Henri Poincaré: L’ultimo degli scienziati universali, morto nel 1912

Sabrina Carbone

ImmagineMatematico,fisico e filosofo,questo grande scienziato ha rivolto i suoi interessi verso la sorte dei minatori. In occasione del centenario sulla sua scomparsa, due esperti hanno ricordato questa parte sconosciuta dell’eredità Poincaré. Il 17 giugno 1912 veniva a mancare Henri Poincaré,matematico,fisico e filosofo,considerato come uno degli ultimi grandi scienziati universali. In occasione della commemorazione per il centenario della sua scomparsa Jean-Marc Ginoux e Christian Gerini, professori incaricati all’Università del sud di Toulon-Var hanno ricordato un episodio sconosciuto della vita dello scienziato: il suo coinvolgimento nell’ingegneria mineraria.Traumatizzato da un colpo di grisù nel 1879 Henri Poincaré era rimasto profondamente colpito durante una esplosione del 1° settembre del 1879 ai pozzi di Magny presso Vesoul e questo incidente era stato riportato da Le Figaro. Diplomatosi al Politecnico nel 1879, aveva scelto di integrarsi nella Scuola Mineraria. La sua prima destinazione in qualità di ingegnere per 8 mesi era la regione Lorenese dalla quale aveva tratto le sue origini.

Articolo di “Le Figaro”5 settembre 1879

Dal rapporto dettagliato e redatto l’incidente aveva generato “9 vedove e 35 orfani”. Henri Poincaré raccontava: “Sfortunatamente è già tanto che sono stati ritrovati i cadaveri, lo stato delle prime vittime scoperte non lascia alcun dubbio a riguardo”, l’urgenza della situazione prevede di ristabilire la corrente d’aria, e sostituire le porte distrutte con degli sbarramenti. I partecipanti alle operazioni di salvataggio continuano il loro cammino fin quando il ripristino dell’aria lo permette, hanno trovato due cadaveri, ma i soccorsi sono stati ben presto fermati da una frana che ostacolava il passaggio sulla settima traversa e che bisognava spianare. Dopo questa operazione sono riusciti a entrare fino all’altezza del piano inclinato e hanno scoperto i corpi di cinque sfortunati operai. Bisogna naturalmente sospettare che la lampada 476 trovata in questo posto, ha infiammato il gas e determinato la catastrofe, lo stato della lampada conferma ciò che è stato supposto” e concludeva il suo rapporto aggiungendo: “probabilmente all’origine della disgrazia c’è una negligenza umana”. Nel 1910, in un giornale per bambini era stato pubblicato: “La Lampada di Davy”
Come prova della forza che il trauma aveva provocato in lui, era suo interesse scrivere in una rivista, nel 1910, un capitolo consacrato alle miniere e destinato ai bambini delle scuole primarie superiori (dei quali molti sono diventati minatori). Incaricato dall’editore Hachette di redigere cinque testi sulla scienza (riuniti un anno più tardi in un libro), aveva imposto lui stesso questo capitolo, dove ricordava a lungo l’invenzione di Davy e la lampada che porta il suo nome e ne descriveva grossolanamente la sua funzione – una rete metallica molto fine, circondava la fiamma a gas circostante.Questa lampada attenuava in modo consistente i colpi del grisù dovuti alle illuminazioni delle gallerie, come quelle di Vesoul. L’intervento umano è stato spesso elencato nel suo testo, come anche le condizioni angosciose imposte ai minatori, i pericoli, la ripartizione dei loro compiti e anche il salario legato al loro rendimento. Aveva insistito sulla prevenzione dei colpi di grisù: “E’ necessario aerare le miniere,affinchè gli operai lavorino con aria respirabile ma soprattutto per togliere il grisù man mano che viene prodotto e che viene libera dal carbone”. La sua descrizione sul colpo di grisù rievoca sicuramente i passaggi del Germinale di Zola: “Viene prodotta una miscela esplosiva di aria e grisù che riempie tutta l’atmosfera della miniera e anche i polmoni dei minatori. Basta una scintilla per infiammare questa miscela senza descrivere gli orrori che ne conseguono.Centinaia di sventurati sono morti a causa della esplosione, altri ancora più sfortunati sono stati atrocemente bruciati e sono sopravvissuti per qualche giorno e per qualche ora, altri ancora sono rimasti asfissiati dai prodotti della combustione.

LA MORTE DI POINCARE’ notizia pubblicata in prima pagina su Le Figaro del 18 luglio 1912.

Le Figaro è il quotidiano che ha maggiormente evocato Henri Poincaré e la sua vita in parte, perchè era l’unico ad avere coperto nell’insieme la sua carriera. Il decesso dello scienziato veniva messo in evidenza in prima pagina nella sua edizione del 18 luglio del 1912. Nelle colonne consacrate a questo triste avvenimento era possibile leggere un lungo commiato: “Personaggio fuori dal comune nell’ordine del pensiero matematico e filosofico sapeva ciò che gli altri sapevano ma anche ciò che lui era il solo a sapere”. A volte è stato confuso con suo cugino Raymond, un uomo politico di primo piano che era stato eletto Presidente della Repubblica nel 1913, ma Poincaré non aveva bisogno di questa parentela per farsi conoscere, al di là di ogni sospetto. Oltre al suo immenso apporto in quasi tutti gli ambiti delle scienze matematiche e fisiche, la sua opera filosofica gli aveva dato la possibilità di diventare un membro dell’Accademia francese nel 1908 quando era già nel 1887 membro dell’Accademia delle scienze e di numerose altre istituzioni scientifiche e prestigiose di tutto il mondo. Fondatore della topologia algebrica, aveva formulato nettamente una congettura che porta il suo nome. Il suo enunciato era complesso per non dire ermetico ma basta sapere che ha resistito per un secolo ai più grandi matematici che hanno cercato di provare la sua veridicità. La difficoltà era così grande che l’Istituto Clay ne aveva fatto uno dei “sette problemi matematici del millennio”, la cui risoluzione era stata ricompensata da un milione di dollari. La congettura veniva finalmente dimostrata nel 2006 da Gregory Perelman un matematico russo tanto brillante quanto marginale, che aveva rifiutato la medaglia Fields (equivalente a due premi Nobel per la matematica) ma non aveva rifiutato il milione di dollari promesso. Non è stato solo un matematico ma anche un precursore della Teoria della relatività formulata da Albert Einstein,che aveva anticipato i problemi posti da Maxwell in caso di cambiamento referenziale.

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