Costa d’Avorio – Gli sfollati dell’Ovest temono il ritorno

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Sabrina Carbone

Nel mese di marzo 2013, l’ovest della Costa d’Avorio ha vissuto una serie di attacchi mortali con conseguenti spostamenti di persone il cui numero oscilla tra i 2.500 e i 3.000 profughi, ha reso noto il Consiglio norvegese per i rifugiati. Il 6 maggio scorso, meno della metà sono tornati a casa e la situazione della sicurezza resta precaria. Al Zilébly., un uomo è in piedi davanti a quello che resta del suo negozio, un altro mostra la TV, il generatore elettrico e l’antenna posti sul terreno insieme ai calcinacci. Attorno a lui, altri 16 edifici sono stati distrutti durante l’attacco al villaggio, del 13 marzo. Dieci giorni dopo, è stata la volta di Petit Guiglo, dove una ventina di edifici sono stati distrutti. I tetti delle case sono andati in fumo e le soffitte, dove veniva mantenuto il cibo, sono stati bruciati o saccheggiati. Oggi, in entrambi i luoghi dove sono stati implementati i due attacchi contano una decina di morti, poche persone hanno fatto ritorno a casa e le loro dimore cominciano a essere ripulite. In alcune camere le testate di legno sono carbonizzate. Una donna è tornata alla fine di aprile, ha raccolto i frammenti delle bottiglie di vetro sparse sul pavimento della sua casa, riutilizzando quelle poche cose rimaste intatte. Più di un mese dopo gli attacchi, la gente ha davvero paura di rientrare a casa. Secondo i funzionari del villaggio, solo il 10% è tornato a Petit Guiglo e sessanta a Zilébly su un totale di circa 300 persone. Gli abitanti del villaggio rimangono essenzialmente in Liberia, a pochi chilometri di distanza, e a Blolequin, 40 km da Zilébly.
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Andata e ritorno

“Non è semplice fuggire improvvisamente durante la notte mentre gli spari rimbombano in casa. Molti hanno paura di tornare. Alcuni vengono per due o tre giorni, lavorano nei campi e poi lasciano Blolequin. Non c’è più cibo qui, e dobbiamo fare andata e ritorno per mangiare”, racconta Anselmo Dande alloggiato a Zilébly. A Petit Guiglo, il capo del villaggio non è sereno. “Le FRCI [Forze Repubblicane della Costa d’Avorio e, NDLR] dormono nel villaggio e mi sento un pò più sicuro, ma ho ancora paura. Ciò che è necessario è costruire un campo militare qui, e solo allora saremo davvero in pace”, ha informato Basile Banto. Secondo Claude Koffi, il sottoprefetto di Blolequin le due comunità, erano protette entrambe da dieci FRCI al momento degli attentati. Da allora, il personale è stato aumentato, aggiungendo più di cinquanta uomini a ciascuno dei due villaggi, ha continuato. “Tra i 60 e i 90 soldati arriveranno tra due o tre settimane a Pinhou Diboké”, ha promesso.

Lacune di sicurezza

A Zilébly come a Petit Guiglo le FRCI gestiscono da oltre quindici anni i centri. Intorno a loro, nessun veicolo. A Zilébly una moto carbonizzata è stata accantonata vicino a un muro. Oltre ai soldati, alcuni in infradito, parlano sotto un albero, con il fucile a tracolla. Nella Lega ivoriana per i diritti umani (LIDHO), c’è preoccupazione per la mancanza di coinvolgimento delle autorità. “Le persone non vanno nella boscaglia sita a più di un chilometro dal paese. Il sistema di sicurezza non è sufficiente, non sappiamo dove andare, ha affermato Benedetto Ouahoulou Taha, il rappresentante della LIDHO Guiglo. Come risultato, le persone non hanno nemmeno il coraggio di andare a casa, non sappiamo se tutto questo è davvero finito. Source: http://www.jeuneafrique.com/Article/ARTJAWEB20130506162938/liberia-cote-d-ivoire-deplaces-lidhocote-d-ivoire-les-deplaces-de-l-ouest-dans-la-peur-du-retour.html

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