1848, con la dichiarazione di Seneca Falls, inizia l’uguaglianza delle donne

Sabrina Carbone

ImmagineIn occasione della celebrazione del Giorno Internazionale della Donna che Lavora, ricordiamo la dichiarazione dei diritti firmata in una piccola località di New York, Seneca Falls, da dove è iniziato il vero movimento suffragista e l’uguaglianza delle donne in occidente. Sebbene i vocaboli femminista e femminismo sono apparsi solo alla fine del secolo XIX, la dichiarazione che marcherà la donna come essere uguale è avvenuta nei giorni 19 e 20 luglio del 1948. La Dichiarazione di Seneca Falls è il primo documento di carattere pubblico approvato in una convenzione sulle donne e considerato l’atto fondamentale del movimento di rivendicazione dei diritti delle donne in condizioni di uguaglianza. Come spiega Enrique Moradiellos, la Storia Contemporanea e i suoi documenti facevano parte dei grandi movimenti della riforma sociale e politica che caratterizzavano la dinamica della storia degli EE.UU dall’ingresso alla Presidenza del democrata Andrew Jackson (1829-1837) alla Guerra di Secessione con il mandato dell’imprescindibile Abraham Lincoln (1861-1865). Nelle stesso anno in cui era stata elaborata e pubblicata la dichiarazione, il paese aveva sperimentato una grande trasformazione territoriale che rafforzava ogni volta la sua crescita economica e demografica, grazie soprattutto alla conquista dell’Ovest del Messico e alla forte immigrazione europea di questo periodo. Seneca Falls stabiliva con una prefazione che: “La storia dell’umanità è una storia di ripetuti affronti e usurpazioni da parte dell’uomo verso la donna, avviati direttamente verso la stabilità di una tirannia assoluta su di lei”. Per dimostrare tutto questo, sottoponiamo i fatti al giudizio di un mondo imparziale. Non è stato mai permesso alla donna il diritto al suffragio. E’ stata obbligata a sottomettersi a leggi nella cui formazione non hanno mai avuto alcuna voce in capitolo. Rispetto al diritto al lavoro era evidente che: “L’uomo ha monopolizzato tutti i lavori lucrativi e quelli permessi alle donne erano mal pagati”. Spinta dalle attiviste Lucrezia Mott, Mary Ann M’Clintock e Elizabeth Cady Stanton, la struttura e l’architettura della dichiarazione era ispirata, intenzionalmente, alla Dichiarazione d’Indipendenza di Thomas Jefferson. La stessa Elisabeth Stanton, considerava il testo il vero inizio del movimento suffragista, domanda fondamentale sui diritti politici che includeva nelle sue linee, mentre sul piano giuridico difendeva l’abolizione delle leggi che subordinavano la donna al marito e pianificava la battaglia per l’accesso alla educazione specialmente quella universitaria che era riservata e tradizionalmente vietata alla donna. Nel 1908 a New York, le operaie dell’industria tessile Cotton avevano messo in atto uno sciopero per protestare contro le terribili condizioni alle quali erano costrette a lavorare. Lo sciopero era stato protratto per alcuni giorni, fino a quando l’8 marzo il proprietario Mr. Johnson, aveva bloccato tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento era stato appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all’interno morivano arse dalle fiamme. Ma perché, tra i tanti fiori, proprio la mimosa è stata scelta come “regalo doc” per questa giornata? Secondo alcuni, perché nei pressi della fabbrica bruciata nel 1908 cresceva proprio un albero di mimosa. Tuttavia l’ipotesi più accreditata è di carattere più storico che simbolico. Sono state le italiane a eleggere la mimosa “pianta delle donne”. Nel 1946, l’U.D.I. (Unione Donne Italiane) cercava un fiore che poteva celebrare la prima Festa della donna del dopoguerra. La scelta era quasi d’obbligo: La mimosa è una delle poche piante a fiorire all’inizio di marzo. Inoltre ha il vantaggio di essere poco costosa.

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