanno giocato una grande carta nei periodi degli alti e bassi di molti paesi dell’America Latina durante gli ultimi 15 anni. Ciò che è realmente importante è utilizzare i periodi dei prezzi alti delle commodities per investire in altri settori; e questo non è stato fatto come doveva essere. Ma, in alcuni paesi latino americani i prezzi delle commodities non sono la sola ragione per un buono esercizio a livello sociale. Penso ad alcune riforme educative, come l’introduzione in Brasile del Fondo Famiglia (programma di sovvenzioni condizionate) e il salario minimo.

Un caso estremo delle oscillazioni che legano l’economia al petrolio è il Venezuela. Se qualcuno nel Governo venezuelano venisse a chiederle cosa bisogna fare per risolvere la situazione del paese, cosa direbbe? Quello del Venezuela è un caso molto
triste. Siamo d’accordo che il denaro che proviene probabilmente dal petrolio è stato utilizzato in modo più equo per finanziare un investimento sociale sotto (il governo di Hugo) Chávez rispetto ai governi precedenti. E in un certo senso, questo è positivo. Ma allo stesso tempo, guardando al futuro, non hanno investito in modo appropriato nei settori diversi dal petrolio. E, la cosa ancora più importante, è che hanno avuto poca democrazia, poca trasparenza, ci sono stati attacchi alla neutralità dell’istituto di statistiche e ai mezzi. Questo non potrà mai funzionare.

Alcuni paesi latino americani che affrontano il pagamento di grandi debiti hanno deciso di effettuare la cessazione dei pagamenti o non dare la precedenza ai compromessi esterni. A lungo termine, è questa una buona strategia per combattere l’iniquità?

L’esperienza latinoamericana degli ultimi decenni, ma anche quella degli ultimi due secoli, dimostra che c’è bisogno di essere prudenti con un eccesso di capitale straniero, un eccessivo investimento estero.

”Non dobbiamo lasciare che questo tipo di grandi flussi di capitale straniero svolgano un ruolo così grande e mettano a rischio i paesi”

Credo che la giusta soluzione non sia quella di proibire ogni investimento estero o l’ingresso di capitale straniero, senza tenere troppo in considerazione da dove arriva. L’iniquità è difficile da regolare in modo pacifico all’interno di qualsiasi comunità politica, ma lo è ancora di più quando l’iniquità è esterna alla comunità, quando ci sono creditori stranieri i quali devono essere pagati facendo sacrifici nel bilancio domestico. Capisco la tentazione di effettuare la cessazione dei pagamenti. Ma, questo non è un tabù. Nel corso della storia ci sono stati molti debiti che non sono stati mai pagati. Dopo la Seconda Guerra mondiale, in Europa il debito pubblico della Germania è stato ridotto a zero, perché hanno scelto di investire nello sviluppo, nelle nuove generazioni, nel futuro. Dunque credo che, a volte, ci debba essere una ristrutturazione. Ma dopo, in futuro, non dobbiamo lasciare che questo tipo di grandi flussi di capitale straniero svolgano un ruolo così grande e mettano a rischio i paesi.

Quindi, la cessazione dei pagamenti che ha adottato l’Argentina, per esempio, è stata una buona idea?

C’è stata molta speculazione e molti attori finanziari che hanno accumulato molto denaro con il debito argentino, e credo che ci debba essere una riorganizzazione del debito argentino e che si debbano rispettare gli accordi che sono stati conclusi con la maggior parte dei creditori in questi ultimi dieci, 15 anni. Detto questo, sono necessari degli accordi di ristrutturazione collettiva, e sostengo le proposte che sono state fatte in questo senso; ma abbiamo bisogno anche di non essere recidivi in futuro. Un paese non dovrebbe prendere troppi prestiti dall’estero e non dovrebbe accettare troppi investimenti di capitale estero, perché ciò metterebbe a rischio la sovranità nazionale e la capacità di sviluppare un consenso nazionale sulla disuguaglianza, sulla distribuzione dei carichi, gli sforzi fiscali, le spese pubbliche. Questo deve essere una lezione per il futuro.

Inoltre, credo che possa essere utile un’integrazione regionale politica e monetaria più profonda. Spero realmente che un giorno la zona euro dia un esempio convincente al resto del mondo che un’unione monetaria funziona. È molto più facile controllare i flussi di capitale su larga scala che a livello, relativamente piccolo, di uno Stato nazione. Dunque in America Latina, sarà certamente un affare discusso a lungo termine. – Ma una valuta comune in America Latina sarà molto difficile da mettere in circolazione rispetto all’Europa…Non dico che tutta l’America Latina dovrebbe orientarsi verso una valuta comune il prossimo anno. Occorre prendere tempo per pensare a questo. In primo luogo, la zona euro deve tentare di dimostrare all’America Latina e al resto del mondo che questo può funzionare. Ciò che non ha funzionato nel caso della zona euro è che non si può avere una moneta unica con 19 debiti pubblici diversi, 19 tassi d’interesse diversi sui quali i mercati finanziari possono speculare, 19 imposte diverse sulle società, tutti in competizione l’uno con l’altro.

Credo che in America Latina o in un sottogruppo di paesi dell’America Latina possa esserci un’unione politica più succinta, di bilancio e monetaria.
Occorre pensare non solo a una valuta comune ma anche a un Parlamento della zona euro che possa approvare un livello comune di deficit, un interesse di debito comune, un’imposta comune sulle società. Non è necessario unificare tutto, ma bisogna unificare almeno gli strumenti di bilancio, come il debito pubblico, l’imposta sulle società, che non possono più continuare a essere adottati a livello nazionale. Questo non è stato fatto in modo adeguato quando è stato creato l’EURO, io spero che adesso i paesi della zona euro si muovano in questa direzione. L’America Latina dovrà aspettare e vedere ciò che succede con questa esperienza e in seguito farlo a suo modo. Ma questo dovrà succedere a lungo termine.

– L’introduzione di una valuta comune fatta in modo adeguato, potrà realmente andare a vantaggio della regione?

Non so se per tutta l’America Latina o per i sottogruppi dei paesi latinoamericani, ma sì, se sarà fatto congiuntamente con un regolamento democratico di una valuta comune. Il rischio è che venga fatto senza democrazia, in modo puramente tecnocratico, con funzionari non eletti decidendo non solo sulla politica monetaria, ma anche sulla politica di bilancio. Se tutto ciò sarà preso in considerazione, credo che un’unione politica, di bilancio e monetaria più stretta in America Latina o in un sottogruppo dei paesi dell’America latina potrà essere raggiunta.

Le nuove forme di lavoro trasformano le Risorse Umane

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte Blog Willbegoup

handshake isolated on business background
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Il personale, delle imprese tradizionali, preposto alle assunzioni, ricorre sempre di più ai mezzi digitali. Ma la gestione delle risorse umane in queste aziende non ha subito una trasformazione radicale nel corso degli ultimi decenni. Tuttavia oggi siamo all’origine di profonde confusioni della gestione delle risorse umane in tutte le sue dimensioni.

L’amministrazione delle tradizionali risorse umane diventa obsoleta

Sempre più imprese ricorrono a forme contrattuali diverse dall’occupazione salariale CDI (*): il CDD (*), il lavoro interinale, la prestazione di servizi da parte di agenzie o di lavoratori free-lance. Quando c’è l’assunzione, quest’ultima è, per oltre il 90% dei casi, a tempo determinato, interinale o di apprendistato. D’altra parte, sempre più lavoratori, in particolare gli sviluppatori informatici che sono i più ricercati, scelgono di non lasciarsi ”arpionare” da parte di una sola impresa e preferiscono mettersi in proprio. Nonostante un tasso di disoccupazione ancora elevato in Francia, è sempre più difficile per le grandi aziende reclutare alcuni profili come gli sviluppatori o i data scientist. La quota di operai impiegati e controllati direttamente diminuisce man mano che l’outsourcing, il crowdsourcing e il freelance si sviluppano. Queste tendenze non sono radicalmente nuove – dopo tutto, sono state professate dopo gli anni ’80. E si sono intensificate: grazie alle tecnologie digitali e ”al lavoro a richiesta” sulle piattaforme del crowdsourcing, un’impresa può rendere il costo della sua manodopera ancora più variabile e regolare il suo ”impiego” del lavoro in un modo che si avvicina sempre di più alle sue necessità congiunturali. Sempre più lavoratori sono entità esterne all’impresa e la maggior parte ”non sono gestiti” direttamente dai dipartimenti delle Risorse Umane di queste aziende. I cambiamenti hanno influito anche su coloro che dipendono ancora direttamente dall’impresa e su coloro che l’azienda cerca di impiegare. Nella nostra economia sempre più digitale, non è più possibile attirare e ”gestire” i talenti allo stesso modo poichè quest’ultimi si lasciano facilmente sedurre da altre alternative rispetto all’occupazione tradizionale, spesso percepita come rigida o noiosa. I lavoratori di oggi vogliono essere sedotti dai progetti e dai gruppi. Esigono più autonomia per eseguire i loro compiti. Ciò spiega probabilmente il moltiplicarsi degli articoli sulla difficoltà ”di gestire” i talenti ”della Generazione Y”: E’ possibile contestare la pertinenza del concetto di ”Generazione Y”, ma esistono molte differenze generazionali che riguardano il modo di imparare le nozioni di occupazione e di lavoro.

L’assunzione è più delicata nel campo delle tecnologie digitali

A causa della transizione digitale dell’economia, le imprese vanno a caccia di nuovi profili. Cercano disperatamente di attirare i migliori data scientist per trarre vantaggio partendo dai dati che loro raccolgono. Cercano di individuare e di sedurre i migliori sviluppatori, solo allo scopo di elaborare le eccezionali applicazioni oramai imposte dagli utenti. Le imprese tradizionali hanno bisogno di questi ingegneri dallo spirito di ”hacker” per modificarsi. Ma questi talenti sono precisamente quelli che sono difficili da sedurre.

Anche quando hanno una visione molto chiara della loro strategia e della necessità di trasformarsi — e questo è in sé già degno di nota, molte imprese affrontano la grande difficoltà di reclutare i migliori talenti in questi ambiti. Queste persone conoscono il loro valore e decidono spesso di mettersi in proprio per potere scegliere liberamente i progetti ”stimolanti” sui quali lavorare. O sono anche attirati dall’universo delle startup, la cui cultura collima con la loro più che con quella, rigida, dei grandi gruppi. Gli operai qualificati dell’economia digitale vogliono conoscere la catena dei valori nella sua totalità e risolvere i problemi che gli competono. Cercano il senso. Per le imprese, sono numerosi i modi di reagire a questi nuovi problemi sul mercato del lavoro:
1. Non riescono a reclutare i talenti necessari e temporeggiano. In Francia sono numerosi i posti liberi per i data scientist. Questi posti vacanti costituiscono ulteriori strozzature per le imprese, che rischiano di farsi superare dai concorrenti che hanno saputo assumere con più efficacia. In Germania, oggi si stima che siano 40.000 il numero dei posti vacanti degli ingegneri informatici. Certamente, l’informatica non è il solo ambito, ma è il più critico. Aspettare passivamente non è certamente la soluzione.
2. Le stesse assumono gli ingegneri mediocri. Molte imprese assumono gli ingegneri poco esperti nel concepire le migliori applicazioni del mercato. Mancano di creatività e della necessaria ambizione per arrivare alla perfezione. Quindi, è per questo che molte applicazioni proposte dalle imprese tradizionali sono mediocri, o inutilizzabili. Su questi mercati dove il migliore servizio ha la meglio (il principio detto winner-takes-all – quando il progetto migliore, associato agli effetti delle reti, contribuisce a creare un monopolio), accontentarsi di una qualità mediocre, significa essere condannati a scomparire.
3. Le aziende invitano i provider o altre agenzie web a concepire le soluzioni informatiche delle quali hanno bisogno. Spesso è più costoso e ciò impedisce alle imprese di avere la scioltezza di cui hanno bisogno. Il valore creato gli sfugge quando la concezione delle applicazioni resta distante dal cuore del lavoro dell’impresa. D’altra parte, le SSII (*) e altre agenzie attualmente sanno di rado assumere e conservare i migliori ingegneri. Infine, le applicazioni sviluppate hanno spesso una generazione rimasta indietro in termini di progettazione.
4. Fanno acqui-hiring (*). Per una grande impresa (generalmente un gigante della Silicon Valley) ciò consiste, nell’acquisizione di una startup per reclutare i talenti (e non per il prodotto o il servizio sviluppato dalla startup). Facebook è da qualche anno il più grande ”acqui-hired”. Twitter, Yahoo! e Google seguono Facebook da vicino. La soluzione è ovviamente costosa, e dunque riservata ai giganti che dispongono di miliardi di dollari di liquidità. Nulla garantisce d’altra parte che i talenti così ”acquisiti” offrano altrettanta energia e talento ad un’impresa che non è più la loro. (In generale ciò non è il caso).
5. Scelgono di essere molto più creative nel loro modo di assumere, mirano a reclutare profili meno ”convenzionali” (meno laureati, ad esempio), a formarli e a offrirgli più autonomia e fiducia. Questa soluzione richiede tempo ed è anche costosa. Ma è proprio in questi casi che i professionisti delle risorse umane hanno ancora una carta da giocare. L’internalizzazione o la re-internalizzazione dei compiti in precedenza affidati a mediocri fornitori esterni può risultare benefica se i profili creativi sono reclutati e ”diretti” in una cultura dell’empowerment (la parola ”responsabilizzazione” traduce abbastanza male questo concetto).
6. Accettano di ricorrere agli ingegneri, ai designer, agli sviluppatori free-lance e traggono il massijmo beneficio dalle piattaforme del crowdsourcing. Sempre di più, le mansioni possono oggi essere delegate su queste piattaforme — compresa l’analisi finanziaria e strategica su piattaforme come HourlyNerd. I free-lance presentano un certo numero di sfide, in particolare giuridiche, per le imprese tradizionali. Bisogna sedurli con progetti attraenti, la loro organizzazione è flessibile e hanno un lavoro autonomo e bisogna condividere con loro numerose informazioni — e questo non va sempre da sé. Numerose piattaforme SaaS (Software-as-a-Service) di FMS (Freelance Management Systems) vengono proposte alle imprese per facilitare la gestione dei free-lance. Riassumendo, il mondo digitale e la ”piattaformizzazione” del lavoro cambiano la situazione per le Risorse Umane. Una parte delle attività è automatizzata grazie alle piattaforme SaaS. Numerose tecniche di assunzione e di gestione sono diventate obsolete (non si tratta soltanto di utilizzare i nuovi canali, reti sociali e i gestori di mercati su Internet, poiché si utilizzavano i vecchi!). Attualmente, una parte non trascurabile di talenti è disponibile esclusivamente come free-lance. A queste condizioni, i dipartimenti delle Risorse Umane non sono necessariamente condannati a scomparire. Ma non possono più essere pensati in modo isolato: le attività di gestione delle risorse umane devono coinvolgere tutti gli attori dell’impresa e riguardare la sua stessa cultura, come ad esempio avviene nelle imprese digitali con una forte crescita.

(*) CDI = contratto a durata indeterminata alias contratto a tempo indeterminato.

(*) CDD = contratto a durata deteminata alias contratto a tempo determinato

(*) SSII = Società di Servizi, in Ingengneria Informatica

(*) Acqui-hiring o Acqui-hired (un mix delle parole ”acquisition” e hiring) e’ il processo di acquisizione di una società atto ad acquisire i suoi impiegati, senza necessariamente mostrare interesse nei suoi prodotti e servizi

Ecco quali sono le auto più affidabili sul mercato secondo un’indagine dell’OCU

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte El Economista

L’organizzazione spagnola dei consumatori e degli utenti (OCU) ha reso noto i risultati della sua ampia indagine sull’affidabilità delle auto, nella quale sono stati coinvolti più di 30.000 conducenti di tutta Europa. I produttori giapponesi continuano a mantenere la loro fama piazzandosi al vertice della hit parade. Dopo avere ricevuto più di 70.000 considerazioni da parte degli utenti sui danni più frequenti alle loro auto, allo scopo di valutare la loro affidabilità, che è uno degli aspetti che viene più calcolato quando si acquista un nuovo mezzo, l’OCU ha concluso che le marche più affidabili sono le società nipponiche Honda, Toyota e la filiale di alta gamma di quest’ultima, Lexus. Nella Top ten delle marche le cui automobili presentano meno avarie, compaiono solo tre brand europei: BMW, Audi e Dacia, marca low cost di Renault. Al contrario, non spiccano nella classifica dell’OCU i marchi come Alfa Romeo, Dodge e Ssangyong considerate secondo l’indagine quelle che hanno un basso indice di affidabilità. Per quanto riguarda i modelli più affidabili, il dossier indica la Honda Jazz 1.2 del 2008 come il modello più affidabile su 433 macchine incluse nello studio. Ma dopo la citycar giapponese spiccano anche, con poco avarie, la Ford Focus 1.6, la Seat Exeo 2.0 diesel, l’Honda Insight 1.3 Hybrid, la Toyota Prius, la Renault Scénic 1.6 motore diesel, la Toyota Verso 2.0 motore diesel o la Volvo XC60 2.0 motore diesel.

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Quali sono le cause più frequenti?

D’altra parte, alla domanda se raccomanderebbero di comperare un’automobile della stessa marca come quella che loro hanno attualmente, in funzione del suo livello di soddisfazione, gli utenti hanno favorito la Honda, la Subaru, l’Audi e la Jaguar come marche più raccomandate. Lo studio dell’OCU ha preso in considerazione il numero di danni negli ultimi dodici mesi che hanno riportato le auto delle persone che hanno partecipato all’indagine, escludendo quelli causati da incidenti, che inoltre sono analizzati in funzione dell’incidenza della sicurezza della macchina. Il documento segnala che uno su tre conducenti ha subito un danno alla sua auto, mentre il 16% ha avuto ‘l’auto in panne’, con una media di 300 EURO di spese annuali nelle autofficine. Per quanto riguarda le cause di questi problemi, l’impianto elettrico dell’automobile è il campo che concentra di più i danni, con il 21%, posizionandosi davanti ai freni, con l’11%; la gestione elettronica del motore, con il 10%; l’albero a camme e la sospensione, con l’8%; l’alimentazione, con l’8%, o il motore, con il 7%.

Danni nel periodo di garanzia

Infine, l’OCU ricorda che i danni subiti durante il periodo di garanzia devono essere riparati gratuitamente da parte del produttore. Questa garanzia è di due anni per una macchina nuova, di un anno per un veicolo di seconda mano e di sei mesi se viene acquistato di seconda mano da un privato.Tuttavia, molti di questi danni hanno luogo fuori del periodo legale di garanzia e per alcuni di loro la responsabilità ricade sul produttore se sono causati da un difetto di fabbrica. Per individuare questi possibili danni, l’OCU ha messo a disposizione dei consumatori un questionario nel suo web, allo scopo di compilare un form sui difetti più comuni in alcuni modelli di auto. In questo modo, è possibile rilasciare informazioni sui danni alle auto per fornire un eventuale reclamo collettivo.

Cina. Il ponte pedonale di vetro più lungo del mondo

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte SCIENCE ET AVENIR

A partially-completed 430-meter (1,410-foot) bridge stretches about 300 meters (984 feet) above a valley in a scenic zone in Zhangjiajie in southern China's Hunan province Thursday, Dec. 3, 2015. According to Chinese media, the bridge will be the world's longest and highest glass-bottomed bridge when it is finished in 2016. (Chinatopix via AP) CHINA OUT /XMAS803/133115620511/CHINA OUT, STAND ALONE PHOTO/1512031334
A partially-completed 430-meter (1,410-foot) bridge stretches about 300 meters (984 feet) above a valley in a scenic zone in Zhangjiajie in southern China’s Hunan province Thursday, Dec. 3, 2015. According to Chinese media, the bridge will be the world’s longest and highest glass-bottomed bridge when it is finished in 2016. (Chinatopix via AP) CHINA OUT /XMAS803/133115620511/CHINA OUT, STAND ALONE PHOTO/1512031334

Il paesaggio è da mozzafiato. La foresta di pietre carsiche del parco di Zhangjiajie, nella provincia di Hunan, in Cina, è anche una delle scene del film Avatar di James Cameron. Di recente è stato aggiunto alle strutture del sito geologico, un ponte pedonale sospeso il quale è fatto di acciaio e di vetro trasparente. Quest’ultimo ha suscitato un grande fremito tra i cinesi che dimostrano un vero entusiasmo per questi lavori insensati. Il paese conta già 3 di queste passerelle. Ma la quarta supera tutti i record. La stessa è estesa su 430 metri, e a 400 metri di altezza. L’inaugurazione, più volte rinviata, è prevista per il mese di maggio del 2016. E’ possibile consultare la proiezione dei lavori sul sito China Daily.

A cosa assomiglierà il futuro parco nucleare cinese?

