Malì- Il Consigliere speciale per la prevezione dei genocidi lancia l’allarme sui rischi delle rappresaglie contro i Tuaregs e gli ArabiSabrina Carbone:

1 febbraio 2013

Sabrina Carbone

IlImmagine Consigliere speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per la prevenzione dei genocidi ha attirato, venerdì 1 febbraio, l’attenzione sui rischi apportati dalle rappresaglie contro la popolazione civile dei tuaregs e degli arabi nella regione di Tombouctou, Kidal e Gao, siti a nord del Mali. “Se la liberazione delle città, antecedentemente sotto il controllo dei gruppi ribelli e degli estremisti, ha suscitato delle speranze presso le popolazioni, sono preoccupato per il rischio legato alle rappresaglie contrariamente a quello che pensano i civili del Tuareg e agli arabi” dichiara allarmato Adama Dieng. Il nord del Mali è caduto nelle mani dei gruppi islamisti radicati tra le forze governative e ribelli del Touareg alla fine di gennaio del 2013. L’11 gennaio, le forze francesi hanno lanciato una operazione militare che ha appoggiato l’armata del Malì per aiutare a riconquistare la regione, provocando una ondata migratoria delle popolazioni civili. Il discorso del Consigliere speciale, è giunto in seguito agli allegati che testimoniano le gravi violazioni dei diritti dell’uomo commessi dall’armata del Malì, comprese le esecuzioni sommarie e le sparizioni, a Sévaré, a Mopti, a Niono e in altre città vicine alle zone dei combattimenti. “Saranno realizzati dei linciaggi e degli sciacallaggi dei beni che appartengono alle comunità arabe e ai tuareg, le quali sono accusate di aiutare i gruppi armati a causa della loro appartenenza etnica” ha spiegato Dieng. Quest’ultimo ha anche richiesto all’armata del Malì di prendersi la propria responsabilità dal momento che protegge l’insieme delle popolazioni indipendentemente dalla loro estrazione sociale. “Sono profondamente turbato per le informazioni che indicano lo stato delle violazioni commesse dall’armata che continua a reclutare e a armare le milizie per pianificare gli attacchi contro i gruppi etnici e nazionali specifici nel nord del Malì”. Dieng ha incoraggiato vivamente tutti gli attori, soprattutto l’armata del Malì, a essere conformi ai diritti internazionali umanitari e ai diritti dell’uomo. “Prendere in ostaggio i gruppi etnici o religiosi in seno a un conflitto armato, dal momento che queste estorsioni sono state condotte in maniera generica e sistematica, costituisce dei crimini atroci” ha ricordato Dieng. Il consigliere d’altro canto ha elogiato la decisione del Procuratore della Corte penale internazionale (CPI), Fatou Bensouda, che incita a aprire una indagine sulla situazione creata in Malì.

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