Nicholas Alkemade, II Guerra Mondiale, è caduto da 6.000 metri di altezza senza paracadute ed è sopravvissuto

Sabrina CarboneImmagine

Felix Baumgartner, è ritornato alla storia realizzando un salto nel vuoto da 39.043 m. di altezza e ha battuto i tre record mondiali. Tuttavia altri eroi hanno portato a termine altre prodezze ma senza riconoscimenti. Uno di questi, è stato l’aviatore britannico Nicholas Alkemade, che in piena II Guerra Mondiale, è sopravvissuto dopo un salto senza paracadute, da un caccia bombardiere in fiamme, ad un volo fatto da un’altezza di 6.000 m. L’incredibile storia di questo soldato britannico è accaduta nel 1944, quando gli alleati avevano iniziato a progettare le loro grandi offensive contro le forze naziste. Questi piani erano culminati con l’inizio di un grande sbarco sulle spiagge della Normandia, il 6 giugno, dello stesso anno, avvenimento che è rimasto inciso nella storia fino ad oggi. Gli avvenimenti relativi ad Alkemade hanno avuto la loro evoluzione tre mesi dopo, a marzo, come racconta lo storico e giornalista, Jesús Hernández, nel suo libro “Fatti insoliti della Seconda Guerra mondiale” (che presenta nel suo blog personale). “La saga è accaduta nel 1944, quando il 115° squadrone della RAF, cioè la Reale Forza Aerea Britannica, era diretta a Berlino per portare a termine una “missione di bombardamento” afferma. Il gruppo era formato da bombardieri britannici, oppressi nel “Lancaster”, c’era anche un altro gruppo  il “S for Sugar”, all’interno del quale c’era Nicholas Alkemade, un giovane militare che aveva all’epoca solo 21 anni. La missione, come spiega Hernández era quanto meno pericolosa: Il “S for Sugar” portava nelle sue stive sei tonnellate di bombe che doveva scagliare sulla capitale del Reicht. In totale, 300 bombardieri stanchi andavano a Berlino da un’altezza di 6.000 metri e a una velocità di quasi 400 chilometro orari”.
Una missione difficile
All’inizio non erano state riscontrate grandi difficoltà, poichè lo spiegamento era stato sviluppato senza problemi e il volo verso la capitale tedesca era stato tranquillo.Tuttavia, avvicinandosi al loro obiettivo, un centinaio di caccia della forza aerea nazista o Luftwaffe, andavano incontro alla formazione alleata. Ma le cose iniziavano a mettersi male.
I membri del “S for Sugar” come tutti gli effettivi britannici, iniziavano a prepararsi per la difesa. Ma, all’interno dell’equipaggio, il peso del combattimento lo aveva un’unica persona. “La maggiore responsabilità ricadeva sull’artigliere di coda, che in questo caso era il sergente Nicholas Alkemade. La sua missione era quella di maneggiare quattro mitragliatori da 7,7 mm, degli otto che contava insieme a quelli del “Lancaster” spiega lo storico. Alkemade era l’artigliere di coda del “S for Sugar” e nella coda dell’aereo, aveva il compito di occuparsi delle mitraglie nascoste in una piccola cabina di plastica trasparente. “Non c’era spazio per portare il paracadute. Se bisognava scegliere un luogo dentro l’aereo, questo era il meno indicato. Oltre alla solitudine e al disagio che c’era in questo posto da combattimento, gli aerei tedeschi erano soliti iniziare l’attacco proprio dalla coda e quindi l’artigliere di coda era il primo a ricevere il benvenuto” continua Hernández. Sebbene la battaglia aveva avuto un esito cruento, finalmente gli alleati avevano riportato la vittoria, ma la missione doveva ancora essere compiuta. Per questo motivo, ogni aereo aveva lasciato cadere le sue trecento bombe sul suolo tedesco. “Dopo aver scagliato la sua carica mortale e essersi difesi con successo dai caccia tedeschi, il “S for Sugar” aveva ripreso il suo volo verso casa. La missione era compiuta” racconta l’esperto.
Salto nel vuoto
