Perchè il Pelé russo era finito in un Gulag?

Sabrina Carbone

Estatua-Eduard-StreltsovNei Giochi olimpici del 1956, celebrati a Melbourne (Australia), la squadra di calcio dell’URSS veniva premiata con una medaglia d’oro. La stella della squadra era Eduard Streltsov, un giovane attaccante veloce e abile che trionfava nella Torpedine di Mosca, lo chiamavano il Pelé russo. Due anni più tardi, a 21 anni, veniva fatto prigioniero in un Gulag siberiano. I Gulag sono l’esatto equivalente dei campi di sterminio nazisti. Tra il 1929 e il 1953 circa 14 milioni di prigionieri sono passati nei Gulag sovietici e oltre un milione sono morti. Ma ritorniamo alla nostra storia, cosa era accaduto realmente a Streltsov nel corso di quei due anni? Dopo la epica semifinale dove la Russia aveva sconfitto la Bulgaria con 9 giocatori in campo, due giocatori sovietici erano rimasti contusi e a quel tempo non erano permesse le sostituzioni, la partita era stata vinta grazie ai due gol segnati da Streltsov, mentre la finale era stata disputata con la Jugoslavia e il mister russo aveva deciso di lasciare in panchina la sua giovane stella facendo giocare al posto suo Nikita Simonyan. Nonostante questa decisione, i russi erano riusciti a vincere. Dal momento che i calciatori sostituiti non ricevevano medaglie, lo stesso Simonyan aveva offerto la sua medaglia a Streltsov al quale riconosceva il merito della vittoria. Nel Cremlino era stato organizzato un evento per omaggiare i vincitori di Melbourne, dove partecipavano le autorità più distinte del Politburo, tra i quali era presente Yekaterina Furtseva, la donna più potente del Paese, accompagnata dalla sua congiunta di 17 anni. La ragazza, era presa dalla giovane stella e voleva conoscerlo a tutti i costi, per sua madre quel fidanzato poteva consolidare la sua posizione nel partito. Tuttavia Streltsov con le buone maniere e con dignitose parole aveva rifiutato la diciassettenne, e dopo un paio di bicchieri di vodka e davanti all’insistenza della madre l’attaccante aveva risposto: “Non sposerò mai una con la faccia da suora”. Yekaterina Furtseva non aveva dimenticato quell’affronto, e Streltsov per peggiorare la sua situazione aveva rifiutato tutte le offerte delle due squadre moscovite più prestigiose come il CSKA, la squadra dell’Esercito russo, la Dynamo di Mosca, e la squadra del KGB, rimanendo fedele alla sua umile squadra Torpedo. Aveva firmato il suo destino. Il 25 maggio del 1958, in piena preparazione del Mondiale di Svezia, il team era concentrato negli allenamenti che venivano svolti nelle vicinanze di Mosca in una dacia proprietà di Eduard Karakhanov, ufficiale dell’Esercito russo. La mattina seguente, dopo una notte di festeggiamenti, Streltsov veniva arrestato e accusato di atti violenti su Marina Lebedeva, una giovane di 20 anni che aveva conosciuto nel corso della festa. Dopo un primo interrogatorio del KGB, aveva firmato una dichiarazione giurata dove dichiarava la sua colpevolezza, e per questo era stato condannato a 12 anni di lavori forzati nel Gulag siberiano. Quando l’arresto era stato reso pubblico, gli operai della ZIP, una impresa che apparteneva al Torpedo, avevano organizzato una manifestazione alla quale avevano partecipato più di 100.000 persone che gridavano che quella era solo una vendetta. Il KGB era stato incaricato di calmare le proteste. Perchè aveva firmato quella dichiarazione quando asseriva di essere innocente in una lettera inviata a sua madre? Per la pressione e le minacce del KGB, e la promessa che se firmava gli permettevano di partecipare al Mondiale di Svezia, ma era caduto nuovamente in trappola. Senza la presenza di Strelsov, l’URSS era data per spacciata davanti alla Svezia, nella partita precedente avevano vinto 6 a 0 con 3 gol dell’attaccante Streltsov. Dopo sette anni di reclusione nel Gulag, a Streltsov erano stati condonati il resto degli anni di reclusione e fedele alla sua squadra, era ritornato al Torpedo, con il quale era tornato ad essere di nuovo campione nel 1965 e 1968, e lui stesso era stato dichiarato il miglior giocatore della stagione 1967/1968. Streltsov è morto nel 1990 a causa di un cancro alla gola. Il Torpedo gli ha reso omaggio, per essere stato il migliore campione del mondo, dedicando lo Stadio a suo nome e collocando una statua nelle vicinanze. Le indagini successive hanno scoperto alcune foto di Marina Lebedeva dove appare nella camera di un ospedale con i lividi che possono dimostrare la violenza, ma era stato davvero Eduard Streltsov? In molti hanno creduto alla sua innocenza e nel 2001 è stato creato il Comitato Streltsov, con a capo lo scacchista Anatoly Karpov e il sindaco di Mosca Yury Luzhko, per pulire da ogni accusa il suo nome. Dopo quello che era avvenuto nella dacia, Marina Lebedeva per alcuni anni ha fatto perdere le sue tracce, anche se raccontano che era solita visitare la tomba di Streltsov dove depositava un mazzo di fiori.

Streltsov-el-primero-de-la-foto-con-la-selección-olímpica.

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