Crisi in Somalia

Sabrina Carbone

ImmagineUn nuovo rapporto descrive la fame, la violenza, e la migrazione della popolazione. Un rapporto pubblicato mercoledì, 13 febbraio, dai Medici Senza Frontiere mette in risalto la violenza, la migrazione del popolo e le penurie delle derrate alimentari, gli aspetti importanti e ricorrenti del paesaggio umanitario in Somalia. Il rapporto dal titolo “Hear my voice” (solo in inglese), riporta le testimonianze di oltre 800 pazienti somali che frequentano le strutture mediche di MSF in Somalia e i campi dei rifugiati etiopi. I pazienti descrivono un sentimento ricorrente di grande vulnerabilità e la loro lotta costante per colmare i bisogni essenziali come la nutrizione, le cure sanitarie e la protezione dalla violenza. “Mentre il Governo somalo e la comunità internazionale hanno una visione futura più promettente per la Somalia, centrata sulla stabilità e lo sviluppo, noi non possiamo dimenticare che migliaia di persone sono sempre esposte a una violenza e che loro hanno disperatamente bisogno di aiuti urgenti”, ha spiegato Joe Belliveau, responsabile delle operazioni presso MSF.

LA NECESSITA’ DI UN AIUTO UMANITARIO INDIPENDENTE

Più della metà delle persone interrogate hanno lasciato le loro case e quasi metà di loro hanno subito delle violenze e vivono nella paura di essere aggrediti a causa della loro migrazione. Un terzo degli sfollati sono partiti a causa di una penuria delle derrate alimentari. “Manca la sicurezza, il nutrimento, l’umanità, la libertà e il fatto di essere separati dalle loro famiglie sono le prove più difficili da superare. Sono stata sfollata più di dieci volte in vita mia. Mio marito è morto durante un attacco e i miei due figli sono deceduti per malnutrizione” racconta una donna di 25 anni di Djouba. “Hear my voice” sottolinea l’importanza di continuare a offrire un aiuto umanitario alle numerose regioni del centro-sud della Somalia e di assicurare che la sua dimora autonoma resti indipendente da ogni influenza politica.

MSF in Somalia

MSF lavora assiduamente in Somalia dal 1991 e non riceve da nessun Governo o da altra istituzione i finanziamenti per i suoi progetti nel Paese. Malgrado una riduzione delle sue attività durante gli ultimi due anni per ragioni di insicurezza e per gli attacchi contro chi opera in MSF, l’organizzazione continua a fornire le cure mediche a centinaia di migliaia di somali nelle dieci regioni della Somalia come anche nei paesi vicini quali il Kenia e l’Etiopia. Il 13 ottobre 2011, due membri del MSF, Montserrat Serra e Blanca Thiebaut, sono stati prelevati dai campi profughi a Dadaab, in Kenia. MSF crede che i due colleghi sono prigionieri in Somalia e reclama la loro scarcerazione senza nessuna condizione.

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