Secondo la rivista americana Forbes, la Cina ambisce a diventare uno dei più grandi esportatori di tecnologia nucleare. Cosa sta facendo per arrivare a tanto? Contrariamente alla Francia, che è concentrata su un solo tipo di reattore, il paese ha optato per varie tecnologie, di cui alcune sono già in corso di utilizzo: reattori ad acqua pressurizzata, a neutroni rapidi, a sali fusi. Un recente tracciato esplorato: quello delle piccole centrali nucleari fluttuanti. La Cina si concede, apparentemente, i mezzi per garantire la sua presenza in una zona marittima già molto sensibile, ha spiegato, ansioso, il sito di informazioni filippino Manila Live Wire.

Le città del Bangladesh sono sommerse dai rifiuti sanitari

Dove vanno a finire le tonnellate di rifiuti medici prodotti ogni giorno dai 241 ospedali e dai laboratori analisi di Chittagong, la più grande città portuale del Bengladesh? Il quotidiano del Bangladesh, Dhaka Tribune sostiene che solo una frazione di loro (35%) è incenerita nelle condizioni richieste dalla legge predisposta nel 2008. La frazione più importante sfugge al circuito di trattamento ufficiale. Ed è anche il caso di tutte le grandi città del paese. Il commercio illegale di questi rifiuti pericolosi va a vantaggio delle strutture ospedaliere che riducono le spese di incenerimento, il suo personale e i maceratori del settore informale.

Calcio d’inizio per le 20 prime ”smart city” indiane

Saranno le prime a beneficiare di finanziamenti e delle competenze anche straniere. In India, dove le regole dell’urbanistica sono poco seguite, le future ”città intelligenti” (smart city) potranno migliorare, o creare le infrastrutture che tristemente mancano oggi: reti di acqua potabile, elettricità, viabilità, installazione di servizi igienici e mezzi di trasporto pubblico. Ma per alcune città o zone scelte ci sarà la totale connessione per misurare l’inquinamento o garantire la circolazione stradale. Alla fine, sono 98 le città interessate, come anche i poli di attrazione per gli investitori e le esposizioni tecnologiche. Ma saranno capaci di migliorare il destino di quelle più povere? ha chiesto Ayona Datta, ricercatrice nel campo delle scienze sociali sul sito britannico The conversation.

I monsoni vittime degli agenti inquinanti dell’atmosfera in Asia del sud

La foschia da smog che ha sconvolto la vita quotidiana delle città dell’Asia del sud ha un impatto sui monsoni? Sì, secondo i climatologi. Questi ultimi tentano di determinare l’esatto scenario che è all’origine della diminuzione o dell’aumento delle precipitazioni. Queste varie ipotesi sono state esposte nei dettagli sullo speciale sito di informazione che riguarda il massiccio himalaiano e il suo bacino idrografico Third Pole. Allo stesso tempo, le sostanze inquinanti a lungo termine sono trasportate da queste masse d’aria stagionali. Il fenomeno locale è esteso nel complesso della regione, e non solo.

L’OMS proclama lo stato di emergenza sanitaria per le malattie neurologiche legate al virus zika

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte BBC

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) lunedì, 01/02/ 2016, ha proclamato lo stato di emergenza sanitaria globale per il virus zika, l’infezione trasmessa tramite le zanzare è stata messa in relazione alle malattie neurologiche dei bambini nati di recente.Con questa misura, l’organismo delle Nazioni Unite vuole contenere l’espansione di questo virus che è legato a migliaia di casi di microcefalia in Brasile e mantiene l’allerta in quasi venti paesi dell’America Latina.

8 cose che puoi fare per proteggerti dal virus zika

La relazione diretta tra il virus Zika e la microcefalia è ”decisamente sospetta ma non è stata scientificamente provata”, ha dichiarato Margaret Chan il direttore dell’OMS. Chan ha reso noto che ”i casi di microcefalia e di altri disturbi neurologici di per sè, con la loro gravità e con il carico che comportano alle famiglie costituiscono di per sè una minaccia ed è per questo che ho accolto le raccomandazioni del Comitato (di emergenza dell’OMS)”.

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Il direttore ha sconsigliato alle donne incinte di viaggiare nei paesi più colpiti se non per necessità. E se devono farlo, devono utilizzare maniche lunghe e repellenti per le zanzare. Il virus si sta espandendo a macchia d’olio e, secondo l’OMS, quest’anno potranno essere registrati fino a quattro milioni di casi soltanto nel continente americano. Il virus Zika, la malattia che ha messo in allarme l’America Latina.

Alta priorità

La dichiarazione di emergenza implica che sia aperta un’indagine e che siano compiuti degli sforzi per controllare la rapida propagazione (del virus).

6 grafici per aiutarti a capire cos’è il virus Zika e i suoi effetti

Chan ha affermato che non c’è motivo per limitare i viaggi, ma il controllo della zanzara è di massima priorità. In questo momento, l’OMS ha messo l’epidemia Zika nella stessa categoria di interesse internazionale come è successo con il virus Ebola nel 2014. In quel periodo l’organizzazione era stata molto criticata per aver indugiato troppo a dichiarare il virus Ebola come un’emergenza pubblica. Un aggiornamento epidemiologico emesso ieri dall’OMS invita i paesi colpiti a preparare i servizi specializzati in sindrome neurologiche, potenziare le cure prenatali, e perseverare con gli sforzi allo scopo di ridurre la presenza della zanzara che trasmette il virus. Il Brasile ha indicato circa 4.000 casi di microcefalia, una condizione nella quale i neonati nascono con cervelli più piccoli rispetto a quelli normali. Il Ministero della sanità del paese ha collegato la malformazione con il virus Zika, anche se il legame non è ancora stato accertato.

Trasmissione

È noto senza dubbio che la zanzara Aedes aegypti è il principale mezzo di trasmissione del virus zika, che è presente almeno in 24 paesi e territori dell’America. In accordo con l’organizzazione Panamericana della salute (OPS) la presenza di questa zanzara e la mancanza di immunità degli abitanti della regione sono le cause più probabili per la rapida propagazione dell’epidemia.Ma l’OMS e altre istituzioni internazionali stanno anche valutando altre alternative di trasmissione della malattia, come il contagio per via sessuale. I paesi come la Colombia, l’Honduras o la Repubblica Dominicana hanno consigliato alle donne di evitare di rimanere incinte nei prossimi mesi dal momento che è noto il legame tra il virus zika e le malattie come la microcefalia.

I genii della matematica dell’antica Babilonia avevano capito i precursori del calcolo

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte SCIENCE

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Seguendo e registrando il moto del sole, della luna e dei pianeti mentre sfilano attraverso il cielo del deserto, gli antichi astronomi babilonesi avevano usato semplicemente l’aritmetica per predire le posizioni dei corpi celesti. Attualmente, una nuova dimostrazione ha rivelato che questi astronomi, avevano lavorato molto nei secoli A. C., e avevano anche impiegato particolari metodi geometrici per presagire lo sviluppo del calcolo. Gli storici pensano che tali tecniche siano emerse più di 1400 anni fa o successivamente, nell’Europa del XIV secolo. Lo studio ”è un contributo estremamente importante alla storia dell’astronomia babilonese e in generale alla storia della scienza”, ha dichiarato lo storico John Steele dell’Università di astronomia di Brown, che non ha preso parte al lavoro.

L’astro archeologo Mathieu Ossendrijver dell’università di Humboldt a Berlino basa i suoi risultati su un riesame delle tavolette di argilla, una di loro rimasta ignota fino ad oggi,  risale tra il 350 A.C. e il 50 A.C. Per una settimana l’anno per 14 anni, Ossendrijver è andato a vedere presso il British Museum la vasta raccolta di tavolette scritte in scrittura cuneiforme babilonese. Stava provando a risolvere un enigma rappresentato da due tavolette che trattano di calcoli astronomici: Inoltre contengono delle informazioni per la costruzione della figura trapezoidale che sembra indipendente da qualsiasi cosa relativa all’astronomia. Tra il 2002 e il 2008, Ossendrijver, un astrofisico convertito in storico, ha studiato altre due tavolette che indicano anche il disegno di un trapezio pensando che quest’ultimo potesse fare riferimento a Giove. Il pianeta gigante era un favorito dei babilonesi, che hanno accomunato il globo con il loro dio superiore, Marduk, una divinità patrono della città di Babilonia. Ma il collegamento di Giove era sperimentale. Poi, di recente nel 2014, l’assiriologo in pensione Hermann Hunger dell’università di Vienna ha incontrato Ossendrijver, portando con sè le foto scattate dieci ani fa di una tavoletta babilonese non catalogata dal British Museum che descrive un certo tipo di calcolo astronomico. Da solo nel suo ufficio alcuni mesi più tardi, Ossendrijver ha esaminato le foto. Le immagini erano confuse e le iscrizioni erano faziose, difficili da leggere, ma si era reso conto che i numeri erano identici a quelli nelle iscrizioni del trapezio che stava controllando. Paragonando le foto ai frammenti di altri testi babilonesi, ha scoperto che i calcoli descrivevano il moto di Giove.

Esaminando tutte le tavolette al British Museum, Ossendrijver ha capito che i calcoli del trapezio sono uno strumento per calcolare lo spostamento di Giove ogni giorno lungo l’eclittica, il percorso che il sole sembra tracciare attraverso le stelle. I calcoli registrati sulle tavolette riguardano un periodo di 60 giorni, a cominciare dal giorno in cui il pianeta gigante in primo luogo è comparso di notte nel cielo poco prima dell’alba. Durante questo intervallo, il moto di Giove attraverso il cielo sembra che rallenti. (Questo moto visibilmente irregolare proviene dalla complessa combinazione tra l’orbita terrestre intorno al sole e quella di Giove). Un grafico della velocità apparente di Giove contro il tempo pende verso il basso, in modo che l’area sotto la curva formi un trapezio. L’area del trapezio a sua volta dà la distanza che Giove ha compiuto lungo l’eclittica per 60 giorni. Il calcolo dell’area sotto una curva per determinare un valore numerico è un’operazione di base, conosciuta anche come integrale tra due punti, nel calcolo. La scoperta che i babilonesi avevano capito questo ”è stato il vero ah ah” del momento, ha raccontato Ossendrijver.

Infatti, rispetto alla complessa geometria abbracciata dagli antichi greci alcuni secoli più tardi, con i suoi cicli ed epicicli, le iscrizioni riflettono ”una concezione profonda e più astratta di un oggetto geometrico dove la dimensione rappresenta il tempo”, ha commentato lo storico Alexander Jones dell’università York di New York. ”Tali concetti non sono stati trovati prima del XIV secolo in testi europei sui corpi in movimento”, ha aggiunto. ”La loro presenza… testimonia la brillante rivoluzione di ignoti studiosi della Mesopotamia i quali avevano costruito l’astronomia matematica babilonese”. Dopo che si è estinta la scrittura cuneiforme intorno all’anno 100 D.C., l’astronomia babilonese si pensava che fosse stata praticamente dimenticata, ha osservato. Verso la fine del Medio Evo, i filosofi e i matematici francesi e inglesi si sono impegnati a reinventare ciò che i babilonesi avevano sviluppato. La nuova scoperta indica che in realtà, la geometria babilonese non è morta del tutto. In entrambi i casi, ha osservato Jones, imparando dagli astronomi babilonesi ad acquisire il loro acume geometrico ”sappiamo qualcosa sul perché gli esseri umani fanno la scienza in primo luogo e di tanto in tanto la fanno molto bene effettivamente”.

Realizzato il primo tessuto molecolare

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte SCIENCE ET AVENIR

Les molécules organiques s'assemblent pour former un matériau qui semble être tissé.
Les molécules organiques s’assemblent pour former un matériau qui semble être tissé.

Questo materiale ”intessuto” su scala nanometrica offre proprietà eccezionali, che combinano con la solidità e la flessibilità.

NANOMATERIALI. Se la tessitura delle fibre di cotone è stata impiegata nell’antichità, quello delle molecole ha di recente sedotto gli scienziati. Il primo ”tessuto” molecolare è stato così realizzato da un gruppo di ricercatori del dipartimento americano dell’energia Lawrence Berkeley National Laboratory (Berkeley Lab) e dell’università della California, che hanno pubblicato i loro lavori nella rivista Science. Come un vero tessuto, questo nanomateriale deriva da un regolare intreccio di fibre – lunghe molecole organiche di forma elicoidale. Una cosa inedita, questa nanostruttura conferisce al materiale eccezionali proprietà fisiche che sono in armonia con la solidità e la flessibilità.

Trattare la materia con una precisione straordinaria

”Abbiamo trasposto l’arte della tessitura a livello atomico e molecolare, e ciò ci ha offerto un nuovo modo di trattare la materia con una precisione straordinaria”, ha raccontato con entusiasmo Omar Yaghi, chimico al Berkeley Lab. ”E’ da tanto tempo che stavamo cercando di utilizzare la tessitura in chimica, e questa organizzazione della materia non è nota nell’ambito della biologia”. Per realizzare questo tessuto molecolare, gli scienziati non hanno usato il telaio, ma delle reazioni chimiche. In futuro, Omar Yaghi prevede in particolare delle applicazioni in questo campo a partire dai polimeri. La plastica flessibile che viene di solito usata è formata di catene molecolari quasi parallele, che scivolano le une sulle altre quando il materiale si deforma. Una tessitura permetterà di solidificare la plastica pur preservando la sua flessibilità.

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RETE. Spiegato a livello tridimensionale, questo tipo di rete potrà essere quindi molto utile per il magazzinaggio dell’idrogeno o del diossido di carbonio. Oggi, i ricercatori dispongono di cristalli ultra-porosi chiamati COF (covalente framework organico) o MOF (metallo organico framework) che offrono una grande superficie interna e possono così assorbire grandi quantità di gas. Tuttavia queste reti molecolari sono rigide. Grazie alla tessitura, questo tipo di materiale potrà guadagnare in elasticità pur conservando la sua capacità straordinaria di assorbimento.

Scoperte quattro tombe della cultura Naqada

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte National Geographic

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Tre di loro sono ”in pessimo stato di conservazione”. La più sontuosa contiene i resti di un defunto e una serie di recipienti associati al consumo della birra. La spedizione polacca archeologica che scava a Tell el-Farkha, nella zona del delta del Nilo, ha scoperto quattro tombe della cultura gerziana, dell’epoca egiziana predinastica, che risale a più di 5.000 anni fa, ha reso noto il Ministero dei Beni culturali di questo paese. Tre di loro sono tombe infantili il cui ”stato di conservazione è pessimo”. La tomba più sontuosa del periodo Naqada III, l’ultimo tra tutti, cioè, quando è finita la cultura gerziana, è tipo mastaba (*), anche se di piccola dimensione. Sotto la costruzione rettangolare sono nascoste due camere funerarie che contengono i resti di numerosi oggetti dei defunti: 42 recipienti di ceramica, soprattutto boccali da birra; e, sopra questi ultimi, molti vasi, 26 recipienti di pietra di varie forme, e 180 perle di corniola. Mahmoud Afifi, del Ministero dei Beni culturali, ha affermato che la scoperta più interessante corrisponde a una vecchia birreria, con i resti di due taniche per depositare i liquidi e, intorno a loro, resti di argilla e due alari bruciati, che sono i supporti utilizzati per riscaldare sul fuoco.

(*) Mastaba voce di riferimento Wikipedia

Occhiali predisposti contro l’occhio pigro

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte SCIENCE ET AVENIR

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Negli Stati Uniti, gli occhiali elettronici sostituiscono le classiche bende oculari utilizzate per trattare l’ambliopia dei bambini, cosiddetta malattia dell’occhio pigro. Science et Avenir ha dedicato il suo dossier del numero 828, del mese di febbraio 2016, al tema ”vista: innovazioni a piena vista”. Per ulteriori informazioni, leggere il riquadro in fondo alla pagina.

RIABILITAZIONE. Presentati all’annuale congresso americano di oftalmologia a Las Vegas (Stati Uniti), gli occhiali Amblyz, prodotti dalla società Xpand, sono stati provati dai ricercatori dello Glick Eye Institute dell’università dell’Indiana (Stati Uniti). Servono alla riabilitazione visiva di quasi trenta bambini, tutti colpiti da ambliopia. Questo disturbo visivo congenito, cosiddetto malattia dell’occhio pigro, è frequente e riguarda il 3% della popolazione in Francia dove vengono registrati ogni anno circa 25 000 neonati affetti. L’obiettivo terapeutico di questi occhiali è quello di bloccare la vista dell’occhio ”soprattutto” per spingere il cervello a fare lavorare l’altro (occhio). Per fare questo, è infatti consuetudine proporre l’occlusione dell’occhio forte portando un patch (benda) detto occlusivo, spesso maldestro e poco estetico che fa somigliare i bambini a dei pirati! Con questi occhiali elettronici, il disagio e il pregiudizio estetico saranno meno importanti, un dispositivo programmabile che permette di rendere una delle lenti opache. Queste lenti possono, inoltre, essere adattate a una correzione in caso di miopia associata per esempio. Per comparare l’efficacia degli occhiali digitali alle oculari, gli scienziati hanno preso a campione 33 bambini di età compresa tra i 3 e gli 8 anni divisi in due gruppi. Il primo portava la benda tradizionale due ore al giorno, e l’altro gli occhiali elettronici quattro ore al giorno. Risultato: Gli stessi miglioramenti dell’ambliopia nei due gruppi! Non disponibili per il momento in Francia, questi occhiali hanno ricevuto l’approvazione dell’americana Food and Drug Administration (FDA) e sono stati commercializzati negli Stati Uniti al prezzo di circa 450 €.

L’occhio pigro

L’ambliopia è un disturbo visivo che si traduce con una visione debole e sfocata. Non è un’anomalia dell’occhio ma un disturbo di trasmissione delle informazioni a livello della corteccia visiva: la parte del cervello che elabora l’informazione che proviene da un occhio non funziona in modo ottimale. Alla fine, tutto avviene come se il cervello ricevesse soltanto una sola immagine, non abbastanza chiara, e la visione in rilievo è di conseguenza meno buona, con contrasti mal percepiti. Individuare subito l’ambliopia nei bambini permette un trattamento più efficace.

Lego, la prima figurina su una sedia a rotelle

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte OUEST FRANCE

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Dopo Barbie che ha adattato (infine!) le sue misure a quelle della vita reale, ecco un altro giocattolo multi-generazionale ancorato alla realtà: E’ nato un Lego© disabile.

Un giovane che indossa un berretto, ha il viso giallo e il tradizionale sorriso compiaciuto stampato in faccia, seduto su una sedia a rotelle e accompagnato da un cane-guida: il nuovo personaggio della Lego©, presentato martedì alla fiera internazionale del giocattolo di Norimberga, non poteva passare inosservato! Infatti era molto atteso… Lego risponde certamente così all’invito della campagna ”Toys like me” (Giocattoli come me) lanciata da una madre britannica e da due sue amiche, nel 2014. Le promotrici avevano chiesto di rappresentare meglio le differenze, sottolineando che ”150 milioni di bambini portatori di handicap nel mondo” hanno difficoltà a identificarsi con i giocattoli perfetti che loro propongono. Il giocattolo deve essere anche un vettore di tolleranza.

20.000 firme

”L’obiettivo è quello di cambiare le percezioni culturali. Alla Lego abbiamo chiesto di sfruttare la sua grande influenza per lanciare un messaggio positivo”, ha sottolineato una delle cofondatrici al giornale The Guardian. La loro petizione ha raccolto più di 20.000 firme. E dopo i piccoli produttori, loro hanno deciso di convincere i pesi massimi del giocattolo, Mattel e il gigante danese Lego©.

La scatola Lego City in vendita quest’estate

Varie volte, il produttore è stato criticato per mancanza di diversità. Come Barbie con le sue forme troppo perfette e la sua pelle bianca che non si accorda alla vita reale. Per entrambi, il tema è stato finalmente digerito. Il giovane disabile in carrozzina fa parte di una scena del parco di Lego City che include un brav’uomo baffuto e brizzolato, un gelataio, uno sportivo in bicicletta come anche una coppia che fa picnic.

