Sabrina Carbone: British Council

Alla esposizione delle opere, della Street Art Internazionale, il British Council ha inserito una mostra dedicata ai murales libici più emergenti. Il Direttore del V&A, Martin Roth, afferma che in Libia prima della rivoluzione, questo tipo di espressione artistica urbana non aveva vita. E’ una forma di espressione creativa esplosa in Libia, che abbiamo voluto presentare insieme, tenendo una ampia collezione di Street Art. Durante la guerra, Cherry Gough, Direttrice del British Council in Libia, doveva uscire dal Paese, al suo ritorno aveva notato cambiamenti radicali nell’animo della popolazione. C’erano due cose che avevno richiamato la mia attenzione, commenta, la prima è stata la felicità, l’orgoglio e l’ottimismo dei libici, anche se consapevoli che l’immediato futuro era difficile ma erano molto contenti! La seconda era il fiorire dell’espressione personale dell’arte urbana: “Un giorno mentre cercavo di tornare a Tripoli, ho visto una donna tenere per mano i suoi due figli e dipingere un muro. Il giorno successivo sono passata di nuovo in quella zona e ho visto che aveva dipinto una preziosa allegoria”. Durante il Regime del Colonnello Gheddafi tutto questo era inconcepibile ma è diventato il simbolo di un drastico cambiamento. Adesso, è già tanto vedere una madre insieme ai suoi figli esprimersi apertamente. L’esposizione è stata presentata a Tripoli nella Galleria, Dar Al Fagi Hassan, ed è rimasta aperta fino al 12 aprile del 2012, poi è stata allestita a Bengasi. Sono stati esibiti 25 incisi, calcomanie, e stampe originali della collezione del museo realizzati da famosi artisti urbani del Regno Unito, Francia, Stati Uniti, e altri Paesi. Gente come Bansky o Jon Burgerman che delle loro opere non ne fanno solo una pittura urbana ma anche una serie di stampati, che sono stati conplementati con grandi fotografie di alcuni, tra i più significativi murales e pitture di Tripoli e Bengasi, spiega Gill Saunders, Commissario della Mostra e custode del V&A. Sono stupita dall’importanza di questo fenomeno pittorico in Libia, una settimana fa, mentre allestivo l’esposizione ho potuto osservare la strada di Tripoli, sono strapiene di questi murales. Molte caricature ricordano Gheddafi, abbastanza brutali e umiglianti per il Colonnello,  incluso scene relative al regime. La maggior parte, nella loro forma,  sono abbastanza ingenue ma altre sono più  elaborate. Molte volte sono accompagnate da frasi in arabo che dimostrano il loro disprezzo, ma anche la loro speranza di Vittoria e un futuro libero. Ciò che mi stupisce,  è che sono state conservate abbastanza bene le pitture realizzate durante la rivoluzione. Non sono state cancellate nè ridipinte, le nuove pitture hanno motivi più allegri, paesaggi, gente e messaggi più ottimistici  per il futuro. Soprattutto un uso generalizzato dei colori della nuova bandiera, quella recuperata dal Regime del Re Idris, rosso, verde, e nero. Le mappe del paese dipinte con questi colori, le lettere dei graffiti fino al cofano delle auto, affermano la loro identità con gli stessi colori. Sono apparsi anche molti slogan politici e una buona quantità sono in inglese, oltre all’arabo. Cose come “Sono libico e sono libero”. La Libia è un paese ridipinto, secondo Saunders. La libertà di espressione ha dato modo di realizzare questa tecnica estranea e spontanea. Infine possono esprimere ciò che pensano realmente ed è un piacere condividerlo con tutti.

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