Criminalità organizzata transnazionale nell’Africa dell’Ovest – Una valutazione delle minacce.

Sabrina Carbone

Questo rapporto fa parte dell’insieme dei numerosi studi che ha condotto l’ONUDC sulle minacce che la criminalità organizzata rivolge al mondo. Questi studi descrivono i meccanismi delle bande, dei flussi illeciti e discute il loro impatto potenziale sul Governo e sullo sviluppo. Il loro ruolo principale è quello di fornire una diagnostica, ma anche di esplorare le implicazioni di questi risultati in termini politici.

Epitome analitica
E’ da tanto che l’Africa dell’Ovest stuzzica l’attenzione delle Nazioni Unite, ma è solo di recente che la comunità internazionale ha riconosciuto l’ampiezza del problema che costituisce la criminalità organizzata nella regione. Questa presa di coscienza è ricollocata essenzialmente sul flusso di contrabbando, in questo caso la cocaina, che ha una proporzione così grande che il suo valore di vendita in Europa è superiore al budget della sicurezza nazionale di numerosi Paesi della regione. Un’altra evidente minaccia che riporta alla cocaina è la criminalità organizzata con ben altre forme che mettono comunque in pericolo la stabilità della regione. Questi problemi sono a loro volta la causa e la conseguenza della debolezza del Governo una dinamica che è stata esaminata in questo rapporto. Per meglio comprendere il flusso della cocaina, bisogna addentrarsi nel suo contesto storico. Durante l’ultimo decennio, il mercato mondiale della cocaina ha subito una trasformazione spettacolare. Dopo vari anni di flessioni, il consumo della cocaina negli Stati Uniti D’America ha subito una caduta brutale a iniziare dal 2006, cioè quando è entrata in vigore la strategia sulla sicurezza nazionale in Messico. Al contrario, quella europea è raddoppiata nel corso degli ultimi dieci anni, e la cocaina è più cara in Europa che negli Stati Uniti. I servizi europei di repressione hanno preso coscienza di questa minaccia nel 2000, ed è diventato sempre più difficile introdurre la droga direttamente nel continente europeo. I trafficanti di cocaina in America del sud hanno messo le loro radici in una zona di transito oltre l’Atlantico e hanno scoperto l’Africa dell’Ovest.

Introduzione

Questo rapporto riguarda l’Africa dell’Ovest, un insieme di 16 nazioni che contano circa 325 milioni di abitanti. Tutti questi paesi sono affetti dalla povertà e rientrano tra quelli più miseri del mondo. La regione soffre anche di una instabilità politica, quasi un terzo degli Stati hanno subito un colpo di Stato nel corso degli ultimi quattro anni. La criminalità organizzata in Africa dell’Ovest è diventata un oggetto di preoccupazione internazionale nel 2000 quando considerevoli carichi di cocaina erano stati scoperti in transito verso l’Europa. Ulteriori studi condotti dall’ONUDC hanno rivelato che alcuni problemi della criminalità organizzata transnazionale i quali minacciavano la stabilità e lo sviluppo della regione, comprendono i furti e il contrabbando del petrolio grezzo, il traffico delle armi, la tratta delle persone, il traffico degli emigranti, i rifiuti tossici, le medicine fraudolente, le sigarette, e lo sciacallaggio delle risorse naturali.

Flusso I: Cocaina dalle Ande verso l’Europa, tramite l’Africa dell’Ovest

I pochi flussi transnazionali di contrabbando non hanno suscitato tanta inquietudine quanto quelli della cocaina che transitano attraverso l’Africa dell’Ovest. Nel 2005, era evidente che enormi volumi di droga, rappresentavano miliardi di dollari, ed erano spediti nelle regioni più instabili del mondo.

Flusso II: Metanfetamine dall’Africa dell’Ovest verso l’Asia dell’Est

La complicità dell’Africa dell’Ovest nel mercato transnazionale della droga avviene da almeno 70 anni. Tradizionalmente, dai Nigeriani, del sud est del paese, passava la cocaina e l’eroina in seguito dalle diaspore che vivevano in prossimità delle zone di produzione (come il Karachi, San paolo e Bangkok) verso altre comunità generate dalla diaspora nei paesi consumatori. Le sotto-regioni dell’Africa occidentale avevano in questo traffico un ruolo minore che era limitato a offrire uno scalo aereo o a riciclare i profitti. La situazione cambierà radicalmente quando la regione sarà trasformata in una zona importante per il traffico di cocaina nella metà degli anni 2000. E’ senza dubbio poco sorprendente che i trafficanti cercano delle nuove fonti di ritorno, adesso che i profitti generati dalla cocaina hanno iniziato a cedere. Per la prima volta dispongono oggi di elementi di informazione che testimoniano una produzione di stupefacenti su grande scala nell’Africa dell’Ovest. In questo caso parliamo di metanfetamine, una droga che presenta numerosi vantaggi in rapporto alle droghe di origine vegetale.