A Heathrow sperimentati i ‘pods’ i primi veicoli senza conducente di Londra

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte BBC

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Attualmente, i primi veicoli (elettrici) senza conducente da provare sulle vie di Londra somiglieranno ai minibus elettrici per il trasporto dei passeggeri in uso all’aeroporto di Heathrow. Il gruppo dietro il progetto al momento sta adattando i pod (pod è un veicolo elettrico senza autista) per impiegarli sulla rete stradale. Tuttavia il team deve ancora rivelare l’esatto progetto ma ha confermato che questi veicoli non funzioneranno su piste speciali. Greenwich è uno dei quattro posti nel Regno Unito dove stanno testando i driverless (*) e la reazione del pubblico a riguardo. Le prove inoltre avranno luogo a Bristol, a Coventry e a Milton Keynes. Il progetto di 8 milioni di sterline (*) è un fondo congiunto dell’ente governativo Innovate, il Regno Unito e l’Industria. Il progetto Greenwich Automated Transport Environment (Trasporto Automatizzato per la salvaguardia dell’Ambiente) – o Gateway – collauderà, nel mese di luglio, sette navette senza conducente sui marciapiedi intorno alla penisola di Greenwich, dove c’è la base di O2 Arena (*). Comunque stanno ancora lavorando sugli itinerari ma è probabile che questi ultimi, comprendano le zone residenziali, la stazione Nord della metropolitana di Greenwich e le zone industriali intorno all’arena. Il cosiddetto UltraPods attualmente in servizio a Heathrow trasporta i passeggeri tra il parcheggio e il terminale 5. Utilizzati per cinque anni, hanno trasportato 1,5 milioni di passeggeri e hanno viaggiato per 1,8 milioni di miglia (tre milioni di chilometri).

Sostegno dei britannici

Westfield Sportscars, un produttore britannico di auto, sarà responsabile della produzione e del test delle navette. L’impresa di Heathrow progetterà il software mentre una terza ditta britannica, Oxbotica, provvederà al tracciato e ad altri sensori per assicurare che i veicoli siano sicuri. Le navette saranno testate per tre mesi, in primo luogo con un gruppo di utenti selezionati e poi con il grande pubblico. Ogni navetta può portare sei passeggeri ma c’è bisogno che sia sempre presente uno steward che prema il bottone di emergenza in caso di necessità. La prova delle navette rivelerà dati molto importanti, ha dichiarato il prof. Nick Reed, direttore del Laboratorio di Ricerche sui Trasporti (Transport Research Laboratory) alla BBC. ”Ci dirà che se la gente si fida e accetta questi veicoli e che funzione avranno nel paesaggio urbano”, ha aggiunto. ”Questo veicolo ha milioni di miglia sotto la sua cinghia e ora dobbiamo tenerlo fuori della pista e modificarlo per utilizzarlo sui marciapiedi”.

Bocciato il progetto ‘Milk float’

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Le navette saranno diverse da quelle di una precedente manifestazione dove era stato messo in mostra un veicolo autonomo progettato da Phoenix Wings. ”Era perfetto per l’esposizione e avevamo studiato la possibilità di usarlo ma in procedura di appalto abbiamo scelto il progetto che abbiamo attualmente”, ha esposto il prof. Nick Reed.

(*) driverless senza conducente ma può anche essere lasciato con il termine in inglese driverless
(*) Cambio sterlina dollaro 31/01/2016 10:54:38
Il valore odierno della sterlina inglese e’ di
0.7604
(*) O2 Arena voce di riferimento Wikipedia

Presentazione in giudizio di documenti stranieri: Ho bisogno di una traduzione giurata?

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte Traduccion Juridica

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Quasi tutti i mesi, alcuni dei nostri clienti ci chiedono la traduzione di documenti da presentare al processo. Questa settimana traduciamo molti contratti per questo scopo, questo perché abbiamo preso degli accordi per questo lavoro e ci è sembrato opportuno riprendere la questione nel blog — nulla è semplice, certamente. In generale, a qualsiasi avvocato con una certa esperienza è sorta a volte la necessità di presentare in giudizio documenti stranieri per accompagnare una domanda. Ogni volta sono sempre più i clienti internazionali che passano per gli uffici, anche senza essere un avvocato specializzato nell’ambito internazionale sicuramente perchè hanno clienti che fanno cause all’estero, o sono sposati, divorziati, comperano proprietà o ricevono eredità in altri paesi. Quando la questione diventa controversa sorge il problema di come trattare la documentazione probatoria redatta in varie lingue.

Obbligo di portare traduzioni

L’avvocato sa che deve ben fondare le sue richieste nella domanda allegata alla documentazione, e che quest’ultima deve essere scritta in una lingua che comprende il tribunale, come prevede il Codice di procedura civile 1/2000 (LEC) nell’articolo 144.1: ”Articolo 144. Documenti redatti in lingua non ufficiale. Ogni documento redatto in una lingua che non sia il castigliano o, in caso, la lingua ufficiale propria della Comunità autonoma interessata, l’atto sarà accompagnato dalla traduzione”. Non sono previste, tuttavia, sanzioni nel caso in cui non sia rispettata questa esigenza. Quindi, le conseguenze dovute alla omissione di questa traduzione vanno interpretate dalla legge in molti Tribunali provinciali e in altri processi e tribunali i quali, in diverse occasioni, hanno dichiarato l’assenza di valore probatorio dei documenti portati senza essere accompagnati da una traduzione propria (1).

Sì, ma di che tipo di traduzione c’è bisogno?

Se continuiamo a leggere l’articolo 144 troveremo quanto segue nel secondo paragrafo: ”2. Detta traduzione potrà essere fatta privatamente e, in tal caso, se una delle parti la contesta nei cinque giorni successivi alla traduzione, e non la considera fedele o esatta e esprime le sue ragioni per questa divergenza, il cancelliere ordinerà, per la parte (che ha indicato) che c’è una discordanza, la traduzione ufficiale del documento, a spese di chi l’ha presentata. Il nostro LEC non è molto chiaro sul tipo di traduzione che occorre presentare, questo perché spesso gli avvocati si chiedono se questa traduzione deve o non deve essere giurata. La risposta non è facile, poiché non esistono norme e neanche direttive sull’argomento. Abbiamo già visto che il LEC obbliga che ogni documento redatto in una lingua straniera sia tradotto prima di essere portato in giudizio. Inoltre aggiunge che questa traduzione può essere fatta ”privatamente”, e questa traduzione sarà valida purché non sia contestata perchè considerata poco fedele o inesatta. In questo caso si ordinerà la traduzione ”ufficiale” del documento a spese di colui che l’ha presentata.

Occorre ricordare, come ha indicato il professor Joan Pico i Junoy (2), che la traduzione di qualsiasi documento redatto in una lingua straniera è un atto ”peritale”, cioè, un’attività professionale che esige una certa conoscenza specializzata. Considerando questo carattere peritale, il giudice dovrà seguire la traduzione data dallo specialista, anche se occorre formulare, secondo il professore Pico, alcune sfumature: ”a) Se si tratta di una semplice traduzione privata non contestata dalla parte contraria, l’efficacia vincolante della prova documentata influirà soltanto sul contenuto del documento (ai sensi degli articoli 319 e 326 del LEC) e non sulla traduzione di quest’ultimo. La traduzione, come qualsiasi altro atto peritale, è misurabile da parte del giudice secondo le regole di una critica sana (come prevede l’articolo 348 del LEC), perché se ha una conoscenza profonda della lingua nella quale è stato redatto il documento può, motivatamente, giustificare il suo scostamento per quanto riguarda la traduzione e imporre la sua propria conoscenza (…);
b) se si tratta di una traduzione ufficiale derivata dalla contestazione della precisione della traduzione privata, in via del tutto eccezionale, il giudice potrà anche abrogare il risultato della traduzione, anche se il grado dei motivi legali dovrà essere soprattutto estremizzato, dato il carattere ufficiale della traduzione. (3)

Che cos’è una traduzione ufficiale

Di conseguenza, il carattere ”ufficiale” o no di una traduzione risulterà essenziale al momento della perizia giudiziaria del documento. Tuttavia, l’articolo 144 non cita cosa bisogna intendere per traduzione privata o per traduzione ufficiale, e neanche indica chi può o chi deve effettuare una traduzione affinché questa sia rivestita di questo carattere ufficiale. Dobbiamo ricorrere al Decreto Reale 2555/1977, del 27 agosto, con il quale si approva il Regolamento dell’Ufficio di Interpretazione delle Lingue del Ministero degli affari Esteri (nella sua redazione modificata del Decreto Reale 2002/2009, del 23 dicembre) per poter comprendere questa distinzione tra traduzioni ufficiali e private. Detto DR, nell’articolo 6 paragrafo 1 stabilisce quanto segue: ”Le traduzioni e l’interpretazione di una lingua diversa dal castigliano e viceversa che effettuano i Traduttori/ci-interpreti giurato/a avranno carattere ufficiale, nel momento in cui le traduzioni saranno sottomesse a revisione dall’Ufficio di Interpretazione delle lingue previo sollecito delle autorità competenti”. Secondo quanto disposto in questo precetto, la traduzione ufficiale sarà quella effettuata ”da un traduttore/interprete giurato” che, grazie all’accreditamento che gli ha concesso il Ministero degli affari Esteri (MAE), è qualificato per certificare con fedeltà e precisione le sue traduzioni.

Riassumendo

Secondo il LEC, è necessario allegare la traduzione dei documenti redatti in lingua straniera affinché abbiano valore probatorio, ma questa traduzione può essere effettuata ”privatamente”, cioè, da parte di una persona qualificata per fare questo e senza nessun’altra esigenza addizionale. Tuttavia, in questo caso, la qualità di questa traduzione può essere messa in discussione, sia dalla parte contraria che dal giudice, e la traduzione può essere respinta, a danno di chi l’ha fornita. Di conseguenza, è consigliabile, ma anche necessario, accompagnare una traduzione giurata (realizzata da un traduttore/interprete giurato, e nella quale compare il suo timbro e la sua firma) del documento in questione, perché avrà così valore ”ufficiale” davanti ai nostri tribunali. In quest’ultimo caso soltanto il giudice avrà la facolta’ di respingerla ben motivando la sua decisione, cosa che accade certamente in rarissime occasioni.

Il cambio climatico provocato dall’uomo posticipa la prossima età del ghiaccio

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte ABC esp

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L’attività umana può alterare alcuni meccanismi che hanno modellato il nostro pianeta fino ad oggi. Secondo uno studio dell’istituto Potsdam per la ricerca dell’Impatto climatico, l’influenza dell’attività umana sul clima ritarderà l’inizio della prossima età del ghiaccio. I risultati della ricerca, che ha pubblicato ”Nature”, rivelano tra l’altro, che un’interferenza umana moderata nel ciclo del carbonio del pianeta potrà posticipare a 100.000 anni l’inizio di un nuovo ciclo glaciale. Andrey Ganopolski il principale autore dello studio, ha spiegato che ”anche senza un cambiamento climatico antropogenico non prevede l’inizio di una nuova età del ghiaccio prima di 50.000 anni d’ora in poi, cosa che fa già dell’Olocene un’epoca geologica insolitamente lunga tra le due età del ghiaccio”. Tuttavia, lo studio mostra che con moderate emissioni addizionali di CO2 – provenienti dalla combustione del petrolio, del carbone e del gas, già sarebbe sufficiente per posporre la prossima età del ghiaccio ai prossimi 50.000 anni. ”La conclusione – ha asserito Ganopolski- è che salteremo un intero ciclo glaciale, il quale non ha precedenti e dimostra che gli esseri umani sono capaci di interferire in un meccanismo che ha formato il mondo così come lo conosciamo”. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno proposto una relazione funzionale critica tra l’insolazione dell’estate boreale e la concentrazione globale di diossido di carbonio (CO2), che spiega l’inizio degli ultimi otto cicli glaciali e potrà anticipare i prossimi periodi dell’inizio glaciale. ”I nostri risultati indicano una relazione tra l’insolazione dell’estate e il CO2 atmosferico affinché cominci una crescita su larga scala dello strato di ghiaccio che non soltanto spiega ciò che è successo in passato, ma che ci permette anche di anticipare i prossimi periodi”, ha dichiarato Ganopolski.

La combustione dei combustibili fossili

A partire da un elaborato modello del sistema della Terra che simula allo stesso tempo il comportamento dell’atmosfera, l’oceano, degli strati di ghiaccio e il ciclo globale del carbonio, gli scienziati hanno analizzato gli effetti delle nuove emissioni di CO2 di origine umana nel volume di ghiaccio nell’emisfero del nord. ”A segutio della vita utile estremamente lunga del CO2 nell’atmosfera, le emissioni passate e future avranno un impatto significativo nel calendario per un nuovo ciclo glaciale”, ha spiegato Ricarda Winkelmann, collaboratore dello studio. “La nostra analisi dimostra che anche le piccole emissioni di carbonio addizionali influiranno con molta probabilità sulla evoluzione degli strati di ghiaccio dell’emisfero del nord per decine di migliaia di anni, e le emissioni moderate da 1.000 a 1.500 gigatonnelate di carbonio potrannno posticipare con sicurezza la prossima età del ghiaccio almeno di 100.000 anni”. La ricerca sulle cause dei cicli glaciali è ancora una delle questioni più affascinanti dell’analisi del sistema della terra e, in particolare, della paleoclimatología, lo studio dei cambiamenti climatici lungo tutta la storia del nostro pianeta. Generalmente, l’inizio di una nuova età del ghiaccio è segnato da periodi di irradiazione solare molto bassa in estate. Tuttavia, l’insolazione d’estate è attualmente vicina al suo minimo, e non ci sono segni di una nuova età del ghiaccio. ”Questo è ciò che ha motivato il nostro studio – ha riferito Winkelmann – quindi penetrare nel mistero dei meccanismi che hanno promosso i precedenti cicli glaciali facilita la nostra capacità per predire ciò che è prossimo”. Da parte sua Hans Joachim Schellnhuber, direttore dell’istituto Potsdam per la ricerca dell’Impatto climatico, ha spiegato che “le glaciazioni hanno conformato, come nessun’altra forza nel pianeta, l’ambiente globale, e ciò ha determinato lo sviluppo della civiltà umana. Per esempio, grazie all’ultima età del ghiaccio il nostro suolo è fertile, e ha anche inciso sui paesaggi. Tuttavia, al giorno d’oggi è la società che con le sue emissioni provocate dalla combustione di combustibili fossili ha determinato il successivo sviluppo del pianeta. Questo dimostra chiaramente che già da tempo siamo entrati in una nuova epoca geologica, e che nel cosiddetto Antropocene la società si è trasformata da se stessa in una forza geologica”.

Medicina termale: sono convalidati gli effetti terapeutici?

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte SCIENCE ET AVENIR

Afin de parvenir a detendre les articlations des malades atteints de Parkinson, des soins d'hydrotherapie sont effectues : les massages sous une rampe d'eau thermale, un bain relaxant puis dix minutes d'hydromassage avec enfin une douche sous marine et un bain simple. Malgre ses soins, les muscles des curistes ne parviennent pas toujours a se detendre. Ussat les Bains, FRANCE - 18/06/2008
Afin de parvenir a detendre les articlations des malades atteints de Parkinson, des soins d’hydrotherapie sont effectues : les massages sous une rampe d’eau thermale, un bain relaxant puis dix minutes d’hydromassage avec enfin une douche sous marine et un bain simple. Malgre ses soins, les muscles des curistes ne parviennent pas toujours a se detendre. Ussat les Bains, FRANCE – 18/06/2008

Reumatismi, psoriasi, insufficienza venosa, disordini del sonno, o anche depressione: nel trattamento delle malattie croniche, le cure termali hanno il vento in poppa. Nel 2015, più di 560.000 pazienti termali hanno sostato in 89 stazioni termali francesi, citano le cifre del Consiglio nazionale dei centri termali (Cneth) rivelati in occasione del salone delle ”Terme”, che ha avuto luogo tra il, 21 e il 24 gennaio del 2016, a Parigi. ”È il sesto anno di fila di affollamento in termini di frequenza, che si spiega soprattutto con un fenomeno demografico: l’invecchiamento della popolazione”, ha ragguagliato all’AFP Claude-Eugène Bouvier, delegata generale del Cneth. L’età media dei pazienti termali è di 63 anni (e anche di più senza contare i bambini). Ma, tra il 2010 e il 2015, gran parte dei sessantacinquenni e quelli oltre questa età nella popolazione francese sono abbastanza aumentati passando dal 16,7% al 18,4%, cioè più di 1,4 milioni di persone potenzialmente interessate. Un aumento della frequenza che si spiega anche con una diffidenza crescente dei pazienti riguardo alle medicine. ”Le cure costituiscono per loro un’alternativa alla somministrazione dei farmaci” ha aggiunto Claude-Eugène Bouvier.

Quali sono i vantaggi?

Il 21 gennaio del 2016, il dott. Christian-François Roques, professore all’Università Tolosa 3 e Presidente del consiglio scientifico dell’Associazione francese per la ricerca termale (Afreth), ha animato una conferenza alla quale ha assistito Science et Avenir per elaborare un panorama sui vantaggi della medicina termale. Il docente, ha soprattutto insistito sugli effetti benefici per almeno sei mesi. ”Secondo un questionario diretto a 112.000 persone che hanno fatto una cura termale per malattia nel 2006, la maggior parte (97%) ha constatato una diminuzione dei dolori fisici, una diminuzione dell’assunzione di medicine (ndr e non un arresto) e una migliore qualità di vita – dormire meglio, meno sforzo, rilassamento – mesi dopo la cura”, ha spiegato.

150 studi scientifici pubblicati in questi ultimi 25 anni

Ma questi dati sono stati convalidati dalla letteratura scientifica? ”Negli ultimi 25 anni, 150 studi sono stati pubblicati dimostrando l’efficacia terapeutica delle cure termali, ha precisato il dott. Christian-François Roques. Due terzi di questi studi riguardano la reumatologia, la dermatologia e le malattie cardiovascolari, che corrispondono logicamente alle principali patologie dei pazienti nei centri”. Così, uno studio francese del 2009 realizzato su 462 pazienti affetti da reumatismi ha messo in evidenza una netta diminuzione dei dolori sei mesi dopo la cura. Secondo l’Annuario del termalismo 2016, lavoro scritto dagli attori del termalismo compreso il Cneth, il medico termale prescrive in media 72 cure su 18 giorni ai pazienti colpiti dai reumatismi (massaggi sotto le acque termali, idromassaggio, fanghi e vapori, ecc.). Chiedendo al dott. Christian-François Roques se gli effetti sono legati alle virtù delle acque termali, la sua risposta è stata: ”Quasi quindici studi hanno comparato i vantaggi delle acque termali con quella del rubinetto, come anche il fango termale e il fango ”neutrale” sui pazienti con problemi reumatici. Verdetto: il miglioramento dello stato del paziente (diminuzione dei dolori, benessere, ecc.) è nettamente più importante con le acque e con i fanghi termali”.

Nell’Annuario del termalismo 2016, gli esperti elogiano ”le proprietà analgesiche, stimolanti, vasodilatatori o decongestionanti” che liberano le acque termali. Queste sono classificate sul piano terapeutico in funzione della loro composizione chimica: quantità e natura dei minerali contenuti sotto forma ionica, pH, temperatura, ecc. La loro amministrazione (sotto forma di massaggio, bagni, docce, ecc.) differisce anche secondo la patologia del paziente. Tuttavia è difficile saperne più sull’esatto meccanismo d’azione di questi minerali sul corpo umano, che permetterebbe di spiegare i loro effetti giudicati benefici sui dolori, il rilassamento muscolare, l’elasticità articolare e dermica, l’apparato respiratorio, ecc.

Inefficace per alcuni dolori

Oltre alla reumatologia, il termalismo è spesso raccomandato per trattare le malattie della pelle, come la psoriasi, malattia infiammatoria che si manifesta con placche rosse e che ha colpito quasi 3 milioni di francesi. ”Il 75% dei pazienti ha constato una riduzione delle lesioni cutanee dopo una cura”, riporta il dott. Christian-François Roques. E la lista delle malattie per le quali le cure termali sono efficaci è ancora lunga, e a volte sorprendente: insufficienza cardiaca e respiratoria, depressione (diminuzione dei sintomi e migliore qualità del sonno), e stessa perdita dell’udito. ”Dopo 1 anno di cura, i pazienti guadagnano una decina, o una ventina di decibel”, ha constatato il Presidente dello Afreth. Alcuni esempi di terapie termali associate a delle patologie sono elencate nella tavola qui di seguito, estratta dall’Annuario del termalismo 2016. A giudizio del dott. Christian-François Roques, la medicina termale si rivela inefficace contro alcuni dolori. ”Non permette di attenuare quelli legati al cancro e al morbo di Parkinson, ha precisato. Tuttavia sappiamo che contrariamente ai farmaci, la medicina termale presenta pochi effetti collaterali”. Tra questi ultimi, il rischio che i dolori del paziente rincomincino intorno all’ottavo giorno di cura. Inoltre, spesso si ignora, che le cure presentano alcune controindicazioni. ”Per esempio, per i pazienti che presentano affezioni evolutive di tipo infiammatorio e tumorale, le cure termali sono sconsigliate”, ha precisato il medico.