Tuttavia, ancora rimaneva un nemico, un bimotore tedesco del tipo Ju-88 che aveva attaccato il “S for Sugar” nella notte. I suoi spari avevano colpito la fusoliera e la cabina di plastica di Alkemade, ma il giovane sergente aveva reagito in tempo e aveva diretto le sue mitragliatrici contro il bimotore tedesco. Una raffica di spari aveva cercato di incendiare il motore sinistro del Ju-88 che era caduto in picchiata” afferma il giornalista. Ma la sua allegria non era durata molto, e spesso la voce del pilota echeggiava nella testa del giovane: “Bisogna uscire, andiamo fuori!”. “Ma guardandosi indietro aveva visto che l’apparato era in fiamme. L’attacco dell’aereo tedesco aveva incendiato il Lancaster. Muovendosi con molta difficoltà per uscire dalla cabina, Alkemade cercava di raggiungere il suo paracadute, ma anche questo iniziava ad andare in pasto alle fiamme”
La situazione iniziava a complicarsi. Alkemade notava che i suoi sei compagni abbandonavano il bombardiere con i loro rispettivi paracaduti mentre il suo era completamente inutilizzabile a causa delle fiamme. “L’aereo iniziava a cadere in picchiata e lui era ancora lì dentro. Il fuoco iniziava a sopraggiungerlo. Istintivamente, aveva pensato che l’unica cosa da fare era saltare. E senza ombra di dubbio immaginava la sua morte all’istante”. Il destino era oramai deciso. L’aviatore si era lanciato dal bombardiere senza nessuna protezione tranne la sua uniforme. Come ha spiegato in seguito, si era gettato con la bocca rivolta verso l’alto, diretta verso il cielo stellato. E in varie interviste, successive all’accaduto, ha sempre dichiarato: “Ho avuto la sensazione di dormire su una nuvola, steso su un materasso molto soffice. La verità è che non avevo l’impressione di cadere. Ricordo che mancava solo una settimana per la mia licenza e oramai non pensavo di rivedere la mia ragazza Pearl. Ad ogni modo, pensavo che se questo significava morire non era poi così male”. Alkemade in seguito a ciò aveva perso i sensi a causa del cambio brusco di pressione. Ma invece di aprire gli occhi in un’altra vita, si era svegliato su un fazzoletto di terreno, era vivo. “Confuso, al primo impatto aveva sentito subito freddo,Toccando la superficie dove era caduto aveva capito che era una soffice e bianca neve. Non poteva crederci. Guardando il suo orologio iniziava a percepire il tempo, erano le tre e dieci di mattina e lui era lì, sui fiocchi di neve circondato da alti e frondosi alberi”.  Quando aveva completamente ripreso i sensi, aveva cercato di dare una spiegazione logica a tutto quello che era successo. La cosa più probabile, pensava, è che era caduto sulle chiome di alcuni alberi. La neve, spessa mezzo metro, lo aveva aiutato ad ammortizzare la sua caduta”. Inoltre la sua fortuna non era ancora finita, toccandosi il corpo per testare se qualche arto era rotto, aveva potuto solo apprezzare alcune piccole lacerazioni provocate dal fuoco del bombardiere, alcune fratture per lo scontro con gli alberi e una distorsione al ginocchio destro. Solo alcuni graffi considerando i risultati catastrofici della caduta.
Prigionia
Per Alkemade il peggio era passato, ma ancora non era salvo, il freddo era intenso e la sua divisa non permetteva di sopportare le basse temperature per molto tempo.
