CULTURA sulla Ceramica di Castelli

L’impiego della sabbia quarzifera del colle dei cavatori è fuori dubbio, per la formazione dello smalto bianco che viene composto dal piombo, e dallo stagno che uniti insieme sono ridotti allo stato di ossido in un apposito fornello a riverbero; di salmarino e di quarzo ialino granuliforme che viene rinvenuto alle falde del Monte Camicia, montagna che vigila su Castelli, e viene aggiunta una piccola quantità di soffera per dargli un leggero colore d’aria. I fattori più importanti che hanno determinato la produzione della ceramica a Castelli sono, oltre alla sabbia quarzifera per la produzione dello smalto, le cave di argilla, l’acqua, i giacimenti di silice, e i boschi di faggio per alimentare il forno. Ma andiamo per gradi, da un pezzo d’argilla tramite la tecnica della foggiatura possiamo realizzare dei vasi o altro oggetti di arredo in argilla. Il Tornio è uno strumento che un tempo aveva una ruota di legno fatta girare con i piedi e al centro della ruota c’era un asse con un piatto dove si poneva la palla d’argilla e con l’aiuto dell’acqua e la forza del piede che faceva girare la ruota, con le mani si iniziava a forgiare un vaso o altro oggetto, oggi i torni sono elettrici. Una volta creato l’oggetto questo viene messo a seccare in un ambiente caldo privo di umidità o al sole. Una volta che l’oggetto è ben essiccato si passa alla prima cottura a forno a 900°. Il forno, detto a respiro, un tempo era a legna e bisognava alimentarlo con continue rimesse di buon faggio e bisognava sorvegliarlo sempre. Oggi la maggior parte dei forni sono elettrici o alimentati a gas. Una volta che l’oggetto era cotto assumeva un colore mattone rossastro non a caso detto ‘biscotto’. La fase successiva è la smaltatura l’oggetto viene passato nello smalto liquido e lasciato ad asciugare. Una volta che l’oggetto è asciugato e al quale sono state tolte tutte le gocce formate dalla sgocciolatura dello smalto si passa alla decorazione. La decorazione viene fatta tramite i pennelli di piccole o grandi dimensioni e a seconda del decoro che si vuole realizzare e i cinque colori usati della tavolozza castellana sono: verde ramino, manganese, giallo, arancio e blu. Il verde ramino ha in principio un coloro nero e dopo la cottura diventa verde. I colori utilizzati sono ricavati da ossidi metallici e dal cobalto si ricavava il blu, dall’antimonio il giallo, e dal rame il verde ramina. La fase finale della pittura è la filettatura, cioè la creazione di un rigo sottile sull’orlo dell’oggetto che si ottiene tenendo fermo il pennello nello stesso punto mentre si gira delicatamente il torniello. Una volta che la decorazione è terminata si passa alla seconda cottura a forno sempre a 900°. I colori un tempo venivano preparati a mano e questo me lo ricordo benissimo per tutte le volte che o girato per ore i colori a mio padre allo scopo di togliere tutti i grumi e farli diventare densi e quindi pronti all’uso. Il recipiente dove si preparavano i colori è un grosso vassoio concavo con al centro un perno ( immaginate un grosso vassoio come quelli per portare la pasta in tavola) sul perno viene appoggiato un mattone ( smaltato e cotto al forno in antecedenza), che ha due fori uno più grande che va ad incasso con il perno del vassoio e un altro più piccolo nel quale si inseriva la parte legnosa del pennello e che veniva usato come presa per fare girare il mattone che andava insieme all’acqua a diluire la polvere del colore e a togliere tutti i grumi. Le decorazioni posso essere fatte a mano libera ma anche con lo spolvero è una tecnica utilizzata soprattutto per riportare alla luce le opere dei grandi maiolicari nella loro perfezione. Sono disegni su carta bucherellati per trasportare il disegno sul supporto ceramico troppo tenero per sopportare il segno della matita. In pratica il disegno viene riprodotto ricalcando a penna o a matita su un foglio di carta velina e successivamente si bucherella con un ago il disegno riprodotto sul foglio. A parte si prepara un cuscinetto dalle dimensioni di un batuffolo di ovatta, cioè una garza riempita di polvere di carbone e chiusa da un elastico come un mazzo di fiori. La garza con il carbone viene passata sul foglio bucherellato che combacia perfettamente con la superficie dell’oggetto smaltato e da decorare e una volta passato bene bene il carbone sul foglio, lo togliamo e dall’altra parte sull’oggetto abbiamo ricreato il disegno che poi andrà ad essere decorato. Sicuramente la migliore documentazione e anche la più bella, a mio parere, è la Chiesa di S. Donato o meglio detta la “Cappella sistina della maiolica” la cui volta e composta da un mosaico di mattoni dipinti a mano raffiguranti blasoni nobiliari, Santi, o voti o riconoscenze al Divino o al Santo stesso, il Museo d’Arte ceramica, ex convento dei benedettini e l’Abbazia di San Salvatore sita nella piazza centrale del paese.

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