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I medici scettici sull’efficacia terapeutica delle cure

Alcuni medici, come Théo Combes, l’ex Presidente del sindacato SNJMG (sindacato nazionale dei giovani medici generici), resta scettico ”sulle accuse legate all’efficacia terapeutica”. ”Vedo i pazienti che, a volte ritornano con una forma migliore, a volte più stanchi, cosa che contrasta con la pubblicità che circonda le cure”, ha spiegato all’AFP. Lo stesso punta anche il dito ”sul ruolo importante che ricopre a livello economico per i comuni interessati”, i quali possono fare pressione a favore delle cure. Il termalismo genera 100.000 posti di lavoro diretti, indiretti o indotti. ”Il PIL termale rappresenta quasi 500 milioni di euro di cui il 43% ritorna ai bilanci pubblici a titolo di prelievi fiscali e sociali. Il 71% dei comuni termali ha meno di 5.000 abitanti. Spesso, l’attività termale rappresenta l’aspetto essenziale delle loro risorse”, ha ammesso il CNETh. ”Come medico, si deve distinguere tra la pubblicità commerciale e il vantaggio reale per il paziente”, ha sottolineato il medico Théo Combes. ”La medicina termale è un mezzo tra l’altro (…) che se fosse così miracoloso, si saprebbe”. Pertanto, una cura termale è un buono metodo ”per fare uscire il paziente dal suo quadro abituale senza cadere nell’ospedalizzazione”, ha ammesso. Per il dott. Christian-François Roques, lo scetticismo di alcuni medici viene soprattutto dalla loro formazione. ”Le cure termali non sono state spesso insegnate negli studi di medicina, soprattutto perché gli studi sull’argomento sono relativamente recenti (ndr: soprattutto dopo gli anni 90)”, ha concluso.

Il costo delle cure termali per l’assicurazione sanitaria

Le tariffe delle cure termali sono molto variabili e dipendono dalle cure proposte. Una mini-cura di sei giorni costa in media tra le 300 e le 450 euro e tra le 600 e le 900 euro minimo per dodici giorni (alloggio escluso). L’assicurazione sanitaria si assume il 65% delle spese legate alle cure (rappresentando lo 0,15% delle spese dell’assicurazione sanitaria, cioè un costo di circa 250 milioni di euro l’anno). Ma Afreth sottolinea una riduzione del 2% del consumo dei beni sanitari (medicine, consulenza dei medici, sedute di fisioterapia, ecc.) nell’arco dei sei mesi che seguono la cura, cita uno studio che l’associazione ha condotto su 10.500 pazienti termali tra il, 2006 e il 2011.

I regimi di compensazione climatica ‘non riescono a raggiungere i più poveri’

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte BBC

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Le comunità remote non stanno ricevendo le remunerazioni che sono state concesse mediante gli schemi destinati a conservare le foreste tropicali, cita una ricerca. La gente che dipende dalla raccolta delle risorse forestali deve ricevere il pagamento nell’ambito degli schemi. Ma alcuni ricercatori sostengono che esistono delle ”divergenze in questa realtà” tra le misure di sicurezza destinate ad aiutare le comunità colpite e chi realmente riceve la compensazione. I risultati sul cambio globale dell’ambiente sono stati pubblicati online. ”Circa l’11% delle emissioni globali provengono dal disboscamento e dalla degradazione delle foreste tropicali così lo scopo è quello di poter rallentare ancora di più tutto ciò per poi compensare le emissioni, una buona cosa per mitigare i cambiamenti climatici” ha spiegato Julia Jones dell’università di Bangor, in Galles. Negli ultimi dieci anni, i progetti denominati Riduzione delle emissioni da disboscamento e degrado delle foreste* (Redd/Redd+) sono stati sviluppati come parte dello sforzo globale per attenuare il mutamento del cambiamento climatico. Questi meccanismi sono destinati a migliorare la gestione delle foreste e a ridurre l’emissione netta dei gas serra nelle foreste tropicali e subtropicali delle nazioni. ”Infine è stato approvato (al vertice sul clima dell’ONU) a Parigi lo scorso mese di dicembre che Redd+ andrà avanti come meccanismo globale per la riduzione dei cambiamenti climatici”, ha reso noto il prof. Jones per BBC News. ”Che cosa significa in realtà tutto ciò zone più protette e più finanziamenti. E’ una cosa splendida, dopo tutto è una situazione vantaggiosa per tutti ma che cos’è che non va allora?”.

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Tuttavia, è stato ampiamente riconosciuto che tali schemi – se non implementati correttamente – possono avere un sostanziale impatto negativo sui mezzi di sussistenza delle persone, come le comunità indigene, e aggravare la povertà. ”Questo è stato accolto, per esempio, dalla Banca Mondiale”, ha osservato il prof Jones. ”Loro hanno assunto l’impegno che tutto ciò che finanziano (e) le persone sfollate per questo motivo, deve essere indennizzato”. ”I principi che le aree protette non devono danneggiare le comunità locali sono stati anche riconosciuti dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, per esempio”. Ma, ha aggiunto: ”Il problema è come si fa a farlo? Il modo in cui operano le linee guida della Banca Mondiale è che le famiglie influenzate da un regime devono essere identificate e quindi compensate per l’impatto negativo causato dall’azienda in un’area protetta sulle loro condizioni di vita”.

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Alla fine, per testare se il progetto ”tutela sociale” stava funzionando sul posto, un gruppo di ricercatori britannici e malgasci ha osservato dettagliatamente un’area in Madagascar dove è stata stabilita una nuova zona protetta. ”Abbiamo visto che, sì, sono andati sul posto e che hanno identificato le famiglie che si pensa siano influenzate negativamente dalla conservazione e hanno consegnato la remunerazione”. Tuttavia, ha aggiunto, la compensazione non è arrivata a coloro che sono più correlati al progetto. ”Abbiamo rintracciato ogni singola famiglia che doveva essere coperta dalla compensazione e hanno indicato che… il processo ha avuto alcune polarizzazioni molto serie a riguardo” ha spiegato. ”Soprattutto, la gente che è stata identificata era più facile da raggiungere fisicamente – perchè più vicina alla strada o più vicina al centro amministrativo”. Inoltre sono più inclini a essere collegati socialmente; i membri dei comitati locali per la gestione della silvicoltura – in media – erano più ricchi, o comunque, meno poveri”. Il prof. Jones ha informato che ciò non era previsto dallo schema che era stato rilasciato per aiutare, dove serviva di più. ”Le persone che sono più vicine al centro amministrativo è più lontane dalla foresta sono meno dipendenti dalle risorse forestali per la loro sussistenza”, ha indicato. ”Quello che è interessante qui è che la Banca Mondiale ha delle linee guida molto esplicite che devono essere a favore dei poveri e mirano ai gruppi vulnerabili. Abbiamo esposto che qui qualcosa non sta funzionando”. Lo stesso ha aggiunto che lo studio ha richiesto ai ricercatori di trascorrere molto tempo nella zona per sapere dove sono state individuate tutte le famiglie. In alcuni casi, i membri del team hanno dovuto camminare per otto o nove ore per raggiungere alcune comunità ancora più distanti.

”Divergenze nella realtà”

”Una critica è che famiglie del genere possono sfuggire se si rimane per un breve periodo di tempo, ma questo è uno dei problemi, non si può pretendere che i consulenti pagati dalla Banca Mondiale per questo progetto siano sottoposti a quel livello di sforzo per trovare ogni singola famiglia”, ha aggiunto. ”Non vogliamo criticare i vari esecutori di questo particolare progetto, ma vogliamo evidenziare ”una lacuna in questa realtà” tra queste adorabili politiche che risuonano grandi sulla carta ma in realtà le stesse sul posto sono incredibilmente difficili da implementare”. Il prof. Jones ha comunicato che lo scopo dello studio non era quello di giudicare i progetti e neanche il modo in cui il regime di compensazione è stato implementato. ”E’ una considerazione per precisare che c’è questa lacuna in detta realtà” ha aggiunto. ”Nei paesi come il Madagascar, c’è una scarsa mappatura e quindi quando si progetta qualcosa di simile e non si dispone di una mappa che indica i villaggi che hanno scuole primarie ecc non vengono stanziate le risorse sufficienti. ”Voglio dire che ogni volta che c’è tutta una specie di sforzo per implementare un sistema di conservazione poi sul posto deve essere fatto un ulteriore sforzo per rintracciare la popolazione. Affidarsi a mappe molto vecchie e obsolete non è sufficiente”. Il gruppo ha suggerito che fornire un risarcimento a tutte le famiglie in una zona interessata potrebbe rivelarsi economicamente più efficiente, in quanto il costo della fornitura delle risorse necessarie per localizzare e valutare le famiglie ”non è fattibile”.

* Reducing Emissions from Deforestation and forest Degradation (Redd/Redd+)

Verso una rivoluzione del nostro modello alimentare

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte Monde Diplomatique

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di Claude Aubert

Il modello alimentare dei paesi ricchi, nella storia dell’umanità stranamente, non è più generalizzabile. Quindi c’è bisogno di inventarne un altro che sia duraturo, sia in termini di salute che di tutela dell’ambiente. Lo stesso tipo di alimentazione si è imposto in tutti i paesi industrializzati, nonostante le differenze ereditate dalle tradizioni e legate alle risorse proprie di ogni paese. Ed è caratterizzato da:
• un’agricoltura che utilizza grandi quantità di input, in particolare concimi e antiparassitari;
• un’industria agroalimentare potente che propone sempre più alimenti trattati, spesso pronti al consumo, e che contiene additivi chimici;
• un’offerta straordinariamente differenziata, che non tiene più conto delle stagioni né dell’origine geografica;
• abitudini alimentari profondamente modificate.

Queste trasformazioni sono caratterizzate da tre elementi. Inizialmente con un’inversione della relazione vegetale/animale nelle fonti di proteine, esito di una forte diminuzione del consumo di cereali e di leguminose, e di una esplosione di quello della carne e dei prodotti lattiero-caseari. In seguito con un aumento considerevole dei consumi di grassi e di zuccheri. Infine con la raffinazione di numerosi prodotti (cereali, oli, zuccheri), che li priva di una buona parte dei loro componenti utili: vitamine, minerali e fibre.

Sempre più copiato dai paesi emergenti, questo modello alimentare non è più generalizzabile, per ovvie ragioni: le superfici coltivabili sono insufficienti (occorre da tre a quindici volte in più di superficie per produrre la stessa quantità di proteine sia sotto forma animale che sotto forma vegetale), il consumo di energia è molto elevato e il costo è esorbitante. Questa alimentazione d’élite contribuisce, inoltre, all’aumento dell’incidenza di numerose malattie, in particolare il cancro, le malattie cardiovascolari e il diabete.

A questo proposito, dobbiamo smetterla di dire che l’aumento costante della speranza di vita è la prova di una nutrizione adeguata. Questa è una considerazione artificiale, poiché il tempo è vicino al momento in cui noi e i nostri bambini subiremo forzatamente tutte le conseguenze dell’attuale modus vivendi (con la trilogia ”cibo pessimo”, sedentarietà e inquinamento), troppo attuale per aver già portato a un aumento della mortalità. Nel 2002, il bollettino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità citava che: ”Stimiamo che entro il 2020 i due terzi del carico mondiale delle patologie saranno imputabili a malattie croniche non trasmissibili, che nella maggior parte dei casi chiaramente sono associate al regime alimentare. Il passaggio a un’alimentazione che comporta ulteriori derrate alimentari raffinate, prodotti alimentari di origine animale e i grassi gioca un ruolo fondamentale nell’attuale insorgenza dell’obesità, del diabete e delle malattie cardiovascolari, tra le altre affezioni non trasmissibili”

Ecologia e igiene

Quindi quale deve essere il modello di alimentazione del futuro? Si possono applicare alla propria ricerca tre criteri principali: ecologico, considerando i problemi di inquinamento e di limitazione delle risorse; sanitario, provando a definire il modello più atto a mantenerci in buona salute; storico e etnologico, osservando l’impatto del metodo di alimentazione di un certo numero di popoli sul loro stato di salute.  Indipendentemente dal criterio scelto, i metodi di alimentazione che si impongono sono sensibilmente gli stessi, e sono l’esatto opposto di quelli che si sono generalizzati nei paesi ricchi.

Occorre quindi ritornare all’agricoltura e all’alimentazione dei nostri antenati? Certamente no. L’agricoltura di domani, vicina al nostro senso di agricoltura biologica di oggi, dovrà infatti beneficiare di tutte le acquisizioni della scienza moderna per essere allo stesso tempo produttiva e duratura. Ma occorrerà cambiare il modello agricolo, mangiare molto meno carne, cessare di importare prodotti fuori stagione mediante interi aerei cargo (vedi p.22), riscoprire i prodotti alimentari completi e rilocalizzare numerose produzioni. Questo ritorno ai numerosi vegetali non vuol dire mangiare, come i nostri antenati, 600 grammi di pane al giorno. Neanche essere autorizzati (a mangiare), come carne, soltanto il bollito di gallina tutte le domeniche così caro a Henri IV. Il ritorno ai prodotti locali e a quelli di stagione non significa neppure meno diversità e autarchia. Dobbiamo sapere se sapremo fare questo cambiamento prima che una crisi mondiale ci costringa a farlo con dolore. Ma il posto progressivo preso dagli organismi geneticamente modificati (OGM), l’offerta di prodotti sempre più elaborati dagli industriali dell’alimentazione, e sempre più fuori stagione per la distribuzione, non incita a essere ottimisti. Nessuna riluttanza quindi da parte dei poteri pubblici quando bisogna opporsi alle lobby agricole e agroalimentari.

Crisi finanziaria: punzecchiata la gestione di Bruxelles

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte Les Echos

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La Corte dei Conti europea ha sottolineato le debolezze della Commissione nella sua gestione dei piani d’aiuto destinati ai paesi in difficoltà.

Bruxelles è stata spesso criticata dall’estrema sinistra europea per le pozioni amare che ha inflitto ai paesi insolventi durante la crisi finanziaria. Sorpresa, la Corte dei Conti europea – che non è un organo marxista – non è stata tenera neanche con la Commissione europea e il modo in cui ha gestito i piani d’aiuto destinati a questi Stati in difficoltà. Un esecutivo europeo ”poco preparato ad una crisi di tale ampiezza” e che ancora oggi ”deve rafforzare le sue procedure in materia di gestione dell’assistenza finanziaria”: la diagnosi consegnata questo martedì dalla guardia di Finanza dell’Unione europea si rivela abbastanza critica, e termina con nove raccomandazioni destinate a evitare di commettere gli stessi errori.

Trarre delle lezioni

La Corte dei Conti ha voluto trarre delle lezioni dai diversi piani d’aiuto accordati dopo il 2008 ai paesi che hanno richiesto un’assistenza finanziaria, ossia l’Ungheria, la Lettonia, la Romania, l’Irlanda e il Portogallo – la Grecia e Cipro, che fanno anche parte degli Stati sotto il programma internazionale, avranno diritto a un rapporto separato. Da ciò emergono quattro grandi debolezze che sono state identificate nel modus operandi. La commissione, è coinvolta in questi programmi di assistenza finanziaria al fianco della BCE e del FMI.

Nessuna parità nel trattamento

Primo problema – e non il minore – la Corte ha rilevato ”numerosi casi in cui i paesi non sono stati trattati nello stesso modo, mentre affrontavano una situazione comparabile”. Dunque, Bruxelles è accusata di avere gestito i piani d’aiuto in funzione del cliente, con a volte ”delle condizioni meno rigorose” per alcuni paesi più felici di altri (l’Ungheria ha dovuto rispettare 60 condizioni, contro le 400 per il Portogallo ad esempio). ”Quando abbiamo comparato i paesi che presentano le stesse debolezze strutturali, abbiamo constatato che le riforme necessarie non erano sempre proporzionate ai problemi incontrati o affrontavano iter molto diversi”, cita la relazione di verifica. Quest’ultima esprime stupore anche per gli obiettivi di disavanzo imposti a un paese e che ”era più flessibile di quanto non avrebbe dovuto esserlo nei confronti della situazione economica”. La Commissione europea ha risposto a questa critica tramite il suo portavoce Annika Breidthardt, e pensa che ”il contenuto dei programmi di assistenza non possa essere standardizzato tenuto conto della diversità delle situazioni”.

Scarso monitoraggio

Ma questo non è il solo problema identificato dalla Corte. I calcoli alla base della predisposizione dei piani d’aiuto, inizialmente, ”non sono stati esaminati da nessun ispettore esterno” nei gruppi della Commissione, e gli esperti non sono stato oggetto ”di nessun controllo approfondito”. La relazione critica anche le debolezze nel controllo dell’attuazione del programma: ”alcune condizioni non sono state oggetto di nessun resoconto. Altre sono state delineate come rispettate, mentre in realtà, non era così”, cita il testo. Infine ”una scarsa documentazione” precisa lo stesso. ”La maggior parte delle lacune sono state colmate, ha garantito Annika Breidthardt, che tuttavia ha difeso il lavoro della sua istituzione spiegando che ”alcuni di questi paesi hanno ora forti tassi di crescita in Europa”.

Essere disabili non significa essere incapaci

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte SCIENCE

Quando ho iniziato il mio programma master di astronomia, immediatamente ho incontrato un sostanziale – nel vero senso della parola – ostacolo nella mia ricerca dell’universo: una rampa di scale. Sono disabile e le scale sono una fonte particolare di difficoltà. Purtroppo, loro sono davanti a ogni ingresso della struttura dove faccio questo corso, dove insegno nei laboratori e dove effettuo la ricerca. I quattro osservatori che ho visitato per la mia ricerca erano tutti inaccessibili allo stesso modo, soprattutto perché il loro periodo e significato storico li dispensano dagli Americani con requisiti legali di disabilità. Così, oltre a fare fronte allo sforzo e al carico di lavoro della scuola di specializzazione, ho dovuto anche misurarmi con l’architettura. Per fortuna, sono abbastanza sciolta e mi arrangio a salire lentamente o usando un bastone, ma è sempre faticoso.

”Le barriere non sono finite una volta arrivata in cima”

Le barriere non sono finite una volta che sono arrivata in cima alle scale. Affronto l’ostilità di altri studiosi, come anche l’ira di professori che pensano che la mia esigenza di flessibili permessi e pause durante le prove sono indice di pigrizia. Questo sentimento, che si radica in una cultura scientifica che dà la priorità a una devozione patologica per lavorare sul benessere mentale e fisico, è stato riassunto da uno dei miei professori, che ha commentato così la mia disabilità: ”Deve essere molto bello prendere una scusa per non fare nessun lavoro”.

Purtroppo, le mie esperienze non sono uniche; sono emblematiche delle barriere che i disabili eruditi combattono durante tutta la loro carriera. Anche se la scienza non è proprio inaccessibile -.i dati che raccogliamo o le analisi che facciamo a riguardo escludono le persone prevalentemente disabili – nel campo della scienza si creano queste barriere. Nella maggior parte dei casi, la scienza, la tecnologia, l’ingegneria e i programmi di matematica (STEM) insistono che i ricercatori debbano sacrificare sia la loro salute mentale che fisica per avere successo. Inutile dire che i lunghi orari, le eccessive condizioni di stress e la pressione schiacciante possono indurre anche la persona più sana a sviluppare ansia e depressione. Per una persona disabile, fare fronte a queste pressioni con uno stato permanente o cronico può essere frustante.

I numeri raccontano la storia: Soltanto il 9% o il 10% degli studenti universitari non laureati nei settori detti STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) negli Stati Uniti sono disabili, rispetto a quasi il 20% degli Americani in generale. Tra coloro che ottengono il Ph.D.s (studenti di dottorato), il numero cade appena sull’1%. Tra coloro che perseverano nei settori detti STEM, molti nascondono il loro handicap perchè si preoccupano della loro carriera, ma molti professori disabili si sono uniti a me dopo che ho parlato di inaccessibilità alla conferenza sull’Astronomia Inclusiva lo scorso mese di giugno. Una persona ha rivelato che nasconde la sua disabilità perché teme che possa influire sulla valutazione del suo incarico. Un’altra ha dichiarato che conserva il suo segreto perché pensa che a causa della natura progressiva del suo stato nessuno la possa assumere.

Essendo visibilmente disabile, non ho queste alternative e mi preoccupo di come possa (la mia disabilità) influenzare la mia carriera. Qualsiasi cosa che non mi permette di assumermi le mie responsabilità di laureata diminuisce la mia competitività quando mi candido per un programma Ph.D, borse di studio post dottorato, o per posizioni universitarie. E se devo prendere un periodo di malattia perchè ho bisogno di dare la priorità alla mia salute la mia considerazione come futuro membro di facoltà o di ricercatore può essere compromessa. Temo il giorno in cui avrò bisogno di una sedia a rotelle che mi impedirà di accedere a molti strumenti che sono necessari per la mia ricerca.

