Sabrina Carbone: Riesumati inutilmente i resti della Gioconda

Uno pseudo-ricercatore ha voluto dimostrare che Monna Lisa non è servita a Leonardo Da Vinci come modella.

I resti della Gioconda riesumati?

Tanto rumore poteva dire Shakespeare. La notizia ha fatto il giro del web. All’origine del buzz che ha fatto immediatamente alzare le spalle al mondo dell’arte, c’è un certo Comitato Italiano per la valorizzazione dei beni culturali, il quale è composto da alcuni antropologi e storici, dall’aspetto serioso è criticato da numerosi universitari. A capo non c’è uno scienziato bardato di diplomi ma un anziano presentatore televisivo che, dopo qualche anno, si è autoproclamato detective specializzato in very cold case, di alta portata mediatica e fantomatica. Silvano Vincenti si è fatto conoscere per aver trovato tracce di arsenico sulle ossa dell’Umanista Pico della Mirandola sostenendo che quest’ultimo era stato avvelenato. In realtà i resti degli antichi avi presentano in generale tali tracce per un effetto naturale di decomposizione. Vincenti aveva lavorato anche alla ricostruzione al computer del viso di Dante partendo da misure prese dal cranio del poeta. L’ipotetico volto non ha apportato novità riguardo al Personaggio e alla sua Opera.

La Gioconda un Uomo?

Per ciò che riguarda Lisa Gherardini (1479-1542) alias Monna Lisa, ipoteticamente parlando, un controllo incrociato del DNA con i discendenti della famiglia ha provato che questi resti riesumati dal suolo del Convento di Sant’Orsola a Firenze, gli appartengono realmente, ma cosa vuole essere dimostrato con questo? Che Monna Lisa non ha fatto da modella a Leonardo, come vuole credere Vincenti. Gli archivi dimostrano il contrario in maniera quasi certa. Vincenti è convinto che il Genio toscano si è servito soprattutto di un uomo per elaborare il più celebre ritratto a livello mondiale. Egli sostiene di aver decifrato un codice segreto nel dipinto, dove c’è in minuscolo la lettera L che sta per Leonardo nell’occhio sinistro e nell’occhio destro una S che significa Salai. A suo dire è una dichiarazione d’amore da parte del pittore, nascosta all’attenzione del suo giovane aiuto. Gli Esperti non scorgono altro che delle screpolature del tempo nella vernice.

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