La Corea del Nord al centro di tutte le attenzioni, un forte sisma non ha risparmiato la penisola.

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Sabrina Carbone

Nella frontiera della Corea del Nord in Cina un forte sisma non ha risparmiato la penisola oltre alle recenti sfide politiche e militari. Il sisma di magnitudo 6,2 è stato registrato questo venerdì, 5 aprile, alle 13:00 GMT nell’est della Russia, vicino alla frontiera tra la Cina e la Corea del Nord, ha annunciato il centro statunitense di Geofisica (USGS). L’epicentro del terremoto è stato localizzato a una profondità di 561 chilometri, a 9 chilometri dalla città russa di Zarubino e a 63 chilometri da Hunchun (Cina). La località nordcoreana più vicina all’epicentro è Aoji-ri, a quasi 60 chilometri. Al momento, non sono pervenute altre informazioni sulle possibili vittime o danni materiali. Il Ministero della Difesa Nord-coreano ha avvisato che il terremoto è di origine naturale e non è il risultato di una prova nucleare. Agli inizi di febbraio del 2013 una prova nucleare realizzata dal Paese comunista aveva provocato un terremoto di magnitudo 4,9 nella vicina Corea del Sud. Dopo questa prova nucleare, è aumentata la tensione nella penisola Coreana e le Nazioni Unite hanno approvato nuove sanzioni contro la Corea del Nord. Ma non è finita qui, c’è stata un forte spinta di tensione alle frontiere della Corea del Nord venerdì, 5 aprile, l’armata nord-coreana ha puntato un secondo missile di media portata in direzione degli Stati Uniti e Pyongyang, ha fatto sapere al personale diplomatico e alle ONG che hanno sede nella Corea del Nord che non può più assicurare la loro sicurezza a iniziare dal 10 aprile prossimo in caso di conflitto. Provocazioni o avvisi, che possono essere i rivelatori di tensioni in seno al regime nord-coreano. Il personale straniero delle ambasciate e delle organizzazioni umanitarie presenti a Pyongyang non sembrano essere inquieti oltre misura. Alcuni espatriati affermano di non risentire di alcuna tensione particolare nella capitale Nord-coreana. Per il momento, nessuno ha annunciato l’intenzione di evacuare. A Seul, molti pensano che questa “proposta di evacuazione”, fatta venerdì, 5 aprile dal regime Nord-coreano non è che un elemento in più della guerra psicologica alla quale si è lasciata andare Pyongyang, una messa in scena molto riuscita per mantenere la pressione.
Una crisi di regime?
Secondo alcuni media questa crisi potrà rivelare delle tensioni interne al regime. All’inizio del mese, un quotidiano sud-coreano aveva affermato che il giovane dirigente nord-coreano Kim Jong-un aveva scampato un colpo di Stato messo a fuoco dai militari, a novembre scorso. Secondo un altro quotidiano del Sud, Kim Jong-un aveva potenziato le misure di sicurezza durante i suoi spostamenti. Anche se molte informazioni mancano all’appello, è possibile che il regime ha bisogno di accrescere le tensioni esterne per meglio controllare ciò che accade all’interno.

Proposta di mediazione nella Corea del Sud.

Nella Corea del Sud, l’opposizione del centro-destra ha proposto l’invio di un capro espiatorio speciale a Pyongyang. Moon Hee-sang, il capo dell’opposizione, ha dichiarato che è tempo di inviare un emissario per trovare una soluzione diplomatica alla crisi. Tutto ciò ha funzionato in passato. Come anche nel 1994, l’anziano Presidente americano Jimmy Carter era andato a Pyongyang ed era riuscito a spegnere le tensioni, all’epoca molto gravi, tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord. E’ interessante notare che parallelamente, si assiste in questi ultimi giorni a una volontà americana ad abbassare un pò la voce, a non rispondere a tono alle provocazioni del Nord, allo scopo di evitare di gettare olio sul fuoco. Un’uscita diplomatica da questa crisi è sempre possibile.

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