Tuttavia almeno per ora, rimango nel dipartimento di astronomia, dove la mia ricerca mi spinge ad andare avanti. Prima di tutto, però, la prospettiva di rendere l’astronomia più accessibile, mi aiuta a perseverare. Spero di essere un esempio lampante di un astronomo disabile in modo che i futuri studenti portatori di handicap non si sentano isolati come è successo a me. Ho parlato di questioni legate alla disabilità in diverse conferenze e ciò ha contribuito a creare la prima American Astronomical Society (AAS) gruppo di lavoro sulla disabilità e accessibilità, e di recente ho iniziato a operare presso l’AAS Early Career Advisory Board. Ho già notato dei cambiamenti positivi che sono il frutto di questo lavoro. Ai margini dellla recente conferenza AAS, abbiamo fornito informazioni sull’accessibilità al centro congressi, e ho esposto agli editori di riviste la possibilità di creare delle pubblicazioni online accessibili. Tuttavia un ostacolo importante rimane; l’erroneo convincimento che essere abili sia un prerequisito per il successo scientifico.

Nuotare con gli elefanti e gli squali

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte BBC

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Ali Bin Thalith è cresciuto vicino la costa di Dubai dove sia suo padre che suo nonno erano pescatori di perle. La maggior parte della sua infanzia l’ha trascorsa sia in acqua che a guardare i film di di Jacques Cousteau – da allora è diventato un fotografo, specializzato in immagini subacquee. Ha nuotato con un elefante fuori dalle isole di Andaman nell’Oceano Indiano ” è stato un momento terribile” ha raccontato Ali Bin Thalith, ”ma anche una delle mie migliori esperienze”. Ha ricevuto la sua prima macchina fotografica all’età di 18 anni, ma, non pensava di combinare la fotografia con l’immersione subacquea e 10 anni dopo, suo fratello gli ha suggerito di scattare fotografie alle gazzelle della sabbia (*1) che nuotano vicino l’isola in cui ha lavorato. “Ho aspettato e ho continuato ad aspettare e poi un giorno, molto presto, circa 20 – 30 di loro sono passate tra le isole. E’ stata dura scattargli una foto. Sono dei buoni nuotatori”.

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Bin Thalith, adesso ha pubblicato una raccolta delle sue immagini più sorprendenti. ”Uno dei miei posti favoriti per fare le mie immersioni è l’isola di Sipadan in Malesia – avevo appena finito di fare una immersione quando è apparsa improvvisamente una giovane lucertola-guardiano (*2). Era stata trasportata dalla corrente e voleva riposare sulle nostre attrezzature. Era davvero stanca. L’abbiamo portata sull’isola qui è nella foto insieme a me.

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Squali – come questi nelle isole Bahamas – ”ti lanciano un grande messaggio, questo è il loro posto – è come un gioco” ha dichiarato.

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Le ostraciidae usano la loro bocca per soffiare getti minuscoli di acqua nel sabbioso fondale marino, mescolate ai piccoli invertebrati. Tuttavia possono essere letali per altri tipi di pesce, poichè liberano una sostanza tossica dalle loro ghiandole mucose quando si sentono minacciate.

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Le ostraciidae sono state fotografate in Indonesia, come anche il Trepinne striato (*3) e di seguito i pigmeni del cavalluccio marino (ippocampo).

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Alcune creature, come il polpo della noce di cocco (*4) che si trovano al largo delle Filippine, sono spesso più attive di notte, ha spiegato Bin Thalith.

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Una coppia di pesce mandarino (*5) al tramonto a Sulawesi, in Indonesia, e ancora sotto una barriera corallina.

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Il tonno rosso dell’Atlantico spesso arriva a pesare fino a 400 kg e può nuotare a 43 miglia all’ora (70 km / h). ”Insieme al pescatore abbiamo pensato che avevamo bisogno di un pò più di azione, così abbiamo gettato alcune sardine in mare – Il tonno è impazzito”.

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La Leccia stella (*5) si trova nelle acque tropicali, Bin Thalith ha fotografato questo banco di pesci nell’isola di Sipadan, in Malesia.

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Un calamaro volante (*6) nelle Filippine era a caccia di plancton e illuminato dalla luce di Bin Thalith, abbiamo avuto una perfetta opportunità per catturare la creatura in azione.

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Una puzzola rosa pesce pagliaccio (*7) custodisce il suo anemone di mare in Indonesia, ha uno strato di muco sulla sua pelle per proteggerla dai pungenti tentacoli dell’anemone.

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Un pesce coccodrillo (*8) in Malesia è ancorato vicino al fondale dove è ben mimetizzato.

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Un’altra creatura ben mimetizzata — un gamberetto del crinoide (*9) – potete vederlo sotto al centro a sinistra.

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”Quando siamo vicini a queste creature, dobbiamo inviargli dei segnali (per fargli capire )che non siamo un pericolo per loro”, ha spiegato Bin Thalith. ”Mantenere la calma, senza fare dei movimenti bruschi. E aspettare qualche minuto per scattare la foto, così si sentono al sicuro”. Questo pesce ago scribacchiato (* 10) era fuori Cebu nelle Filippine. Era appena atterrato su questo corallo cervello, ed era semplicemente incantevole”.

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Nella zona ovest di Papua, Indonesia, Bin Thalith si è immerso in una grotta che i subacquei tendono ad evitare. ”Stavo per andarmene quando improvvisamente davanti a me ho visto un polipo volante era il momento giusto – con l’entrata della grotta illuminata sullo sfondo”.

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Il gambero tozzo – nella foto su un anemone nelle Filippine – è anche noto come il ‘gambero sexy’ per i suoi inusuali movimenti del corpo. Dondola sul suo addome avanti e indietro come a ritmo di danza.

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(*1) termine faunistico Gazella subgutturosa marica Wikipedia

(*2) Varano nei paesi anglofoni i varani vengono chiamati monitor lizards, ossia “lucertole-guardiano” Wikipedia

(*3) Trepinne striato o Helcogramma striata Wikipedia

(*4) Polpo bipede che si mimetizza a forma di noce di cocco Amphioctopus marginatus Wikipedia

(*5) Leccia stella o Trachinotus ovatus Wikipediaa

(*6) Calamaro volante o Ommastrephidae ma è anche conosciuto con il nome di Reef squid Wikipedia

(*7) Pesce pagliaccio puzzola rosa Wikipedia

(*8) Pesce coccodrillo Wikipedia

(*9) Gamberetto del crinoide Biologia marina

(*10) Pesce agoBiologia marina

Che cos’è il bilinguismo?

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte BABBEL

Il cervello di un bilingue funziona diversamente da un altro? Che cosa può portare il fatto di essere cresciuti in un ambiente bilingue?

Il bilinguismo, che cos’è? Una definizione sfocata

Un bambino si rivolge al suo papà in tedesco, all’uscita dal supermercato. Una volta terminata la sua filippica, suo padre gli risponde ”ora, in portoghese per favore”. E di nuovo, in portoghese. La maggior parte delle volte, questo esercizio richiede prodezza. Comunque il bilinguismo è considerato da alcuni come un mito, ma la sua definizione resta vaga. Come dimostra il video, ognuno ha la sua opinione a riguardo: per alcuni, ciò significa inizialmente poter comunicare in molte lingue, anche assimilate, discorrendo con un giro di parole per farsi comprendere. Per altri, la grammatica e la pronuncia restano criteri essenziali. E se, tra i comuni mortali, le opinioni non combaciano, la Comunità scientifica non è meglio ripartita. I criteri sono troppo vaghi e diversi per mettere tutti d’accordo. Possiamo concludere che il bilinguismo è un fenomeno relativo, che si misura piuttosto in termini di gradi che con una definizione assoluta; ma soprattutto, il bilinguismo è qualcosa di profondamente soggettivo, che come qualcosa di avvertito.

Qualcosa da provare

La lingua non è un oggetto inanimato che si acquisisce una volta per tutte, ma qualcosa di vivo che costruisce ogni giorno il nostro irreale e la nostra relazione con il mondo. La lingua è, da questo punto di vista, strettamente legata alle nostre emozioni e alla nostra identità personale. E’ possibile controllarla perfettamente dall’infanzia senza tuttavia sentirsi bilingue, solo perché non si è mai stati in quel paese, o perchè i riferimenti culturali, umoristici, sociali, non sono gli stessi di quelli del posto dove si è cresciuti. Ma è possibile anche affermare chiaro e forte di essere bilingue fin dal momento in cui viene superato l’imbarazzo e la frustrazione che accompagnano sempre i primi passi nell’apprendimento di una lingua, cioè ci sentiamo pronti ad esprimerci senza limiti, anche per vie traverse. È questa diversità nella percezione del bilinguismo che abbiamo voluto approfondire nel video. Ma attualmente, siamo d’accordo su una sola e unica preferenza: il bilinguismo riguarda in primo luogo i bambini cresciuti con due lingue materne e capaci di passare molto naturalmente da una lingua all’altra. Senza pretendere l’esclusiva, questa definizione è quella che permette più semplicemente di abbordare gli aspetti psichici del bilinguismo. In altre parole: quali sono le caratteristiche di un cervello bilingue?

Il cervello bilingue

Mondo e lingua

La lingua, che sia compresa semplicemente come suono articolato o come codice che ci permette di comunicare, forma il nostro primo legame con il mondo. Il bambino che emette un vagito al momento della sua nascita sprigiona già la sua voce, vuole esprimersi, farsi sentire. E man mano, le parole, la sintassi, la grammatica, iniziano a realizzare questa struttura che è il nostro universo mentale, strutturano il modo in cui ci rapportiamo con ciò che ci circonda. Un soggetto bilingue può mentalmente fare appello a due sistemi linguistici di riferimento per descrivere una sensazione, o per esprimere un’idea. Per molto tempo, è stato pensato che ciò poteva causare una certa confusione, in particolare nei bambini piccoli. Ma dal 1962 e uno studio di Peal e Lambert sulla relazione tra bilinguismo e intelligenza, la tendenza scientifica si è stravolta (articolo in inglese). In questi ultimi decenni, numerose ricerche hanno sottolineato una grande ”coscienza metalinguistica”, cioè un’attitudine accresciuta, nei bilingue, per risolvere compiti cognitivi che non hanno a che fare con la lingua: come se, di fronte a un’equazione matematica, il cervello di un bilingue possedesse più dati per risolverla.

Ciascuno la sua strada

Immaginiamo che la lingua sia un cammino che collega ciò che si vede, ciò che si pensa e ciò che si esprime; la sintassi è l’itinerario, la grammatica il mezzo di trasporto, le parole i segnali stradali che segnano le tappe. Cosa avviene se, invece di un solo segnale, due confluiscono? Se invece di ”pane”, possiamo scegliere tra ”pane” e ”pagnotta”? L’esempio sembra banale. Tuttavia, ”pane” e “pagnotta” non rinviano alle stesse immagini: da un lato la baguette calda, dorata, croccante, la fetta di pane imburrata che si inzuppa nel caffè, i lunghi pasti con il formaggio e il dessert; dell’altro, il pane nero o con i semi, spesso e compatto, sano, e nutritivo, l’Abendbrot (letteralmente ”pane della sera”, uno spuntino che è il pasto serale in Germania) condiviso con la famiglia o fatto in maniera sbrigativa prima di coricarsi. Le due parole non fanno parte della stessa immaginazione, non fanno appello agli stessi ricordi, alle stesse emozioni neanche agli stessi codici sociali. In altri termini, sono intricate in due reti di associazioni distinte. Così il bilingue, per esprimere qualcosa a proposito della sua banale pagnotta di pane, può fare percorsi diversi, ciascuno lasciando sfilare un paesaggio unico. Per dare un’idea più appropriata, si potrebbe, comparare il bilinguismo con il fenomeno della sinestesia. Un sinesteta è qualcuno in cui due sensi o più si confondono, ad esempio quello della vista e dell’udito. Letteralmente, lui vede la musica nello spazio, nel colore ad esempio. Questo perché la sua descrizione dei suoni percepiti può mescolare due vie diverse, e sarà arricchita, più pittoresca o metaforica. È su questo principio di associazioni multiple che si fondano numerose poesie ma anche le espressioni utilizzate da ciascuno nella vita quotidiana, come l’opposizione classica tra i colori caldi e quelli freddi ad esempio. Così, più i collegamenti si moltiplicano, più il cervello ha la possibilità di afferrare un oggetto ed esprimerlo con le parole. La scienza parla ”di flessibilità cognitiva”, una capacità che fa riferimento al pensiero creativo e che è particolarmente marcata nei bilingue.

Liberate l’artista che c’è in voi!

Alcune persone affermano che l’apprendimento di una seconda lingua ha un impatto diretto sulla loro personalità: più aperti, più sicuri di sé, più tolleranti, più creativi… Il fatto di essere capaci, in momenti di vuoto di memoria, (Tip-of-tongue, la famosa parola che si ha sulla punta della lingua!), di intraprendere spontaneamente un altro percorso per esprimere un’idea e partorire creazioni linguistiche inaffidabili, strampalate, ma anche belle a volte. Parlavo un giorno ad un’amica tedesca di questa capacità di alcune persone ”a die Ecken rund machen”, traduzione letterale in tedesco dell’espressione (francese) ”arrondir les angles” (*). Non solo l’idea è perfettamente passata, ma, invece di un sorriso beffardo, ho ricevuto uno sguardo di ammirazione: “Voi dite così in francese? È fantastico”. Quindi lasciate esprimere la vostra creatività, liberate l’artista che dorme in voi… imparate una nuova lingua!

(*) Il dialogo avviene tra una persona tedesca e una persona francese tradotto in italiano significa ”appianare le cose”.

Sotto il ghiaccio dell’Antartico si nasconde una enorme voragine

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte BBC

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Un ampio complesso del Canyon, non identificato in precedenza, potrebbe essere nascosto sotto lo strato di ghiaccio dell’Antartico. Alcune tracce della sua presenza sono state notate nella conformazione della superficie del continente bianco, in una regione in gran parte inesplorata chiamata Principessa Elizabeth Land. Se un’indagine geofisica adeguata – attualmente in corso – lo confermerà la tortuosa rete del Canyon sarà più lunga di 1,000 km e in alcune aree (potrà arrivare) fino a 1 km di profondità. Queste dimensioni la renderanno ancora più grande rispetto al famoso Grand Canyon degli Stati Uniti. ”Siamo a conoscenza che in altre regioni dell’Antartide – dove la costituzione della superficie ghiacciata dipende ovviamente dalla configurazione sottostante del paesaggio – il ghiaccio scorre su questo paesaggio”, ha spiegato il Dott. Stewart Jamieson, dell’università di Durham, Regno Unito. ”Quando osserviamo la Principessa Elizabeth Land mediante i dati satellitari, sembra che ci siano alcune caratteristiche lineari sulla superficie ghiacciata che rievocano molto il Canyon. ”Abbiamo rintracciato queste formazioni di deboli striature nel centro della (zona chiamata) Principessa Elizabeth Land fino a tutta alla costa, fuori dal Nord. È un complesso abbastanza consistente” ha reso noto BBC News. Inoltre in base ad alcuni indizi la rete del Canyon è collegata a un lago subglaciale precedentemente inesplorato. Se ciò sarà confermato, questo lago probabilmente potrà coprire fino a 1.250 chilometri quadrati, cioè circa 80 volte più grande del Windermere, il lago più grande dell’Inghilterra.

La prima spiegazione sul complesso del Canyon è stata supportata dai dati del radar che sono stati raccolti in un paio di aree. Il radar ha intercettato sotto gli strati del ghiaccio uno strato roccioso compatto. La questione è logica, ha dichiarato il prof. Martin Siegert membro del team, dell’Imperial College di Londra, nel Regno Unito. ”Scoprire una nuova e gigantesca voragine che sovrasta il Grand Canyon è una prospettiva allettante. ‘Geoscientists in Antartide sta realizzando degli esperimenti per confermare ciò che pensiamo e ciò che stiamo vedendo dai dati iniziali, con l’auspicio di annunciare i nostri risultati ai margini di una riunione di ICECAP2 collaboration, presso l’Imperial, dopo il 2016”. La maggior parte dell’Antartide ora è stata coperta attraverso delle complete indagini geofisiche che rispecchiano la topografia del continente sottostante. Tuttavia rimangono due “Punti oscuri” che bisogna chiarire. Uno di questi è la Principessa Elizabeth Land; l’altro è il Bacino di Recupero. Entrambi sono nella zona orientale dell’Antartide e entrambi ora sono gli obiettivi di un intenso studio. I gruppi internazionali – che comprendono gli scienziati degli Stati Uniti, del Regno Unito, dell’Australia, della Cina e di altre nazioni – stanno pilotando avanti e indietro i sensori attraverso migliaia di chilometri quadrati della superficie ghiacciata. Al termine, i ricercatori antartici avranno un quadro completo di ciò che può realmente essere il paesaggio sotto tutto il suo ghiaccio accumulato. Questa è una cognizione fondamentale per cercare di capire come il continente potrà reagire di fronte al riscaldamento globale. ”Se non conosciamo la costituzione del fondo roccioso, non possiamo sviluppare con sicurezza i modelli che produrranno comportamenti ragionevoli nel ghiaccio” ha asserito il Dott. Jamieson.

Nuovi progetti per infondere di nuovo la vita nelle nostre città

Traduzione a cura di Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte BBC

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Le costruzioni urbane esauriscono i materiali preziosi e causano l’inquinamento. Abbiamo bisogno di idee che permettono di creare progetti più sostenibili che soddisfano le esigenze dell’ambiente, scrive l’architetto Neil Spiller.

A partire da metà di questo secolo, le nostre città sono diventate probabilmente più calde, esperienza molto drammatica del cambio climatico, sono sempre più rumorose e hanno una relazione sempre più tenue con l’ambiente. C’è un problema. Non solo le città sono responsabili del 40% di tutte le emissioni di carbonio, ma hanno a che fare anche con un insieme limitato di condizioni fisiche e si suppone che queste condizioni climatiche rimangano costanti, (nel tempo). I nostri edifici sono progettati per la siccità e quindi si deteriorano in presenza di acqua. L’architettura moderna inoltre è destinata solo agli alloggi delle persone, non ad altre forme di vita e quindi non promuovono di per sè la biodiversità. Quindi dobbiamo pensare a un’architettura molto diversa. Dobbiamo cercare nuovi modelli per costruire delle strutture come anche dobbiamo cercare di migliorare i nostri attuali processi industriali. I progettisti e gli architetti già stanno considerando una pianificazione urbanistica più ecologica, soprattutto come impiegare le risorse. Questi nuovi fabbricati sono molto fluidi e possono rispondere alle richieste di innovazione urbana. Per esempio, l’habitat di Parigi, la capitale che annovera un gran numero di alloggi sociali sta usando il calore della metropolitana di Parigi per riscaldare le costruzioni. I bioprocessi stanno alimentando le costruzioni come la casa BIQ con una bio- facciata reattiva, che è stata costruita come parte dell’International Building Exhibition (IBA) ad Amburgo. E i piani del WSP per i laghetti stagionali hanno a che fare con lo stoccaggio dell’acqua nella città di Jaypee, in India e cominciano a trattare i cambiamenti che hanno luogo mentre le stagioni cambiano. Le città sono escogitate per sfidare la presenza di materiali da costruzione e la loro inerzia e probabilmente potremo vedere un cambiamento nella nostra esperienza di città grazie all’aumento del naturalismo – un nuovo modo di vedere attraverso i nostri Smart Phone e i Google Glass.

Detto ciò, abbiamo bisogno ancora di una grande gamma di approcci per permettere alle nostre città di rispondere alle eventuali sfide – di cui alcune possono essere permanenti, come l’aumento del livello del mare e le imprevedibili condizioni metereologiche. Ho fondato il gruppo Avatar (ricerca architettonica virtuale e tecnologia avanzata) nel 2004 per capire come le tecnologie in rapida evoluzione avrebbero potuto tangere l’architettura. Queste promettenti opportunità potranno portare nuovi materiali da costruzione, soprattutto usando le biotecnologie emergenti e potranno incoraggiare la diversità nelle forme di architettura che produciamo. Esploriamo le aree più disparate come la biologia sintetica, la teoria digitale surreale, film e animazione, il design interattivo e la realtà mista e aumentata per foggiare l’architettura, il paesaggio e la progettazione urbana. Il nostro ordine del giorno è ben illustrato dal concetto che ha Lars Lerup di ”toro meccanico”, dove la cerimonia della corsa dei tori a Pamplona è descritta come un insieme di accoppiamenti liberi e in continua evoluzione tra la tecnologia, gli animali e gli esseri umani e come interagiscono tra loro. Facendo uso dell’idea del ”toro meccanico” Lerup studia con attenzione come possono essere superati gli effetti tradizionali delle città su di noi. Propone nuovi materiali da costruzione che potranno offrire nuove opportunità attraverso la loro struttura fluida aggiungendo che l’architettura e il ruolo degli architetti devono essere rimeditati. Le interazioni tra questi elementi dinamici forniscono ”un nuovo” modo di pensare la pianificazione, dove il risultato di un particolare spazio può essere deciso dalla persona che lo usa.

