Un Museo tedesco mostra l’uso che i nazisti avevano fatto dell’archeologia per renderla leggittima.

Sabrina Carbone

ImmagineIl Museo Foche di Arte e Storia Culturale di Bremen nel nordest della Germania ha inaugurato una mostra che illustra ampiamente l’uso che aveva fatto il regime nazista dell’archeologia e la nozione della Germania per dimostrare la sua supremazia e legittimare le sue pretese annessioniste verso i territori vicini. Il concetto di Germania un termine generico inventato dai romani per riferirsi ai popoli che abitavano sul lato destro del fiume Rin, aveva avuto durante i secoli varie cariche ideologiche. “Nonostante non esisteva nessun popolo che si era autodenominato germanico e che faceva riferimento alla sua patria come la Germania, la nozione di Germania era stata legata a varie idee e a associazioni, precisa Karin Walter, commissaria e responsabile del progetto. Una civilizzazione germanica superiore al resto. Ai tempi del nazionalsocialismo gli archeologi lavoravano a servizio della politica presentando prove supposte scientifiche di una civiltà germanica molto sviluppata, come anche l’esteso territorio che abitava, e con i quali il regime nazista giustificava la sua supremazia e legittimava il suo espansionismo. All’inizio della guerra, nel 1939, gli archeologi e pseudoscientifici andavano in tutti i territori conquistati dalle truppe tedesche, dalla Norvegia alla Grecia e dalla Francia al Caucaso, allo scopo di incontrare oggetti attribuibili alla civiltà tedesca. Per questo erano arrivati a fare uso anche dei lavoratori forzosi e dei prigionieri dei campi di concentramento. Nell’Europa dell’est, gli archeologi a servizio del regime nazista avevano saccheggiato i musei e avevano sottratto alle loro cariche gli esperti locali, mentre nell’Europa del Nord e in quella Occidentale avevano cercato di vincere i collaboratori rimettendosi a un passato tedesco comune. La esposizione, intitolata “Scavi per la Germania: archeologia sotto la croce svastica”, mostra in una superficie di 800 metri quadri e con oltre 750 oggetti di prestito internazionale e pezzi del proprio museo, la stretta relazione tra la politica e l’archeologia in tempi del nazionalsocialismo.

Un buon metodo propagandistico.

Le scoperte archeologiche servivano alla propaganda mediatica, come nel caso dell’urna vecchia di 1.400 anni con una croce svastica, che proveniva dal cimitero di Bremen-Mahndorf, illustrata dalla stampa nazista e dalla rivista scientifica populista “Germanen-Erbe”. In questa maniera, la archeologia aveva contribuito in forma essenziale alle basi ideologiche del nazionalsocialismo e alla credenza a una razza superiore tedesca che era servita fino alle ultime conseguenze dell’argomento per i crimini commessi dal Terzo Reich. “L’esposizione è un contributo allo studio del capitolo più oscuro della nostra storia e sottolinea inoltre l’elevata importanza della libertà nella scienza e nell’indagine” ha segnalato il Ministro della Cultura Bern Neumann sotto la cui egida è stata organizzata questa mostra.

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