Congo-Kinshasa – Per le N. U, l’accordo internazionale della pace adottato ad Addis Abeba è un “debutto”

Sabrina Carbone

00231497-cbe9210b9e9d0e2ed5a711292c411725-arc614x376-w290-us1L’accordo quadro destinato a riportare la pace nell’Est della Repubblica democratica del Congo è stato firmato questa domenica, 24 febbraio, dalla maggior parte dei capi di Stato africani. Il segretario generale delle NU Ban Ki-moon ha salutato l’accordo e ha anche sottolineato: “Non è che l’inizio di un approccio globale e avrà bisogno di un impegno sostenuto”. Il documento vieta ai paesi stranieri di sostenere i movimenti ribelli. Questa volta, l’accordo è stato adottato. Questa domenica, 24 febbraio, undici Paesi africani hanno firmato a Addis Abeba l’accordo quadro destinato a riportare la pace nell’Est della Repubblica democratica del Congo (RDC), regione minata da oltre dieci mesi da nuove violenze. La firma del patto prevista all’origine del mese scorso, è stata rinviata per chiarire la questione del comando della nuova forza regionale che dovrà essere spiegata nell’Est del RDC per combattere contro i gruppi armati installati nella regione.

“Il debutto di un approccio globale”

Il segretario generale delle NU, Ban Ki-moon, presente alla cerimonia della firma, ha elogiato questo accordo sottolineando: “E’ il debutto di un approccio globale che avrà bisogno di una diligenza sostenuta dai paesi della regione per placare questa zona ricca di risorse minerarie e disastrata da numerose ribellioni. Il Presidente della RDC, dell’Africa del Sud, del Mozambico, del Ruanda, del Congo e della Tanzania sono arrivati a Addis Abeba in vista della firma di questo accordo. Erano anche presenti, i rappresentanti dell’Uganda, dell’Angola, del Burundi, del Centro-Africa e dello Zambia.

Il documento incoraggia una serie di riforme

Il documento vieta ai Paesi stranieri di sostenere i movimenti ribelli e incoraggia una serie di riforme in vista della instaurazione di uno Stato del diritto nell’Est del RDC dove le istituzioni governative sono particolarmente deboli, secondo le fonti vicine al dossier. Il Ruanda e l’Uganda sono stati accusati in particolare di sostenere il Movimento M23 che ha per un breve periodo conquistato Goma la principale città dell’Est del RDC alla fine del 2012, prima di accettare di ritirarsi in cambio dell’apertura dei negoziati con il regime di Kinshasa. I due Paesi comunque smentiscono una complicità con il RDC.

“Scrivere una pagina più gloriosa di quella degli ultimi due decenni”

Il Presidente ruandese, Paul Kagame, ha assicurato da parte sua, ” di approvare senza riserve” l’accordo di Addis Abeba, perchè ” da tale avanzata reale verso la pace regionale e la stabilità il Ruanda ne trae solo beneficio”. Allo stesso tempo ha fatto appello a “unirsi con sincerità ai reali problemi dei diritti, della giustizia e dello sviluppo e a trovare delle reali soluzioni per il popolo che aspetta dalle autorità un ruolo dirigente”, infine ha fatto una allusione apparente all’assenza dello stato di diritto nell’est del RDC e al trattamento riservato in questa regione alla minoranza tutsie, che ha stretti legami con il vicino Ruanda.
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