No limits

Un esempio sono le protocellule – rimanendo fedeli al processo chimico fisiologico che producono – il team del professor Lee Cronin all’università di Glasgow le usa per sviluppare una vernice a carbonio fisso. Altrove, in Gran Bretagna, la prima unità permanente di algaeponics (*) è stata installata sul tetto verde della nuova scuola di architettura, pianificazione e costruzione nel 2014, creando un petrolio sostenibile che può essere usato come combustibile. Simon Park dell’università Surrey sta integrando la tecnologia batterica nelle facciate della costruzione e sta utilizzando le stampanti da tavolino 3D per mescolare le sostanze chimiche come una forma di costruzione a umido, che è un materiale molto flessibile.

Ogni giorno, nel mondo l’architettura viene reinterpretata. Per esempio, c’è il Paik Nam June Media Bridge, che propone l’attraversamento fluviale a Seoul, la capitale sudcoreana. Questo audace progetto è molto più di un ponte; include nella sua ampia struttura un parco, un centro commerciale, uno spazio per eventi e un museo. I pannelli solari sul tetto della struttura generano calore. Questi concetti ci permettono di vedere i ponti in maniera diversa – non solo come mezzo per superare le barriere naturali, ma anche come un nuovo genere di struttura per viverci e per lavorare. Invece di costruire le strutture con materiali inerti trasportati attraverso il mondo, la gente ha iniziato a esplorare le tecnologie che possono trasformare un gruppo di sostanze in un altro in un edificio. Per esempio, Markus Kayser ha iniziato a trasformare la sabbia in vetro facendo uso di una sinterizzazione solare, che mette a fuoco i raggi del sole per creare l’ossidiana. Altri processi trasformatori includono i mattoni di arenaria stampati di Ginger Krieg Dosier la muratura bio–fabbricata sviluppati facendo uso di batteri.

Ma non dobbiamo solo pensare alle costruzioni sulla terra. Phil Watson, il Dott. Rachel Armstrong e Elizabeth Anne Williams hanno iniziato a lavorare sui primi disegni e sui concetti del progetto Persefone, che fa parte dell’iniziativa Icarus Interstellar che mira a costruire un’astronave interstellare capace di navigare per cento anni. Persefone mira a sviluppare un interno biologico sintetico per l’astronave, lavorando con squadre provenienti dai campi della scienza, della tecnologia, dell’architettura, della progettazione, dell’arte, degli studi umanistici e delle scienze sociali. I principi fondamentali del design possono non solo contribuire a creare un concetto possibile di vita nello spazio, ma possono essere tradotti in modelli e prototipi per occuparci di nuovo delle sfide ambientali qui sulla terra, ad esempio come possiamo affrontare la scarsità delle risorse nelle nostre megalopoli?

Sono numerose le incognite nel progetto, ma limitando i nostri pensieri, limitiamo l’architettura e la sua capacità di rispondere alle sfide e alle tribolazioni di un futuro provocatorio. La nostra architettura del XXI secolo sta sviluppando la teoria, gli strumenti e l’infrastruttura che permetteranno alla prossima generazione di architetti di occuparsi delle incognite. Ritornando alla natura delle strutture che compongono una città, queste possono rispondere meglio ai nostri bisogni cangianti, dal momento che la popolazione continua a crescere. Inoltre, un approccio elastico alla progettazione architettonica può anche aiutarci a pensare alla sostenibilità e alla biodiversità. Le protocellule, che sono più vigorose in un ambiente liquido, possono aiutare le costruzioni a resistere meglio alle condizioni di umidità. Facendo uso di nuovi modelli di progettazione, di nuove tecnologie e di nuovi materiali, forse sarà possibile sciogliere i vincoli dei processi di produzione industriale come forza motrice per lo sviluppo umano. Nulla è impossibile.

(*) The word algaeponics is a term coined and used to describe algae hydroponics, the methods to grow algae, and mostly supported by the “algae-to-oil” initiative – La parola algaeponics è un termine coniato e usato per descrivere la coltura idroponica delle alghe, i metodi per crescere le alghe, e per lo più sostenuto dall’iniziativa ‘algae-to-oil’.

Un albero una responsabilità

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte Ecoportal

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di Gonzalo López Menéndez

Pianta un albero, e semina la vita. Questo è uno slogan che fa eco nella nostra vita quotidiana. Ogni giorno oltre 20 mila ettari di foreste vengono danneggiati, ha reso noto l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’agricoltura e l’alimentazione (FAO). La soluzione che è stata adottata per combattere questa situazione è il rimboschimento. Quest’ultimo non solo consiste nel piantare alberi dove non ci sono o dove ce ne sono pochi, ma è anche un processo che cerca di migliorare l’ecosistema nel suo insieme. Per questo motivo è necessario uno studio sull’ambiente, poiché non tutti i tipi di piantagioni sono buoni per l’equilibrio ecologico. Le coltivazioni di eucalipto sono una pratica estesa dall’Asia, all’India e all’America latina. Sono alberi a crescita rapida e quindi offrono un beneficio dinamico. Le aziende sfruttano la crescente domanda della carta e la creazione di nuovi posti di lavoro come alibi, anche se sono coscienti degli effetti disastrosi che causano questi stratagemmi nell’ambiente. Ciò suppone un impatto ambientale negativo per l’ecosistema. I terreni vengono sterilizzati e resi acidi, le riserve sotterranee di acqua diminuiscono, i fiumi si essiccano e la biodiversità è ridotta. In questo modo si provocano danni ancora più gravi di quelli che vogliono riparare. Gli agricoltori del Niger hanno riabilitato circa 5 milioni di ettari tra il 1986 e il 2006. Hanno impiegato tecniche semplici che non danneggiano l’ecosistema. In questo modo, la popolazione ha trasformato il deserto in un terreno fertile, e quindi, in un’agricoltura produttiva. Martin Luther King ha dichiarato: ”anche se sapessi che il mondo potrà finire domani, non smetterò mai di piantare un albero”, da allora, l’essere umano ha utilizzato gli alberi come un’arma a doppio taglio. È stato capace di trasformare il deserto in una zona ricca, e rendere l’Amazzonia una zona povera. Dobbiamo chiederci se l’essere umano andrà a favore del pianeta che lui ha visto nascere e delle energie rinnovabili per la sua salvaguardia, se concorrerà per un corretto rimboschimento e per il rispetto in generale dell’ambiente. O al contrario continuerà a seguire le cattive pratiche che hanno causato la distruzione dei fiumi, dei mari, delle foreste e degli oceani.

Nel 2050 negli oceani ci saranno più prodotti di plastica che pesci

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte Le Soir

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Il forum di Davos i cui lavori sono stati lanciati questo mercoledì, ha presentato uno studio e ha lanciato l’allarme

Il cospicuo utilizzo della plastica è tale che gli oceani ospiteranno più rifiuti composti da plastica che pesci nel 2050, ha allertato questo martedì il forum economico mondiale a Davos. ”L’attuale sistema di produzione, utilizzo, e abbandono della plastica ha effetti negativi rilevanti: Ogni anni vengono abbandonati dagli 80 ai 120 miliardi di dollari di imballaggi di plastica. Tuttavia, se non ci sarà nessun cambiamento, oltre al costo finanziario, gli oceani conterranno più manufatti di plastica che pesci (a peso) entro il 2050”, cita un comunicato.

Bisogna esercitare una rifusione totale degli imballaggi

Il forum di Davos i cui lavori sono iniziati questo mercoledì, ha presentato uno studio realizzato congiuntamente con la fondazione della navigatrice, Ellen MacArthur e con il contributo del gabinetto McKinsey. Come rivela questo dossier, il rapporto tonnellate di plastica/tonnellate di pesci era di uno a cinque nel 2014, nel 2025 sarà di uno a tre, mentre nel 2050 sarà maggiore di 1:1. Il forum pensa che sia fondamentale ”una rifusione totale degli imballaggi e della plastica in generale” e che sia necessario effettuare una ricerca alternativa al petrolio come materiale di base per la loro produzione poiché se non saranno apportate delle modifiche, questo settore consumerà il 20% della produzione petrolifera nel 2050.

Tailandia: un paese modello per l’adozione

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte Gavroche

Ogni anno, decine di coppie francesi vanno nel regno con la speranza di adottare un bambino. Un percorso seminato di ostacoli, a partire dalle preoccupazioni amministrative alla barriera della lingua. Ma le famiglie e le autorità francesi elogiano all’unanimità la serietà della procedura tailandese. L’adozione internazionale è un argomento sensibile. L’attualità di questi ultimi mesi, a partire dalla questione dell’Arca di Zoe, in Ciad, fino alla criticata adozione di un piccolo malawi da parte della cantante Madonna, ha inizialmente suscitato lunghi dibattiti tra i media internazionali. L’adozione all’estero resta così segnata da misteri e da sospetti soprattutto perchè sono numerose le questioni legate a questo traffico, in particolare nei paesi che non hanno aderito alla convenzione dell’Aia (vedere pagina 43). Fortemente diffuse attraverso i mass media, eclissano le storie semplici e spesso difficili di numerose coppie che lottano all’estero per accogliere nel loro focolare un bambino a lungo desiderato.

Queste famiglie, che hanno accettato di affidarsi a Gavroche, hanno spesso attraversato momenti molto penosi. “Già, è molto penoso non poter avere bambini biologici”, ha ammesso Michel Corioland, di 50 anni, che ha appena terminato i passaggi per l’adozione a Bangkok e oggi è in attesa che gli venga affidato ”un figlio”. Una prova psicologica dunque, quella di ammettere di essere ”impotenti” di fronte a un desiderio di genitorialità inaccessibile: ”Abbiamo cominciato a fare degli esperimenti biologici quindi la procreazione assistita, senza sapere cos’è che non andava”, ha raccontato Alain Boeuf, di 41 anni, in attesa di ”affidamento”, il termine utilizzato nelle procedure amministrative. ”Eravamo fisicamente e psicologicamente stanchi. Dopo cinque anni, avevamo perso ogni speranza di avere un bambino in modo naturale”. Per lui ma anche per sua moglie Cécile, l’adozione era una soluzione possibile: ”La famiglia tiene secondo noi più all’istruzione che viene impartita al proprio bambino che ai legami di sangue”. Sandrine Saillard, di 37 anni, ha ammesso che dopo avere ”provato tutto per oltre dodici anni”, dalle fecondazioni in vitro alle inseminazioni artificiali, l’adozione era semplicemente diventata ”l’ultima spiaggia”. Lei e suo marito Pascal, hanno appena adottato in Tailandia il piccolo Mattis di due anni e mezzo. Poiché la Francia non permette facilmente l’adozione di minori sul suo territorio, l’adozione internazionale sembra che sia, per queste coppie, l’unica alternativa. ”Inizialmente, abbiamo certamente provato in Francia, ha spiegato Alain Boeuf. Ma nonostante i numerosi bambini negli orfanotrofi, è molto difficile adottarli. Il bambino deve essere nato sotto X o deve essere un abbandono definitivo e ufficiale dei genitori, ma spesso non è così. In media devono passare sei anni di attesa, tenuto conto che l’approvazione (il documento che autorizza l’adozione, accordato dall’assistenza sociale per la tutela dei minori, ndr) viene convalidato soltanto dopo cinque anni”.

Procedure, fascicoli e ancora procedure

Se in Francia le procedure sono, secondo numerose testimonianze, quasi impossibili, la prassi per l’adozione in Tailandia non è neanche ovvia (vedere riquadro p. 40). E’ una lunga prova, complessa, o, meglio ancora, penosa per le famiglie. ”Bisogna veramente essere tenaci”, racconta un futuro papà. La procedura è ancora più complessa per coloro che non risiedono in Tailandia. Mentre gli espatriati fanno la loro domanda presso il DSDW (Department of social développement and Welfare), dunque direttamente presso le autorità tailandesi, i francesi che vivono nell’esagono devono ottenere prima di tutto un’approvazione dal Consiglio Generale del loro luogo di residenza. Un documento elaborato, in media, in nove mesi… Tutto uno simbolo! Quindi comincia l’inoltro delle numerose pratiche che costituiranno la loro domanda.

Patricia Muller, di 38 anni e residente in Francia, ha inviato il suo nel mese di aprile del 2006. ”La nostra richiesta è stata presa in considerazione e in seguito è stato necessario un anno per riunire tutti i documenti richiesti dalla Tailandia. La cartella completa è stata inviata al DSDW nel mese di maggio del 2007, ed è soltanto nel mese di febbraio del 2008 che ci hanno confermato che un bambino ci aspettava. Siamo venuti a cercare Mathéo a marzo”. In tutto, per la procedura ci sono voluti quasi due anni. In media, il termine di attesa tra la spedizione della pratica in Tailandia e l’affidamento di un bambino può variare dai 5 ai 22 mesi. Cioè quasi dai tre ai quattro anni se si tiene conto delle procedure iniziate in Francia. La prassi è ancora più lunga per le coppie che desiderano esclusivamente adottare una bambina: particolarità abbastanza rara in Asia, bisogna adottare più i bambini che le bambine. Nel 2007, secondo Orchidea adozioni, il 76% dei bambini adottati era costituito da ragazzi. E’ soprattutto per ragioni culturali e tradizionali, che un gran numero di bambini vengono abbandonati. Generalmente, il percorso di chi adotta sembra sia estremamente complicato, secondo Pascal Saillard, di 47 anni. ”Siamo sbattuti da destra a sinistra, da un ufficio all’altro, ed è un pò sconcertante. Ed è altrettanto difficile quando non si parla inglese!”.

Nessuna adozione ”a catena” qui

I futuri genitori tuttavia non devono affrontare solo queste procedure. Sono obbligati a passare obbligatoriamente attraverso un ente, autorizzato che operi al tempo stesso sia in Francia che in Tailandia, il quale svolge il ruolo di intermediario (vedi riquadro p. 42: “AFA, OAA, késako?”). Ne esistono due: uno pubblico, l’agenzia francese delle adozioni (AFA); l’altro privato, l’ente autorizzato alle adozioni internazionali (OAA). La procedura è la stessa per entrambi gli organismi, differisce solo il tipo di inquadramento. Molte famiglie si affidano ai servizi di Orchidea adozioni, l’OAA per la Tailandia. L’ente realizza un buon monitoraggio in Francia prima dell’adozione, grazie a un gruppo ”arduo” di consulenti regionali, indica Patricia Muller. ”La prima volta che ho incontrato le persone dell’associazione, sono tornata a casa fiduciosa”.

Un sostegno indispensabile per queste famiglie, poiché se l’adozione dei bambini tailandesi è complessa, allo stesso tempo è anche molto limitata. Nel regno, non c’è l’adozione ”a catena”, piuttosto avviene caso per caso e la ripartizione per paese è definita dalle autorità tailandesi. Nel 2006, solo sessantanove bambini sono stati proposti alle famiglie francesi, citano i dati del portale Internet del Ministero tailandese degli Esteri. In questa ripartizione per paese, le autorità tengono conto della qualità dei contatti del DSDW con ogni nazione. Anche se quelli con la Francia sembrano ben stabili, il tempo di attesa rischia di essere lungo e: infatti, gli indici restano stabili e la domanda, aumenta. Il numero di candidature francesi ricevuto dalla Tailandia è aumentato del 6,5% nel 2007 rispetto al 2006.

Bambini ”particolari”

In compenso nessuna percentuale per i bambini ”particolari”, i quali sono meno richiesti e il tempo di attesa per loro, prima dell’affidamento, consta generalmente di un percorso più rapida. Può trattarsi di un bambino la cui età è superiore ai quattro anni o anche di un bambino che ha leggeri problemi di salute (labbro leporino) o più pesanti (disabilità fisica o mentale). Nella lista particolari, disponibile sul sito dell’AFA, ci sono anche i casi di fratelli, di malnutrizione, di bambini sieronegativi nati da madre sieropositiva o anche di bambini nati in seguito a una violenza. Le particolarità non costituiscono e non sono abbastanza uguali in termini di conseguenze sulla vita quotidiana della famiglia.

Bisogna dunque capire bene quanto i genitori siano in grado di essere responsabili. Martine Daudu, di 46 anni, e suo marito Henri avevano già quattro bambini biologici ”in buona salute” quando hanno avviato una procedura di adozione. La loro è stata una scelta, un desiderio anche, di accogliere sette anni fa nel loro nido familiare una bambina con caratteristiche particolari: Marie-Perle, una bambina audiolesa di due anni e mezzo. ”All’inizio è stato necessario imparare la lingua dei segni, ricorda la madre di famiglia. Oggi, Marie-Perle è stata operata e parla. E quindi va a scuola e si è integrata molto bene. Questa adozione ci ha cambiato, credo che non saremo mai più come prima”. Quest’estate, la coppia ha adottato il secondo bambino, tardivo questa volta: Martin-Elliot, di 5 anni e mezzo. Ancora una volta, l’esperienza è stata positiva: ”Bisogna semplicemente staccarsi dall’idea di bambino ideale e dire solo che il bambino che ci è stato affidato è il nostro”, ha dichiarato sorridendo la mamma.

Una procedura gratuita e controllata

La procedura di adozione in Tailandia è nel suo insieme considerata soddisfacente e seria dalle autorità francesi. ”La situazione dell’adozione nel regno è soprattutto soddisfacente poiché è stata sviluppata dopo alcuni anni su un processo, ”l’Aia”, ha sottolineato Jean-Luc Delvert, console francese in Tailandia. La convenzione dell’Aia del, 29 maggio 1993, sulla protezione dei bambini e la cooperazione in materia di adozione internazionale, raccoglie settanta paesi nel mondo. Il testo, ratificato dalla Francia nel 1995, è entrato in vigore in Tailandia nel mese di agosto del 2004. “È un ulteriore criterio di protezione della procedura. Ciò può infatti rallentare il trattamento delle domande ma è un processo sicuro, che non è inevitabilmente garantito nel quadro di un’adozione internazionale”, ha spiegato Jean-Luc Delvert. La convenzione dell’Aia formula due grandi principi: l’interesse superiore del minore deve essere considerato primordiale e l’adozione internazionale può essere prevista solo in mancanza di una soluzione nazionale nello Stato di origine del bambino. L’adozione di un dispositivo di cooperazione tra gli Stati firmatari permette di prevenire ogni transazione finanziaria in cambio di un bambino. La convenzione include un processo di controllo internazionale, ma non è così in Birmania o in Vietnam. Nel 2006, il Vietnam, che non ha ratificato la convenzione dell’Aia, ha per esempio concesso l’adozione di 742 bambini a coppie francesi, cioè quasi dieci volte di più rispetto alla Tailandia. Tuttavia, non è sicuro che i mezzi finanziari e umani del Vietnam siano superiori a quelli del regno. Il paese, come altri paesi della regione, ha la reputazione di essere relativamente poco attento, o anche molto flessibile in questo tipo di procedure. Le famiglie e i volontari pensano che con un pò di denaro, molte prassi vengano agevolate. Senza parlare del fatto che è molto difficile conoscere l’origine del bambino, cosa che lascia temere ogni specie di traffico. La Tailandia al contrario è considerata come un modello in termini di applicazione della convenzione dell’Aia. Dispone di una procedura ben preclusa e gratuita. Non la sorpresa dell’ultimo minuto, non una busta da far scivolare sotto il tavolo. È un vero impegno di sicurezza che offre fiducia alle famiglie in attesa di affidamento: ”Mi sento rassicurato, c’è un vero seguito, sappiamo da dove viene il nostro bambino, ha garantito Sandrine Saillard. Siamo a conoscenza che gli enti locali sono molto attenti alla famiglia adottiva e al futuro del bambino una volta arrivato in Francia”. La stessa sensazione l’ha avuta un’altra adottante, Martine Daudu: ”Sappiamo che l’iter rischia di essere lungo ma sappiamo anche che ciò si realizzerà. E quindi, abbiamo la certezza che il bambino sia realmente adottabile. Concludendo, anche se tutti questi passaggi sono un pò complicati; ciò contribuisce a radicare il nostro progetto, si diventa genitore… poco a poco”.

