Non è il marketing sociale è il marketing nel mondo sociale.

Sabrina Carbone

ImmagineLa pubblicità ha riunito la mano del futuro nel terzo Congresso “The future of Advertising” sotto l’egida del MarketingDirecto.com dove gli inserzionisti, i pubblicitari e gli esperti dell’industria hanno condiviso le loro aspettative, previsioni, e i desideri per il futuro di una pubblicità che davanti alla frammentazione dei media, alla esplosione digitale e alla trasformazione dei consumatori attraversa uno dei momenti più complessi della sua storia. “La chiave è nella cooperazione. Se cooperiamo insieme, il Future of Advertising è nostro” ha assicurato Juan Ramon Plana, direttore della Associazione spagnola degli inserzionisti, nella sua presentazione di inaugurazione del congresso. “Gli inserzionisti devono pensare a breve termine e non al tutto per tutto”. Un futuro che per Vicky Nieto capo growth officer di McCann Worldgroup, passa alla difesa delle idee. Alla domanda: “Dopo la rivoluzione in internet, è stato tutto determinato dalla creatività pubblicitaria? Nieto ha risposto: “Credo di no. Penso che alla fine, continuiamo ad avere esempi che dimostrano che solo una buona idea può far amare la marca. E per questo motivo, le agenzie devono scoprire formati e formule da sempre in mano alla innovazione tecnologica, per creare idee che offrono una esperienza unica, al consumatore, invece di chiedere, e apportare un valore emotivo”. “Prima di arrivare al futuro bisogna riflettere sul presente. E il presente non è il social media, parliamo di marketing nel mondo sociale”, ha spiegato Arturo Marin, direttore di vendite di Facebook. E il marketing deve essere capace di essere incorniciato nel futuro della pubblicità. Sebbene l’integrazione non solo passa per i media e attraverso le piattaforme, deve essere trovata anche all’interno delle agenzie, come ha spiegato José Maria Sanabria, CEO di GroupM. “La funzione della agenzia continua ad essere la stessa: “Aiutare l’inserzionista a ottimizzare i suoi presupposti pubblicitari”, e deve essere fatto anche attraverso il big insights y big analytics, irrigato dal big data. La moltiplicazione delle piattaforme ha fatto in modo che “Il contenuto ogni volta si allontani dalla piattaforma” ha precisato Arturo Larrainzar, direttore dell’area di mercato in Atres Advertising, che sono i grandi gruppi di comunicazione i quali sanno fare i contenuti, come ha evidenziato Sonia Anton, direttrice di analisi di Publiespana, la quale ha sottolineato che questi contenuti adesso devono adattarsi a quelli richiesti dagli spettatori attraverso tutti i monitor. “L’engagement nella televisione non esiste” ha affermato Gaby Castellanos alla conferenza antecedente. L’esperta del social media è uscita dallo scenario del FOA per condividere con il pubblico la sua filosofia di vita, la filosofia del Karma, e dalla quale è nato un nuovo termine: il Karma Advertising; e il SocialKarma. “Prima era un 1 to 1, adesso è un 1 to community. Le marche devono pensare in maniera umana, come se sono una persona all’interno del contesto”. Inoltre, devono capire che non serve pensare ai seguaci o ai likes, se non generano denaro, e che il consumatore il quale fino ad ora è stato considerato come un soggetto passivo, si è reso conto del suo potere, e lo esige. “Il consumatore controlla, gestisce, e non è nelle vostre mani”. Una importanza sulla quale ha fatto anche riferimento Daniel Calabuig, head of transmedia en DraftFCB. “Le storie sono la distanza più corta tra due persone”, hanno una capacità unica per creare connessioni. Le storie adesso vengono raccontate in una maniera differente, in un nuovo scenario…il mondo. “Le storie non servono per mettere la foto dove importa, ma nel contenuto. La narrativa trasmessa offre la possibilità di disegnare una architettura, di pianificare una conversazione”. Perchè alla fine, “Se essere rilevante è prendere parte alla vita delle persone, è possibile prendere parte alle conversazioni delle persone”. Ma i media? Secondo Ana Castro, le connessioni manageriali di Coca Cola, “I mezzi del futuro dell’anno a venire, oggi non esistono”. Per questo gli inserzionisti devono dimenticare lo scontro tra il modello tradizionale e il nuovo modello, facendo convergere entrambi i mondi, “remare tutte le volte, nella stessa direzione”.

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