“Pensava che la migliore soluzione era quella di farsi catturare come prigioniero di guerra, aveva fischiato talmente forte che il suo eco aveva echeggiato in ogni dove per attrarre l’attenzione dei tedeschi.” Al loro arrivo, i nazisti avevano analizzato l’aviatore, e non ma non vedevano il suo paracadute, avevano pensato immediatamente che era una spia. Nonostante le spiegazioni del britannico i soldati non avevano creduto al suo racconto e a quella fantastica storia e di conseguenza avevano deciso di arrestarlo.Tuttavia, quando lo avevano sollevato per portarlo con loro, l’artigliere di coda aveva perso conoscenza a causa del dolore. “Quando era completamente desto, giaceva in una stanza dell’ospedale di Berlino. I dottori gli avevano chiesto come mai era in quel bosco. Alkemade aveva detto la verità, ma non era stato creduto”. Per questo motivo, quando era completamente ristabilito era stato portato nel campo di prigionia detto Dalag Luft, gli interrogatori erano concentrati tutti sulla sua giacenza in quel campo tedesco. Dopo decine di interrogatori, Alkemade iniziava a temere per la sua vita, la condanna per le spie era la morte. Ma di nuovo, la fortuna era  tornata ad arridergli: I tedeschi avevano trovato la fusoliera del “S for Sugar”. Aveva pensare di mandare una pattuglia sul posto per dimostrare che il suo paracadute era rimasto bruciato dentro l’aereo. Probabilmente i resti del paracadute erano spariti, ma tutto sommato il britannico, non aveva nulla da perdere. “Nonostante l’insistenza di Alkemmade, i tedeschi, non accennavano a prestare la minima attenzione alla sua storia e a revisionare il bombardiere. Fortunatamente per lui, un tenente Hans Feidel, aveva deciso di effettuare l’ispezione del Lancaster rimasto nelle vicinanze di Berlino. Con molta sorpresa, giunto nella posizione dell’artigliere di coda, aveva trovato i resti di un paracadute”. Il tedesco dopo aver fatto le verifiche pertinenti al caso, avevaverificato che il paracadute era assegnato a Alkemade, che era un ufficiale e dopo aver fatto un volo di 6.000 metri non era morto. “A partire da quello stesso momento, gli stessi tedeschi, che avevano trattato il sergente come una spia, iniziavano a considerarlo come un eroe. I suoi compagni di prigionia, che nemmeno loro avevano dato troppa credibilità alla sua storia, lo consideravano un mito vivente”. A sua volta, i tedeschi avevano deciso di scrivere una nota in una pagina della Bibbia del britannico, in modo che quando era arrivato nel suo Paese, la sua storia aveva credibilità. Nell’improvvisato certificato c’era scritto:” Dalag Luft, 25 aprile 1944. Le autorità tedesche hanno indagato e testato, che le dichiarazioni dell’argento Alkemade, 1.431.537 del RAF, sono vere in tutti i suoi aspetti. Ha realizzato una discesa di 6.000 metri senza paracadute, dopo che l’aereo era andato in fiamme, e ha toccato terra riportando lievi escoriazioni. E’ caduto sulla neve dopo che aveva ammortizzato la sua caduta grazie ad alcuni abeti”.
Ritorno nel Regno Unito
“Alkemade aveva ritorno nel suo paese a maggio del 1945, dove aveva concesso molteplici conferenze stampa a Londra per spiegare nei dettagli la sua insolita esperienza”.  Ma al contrario di quanto si poteva sperare, non era stato accolto come un eroe e aveva iniziato a lavorare in una fabbrica di prodotti chimici, nella quale aveva subito vari incidenti che erano costati quasi la vita. “In una occasione, una trave di  acciaio che pesava più di 100 chili, gli era caduta addosso: Erano riusciti ad estrarlo dalla trave, credendo che era morto, ma erano rimasti perplessi, vedendolo incolume. Nonostante la sua incoscienza, presentava solo una piccola ferita alla testa la quale era rimarginata in poco tempo. In seguito era rimasto ustionato da un acido e fulminato da una scarica elettrica ma in entrambi i casi la vita non si era concessa alla morte. Senza dubbio, Alkemade era stranamente immune da ogni pericolo. E’ morto per cause naturali molti anni dopo.

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3 thoughts on “Nicholas Alkemade, II Guerra Mondiale, è caduto da 6.000 metri di altezza senza paracadute ed è sopravvissuto

  1. Michelle M Ruiz novembre 3, 2012 / 12:57 pm

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