Anche se la Tailandia beneficia soltanto di limitati mezzi finanziari e umani per trattare questi casi, tutte le famiglie concordano nel dire che le procedure sono gestite e inquadrate da persone estremamente coinvolte (vedi riquadro ”Motherland, simbolo di una implicazione nella durata”). A Patricia Muller è rimasta soprattutto impressa la gentilezza degli interlocutori incontrati in Tailandia: ”Siamo stati in contatto qui con gente attenta, che ci ha aiutato molto. Non soltanto gli operatori sociali ma anche i dipendenti di amministrazione, il personale dell’hotel, la gente lungo la strada. Sono ardui e ci hanno messo immediatamente a nostro agio. Quindi abbiamo subito pensato che qui la gente sia molto protettiva con i figli” ”Preparano visibilmente bene i bambini a questa adozione e ad accettare la loro nuova famiglia, ha aggiunto Pascal Saillard. Chiedono per esempio ai futuri genitori di preparare un piccolo album fotografico”. Martine Daudu è rimasta anche sorpresa da un altro onere di inclusione delle autorità tailandesi: ”Rientrando in Francia, non si ottiene immediatamente l’adozione plenaria. Un’assistente sociale viene a vedere il bambino a tre riprese nel suo nuovo ambiente di vita, cosa che prolunga il legame con l’ente di adozione”. Con questo scambio particolare e queste relazioni perenni tra la Tailandia e le famiglie adottive sono nati nuovi progetti. Il 1° dicembre del 2007, molte famiglie per esempio si sono riunite per creare SPOT (solidarietà per gli orfanotrofi tailandesi), un’associazione che ha lo scopo di raccogliere fondi o materiale per migliorare la vita quotidiana degli orfanotrofi del regno. Per Jean-Luc Delvert, ”la Tailandia è quindi un paese da consigliare ai genitori che desiderano adottare in condizioni perfettamente sicure”.

AFA, OAA: késako?

L’AFA, l’agenzia francese dell’adozione, dipende direttamente dallo Stato. Gestisce le adozioni delle famiglie francesi in tutto il mondo e dispone di relè dipartimentali e di una rete di corrispondenti. Questi aiutano i candidati a organizzare la loro cartella di adozione, la verificano e quindi la trasmettono alle autorità responsabili nel paese di origine del bambino. I servizi dell’AFA sono gratuiti ma le spese per elaborare il dossier, la traduzione e la spedizione restano a carico delle famiglie adottive. L’agenzia, che non preseleziona i candidati, dispone da qualche anno di mezzi più importanti ed è sempre più efficace e reattiva. Nel caso della Tailandia, OAA, l’organizzazione autorizzata per l’adozione, si chiama Orchidea adozioni. È stata creata dieci anni fa dalle famiglie che avevano già adottato bambini nel regno. Come AFA, aiuta a preparare il fascicolo e lo trasmette alle autorità tailandesi, ma una partecipazione finanziaria resta a carico delle famiglie: 2266 € per la partecipazione alle spese di funzionamento dell’organismo; da 2295 a 2610 € per l’organizzazione della cartella; senza dimenticare 101,24 € per la procedura locale. Orchidea adozioni procede, contrariamente all’AFA, a una preselezione delle cartelle, per motivi di efficacia. L’associazione organizza anche riunioni regionali che hanno un grande successo. Aperto a tutti, sia ai nuovi candidati che alle famiglie che hanno effettuato l’adozione molti anni fa, le riunioni ogni volta comprendono tra i 70 e i 130 partecipanti. Le famiglie si incontrano, hanno uno scambio di esperienze e delle difficoltà incontrate. Michel Corioland ha scelto Orchidea adozioni soprattutto perchè si sente aiutato: ”È rassicurante entrare in contatto con persone che vivono la tua stessa situazione”.

Accordo sull’istruzione per insegnare l’imprenditoria e per adattarsi all’economia digitale

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte El Economista

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Il bipartitismo negli USA offre due visioni diverse per quanto riguarda il modello politico, economico e sociale che deve essere stabilito in ciascuno dei suoi 50 Stati. Tra le altre cose, i due partiti divergono sulla concezione del sistema educativo. I repubblicani scommettono sulla segregazione per tipo nelle scuole, i programmi formativi di pianificazione familiare e l’istruzione privata, incluso quella impartita a domicilio. Al contrario, la principale proposta democratica mira a rafforzare l’istruzione pubblica: uno dei suoi obiettivi è quello di trasformare gli Stati Uniti in leader mondiale per quanto riguarda il numero di universitari laureati nel 2020. Nonostante le loro differenze, le due formazioni concordano nei valori e nei principi fondamentali per formare un modello educativo competitivo e a lungo termine. Sfortunatamente, in Spagna è successo l’esatto contrario: i due partiti che hanno governato negli ultimi 30 anni di pseudo democrazia non sono riusciti a mettersi d’accordo nel momento in cui bisognava pianificare un sistema di istruzione che avrebbe permesso uno sviluppo a lungo termine. Attualmente, approfittando del fatto che sia il governo che la situazione economica della Spagna esigono un grande accordo di Stato tra PP, PSOE e i cittadini, questi partiti devono approfittare della congiuntura per progettare congiuntamente un modello di istruzione sostenibile.

Insegnare a essere intraprendenti

Uno degli obiettivi che dovrà perseguire il modello educativo spagnolo per essere competitivo è quello di insegnare a essere intraprendenti nei collegi, oltre a includere l’istruzione finanziaria nei piani formativi. La LOMCE del PP ha compiuto i primi passi in questo senso, ma sia il PSOE che Podemos hanno promesso di abolirla nel caso in cui riusciranno a governare. In un ambiente politico come quello attuale, con il deficit germinato e un debito pubblico indifendibile, la prima lezione educativa di ogni programma formativo per l’intraprendenza, dovrà essere concentrata a insegnare alle nuove generazioni a creare il proprio impiego, per non dipendere soprattutto dallo Stato.

Economía digitale

Un altro aspetto che dovrà valutare un accordo statale per l’istruzione è quello relativo alla necessità di adattare l’istruzione a un contesto di gestione dell’impresa segnato dall’economia digitale. È fondamentale che il sistema educativo spagnolo sia capace di preparare gli studenti perché, una volta integrati sul mercato del lavoro, rispondano alle necessità della innovatrice e costantemente evolutiva ”economia digitale”. Tutto questo per affrontare la trasformazione tecnologica che si sta generando nel metodo di gestione delle imprese. Tale cambiamento avrà luogo anche, in modo più lento, nell’amministrazione pubblica. Nel prossimo futuro, una marea di posti di lavoro saranno reinventati o saranno una nuova idea. Tuttavia i profili professionali e formativi richiesti per effettuare queste nuove occupazioni saranno diversi. Infatti, la rivoluzione tecnologica ha messo in disuso alcune professioni che in passato erano considerate indispensabili.

‘La quarta Rivoluzione industriale’ eliminerà 7 milioni di posti di lavoro entro il 2020

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte El Economista

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– Questa perdita sarà compensata dalla creazione di 2 milioni di posti di lavoro
– I governi dovranno combattere contro l’ulteriore disoccupazione e una maggiore disparità

Almeno 7 milioni di occupazioni saranno messe a rischio nel corso dei prossimi cinque anni a causa delle trasformazioni che l’economia mondiale subirà e che il Forum Economico Mondiale chiama ”quarta rivoluzione industriale”. Due giorni dopo l’inizio del forum di Davos, l’ente promotore ha presentato oggi (18/01/2016) una relazione nella quale esamina le trasformazioni che l’economia mondiale e il mercato del lavoro subiranno nel prossimo quinquennio. Lo studio afferma che nel mondo, a causa dell’automazione circa sette milioni di lavori ”d’ufficio” saranno messi a rischio. Lo studio predice anche lo sviluppo nei settori dell’Intelligenza artificiale, della robotica, della nanotecnologia e della stampa 3D. Questa trasformazione che indurrà alcune occupazioni a diventare superflue e inutili, allo stesso tempo offrirà l’occasione a un’altra grande gamma di impieghi. È per questo motivo che gli economisti che hanno firmato lo studio segnalano che questa perdita sarà compensata dalla creazione di altri 2 milioni di nuove occupazioni nei settori dell’informatica, dell’ingegneria industriale, dell’architettura e della matematica. L’ente basa la sua analisi su decine di interviste rivolte ai direttori delle risorse umane di quasi quindici paesi che dispongono del 65% del mercato del lavoro mondiale.

Organizzare la transizione

”Senza un’azione urgente e specifica per organizzare la transizione e senza affidarsi ai lavoratori che godono di una formazione basilare, i governi dovranno combattere contro l’ulteriore disoccupazione e una maggiore disparità”, ha indicato, citato nel comunicato, Klaus Schwab, direttore del forum. La perdita di posti di lavoro influirà in modo quasi corrispondente sulle donne (48%) e sugli uomini (52%). Tuttavia, un’analisi più specifica mostra che su ogni cinque occupazioni perse per le donne, una sola sarà creata soltanto per loro. Mentre su ogni tre occupazioni perse, gli uomini ne otterranno uno, sottolinea lo studio.

La crescita economica è compatibile con la tutela dell’ambiente?

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte Assistance scolaire

La crescita economica ha lo scopo di migliorare le condizioni di vita e di benessere della popolazione. Tuttavia, alcune delle sue conseguenze, come l’esaurimento delle risorse naturali o l’aggravarsi dell’inquinamento, hanno sollevato delle domande sulla sua sostenibilità a lungo termine. Ad esempio in che misura, i rischi legati al riscaldamento climatico per le generazioni future possono essere oggetto di una politica climatica da parte dei poteri pubblici?

1. Crescita economica e benessere: una relazione complessa

• Due secoli di crescita economica nei paesi sviluppati ha abituato i modi di pensare ad assorbire in maniera piuttosto ampia i beni materiali, il livello di sviluppo e di benessere. Se è vero che i progressi del consumismo nei beni e nei servizi hanno permesso di migliorare considerevolmente la copertura dei bisogni primari come anche dei bisogni secondari, la correlazione tra l’abbondanza dei beni materiali e il benessere degli esseri umani è oggi, nei paesi sviluppati, oggetto di analisi critica: gli studi dimostrano, infatti, che man man che aumenta la ricchezza, il grado di insoddisfazione della popolazione non arretra o, a volte, aumenta. A livello di speranza di vita, di mortalità infantile, di stato di salute, o di livello di istruzione, la correlazione degli indicatori di benessere con il grado di ricchezza materiale non è più verificabile oltre un certo limite (la speranza di vita alla nascita, ad esempio, è più alta in Francia che negli Stati Uniti, mentre il tenore di vita medio è più alto in quest’ultimo paese). Parlando in gergo economico, ”la produzione addizionale del benessere” della crescita economica diminuisce oltre un certo livello di ricchezza.

2. Da quali variabili dipende il benessere?

• Il benessere è multidimensionale e deriva dalla combinazione e interazione di quattro categorie di risorse, di quattro tipi di ”capitale”: naturale, quello fisico prodotto, umano, sociale e istituzionale.

• Il capitale naturale raccoglie tutte le risorse offerte dal quadro naturale. Generalmente suddivise in due categorie, le risorse rinnovabili e quelle non rinnovabili. Ad esempio, le energie fossili non sono rinnovabili, mentre le foreste sono risorse rinnovabili.

• Il capitale fisico prodotto copre tutti i mezzi di produzione e gli stock di prodotti destinati a un uso futuro. Concretamente, corrisponde allo stock di capitale accumulato dalla formazione di investimenti fissi lordi.

• Il capitale umano è una nozione introdotta, negli anni ’60, dall’economista americano Gary Becker. Comprende tutte le conoscenze e le attitudini acquisite dall’uomo, dove alcune sono trasferibili ad altre, in particolare con il sistema di istruzione. Inoltre comporta anche l’esperienza e le ”competenze” accumulate da ogni individuo.

• Il capitale sociale comprende le reti di relazioni interpersonali che sono a disposizione di una persona o di un gruppo sociale, e che si sono sviluppate allo stesso tempo sia nella sfera professionale che nella sfera privata. Questo potenziale relazionale è caratterizzato dalla sua densità (numero di relazioni) e dalla sua intensità (natura e frequenza dei legami).

• Il capitale istituzionale rappresenta le strutture sociali e politiche (Stato, giurisdizioni, amministrazioni, gruppi di interessi…) le quali possono avere delle conseguenze positive o negative sulla vita di ciascuno. Così, ad esempio, si pensa che le istituzioni democratiche siano, a priori, favorevoli alla divulgazione delle conoscenze, o che la sensazione di libertà che generano abbia degli effetti positivi sulle relazioni umane.

3. I limiti ecologici della crescita economica

• Il nostro modello di crescita economica mette in pericolo soprattutto l’ambiente. Uno dei problemi più gravi è quello del riscaldamento climatico del nostro pianeta, a causa delle emissioni di gas a effetto serra – in particolare il diossido di carbonio, prodotto in particolare dai mezzi di trasporto, dall’agricoltura, dall’edilizia residenziale e dai servizi come anche dall’industria manifatturiera. Un altro aspetto di questi danni all’ambiente è l’aumento dell’inquinamento atmosferico, in particolare nelle zone urbane, e il deterioramento della qualità dell’acqua (inquinamento chimico e batteriologico).

• L’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali costituisce un’altra fonte di preoccupazione per il futuro: esaurimento dei giacimenti energetici e delle riserve di minerale metallifero, risorse non rinnovabili, ma anche gli eccessivi prelievi sulle risorse rinnovabili (risorse alieutiche degli oceani, disboscamento…). Infine, i danni alla biodiversità inducono alla scomparsa di migliaia di specie di animali o di vegetali ogni anno, e rappresentano una minaccia per il futuro degli ecosistemi.

4. Verso un modello di sviluppo sostenibile?

• La nozione di sviluppo a lungo termine (o sostenibile come indica il termine inglese ”sustainable”) è stata coniata durante i lavori della commissione Brundtland nel 1987, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Questa commissione ha definito lo sviluppo sostenibile come ”un metodo di sviluppo che soddisfa le necessità delle generazioni del presente senza compromettere le capacità delle generazioni future per appagarle”.

• Ma le condizioni concrete di applicazione di tale modello teorico sono oggetto di dibattito dove riappaiono le fenditure tradizionali della scienza economica. I teorici liberali pensano che sia possibile trovare, in futuro, risorse che sostituiscono quelle che sono in via di estinzione. Occorre dunque apportare delle innovazioni che saranno il seguito logico delle risorse in via di estinzione e favorire la sostituibilità di una forma di capitale (il capitale naturale) con un’altra (il capitale fisico prodotto).

• La corrente ecologica contesta questa concezione ”produttiva” dello sviluppo sostenibile, in nome del carattere insostituibile di alcune risorse e dell’irreversibilità della loro scomparsa. Questa corrente raccomanda un modello di crescita fondato sulla sostituzione delle risorse non rinnovabili con risorse rinnovabili allo scopo di preservare il capitale naturale. Per valutare l’incidenza delle attività umane sull’ambiente, alcuni calcolano il loro impatto ecologico, cioè ”la misura in ettari della superficie biologicamente produttiva necessaria per soddisfare le necessità di una popolazione di una data dimensione” – in altre parole il numero di ettari che permette di produrre risorse utili a questa popolazione e assimilare i rifiuti che produce. L’incidenza ambientale si calcola in riferimento allo stile di vita della popolazione studiata: quella di un americano del Nord è di 12 ettari, quella di un francese è di 5,2 ettari, quella di un Afgano è di 0,58 ettari.

• Su scala mondiale, l’incidenza media pro capite è di 2,3 ettari, mentre la disponibilità pro capite (biocapacità) è teoricamente di 1,8 ettari. La soglia di sostenibilità è dunque oggi in gran parte superata.

5. L’esempio della politica climatica

• La Comunità scientifica ha oramai dimostrato il legame tra il riscaldamento climatico e le emissioni di gas a effetto serra (GES), in particolare di CO2, dovute all’attività umana. Questo riscaldamento conduce, alla fine, all’arretramento della banchisa e dei grandi ghiacciai e all’aumento del livello degli oceani, mettendo in pericolo numerose regioni del mondo. Di fronte a questa minaccia, bisogna ammettere che i meccanismi spontanei del mercato non integrano questo costo ambientale, o questi costi ambientali negativi non computati. Le imprese internalizzano, infatti, nei loro costi e nei loro prezzi di vendita, questo danno al bene comune che costituisce il clima del pianeta. Per rimediare a questa situazione, i poteri pubblici dispongono di 3 strumenti principali: la regolamentazione, la fiscalità ecologica e il mercato delle quote di emissione.

• Le regolamentazioni consistono nel limitare o nel proibire le emissioni mediante la legge, attraverso l’istituzione di norme e di sanzioni in caso di inosservanza. L’arma fiscale, da parte sua, consiste nel far pagare il costo ambientale delle emissioni al produttore o all’utente tramite una eco-tassa che aumenta il prezzo dei prodotti: l’utente (impresa o famiglia) è incitato a scegliere i prodotti meno inquinanti poiché meno tassati. Infine, il mercato dei diritti di emissione, predisposto ad esempio nell’Unione europea dal 2005, consiste nell’attribuire ad ogni luogo di produzione ”il diritto a inquinare”, questo diritto può essere rivenduto in caso di mancato utilizzo. Le imprese più inquinanti sono costrette a comperare diritti oltre le loro quote, le imprese ”virtuose” traggono profitto dai loro diritti non utilizzati.

6. Questi strumenti quali effetti prevedono?

• Tutte queste misure non hanno avuto, fino ad oggi, un effetto significativo globale sui livelli mondiali di emissioni GES. Alcuni paesi hanno ottenuto dei risultati, come la Svezia, che ha imposto la carbon tax da oltre 20 anni. Ma l’Unione europea non ha sempre fiscalità ecologiche coerenti. Il mercato delle quote di emissione che ha predisposto non è efficace poiché le attribuzioni iniziali del diritto a inquinare sono state troppo generose, e il prezzo a tonnellata di carbonio è crollato, togliendo al meccanismo ogni carattere incitatore. D’altra parte, alcuni grandi paesi emergenti e gli stessi Stati Uniti rifiutano di aumentare le costrizioni che una politica climatica fa necessariamente pesare sulle attività economiche. E’ chiaro che, in queste condizioni, l’ultima relazione del mese di settembre 2013 del GIEC (gruppo di esperti intergovernativo sull’evoluzione del clima) sia stata, a riguardo, più pessimista rispetto al passato.

7. Conclusioni

La sfida ecologica è probabilmente la sfida del futuro più difficile da affrontare. Perché rimette in discussione le condizioni di vita e le formule di consumo delle popolazioni dei paesi sviluppati, e deve affrontare l’inerzia dei comportamenti e la resistenza dei potenti gruppi di interesse, sostenuti a volte dai lobbisti senza scrupolo. E deve anche confrontarsi con la capacità di omissione e di disattenzione di una opinione pubblica pronta a commuoversi davanti alle catastrofi ecologiche diffuse attraverso i mass media ma anche molto veloce a dimenticare la lezione. Infine, i paesi emergenti e i paesi poveri non trascurano di farci osservare che la preoccupazione ambientale è ”un lusso dei paesi ricchi” dai quali sono ancora molto distanti le popolazioni che, nel mondo, sono a volte ancora in lotta per la loro sopravvivenza materiale.

Come insegnare matematica e geometria in modo ricreativo

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte LISTINDIARIO

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Il bambino impara a gradire i numeri attraverso l’arte, il ritmo e la natura

Nell’essere umano la matematica e la geometria sono innate, le ritrova nella natura e convive con loro nel corso della sua esistenza. Il loro studio deve essere piacevole e non un trauma ma questo è un compito dell’insegnante di qualsiasi livello accademico. La raccomandazione arriva dagli insegnanti colombiani Ines Medina e Manuel Vidiero, che per la quarta volta sono in visita nel paese su invito della Fondazione Domenicana in difesa della pedagogia Waldorf e del suo programma Insegnanti creativi per tenere, in questa occasione, il seminario ”Elementi ricreativi della matematica e della geometria”. Ricreativi, ha dichiarato Medina, perché possono essere considerati in due modi: “Per distrarsi, giocare; o per creare qualcosa di nuovo”. A giudizio di Medina, non è vero che la matematica è insopportabile o complicata, perché tutto dipende da come viene insegnata.“ Se le scienze matematiche arrivano direttamente all’intelletto, come qualcosa di astratto, è logico che per il bambino ciò sarà ostico. Bisogna far capire questo al bambino, poichè quest’ultimo è sinonimo di attività, quindi tenerlo occupato affinché impari alcuni numeri, perché faccia pagine e pagine di esercizi per lui è fatale, perché il bambino è movimento, è attività, è ritmo”. Convenendo con Medina, se l’insegnante associa le scienze matematiche a tutto questo, per lui sarà un gioco ”e questo lo vediamo ovunque nel mondo nei giochi tradizionali, come saltare la corda o giocare a campana”.

La natura

A giudizio di Manuel Viadero, la natura è una grande alleata nell’insegnamento delle scienze matematiche. Un esperto agricoltore negli orti scolastici, ha indicato che poichè i numeri sono vicini all’essere umano è importante che il bambino impari a gradire questi numeri attraverso l’arte, i lavori manuali, il ritmo, la pittura e la natura. La matematica e la geometria ”una persona le ritrova nei petali di un fiore, nella forma geometrica della frutta. L’insegnante quindi deve iniziare a stimolare in lui lo studio della natura, e di tutto ciò che lo circonda. Le forme geometriche sono ovunque, nelle curve, negli angoli”, ha indicato Viadero.

