Haiti, il primo tradimento dei diritti umani

Sabrina Carbone

ImmagineUna antologia di testi del leader rivoluzionario, Toussaint L’Ouverture, commentata da Jean-Bertrand Aristide, offre al lettore documenti decisivi per valutare la portata internazionale della prima rivolta degli schiavi con esito positivo. La rivoluzione haitiana, è la prima ribellione degli schiavi riuscita con successo nella storia contemporanea, era stata decisiva non solo perchè era stato il primo intento di portare a termine le idee della rivoluzione francese nelle colonie, ma anche per il precedente delle indipendenze americane in Spagna, dove aveva avuto molta influenza Simon Bolivar, e per la sfida ai modelli convenzionali della società dove i valori culturali andavano paradossalmente in mano alla schiavitù, come nel caso degli EE.UU, paese rivoluzionario e schiavista e la stessa Francia le cui contraddizioni erano rimaste spoglie davanti all’esempio concreto di Haiti. Il miglior testo per conoscere il processo rivoluzionario haitiano continua a essere “I Giacobini neri” dello storico trinitario marxista C.R.L. James. Più recentemente, Robin Blackburn, in The American crucible. Slavery, Emancipation and Human Rights (2011), aveva revisionato la carta di Haiti in rialzo, sostenendo che la sua rivoluzione era stata decisiva per rafforzare e universalizzare nel resto del continente americano i valori di uguaglianza proclamati dalla Francia e dagli Stati Uniti, ma non erano mai arrivati a causa delle sue ultime conseguenze nei suoi territori. Ciò che adesso viene mostrato al lettore interessato è una antologia di testi del leader rivoluzionario Toussaint L’Ouverture, dove è possibile leggere lo spinoso processo, e lo scopo di liberare gli schiavi senza che questi abbandonavano le piantagioni e il suo sforzo per mantenere l’isola nell’orbita politica francese, fino a quando era stato tradito da Napoleone che aveva mandato un Esercito, diretto da suo cognato il generale Charles Leclerc, che aveva avuto la missione di restaurare la schiavitù nella città francofona di Santo Domingo. La maggior parte dei 20.000 uomini di Leclerc erano morti nell’impresa e L’Ouverture era morto in un carcere francese. Tuttavia gli haitiani non erano ritornati allo stato di schiavitù anche se, convertiti in tributi di vassallaggio internazionali, avevano visto una fuga massiva dei capitali verso Cuba e erano entrati in una dinamica militarista e golpista, fattori che avevano condannato il Paese verso una spirale di povertà e di violenza che non sono cessati ancora. L’opera che stiamo commentando è un’arma bianca di prima mano per vedere i problemi che aveva affrontato L’Ouverture in ogni momento, l’evoluzione del suo pensiero che accusava una deriva autoritaria mano a mano che aumentavano le difficoltà, la disperazione della élite nera nell’essere riconosciuti dagli europei come uguali e estendevano alla gente di colore l’universalità dei diritti umani che erano predicati nella Francia rivoluzionaria e, finalmente, il fracasso e la constatazione che gli echi democratici mai avevano avuto la volontà di espandersi oltre le metropoli. L’inclusione di un testo di presentazione a carico dell’ex Presidente haitiano, Jean-Bertrand Aristide, un sacerdote che aveva affrontato la dittatura dei Duvalier, cerca a suo modo di tracciare parallelismi tra il leader della rivoluzione XVIII e il portavoce delle masse emarginate alla fine del XX secolo. Senza dubbio, Aristide è uno dei personaggi haitiani più interessanti della recente storia del Paese. Carismatico, aveva goduto immensamente del favore popolare e, come L’Ouverture, era stato accusato della deriva autoritaria quando le difficoltà avevano appannato il suo sogno di trasformare Haiti in tempi brevi. Tuttavia, il suo testo, imbottito di elementi teologici, è meno interessante degli scritti di L’Ouverure: “Siamo uguali a voi, per i diritti naturali, e se la natura è compiaciuta di diversificare i colori tra la razza umana, non è un delitto nascere negro e neanche un vantaggio essere bianco”, cita in una lettera all’Assemblea Nazionale, inviata a luglio del 1972, tramite la quale c’è l’intento di convincere i francesi che Haiti è una “Porzione importante della Francia”. Per non rompere i legami con Parigi, L’Ouverture aveva imposto lavori forzati ai vecchi schiavi, i quali dopo che erano stati liberati volevano fuggire dalle piantagioni e diventare piccoli agricoltori. Ciò supponeva la rovina di una economia basata sulla monocoltura dello zucchero. La resistenza francese a accettare gli antichi schiavi come cittadini liberi e uguali aveva rovinato i suoi sforzi. Nel 1802, Napoleone restaurava la schiavitù legalmente, ma non era riuscito ad imporla tramite la forza militare. Il leader rivoluzionario moriva in prigione, la selezione dei testi include alcune delle sue lettere scritte dalla cella. Tuttavia la Francia aveva perduto Haiti e l’isola ancora sta pagando il prezzo di quel primo tradimento. della dichiarazione universale dei diritti umani.Immagine

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