Sabrina Carbone: Un Museo tedesco mostra l’uso che i nazisti avevano fatto dell’archeologia per renderla leggittima.

2013_3_8_GNAqACJaPT3MX0KUIQ4Je4Il Museo Foche di Arte e Storia Culturale di Bremen nel nordest della Germania inaugura una mostra che illustra ampiamente l’uso che aveva fatto il regime nazista dell’archeologia e la nozione della Germania per dimostrare la sua supremazia e legittimare le sue pretese annessioniste dei territori vicini.
Il concetto di Germania un termine generico inventato dai romani per riferirsi ai popoli che abitavano sul lato destro del Rin, aveva avuto durante i secoli varie cariche ideologiche.
“Nonostante non esisteva nessun popolo che si autodenominava germanico e che faceva riferimento alla sua patria come la Germania, la nozione di Germania era stata legata alle più svariate idee e associazioni, precisa Karin Walter, commissaria e responsabile del progetto.
Una civiltà germanica superiore al resto
Così, in tempi del nazionalsocialismo gli archeologi lavoravano a servizio della politica presentando supposte prove scientifiche di una civiltà germanica molto sviluppata, come anche l’esteso territorio che abitava, e dove il regime nazista giustificava la sua supremazia e legittimava il suo espansionismo.
All’inizio della guerra, nel 1939, gli archeologi e pseudoscientifici si muovevano in tutti i territori conquistati dalle truppe tedesche, dalla Norvegia alla Grecia e dalla Francia al Caucaso, allo scopo di incontrare oggetti attribuibili alla civiltà tedesca.
Per questo erano arrivati a fare uso anche dei lavoratori forzosi e dei prigionieri dei campi di concentramento. Nell’Europa dell’est, gli archeologi a servizio del regime nazista avevano saccheggiato i musei e avevano sottratto alle loro cariche gli esperti locali, mentre in Europa del Nord e in quella Occidentale avevano cercato di vincere i collaboratori rimettendosi a un passato comune tedesco. La esposizione, intitolata “Scavi per la Germania: archeologia sotto la croce svastica”, mostra in una superficie di 800 metri quadri più di 750 oggetti di prestito internazionale e pezzi del proprio museo, la stretta relazione tra la politica e l’archeologia in tempi del nazionalsocialismo.
Un buon metodo propagandistico. Le scoperte archeologiche servivano alla propaganda mediatica, come nel caso dell’urna di 1.400 anni di antichità con una croce svastica , che proveniva dal cimitero di Bremen-Mahndorf, illustrata dalla stampa nazista e dalla rivista scientifica populista “Germanen-Erbe. In questa maniera, la archeologia aveva contribuito in forma essenziale alle basi ideologiche del nazionalsocialismo e alla credenza a una razza superiore tedesca che era servita fino alle ultime conseguenze dell’argomento per i crimini commessi dal Terzo Reich.

“Per la squadra del Commissario del Museo Focke era importante illustrare ampiamente questa carta speciale della archeologia e allo stesso tempo esporre i fatti di Bremen durante il nazionalismo in un contesto sopraregionale”, ha spiegato la direttrice di questa istituzione, Frauke von der Haar.
La mostra presenta allo stesso tempo murales scolastici, distintivi e cromolitografie con i quali viene trasmessa ai bambini la nozione di Germania con tutta la sua carica ideologica tanto nella classe come nella quotidianità. Inoltre, la esposizione permette di vedere riproduzioni di oggetti in bronzo e oro che provano la esistenza di una cultura germanica altamente sviluppata e plastici che riflettono lo stile di vita di questa supposta avanzata civiltà, superiore a quella greca e romana. Le pellicole, le fotografie, i programmi radio, i libri, i cartelli e le riviste dell’epoca sono un esempio di come la ampia propaganda aveva cercato di convertire la nozione di Germania con tutta la carica ideologica nel patrimonio comune dei tedeschi.

Ancora perdurano gli effetti

Questa nozione di una civiltà superiore tedesca aveva sposato in qualche modo l’ideale comune che ancora oggi continua ad essere vigente nei circoli della estrema destra, come anche resta riflesso nella esposizione, che potrà essere visitata fino al prossimo 8 settembre.
L’esposizione è un contributo allo studio del capitolo più oscuro della nostra storia e sottolinea inoltre l’elevata importanza della libertà nella scienza e nell’indagine” ha segnalato il Ministro della Cultura Bern Neumann sotto la cui egida è stata organizzata questa mostra.

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