No alla chiusura di Segobriga

Sabrina Carbone

ImmagineLa notizia trapelata da alcuni giorni attinente alla chiusura del Parco Archeologico di Segobriga costituisce una catastrofe per la cultura e il turismo di Castilla-La Mancha. L’immagine del territorio della regione già molto travisato da ogni tipo di ritaglio e di notizia negativa, resta colpita da una decisione profondamente errata. E’ più di un punto della catena di applicazione dello smontaggio di uno Stato sviluppato alla sua auto-svalutazione e retrocesso a situazioni appartenenti a vari decenni. Per quanto riguarda la cultura, e per quanto riguarda la parte concreta che corrisponde alla archeologia, la chiusura dei campi archeologici, e per essere più precisi, iniziata dalla vecchia amministrazione, rappresenta lo stato calamitoso di buona parte dei Musei di Castilla-La Mancha tra i quali alcuni magnifici esempi sono La Cuenca o la Città Reale, e alla clausura dei restanti Parchi Archeologici viene aggregata Segobriga. Il modello dei Parchi Archeologici nella regione, chiamiamoli così o no, ha il suo senso: L’esistenza di un monumento congiunto antico o medievale, uno per provincia come reparto politico, che poteva attrarre i visitatori. All’inizio del secolo XX, Arthur Evans, aveva progettato nell’isola di Creta, a Cnosso il primo congiunto con alcune caratteristiche simili al modello di attrazione del turismo culturale che era andato estendendosi, e aveva cercato di includere i contenuti del patrimonio archeologico nel turismo di “massa”. Tuttavia i Parchi Archeologici se vogliamo chiamarli così o in altra maniera, sono naturalmente costosi. Quattro pietre, una sopra l’altra, formano una fila di mura che sono molto affascinanti per gli studiosi, ma non sono una attrazione per il grande pubblico. Questo è stato il problema che in uscita avevano i Parchi Archeologici nelle quattro province, che richiedono alcuni presupposti per la loro modernizzazione andando oltre ogni possibilità.

Segobriga è unica.

Al contrario Segobriga ha altre condizioni. L’esistenza ben riconoscibile dei suoi due grandi edifici per gli spettacoli, il teatro e l’anfiteatro sono abbastanza potenti per attrarre l’attenzione dei bambini e degli anziani, degli specialisti e dei pochi studenti. A tutto questo bisogna unire un altro fattore di estrema importanza e cioè la sua vicinanza a Madrid, che permette la visita di un solo giorno alle famiglie. Tutto questo spiega che entrambi gli edifici, insieme ai mulini del Quichotte, o al passaggio del Tajo per Toledo sono stati una icona della regione. Oltre a ciò, un elemento che colloca C-LM nella mappa culturale, e che permette di mettere in evidenza, che non solo i Visigoti e la loro capitale regia, ma anche la stessa regione sono stati una importante romanizzazione. A cagione di ciò, Segobrida è risaltata ampiamente su tutti gli altri congiunti, con un numero superiore di visitatori nei vari decenni. Aggiungendo a tutto ciò, il terreno d’indagine, e la ricostruzione del passato. La conversione in Parco Archeologico ha permesso a Segobriga non solo di contenere riunioni scientifiche, o la costruzione del suo centro espositivo o l’ingresso dei visitatori ma soprattutto di sviluppare una serie di scavi archeologici di importanza trascendentale e che non avevano motivo di esistere senza Segobriga. Inoltre è stato scoperto il terzo e grande edificio dello spettacolo, il circo, mettendo allo scoperto il meraviglioso Foro romano, con i suoi impianti pubblici annessi, e sono state recuperate sculture e togati, e una meravigliosa collezione epigrafica che mostra la straordinaria importanza della élite locale in rapporto a Roma, e il desiderio dei membri del Governo romano a esercitare la loro autorità sulla città. La pubblicazione scientifica di tutti questi ritrovamenti ha posto nella mappa internazionale la città romana di Segobriga e C-LM. La prima chiusura degli scavi, l’ultima è stata realizzata nel 2010, e adesso la chiusura definitiva del Parco Archeologico, costituiscono una notizia penosa per l’immagine di C-LM.

La Regione afflitta
Per queste e altre molte ragioni, per quanto riguarda il sociale, la società non ha nulla da dire a riguardo? e per l’aspetto culturale, incluso quello economico, la decisione della chiusura di Segobriga è catastrofica, e naturalmente ciò è stato dettato con chiarezza dalla propria regione dove è posta. Questa chiusura accompagna la decisione del saluto di congedo di colei che è stata con efficacia la sua direttrice per più di dieci anni e mezzo, una prestigiosa professionista e investigatrice che ha partecipato alla internazionalizzazione di Segobriga. E’ una chiusura “temporanea” ma la futura gestione sarà priva del campo archeologico. Permettetemi di indicare che tutto questo non ha senso. Segobriga non è un Porto d’Avventura, e nemmeno deve esserlo. Dal punto di vista strettamente economico, Segobriga, non può essere in se stessa redditizia, non può mantenersi con le entrate e gli oggetti, una situazione simile riguarda il 90% dei beni culturali della Spagna. Sotto un sofisma entusiasto della privatizzazione è stato progettato un semplice sproposito

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