Sabrina Carbone: Una storia di sopravvivenza mai compiuta: Ernest Shackleton

Sabrina Carbone

1357905300_0La spedizione polare più ambiziosa di tutti i tempi salpava nel 1914, la Imperial Transartica di proprietà di Ernest Shackleton aveva l’obiettivo di completare 1.800 miglia tra il mare di Weddel e il Polo Sud, premettendo che metà del percorso non era mai stato esplorato. Il progetto era pieno di avversità e la tribolazione era la protagonista in ciò che era stata considerata la storia più grande di sopravvivenza mai realizzata. Cinque britannici e un australiano hanno emulato quella avventura estrema con gli stessi mezzi che erano stati impiegati quasi un secolo fà.

1914 un azzardo pericoloso1357905300_extras_ladillos_2_0

Appena due anni dopo dalla “Conquista del Polo Sud”, l’Endurance, l’imbarcazione che doveva solcare il gelido Mar Wedder era rimasta incastrata nel ghiaccio finendo affondata.
Shackleton aveva resistito a rimanere in quel inospitato luogo e per cinque lunghi mesi lui e il team erano avanzati con le slitte sopra scampanate lastre di ghiaccio, implorando arriva  sulla terra ferma. In totale avevano percorso 500 chilometri. Quando una delle banchise si era fratturata, la spedizione era stata obbligata a scendere in tre piccole scialuppe di salvataggio, con le quali avevano navigato per giorni fino ad arrivare sull’isola Elefante. Vedendo che lì c’erano solo pinguini e elefanti marini, diventava complicato sopravvivere, l’esploratore anglo-irlandese aveva deciso di andare e chiedere soccorso. Aveva scelto cinque marinai da portare con sè nella piccola scialuppa James Caird e avevano navigato per 17 giorni in un mare durissimo riuscendo ad arrivare sulla terra ferma. Una volta sbarcati sull’isola Georgia del Sud, il leader della spedizione e uno dei suoi uomini dovevano ancora raggiungere la cima delle montagne a più di mille metri di altezza e spostarsi di 35 chilometri per raggiungere una base baleniera. Shackleton era tornato all’isola Elefante a bordo di un rimorchio cileno per riprendere i suoi uomini. Era riuscito a salvare la vita a tutta la spedizione.

2013 EMULANDO IL DOPPIO VIAGGIO1357905300_extras_ladillos_1_0

Nel 2008, la nipote dell’esploratore è diventata una eroina, Alexandra Shackleton, la quale aveva stabilito dei contatti con l’avventuriero, lo scienziato e scrittore Tim Jarvis, al quale aveva proposto di imitare parte di quello storico viaggio per omaggiare suo nonno, un progetto che fino a quel giorno nessuno aveva avuto il coraggio di imitare. Jarvis aveva risposto prontamente alla proposta e nasceva così lo Shackleton Epic Expedition. Barca, utensili per la navigazione, indumenti, alimenti ( incluso 14 chili di carne e olio di fegato di baccalà). Era tutta una riproduzione esatta del pericolo che aveva affrontato Ernest Sheckleton per 800 miglia navigando su una scialuppa alla ricerca dell’isola della Georgia del Sud. C’era solo una eccezione: una valigetta per il pronto soccorso e una radio usata in caso di emergenza. Un’altra imbarcazione filmava le evoluzioni della Shackleton Epic Expedition usata come piattaforma di comunicazione e sicurezza. Battezzata come Alexandra Shackleton, di 6,9 metri di lunghezza esattamente come la ‘James Caird’, era una miniatura per far fronte alle ardue condizioni metereologiche dell’Antartide. Dopo questa traversata, Travis completava il percorso che Ernest Shackleton aveva realizzato tra le gelide montagne. L’inizio di questa avventura era previsto per il 20 gennaio e, se riusciranno nell’intento, arriveranno all’antica base baleniera a fine febbraio. Per concludere questo peculiare omaggio, la spedizione visiterà la tomba di Shackleton nella Georgia del Sud, dove la sua vita aveva deciso di accogliere per sempre il corpo di uno dei più grandi esploratori di tutti i tempi.

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