Sabrina Carbone: Una pista inedita per combattere l’Alzheimer

Francia
Un farmaco dagli effetti anti-infiammatori sul cervello ha ottenuto risultati promettenti sui topi. La lotta contro l’Alzheimer, ha preso una piega più incisiva nel corso degli ultimi due anni, da quando i ricercatori nel corso dell’ultimo decennio hanno tentato, nei loro laboratori, di capire ciò che accade nel cervello dei malati che perdono, a causa di questa malattia, la loro totale autonomia. Tuttavia ben poco è testato sui nuovi farmaci. Oggi, il puzzle completo dei casi che provengono da una infiammazione del cervello, un accumulo di placche di proteine amiloidi tra i neuroni e lo sviluppo in questi ultimi di microfibre di proteine TAU che finiscono per distruggerle, inizia a prendere forma anche se non totalmente. Sono stati fatti dei passi avanti, che hanno permesso di effettuare delle analisi chimiche con i nuovi farmaci. Recentemente durante il Congresso Mondiale della Associazione contro l’Alzheimer è stato discusso dei trattamenti sperimentati come anticorpi usati su un piccolo nucleo di topi. Numerose sono le attese: 850.000 persone soffrono di questa malattia. Nel giornale di Neuroscienze datato 24 luglio 2012, i ricercatori americani hanno aperto un’altra via presentando delle analisi sui topi con una nuova molecola, detta MW-151, un inibitore specifico dei mediatori chimici della infiammazione nel tessuto cerebrale. Queste molecole vengono assunte per via orale e arrivano al cervello. I Ricercatori dell’Università del Kentuchy hanno voluto sapere, su un test di cavie, se questa molecola somministrata in uno stato avanzato della malattia ha la sua evoluzione.

“Una pista interessante”

Alcuni topi sono geneticamente predisposti a lesioni simili all’Alzheimer, ad esempio difficoltà a trovare la giusta direzione. Segni cerebrali caratteristici della malattia sono visibili in seguito durante la autopsia. Testando questo prodotto su una serie di topi predisposti, i risultati sono stati incoraggianti. “Un intervento precoce su un modello di topi riduce l’infiammazione cerebrale, che viene tradotto in un miglioramento dei segni neurologici”, afferma Linda Van Eldik (Centro per l’invecchiamento di Sander-Brown Università del Kentuchy), dedita a questo lavoro. La molecola presenta un effetto favorevole, se impiegata prima o dopo la diagnosi. E di fondamentale efficacia, somministrare la molecola prima di qualsiasi disturbo. “Al momento, siamo prudenti. I farmaci efficaci sui topi sono ancora lontani dalla loro efficacia sull’uomo”, assicura Philippe Amuoyel CHU (Centro Ospedaliero Universitario)di Lille -Fondazione Nazionale di cooperative scientifiche sull’Alzheimer e affezioni simili. Resta comunque una pista interessante. Per esempio se viene blocca l’infiammazione cerebrale che compare durante la malattia la conseguenza è l’arresto dell processo patologico. In studi recenti, la stessa molecola è stata capace, sempre sulle cavie, di ridurre le lesioni neurologiche dovute a un trauma cranico. Inoltre, è stato provato su test animali, la evoluzione della sclerosi a placche.

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