WASHINGTON: Il Rinascimento del Nord Europa

Sabrina Carbone

ImmagineAlbrecht Dürer aveva tutto: L’occhio di un Raffaello, il cervello di un Leonardo, l’aspetto di un ripulito Kurt Cobain. Ha prodotto il più antico noto autoritratto dell’arte europea quando aveva 13 anni, e alcuni dei primi paesaggi stand-alone. Ha portato il calore flessibile della pittura italiana classica nel brivido del nord gotico, e ha trasformato la xilografia da semi-folk a arte per arte, e l’arte è davvero molto sottile. E’ stata la star poliedrica di ciò che oggi chiamiamo Rinascimento del Nord Europa. Tradizionalmente, la categoria dei grandi artisti implica quella dei grandi pittori, e Dürer era, anche se c’è ragione di pensare che la sua era più una inventiva, coinvolto ed espansivo nelle sue opere su carta. La prova di tale argomento è a Washington, in una mostra sorprendentemente generosa chiamata “Albrecht Dürer: Disegni, acquerelli e stampe dal Museo Albertina di Vienna”. Dürer, era nato a Norimberga, in Germania, nel 1471 dove è morto nel 1528, e dove ha vissuto dal principio alla fine della sua carriera. Alcune delle sue immagini più famose – “Pregare con le Mani”, l’acquerello e la pittura gouache come “Il grande pezzo di Turf”, sono inclusi tra le 100 opere. Quasi tutte provengono dal Museo Albertina di Vienna, o dal repository premier di arte grafica di Dürer, ma anche lì sono raramente visualizzati in una simile ampiezza. Dürer era figlio di un orafo, e dopo un po ‘di scuola di base – da adulto ha lamentato di non aver avuto molto – era prevista l’adesione al mestiere di famiglia. Ma ben presto aveva dimostrato che era destinato a cose più grandi. L’immagine, realizzata nel 1484 con una punta d’argento, raffigura un giovane dai capelli lunghi con un pò di grasso sulle guance e gli occhi spalancati che sembrano avere uno sguardo incantato, quasi certamente, è la sua immagine riflessa. Dürer è il realista irremovibile, il drammaturgo pittorico e il virtuoso formale, che affronta con un mezzo spietato, una punta d’argento, e se viene commesso un errore, bisogna ricominciare tutto da zero, ma la sua abilità lo rendono padrone di tale arte. Per un breve periodo la sua vita ha seguito un normale iter di un artista borghese. Aveva studiato pittura, con una linea laterale in arte grafica, era un affarista garantito. Ha battuto la strada per un anno per controllare le scene in altre città d’arte, come Basilea e Colmar. Nel 1494 era ritornato a casa per sposare Agnes Frey, la figlia di un borghese locale. Il matrimonio era stato organizzato dalle famiglie, ed era socialmente vantaggioso. E’ stato un matrimonio d’amore? Difficile da dire. Dürer aveva scritto cose sprezzanti su Agnes ai suoi amici, e il loro connubio era rimasto sterile. Tuttavia in un autoritratto a inchiostro rapido, fatto poco prima del matrimonio, la rappresentava con una riga affettuosa, la descriveva come una ragazza normale con i capelli gawkily e il pensiero flyaway, sotto la sua figura ha scritto la semplice frase, “Mein Agnes”. Eppure, subito dopo il suo matrimonio, Dürer era in viaggio di nuovo, da solo. Questa volta era diretto in Italia attraverso le Alpi, e abbozzava paesaggi plein-air durante il suo cammino. Venezia era il suo obiettivo, e era rimasto nella città circa due anni. Quando era tornato di nuovo a Norimberga, nel 1496, portava nel suo bagaglio l’Italia, o l’esperienza dell’arte italiana, e aveva iniziato a sperimentarla. Aveva già iniziato a copiare stampe italiane, iniziando un processo di adattamento ai motivi classici e alle convenzioni gotiche. I risultati, con il loro contorto, e la grazia strenua, non sono facili da amare, ma sono sempre interessanti. Come ibridi postmoderni, la loro forza è proprio nella instabile apparenza, che dirompe sul bordo. In una incisione chiamata “Il mostro marino,” del 1498, una donna nuda, cerca con molta difficoltà, di adagiarsi sul retro di un tritone che sembra la voglia portare via. La storia non è chiara, Dürer può averla realizzata solo per fare un nudo. In ogni caso, la sua attenzione sembra disegnata sullo sfondo, un albero-guarnito un paesaggio settentrionale della montagna e le città-fortezza, realisticamente dettagliati in ogni foglia e in ogni pietra. Una volta che i nostri occhi ammirano quest’opera, tendono a rimanere lì, immersi nella natura, lasciando la signora e il suo mostro dietro, strani randagi del Mediterraneo in un alpense.

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