CONFORMARSI AI PROGRAMMI UFFICIALI

La paura che gli allievi ammettono di avere verso le scienze matemariche è una consuetudine. ”Abbiamo una zavorra di metodi per insegnare la matematica e il cambiamento lo deve impartire l’insegnante. Per questo vengono organizzati i seminari, per imparare le tecniche e a partire da queste crearne altre”, ha esposto Ines Medina, insegnante di chimica, di geometria, di astronomia, di pittura e di disegno con oltre 40 anni di esperienza in classe. Adottare le tecniche dei seminari non significa allontanarsi dai programmi educativi ufficiali, ha osservato Rosanna Diaz Santiago, coordinatrice del Programma, Maestro Creativo della Fondazione domenicana in difesa della pedagogia Waldorf. “Questo programma, che ha già formato 6.000 insegnanti a partire dal 1999, fornisce i mezzi. Il maestro insegnerà a fare la moltiplicazione in modo dinamico e ricreativo e il bambino imparerà con tutto se stesso, non solo con la testa, questa è la cosa fondamentale di questo programma”, ha segnalato Diaz. La pedagogia Waldorf, tiene conto dell’uomo in tutte le sue manifestazioni, e tiene conto dello sviluppo del bambino in tutte le sue tappe e ricorre alle arti per educare.

Val Di Fassa la meta da non perdere per le tue vacanze

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La Val Di Fassa è una regione del Trentino nord-orientale che invoglia numerosi appassionati di sci, gli escursionisti che amano fare passeggiate lungo i sentieri boscosi e tutti coloro che amano trascorrere vacanze all’insegna del benessere e del relax. Vivere un soggiorno in Val Di Fassa significa essere impegnati in attività sportive, assaporare la buona cucina, godersi l’aria salubre e coinvolgere amici e parenti in un piacevole divertimento. Tra i paesi della Valle, nel gruppo dei top rientrano: Pozza di Fassa, Canazei e Moena dove è prodotto l’ottimo formaggio, il “Puzzone di Moena”. Se hai deciso di trascorrere una vacanza in questa regione del Trentino sappi che ti aspettano numerose attività. A partire dallo sport invernale per antonomasia lussuoso e meraviglioso, nel corso del periodo primavera-estate o in autunno, quando il tempo lo permette, il viaggiatore può inoltrarsi nei vari sentieri per fare trekking, organizzare pic-nic nelle zone boschive destinate al ristoro, o può fare delle escursioni in bicicletta. In realtà la Val Di Fassa offre numerose occasioni per vivere un periodo di riposo indimenticabile. Pozza di Fassa è una zona protetta dove confluisce il fiume Avisio con il Rio San Nicolò ed è circondata da Cima Undici e Cima Dodici. La sua posizione favorisce soggiorni all’insegna di relax, offre centri benessere e le cure termali presso le Terme di Dolomia. Le acque delle Terme fluiscono da una sorgente solforosa, l’unica del Trentino, posta a 1320 metri di altezza. A Pozza di Fassa il turista è agevolato dalla Skiarea Buffaure una meta d’oc per i suoi incantevoli panorami, viste imperdibili sul Catinaccio, sul Latemar e sul Gruppo del Sassolungo. Gli appassionati di sci considerano questa meta una destinazione ideale poiché la connessione con il Ciampac offre ben 25 km di piste abbondantemente innevate e collegate facilmente alla Skiarea Belvedere a Canazei. L’accesso al circuito della Marcialonga, è una importante pertinenza con l’anello Ciancoal, per la diversità dei suoi ritmi e per le assidue nevicate. Moena, soprannominata la Fata delle Dolomiti, è attorniata da emozionanti gruppi dolomitici, quali: il Latemar, i Monzoni e il valico di Costalunga. Il paese turistico offre numerosi luoghi di visita come la chiesa arcipretale di San Vigilio. In stile gotico l’edificio ecclesiastico fu consacrato nel 1164, ed è famoso per l’affresco dipinto da Simone Baschenis, “Danza macabra”, che rappresenta l’uguaglianza di fronte alla Morte. A Moena, è allestita la mostra, La Gran Vera, una esposizione che ricorda gli avvenimenti bellici e il loro impatto sulle popolazioni locali che si svolsero al fronte austro-ungarico (Galizia-Bucovina-Violina) e la guerra sulle Dolomiti di Fassa e Fiemme.

Cianacèi in ladino ma meglio conosciuta come Canazei è sicuramente il fiore all’occhiello della Val di Fassa. Questo paesino del Trentino nord-orientale è definito come la capitale degli sport sulla neve in Val di Fassa. La tradizione ladina, alla quale sono molto affezionati i suoi abitanti, è vivamente espressa nell’architettura della località. Il turista in visita può essere spettatore di rappresentazioni e feste che inneggiano alla cultura e alle usanze ladine. Il Centro acquatico Dolaondes, realizzato dall’architetto Ralf Dejaco, comprende, la Piscina semi-olimpionica, la Vasca Fun, la Vasca Kids, la Piscina salina esterna, la Vasca Whirpool, un attrezzatissimo Eghes Wellness che ripropone il principio cardine delle terme romane, la sala massaggi, e il Planet Gym. Canazei gode di una posizione strategica a ridosso dei passi dolomitici, Pordoi, Sella e Fedaia. Oltre al modernissimo Palazzo di ghiaccio, il paese offre anche moderni impianti di risalita. Nel centro storico di Canazei peculiare per la sua architettura, sono distribuiti numerosi negozi, pub, cinema e altri locali destinati ad allietare la permanenza sul posto.

VINCENZO DI GIOSAFFATTE: LA RACCOLTA INTERNAZIONALE

di Sabrina Carbone

LA-RACCOLTA-INTERNAZIONALE-200x280“Negli anni ’60 – ’70 uno staff affiatato di valorosi docenti tra i quali i compianti Gianfranco Trucchia e Roberto Bentini, coordinato dall’allora Direttore Serafino Mattucci, svolse impegnative iniziative didattico-artistiche delle quali resta ancor oggi ampia documentazione nell’Istituto. Successivamente con il ruolo di Preside, ereditando l’entusiasmo e l’amore per l’arte dei docenti e direttori che mi avevano preceduto e con l’incisivo apporto di tutte le componenti scolastiche, abbiamo realizzato iniziative che hanno consentito la salvaguardia della scuola stessa e la conquista di una sempre più qualificata immagine a livello nazionale e internazionale del “Grue”. Tra esse in primo ordine di importanza, la Raccolta Internazionale, avviata nel 1986 in occasione della celebrazione dell’80° anno di vita della Scuola che ora viene affidata alla comunità castellana perché voglia averne cura, ampliarla e farne sempre più un centro di riferimento per gli artisti della ceramica di tutto il mondo”, Vincenzo Di Giosaffatte.

 

LA RACCOLTA INTERNAZIONALE come oggetto di studio e di riflessione

 

L’arte e la cultura hanno un ruolo speciale in ogni società. Entrambe favoriscono la libertà di espressione, promuovono la pace e lo sviluppo sostenibile. Il valore culturale gioca un ruolo decisivo in progetti di collaborazione internazionale. Nel cuore di un abetaio e in un’atmosfera serena, sorge il Liceo artistico per il design F. A. Grue, custode della Raccolta Internazionale promossa e ideata dall’allora Preside, Vincenzo Di Giosaffatte. L’eco artistico richiama un pubblico appassionato di ceramica ed è una locomotiva per coloro che sono poco inclini a questa materia. Un richiamo che rende sensibili verso il lavoro oculato e riguardoso che è stato fatto per portare a compimento la collezione. Un beneficio che non è destinato solo agli eredi ma supera i confini. E’ necessario sottolineare come un pezzetto di argilla, plasmato dalle mani dell’artista assuma forme diverse e con un gioco di colori completi l’arredo. Un vettore quindi di comunicazione e di scambio culturale, etnico e artistico.

La collezione è il Cicerone che accompagna il visitatore nella scoperta di un mondo nuovo, arricchisce il bagaglio culturale ed è un punto di riferimento costante per tutti. Nel bouquet di autori, emergono nomi come gli artisti italiani Ernesto Treccani, lo stesso Di Giosaffatte Vincenzo e Tommaso Cascella, il giapponese Tatsunomi Kano, Verena Hann di Berlino, Charlotte Hastin di Copenaghen, e altri interpreti che hanno appoggiato e favorito l’idea della Raccolta Internazionale donando una loro opera al suo fondatore. Le opere collocate nella collezione sono 282 e all’idea si sono unite anche diverse istituzioni scolastiche come: l’Istituto statale d’Arte di Avellino, di Castellamonte (To), di Chieti, il Liceo artistico per il design F.A. Grue di Castelli, o la Schule fur Gestaltung di Berlino e l’Associazione culturale Italia-Ungheria di Budapest. Nel catalogo realizzato per la Raccolta Internazionale, l’editore Domenico Verdone cita: “Un grappolo di case e poche anime, Castelli è per antonomasia il paese delle ceramiche dove un popolo minuto riuscì a raccogliersi intorno ad un progetto collettivo e inventò il suo futuro”. Concludendo allargo un invito a tutti a visitare Castelli per conoscere la sua tradizione, per avere un approccio con il Liceo artistico per il design ‘F. A. Grue’, per ammirare la Raccolta Internazionale e farne un punto di forza, di riflessione e oggetto di studio. Ringrazio, Maddalena Verdone in Di Giosaffatte per avermi introdotto in questo percorso artistico.

LA TRADIZIONE DEL FUTURO mostra d’arte ceramica Castelli Abruzzo Italy

Castelli, circondata dalle bellissime montagne che formano la nota catena del Gran Sasso è un piccolo paese dell’Abruzzo che gode di un importante bagaglio culturale e artistico. La ceramica, è il perno sul quale ruota un’antica tradizione. La mostra, “La Tradizione del Futuro” è stata inaugurata il giorno, 30 luglio, e rimarrà aperta fino al, 03 settembre. Il progetto, promosso dal Liceo artistico per il design, F.A. Grue, il Comune di Castelli, e organizzato da Verdone editore srl e da altri enti che hanno appoggiato questo evento, si sviluppa nei laboratori del Liceo riuniti in un polimero a nido d’ape. La Tradizione del Futuro è un’antologia di opere realizzate dai direttori, o create sotto la loro direzione, dai professori, dagli allievi e da autori che, pur non avendo frequentato la Scuola, hanno usufruito della cultura artistica che questa struttura ha divulgato per l’intero paese nel corso del ‘900. I suoi albori risalgono a metà ‘800 ma solo dopo mezzo secolo e precisamente nel 1906, ciò che all’inizio poteva sembrare una auspicabile struttura divenne una straordinaria realtà, grazie al proficuo lavoro dell’allora sindaco Beniamino Olivieri e del senatore Felice Barnabei. In occasione dei 110 anni dalla fondazione della Scuola d’arte, oggi Liceo artistico per il design, è stata allestita questa mostra che espone uno spaccato delle opere e degli autori che sono stati partecipi e che hanno contribuito allo sviluppo della Scuola d’arte o che sono stati influenzati dalla cultura artistica profusa da detta istituzione. L’esposizione è stata programmata e allestita secondo un ordine cronologico, e inizia con la prima direzione di Luigi Grandi (1910) e Gennaro Conte. Grandi nomi hanno diretto questa Scuola: Luigi Bini, che introdusse nuove materie e allungò gli orari di lezione; il direttore Polidori del quale è possibile vedere nella mostra due bellissime opere come un piatto dalle dimensioni piuttosto importanti e che ritrae la figura di un torniante e quella di un pittore con lo stemma del comune di Castelli e Sant’Eusanio il protettore di questo bellissimo comune in provincia di Teramo. Nonostante le avversità della Seconda Guerra Mondiale il direttore Lucerni riuscì a mantenere alto il nome e la notorietà della Scuola d’Arte. Giorgio Baitello è stato il primo a introdurre nella scuola di Castelli i lustri e gli smalti a riflessi metallici. Tra i professori fin dagli anni ’20 del secolo scorso emerge la figura di Antonio Rosa che ha formato generazioni di ceramisti castellani e allievi. Lo scultore Giorgio Saturni è uno degli insegnanti che ha contribuito a espandere la componente artistica a Scuola. Sotto la direzione di Guerrino Tramonti fu realizzato il famoso ‘Terzo cielo’, esposto al pubblico nell’atrio dello stesso stabile. L’opera corale è stata realizzata grazie alla collaborazione sviluppata tra docenti e alunni. La carrellata di opere d’arte nella esposizione ‘La Tradizione del Futuro’, abbraccia i lavori artististici del direttore Serafino Mattucci le cui espressività artistiche sono custodite dalla Fondazione Tercas di Teramo, i docenti come Arrigo Visani, Gianfranco Trucchia, Francesco Mancini, e Roberto Bentini. Infine la raccolta di opere si conclude con la direzione di Vincenzo Di Giosaffatte e di alcuni artisti che hanno operato a Castelli in epoca recente: Giancarlo Sciannella e Cheng. La Scuola, è stata un traino anche per i maiolicari che non hanno frequentato la struttura. Citiamo per esempio Benito Carbone, Romeo D’Egidio e Ivano Pardi. Diversi gli stili artistici che sono stati creati nel corso del tempo in questa scuola, per esempio Alfredo Celli sviluppa ricerche di tipo modulare già messe in atto da Trucchia che realizzò con la stessa tecnica le grandi statue del Presepe monumentale il quale, sotto la direzione di Serafino Mattucci, è stato portato in mostra a Gerusalemme e attualmente è esposto in un padiglione della Scuola d’Arte. Per chi è interessato informiamo che nel prossimo autunno uscirà il libro dedicato alla Tradizione del Futuro Verdone editore srl.IMG_20170815_142808

Castelli e dintorni

Prima

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Terremoto di Amatrice le montagne della catena del Gran Sasso apparivano così pochi minuti dopo il terremoto L'immagine può contenere: albero, cielo, pianta, spazio all'aperto e natura

Dopo il terremoto di Amatrice e di Norcia, Castelli, già claudicante a causa del terremoto del 2009 Aquila, è diventato un paese fantasma ed è così

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Il resto sono solo bei ricordi …..

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La Terrazza dei Grue il Mago della pizza

​Votiamo la ‘Terrazza dei Grue’ l’unica rimasta in corsa per il titolo in Abruzzo  un voto al giorno per ogni mail grazie e

Vota qui il pizzaiolo è davvero bravo e merita tutti i nostri voti grazie a tutti di cuore se date una mano all’Abruzzo che dopo una notte insonne a causa del terremoto ha bisogno di essere risollevato http://sondaggi.gastronauta.it/pizzerie2016

Tasselli di una vita…Il maestro Benito Carbone si racconta

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La sera ha appena fatto il suo ingresso in questo splendido scenario che offrono Castelli e le sue montagne. Il focolare acceso ci illumina il viso. Guardo mio padre che osserva i colori vivi del fuoco, blu, giallo, rosso i colori che lui adora ed è così che inizia a rimettere insieme i tasselli di una vita dedicata al lavoro. Avevo 14/15 anni quando iniziai ad avvicinarmi all’arte ceramica. I primi tempi feci apprendistato presso qualche fabbrica di Castelli ma senza grandi prospettive. Il vero apprendistato lo feci con mio fratello, Saverio Carbone. Nato a Castelli il 28/08/1936 sono figlio di Pasquale Carbone (geometra) e Mettimano Lucia. Io sono il più piccolo di 8 figli. Quando andavo ad imparare da mio fratello Saverio (che suonava anche il violino) era un periodo triste, il lavoro c’era ma mancavano i soldi. Castelli all’epoca era molto popolata e nonostante la povertà c’era allegria e le fabbriche erano ubicate all’interno del paese. Lo scarso giro di moneta mi costrinse a trasferirmi nella Repubblica di San Marino lasciando a malincuore mio fratello Saverio, mio padre e mia madre a Castelli. Nella Repubblica di San Marino lavoravo presso la MAR.MA.CA come decoratore. Lavoravo bene e percepivo un buon salario che faceva vivere me e mi dava la possibilità di mandare anche qualcosa alla mia famiglia. Ricordo ancora il mio primo cappotto acquistato a P.zza Malatesta a Rimini. Parallelamente l’Istituto d’Arte di Faenza mi comunicò che stavano cercando decoratori perchè volevano aprire una fabbrica a Luneville con un reparto dedicato alla ceramica. Era il 5/05/1957 io e Mercante Dino avevamo fatto il viaggio in treno per arrivare a Luneville che ci accoglieva con una grande nevicata. Dormivamo in un ampio dormitorio dove c’erano anche molti ungheresi sfuggiti in precedenza all’invasione dell’Ungheria. Con il passare del tempo le cose non erano così tanto promettenti la Francia era in disaccordo con l’Algeria e quindi le esportazioni erano congelate. Tuttavia mentre i miei amici erano oramai tornati a casa io continuai a lavorare presso la Faiencerie de Luneville. A causa dello scarso lavoro iniziai a mandare curriculum in Francia senza ottenere risposta. Avevo mandato il mio curriculum anche in Svizzera. A Schaffhausen c’era una fabbrica che aveva bisogno di decoratori. Per ottenere l’impiego mi dovevo recare sul posto e fare un periodo di prova. Mi presentai e superai la prova ma per essere assunto avevo bisogno di una documentazione con certificato di apprendistato. Scrissi a mio padre, spiegando che avevo bisogno di documenti e certificato. Purtroppo mio fratello Saverio era morto e Lorenzo Pardi rassicuró mio padre facendomi ottenere la documentazione. In Svizzera stavo bene e ci rimasi dal 1959 al 1965 anno in cui per problemi reumatici fui costretto a ritornare al paese. A Castelli c’erano ancora delle difficoltà economiche e si viveva la vera crisi. Qualcuno mi aveva informato che ad Ascoli Piceno presso la F.A.M.A di Nello Giovanili cercavano un decoratore. Presso detta fabbrica lavorai per quattro anni e mezzo. Ad Ascoli Piceno realizzai anche una Mostra personale. Fine anno 1968 conobbi mia moglie Antonietta Pacifici e mi sposai nel 1969 anno in cui sei nata anche tu. Nel frattempo la scuola pilota Centro Ceramica Castellano mi invitò a insegnare presso la stessa, decorazione. Parallelamente avviai una società con i miei amici che produceva ceramica. Nel 1975 presi la decisione di mettermi in proprio e questa autonomia è durata fino al 2006 anno in cui sono andato in pensione. – Qual’è il decoro che ti piace di più?
Quando sono partito dal mio paese ero un apprendista ma sono cresciuto da solo e facevo sempre disegni. Per imparare dipingevo decori su carta. Imparare all’epoca era una necessità. Quando si andava nelle botteghe a fare l’apprendistato insegnavano bene. Per esempio un mazzetto di fiori doveva essere di cinque pennellate, nel fioraccio Castellano una foglia è a destra e una a sinistra e soprattutto non si potevano riprodurre teste di figure. Ma la mia passione era ed è dipingere cavalli, giraffe, modellare con la creta gli animali come il ‘bambi’. Con l’apprendistato avevo imparato anche a fare gli stampi in gesso dei piatti. Mio fratello Saverio diceva che facevo le case storte, oggi lo ringrazio per quello che mi ha insegnato. Quando partii da Castelli nei ritagli di tempo mi dedicavo interamente al disegno. Avevo l’ispirazione di creare decori diversi. Una persona deve avere un’impronta artistica personalizzata. Anche se alcune opere sono delle riproduzioni le altre sono creazioni mie personali. Ho sempre cercato di creare qualcosa di diverso senza appesantire il decoro. Soprattutto ho sempre cercato di sfumare con il colore il disegno. – Quante mostre hai fatto?
-La prima mostra la realizzai ad Ascoli Piceno. L’altra, tramite il Centro Ceramica Castellano. Andai in Algeria per presentare le varie fasi dell’arte su ceramica, i forni e l’argilla. In Algeria per far vedere come si decora realizzai alcuni pezzi che esposi ad Algeri. Se una persona vuole raccogliere i frutti deve saper coltivare il campo. Non bisogna fermarsi mai. – Da quando sei andato in pensione a oggi, cosa ti manca?
-Mi manca tanto il mio lavoro. Avevo la mia radiolina che mi faceva compagnia mentre ero a lavoro. Mi mancano i colori, le decorazioni…Mi manca il mio mondo. Nonostante la forte artrosi alle mani riesco a tenere in mano una penna come un pennello e faccio ancora qualche schizzo. Ricordo con piacere l’Onorevole Marco Pannella quando mi veniva a trovare nella mia piccola bottega, i miei clienti che mi hanno coccolato con i loro elogi. Sono apparsi diversi articoli sul mio lavoro, sono stato incluso nel libro ‘Personaggi d’Abruzzo’, sono stato elogiato in ogni dove ma sono rimasto sempre umile e timido. Finalmente mio padre ha rotto il ghiaccio della timidezza e dopo quasi mezzo secolo mio padre mi ha concesso questa bella intervista.