Caravaggio, uno scherzo bizzarro

Sabrina Carbone

Di recente, sono stati scoperti circa cento disegni del Caravaggio, e sono stati riportati alla luce da alcuni studiosi italiani, una notizia che ha fatto il giro del mondo.Tuttavia, alcuni esami scientifici non attestano la loro autenticità. Riguardo ai media, non hanno fatto altro che il loro lavoro: tenersi continuamente aggiornati sulla notizia, spiega il critico d’arte Tommaso Montanari. La famiglia Caravaggio continua ad espandersi.Se i suoi ultimi germogli, non meritano nessuna attenzione, i suoi famigliari invitano, a riflettere. Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrogolli, due illustri sconosciuti agli studi caravaggeschi, (e al mondo artistico-storico in generale), hanno annunciato di avere “scoperto” un centinaio di disegni del Caravaggio, nella stanza dei disegni del Castello Sforzesco a Milano. Questi sfondi sono forse sfuggiti agli occhi degli esperti? Neanche per sogno:la loro esistenza è stata sempre nota, come hanno subito ricordato i funzionari del Museo che accoglie da cinquant’anni circa, gli specialisti del Caravaggio, i quali dissertano e si interrogano su alcuni legami con l’opera del grande naturalista. Malgrado queste divergenze sulla paternità dei diversi foglietti, sono tutti certamente d’accordo a collegare questi disegni nello studio di Simone Peterzano (1540-1596) il pittore bergamasco presso il quale Caravaggio aveva realizzato la sua formazione a Milano. Ma i due nuovi caravaggisti hanno scoperto una soluzione geniale, un vero uovo di Colombo, che chiarisce questi legami: I disegni sono stati tutti firmati dal giovane Caravaggio. Semplice no? Ebbene questi rintontiti ricercatori che si sono scervellati per decenni ora si sono finalmente svegliati! 

Battaglia mediatica

Le prove? Dei fotomontaggi esilaranti che sovrappongono degli schizzi, manifestano la mano di pittori appartenenti a epoche diverse, su dei dipinti di Caravaggio, con degli effetti tragicomici.Un buffissimo esperto calligrafico, sta per coronare il sogno, stabilendo che la scrittura di un biglietto annesso ai disegni è proprio di Caravaggio. In sintesi solo la polizia scientifica di Parma manca all’appello: ma anche la polizia si è data abbastanza da fare ,due anni fa, autentificando i resti di Caravaggio a Porto d’Ercole (dove è morto il pittore). Ci piacerebbe fermarci qui, nell’inverosimile eco mediatico che ogni volta gioisce, quando si accanisce a trasformare la storia dell’arte in un circo .L’agenzia di stampa Ansa ha richiesto l’esclusiva assoluta della notizia che annuncia una “Svolta storica nella storia dell’arte”. Ma nessuno all’Ansa o Repubblica ( che ha dedicato alla notizia una pagina francamente imbarazzante) si è posto la domanda della credibilità della ricerca? Nella storia dell’arte, come in fisica, le “scoperte” vengono proposte a delle riviste sconosciute alla comunità scientifica, ma muniti di comitati e fondati su un sistema di revisione che è posto al vaglio e alla selezione dei contribuenti: La scientificità di una ricerca (un concetto ben conosciuto anche dalle scienze umane) si basa in primo luogo sulla affidabilità delle affermazioni e sul controllo esercitato dalla comunità. E’ dunque possibile, che almeno un giornalista non si è mai chiesto perchè una tale “scoperta” non è mai stata pubblicata su una rivista referenziata e nota come i due ebooks di Amazon?
“Un’autentica rivoluzione”
E’ possibile, inoltre, che nessuno abbia mai fatto un giro di ispezione sul sito ufficiale della “scoperta”? Dietro ad un sottofondo al sintetizzatore degno di un trhiller di serie Z, una voce come quella del supermercato, recita un testo che si apre con queste memorabili parole: “E’ una autentica rivoluzione del sistema Merisi, una delle scoperte tra le più importanti e documentate della storia dell’arte e della cultura” (il vero nome del Caravaggio è Michelangelo Merisi). E offre una conclusione sotto forma di apoteosi: “L’operazione giovane Caravaggio, ha comunque un grande valore economico e delle ricadute istituzionali considerevoli: è stato valutato che il valore dei soli disegni, di proprietà della città di Milano, può arrivare a circa 700 milioni di euro”. Nessuna redazione considera seriamente un sito che si chiama giovanecaravaggio.it, come fonte di informazione politica, economica o a fortiori scientifica, ma quando si parla di storia dell’arte tutto è possibile. In Italia, il giornalismo storico-artistico è vicino alla sepoltura, si accontenta oramai di servire la zuppa in occasione di grandi mostre,a tal punto da non discernere una vera notizia da una falsa. E’ uno dei più gravi sintomi del decadimento di una disciplina umanistica che si è prosternata davanti al pubblico italiano: un mezzo di formazione e di sviluppo dello spirito critico ridotto a uno strumento di incretinimento di massa. E, attraverso le innumerevoli cause del marasma del nostro patrimonio storico e artistico, questa desolante mutazione della storia dell’arte occupa un posto di qualità che è lontana dall’indignata classe politica dove mancano i fondi.

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