Flusso III: Traffico illecito degli emigranti dall’Africa dell’Ovest verso l’Europa

Il traffico illecito degli emigranti opera spesso lungo le linee di clivaggio che separano le regioni che hanno dei livelli di sviluppo molto differenti, come nel caso dell’Europa occidentale e dell’Africa dell’Ovest. Ogni anno migliaia di clandestini tentano la traversata del Sahara o quella del Mediterraneo, a dispetto delle enormi difficoltà che possono incontrare, nella speranza di arrivare in Europa. Vengono aiutati, e il fatto di fornire questa assistenza per tirarli in inganno costituisce una infrazione penale del traffico illecito degli emigranti. Fino ad un recente periodo, circa il 9% degli emigranti in situazioni irregolari dettate ogni anno in Europa provenivano dall’Africa dell’Ovest. Questo flusso migratorio è diminuito in virtù della recessione economica, ma può ritornare ad essere ampliata in ogni momento, sotto l’effetto degli avvenimenti geopolitici imprevedibili (come la recente crisi libica). Il mezzo più semplice del suo installo illegale nel territorio di uno Stato è quello di introdursi attraverso un aereo munito di un visto a durata determinata e di restare nel Paese anche dopo che il visto è scaduto il quale è stato rilasciato legalmente, acquisito attraverso dei mezzi fraudolenti o falsificati. Viene ignorata la proporzione esatta degli emigranti clandestini che tentano la sorte, ma secondo le ultime stime, rientrano nell’ordine dal 75 al 90%. I trafficanti guadagnano aiutando i candidati a partire e a procurarsi i visti attraverso i mezzi fraudolenti e spiegano loro come non insospettire gli agenti della polizia di frontiera.

Flusso IV: Traffico delle armi nell’Africa dell’Ovest

Dopo la Guerra fredda, c’è stato un periodo dove l’Africa dell’Ovest riceveva tonnellate di armi di origine straniera. Questa epoca ha avuto termine, quando l’offerta regionale bastava a soddisfare la richiesta locale. Il numero delle guerre civili in Africa è diminuito dopo gli anni 90. Parallelamente, le armi introdotte illegalmente durante questi anni non sono sparite e sono sempre state riciclate all’interno della regione. Le armi che caratterizzano i vecchi conflitti soprattutto nei gruppi desiderosi di fomentare una rivoluzione. Per gli usi correnti, la prima fonte delle armi sembra essere gli stock dei pubblici ufficiali che sono stati comprati legalmente, e poi sono stati immessi nei mercati illeciti. I criminali sembra che possano procurarsi tutto quello di cui hanno bisogno presso le forze di sicurezza locali e comprare o affittare le armi tramite elementi corrotti della polizia e delle forze armate. Le importazioni delle armi non sonorealizzate tramite corrieri clandestini, ma sono attraverso vie commerciali abituali, prima di essere introdotte nei gruppi criminali e nei gruppi ribelli attraverso gli ufficiali corrotti o la complicità del Governo.

Flusso V: Medicinali essenziali fraudolenti dall’Asia del Sud e dell’Est verso l’Africa dell’Ovest

Numerosi flussi di contrabbando analizzati in questo studio possono influire sul corso degli avvenimenti geopolitici su grande scala: Il traffico della cocaina ha accentuato l’instabilità nella Guinea Bissau, il traffico delle armi da fuoco ha suscitato la ribellione nel Nord del Malì, e la pirateria marittima minaccia il commercio nel Golfo di Guinea. Tutti questi esempi dimostrano che la criminalità transnazionale organizzata ha preso delle proporzioni tali che costituiscono oramai una vera minaccia per la sicurezza nell’Africa dell’Ovest. Le conseguenze della importazione dei medicinali essenziali fraudolenti sono lontani dall’essere anche visibili. I benefici che derivano da questo traffico sono troppo frammentari per fare la fortuna del funzionario corrotto, e troppo modesti per suscitare l’interesse dei gruppi armati non statali. Questi effetti sono più sottili e quasi impossibili da misurare: lo stato dei malati è stato degradato, i più poveri muoiono, e come accade in molti casi la stirpe resiste.

Flusso VI: Pirateria marittima nel Golfo di Guinea

Gli atti di pirateria osservati nell’Africa dell’Ovest risultano, essenzialmente dai tumulti legati all’industria petrolifera nella regione. Infatti in seguito alla esplosione del mercato nero del petrolio nell’Africa dell’Ovest, gli attacchi recentemente perpetrati nella regione hanno bersagliato le navi che trasportavano i prodotti petroliferi. Se questi mercati paralleli non esistevano, i pirati non avevano alcun interesse a commettere tali attacchi. Alcuni elementi portano comunque a pensare che il petrolio dell’Africa dell’Ovest può essere esportato di contrabbando fuori dalla regione dell’Africa dell’Ovest. La metà della popolazione dell’Africa dell’Ovest, vive in Nigeria e il paese fornisce più del 50% del PIL della regione. I prodotti petroliferi sono all’origine del 95% degli incassi provenienti dalle valute estere del paese e l’80% di questi incassi derivano dal budget. L’industria petrolifera, che costituisce il primo settore delle attività della regione, è minacciato dopo venti anni dalla criminalità transnazionale organizzata. 

Conclusioni

La cocaina ha suscitato una grande attenzione a livello internazionale ma i problemi della criminalità organizzata che affliggono l’Africa dell’Ovest sono molteplici. Alcuni, come i medicinali fraudolenti, possono costituire una minaccia alla sanità pubblica molto più importante di quella posta dalle droghe illecite. Come anche il traffico delle armi da fuoco possono attivare dei sollevamenti violenti possibili. Inoltre la pirateria legata al petrolio, può essere sviluppata a tal punto da rappresentare dei problemi molto più importanti di quelli che la situazione lascia intravedere. Ognuno di questi problemi richiede una risposta adeguata dal momento che ciascuno dei beni che li riguardano corrispondono a delle fonti di offerta e richiesta distinte. Ciascuno dei flussi studiati in questo rapporto costituisce dei problemi indipendenti, ed è tutto possibile a causa della debolezza dello stato del diritto. Questa debolezza rende la regione vulnerabile a ogni sorta di contrabbando.

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