Youssouf, un bambino soldato di 13 anni di Maurice Garbiro *

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Tradotto Sabrina Carbone

Bangui, 6 aprile (IPS) – Yusuf è un bambino soldato di 13 anni il vaso di Pandora dove sono stati concentrati tutti i mali che hanno afflitto la Repubblica Centrafricana (CAR), negli ultimi anni. Il 24 marzo del 2013, con le armi in mano tra le fila della coalizione ribelle Seleka ha preso Bangui la capitale.

“Ieri, ero abbastanza grande per andare in guerra e uccidere. E oggi, mi è stato chiesto di aspettare 18 anni per arruolarmi come miltare”. All’ombra di un campo militare di Bangui è stato tenuto in segreto con altri tre bambini soldato, Youssouf è furioso. Si sente tradito dai ribelli di Seleka che, il 24 marzo, hanno marciato verso la capitale per essere in grado di mandare al potere il loro leader, Michel Djotodia. Questi stessi miliziani hanno oggi acquistato una credibilità internazionale, e sanno che la presenza dei bambini soldato nelle loro fila è una onta. Soprattutto da quando l’esercito sudafricano, difendendo il palazzo presidenziale allora occupato dal deposto Presidente François Bozizé, sono rimasti traumatizzati quando hanno scoperto che i ribelli che hanno combattuto e ucciso erano per la maggior parte “bambini”. Per nasconderli la Seleka ha collocato molti di loro in famiglie originarie del nord e centro Africa, (CAR), dove arrivavano la maggior parte dei ribelli, come Youssouf. Ma Youssuf è rimasto nel campo. E’ stato il Presidente Djotodia in persona che li ha depositati qui, dopo aver preso Bangui, dopo aver installato un checkpoint di sicurezza a Seleka. “Io voglio essere un soldato, io non posso fare altro che la guerra “, ha asserito, con il suo berretto militare ben messo è quasi rosso come i suoi occhi. “Colpa del tabacco bianco”, dice. Questa è la sua “droga”, una miscela di polveri di marijuana e farina di manioca. “Con questo, non ci si tira indietro, e non hai paura di niente.”

Rapiti dal LRA

La vita di Youssouf è un concentrato di mali che affliggono la RCA da molti anni. Il suo destino è stato scosso per la prima volta nel mese di aprile del 2011. “Per diversi giorni, la Resistenza dell’Armata ugandese (LRA) ha rapito le persone e saccheggiato i dintorni di Birao dove ho vissuto. Nonostante il pericolo, racconta, ho accompagnato mia madre al campo. Ma quelli del LRA ci hanno trovato. L’hanno violentata davanti a me prima di fucilarla” La banda armata poi ha costretto il ragazzo a seguirli per portare i sacchetti delle munizioni. Prima di trasformarlo in una macchina per uccidere. “Mi hanno insegnato a gestire le armi come i kalashnikov, i lanciarazzi RPG. Sono diventato un uomo con loro”. Molto presto, Youssuf e altri bambini soldato, che costituiscono il 90% dei ranghi del LRA vengono affidati a Joseph Kony, il leader della milizia, ricercato dalla Corte penale internazionale ( ICC). “La prima volta che l’ho visto è stato ad agosto del 2011,vicino Zémio (CAR al confine sud-orientale con la Repubblica Democratica del Congo). Lui è molto alto, ha la barba e indossa sempre un cappello. Ha riferito con durezza. L’ho visto poco dopo, l’attacco a Djema, una località vicina. Kony ha schierato sette abitanti del villaggio, e a noi, bambini, ha chiesto di ucciderli. Ho urlato «Sì, leader” e ho sparato a due persone. In questo modo sono rimasto in vita. Il corpo snello di Youssuf è scosso dai singhiozzi. “LRA uccide i bambini che sono malati, perchè troppo lenti. Una sera, sono scappato”, ha aggiunto, “dopo tre giorni di cammino, sono stato ricondotto a Rafaï dalle truppe americane lanciate all’inseguimento di Kony a maggio del 2012”. Youssouf è poi stato sostenuto dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) a Birao e rimpatriato attraverso un programma di riunificazione dei bambini soldato con le loro famiglie. Ma in quella zona, Youssouf non ha più nessuno.

“La guerra è guerra”

Djotodia: Tornato dall’esilio in Benin, l’ex capo diplomatico Centrafricano ha ripreso il comando dell’Unione delle forze democratiche per l’Unità (UFDR), uno dei principali movimenti ribelli che hanno composto il futuro Seleka. “Volevo essere coinvolto con loro. Ma Djotodia mi ha spiegato che non voleva bambini soldato. Mi ha chiesto di seguirli per fare il bucato e preparare i pasti”, racconta Youssuf. Tuttavia, una volta che l’attacco di dicembre 2012 era iniziato nella città di Ndélé, a poche centinaia di chilometri più a sud, le buone intenzioni dei leader erano state dimenticate. “Quando il colonnello mi ha detto di salire sulla vettura numero sei, sapevo che dovevo andare a combattere: Le auto numerate da uno a dieci sono state utilizzate per gli attacchi. L’ufficiale mi ha dato una pistola e ha comunicato: ‘Sii un uomo’. “Ho continuato il viaggio verso Bangui su questa macchina, usando il mio Kalashnikov, di città in città. Quante persone ho ucciso? Non lo so. La guerra è guerra, tutto qui. Io da tanto tempo non sono più un bambino. La mia unica speranza ora è quella di essere finalmente formato come un vero militare “, ha concluso Youssuf. * Con il contributo di Sandra Titi-Fontaine a Ginevra / InfoSud. * (Mauritius Garbiro è un giornalista e ha scritto per RCA ‘ InfoSud ‘, un’agenzia di stampa svizzera con sede a Ginevra. L’articolo è stato pubblicato nell’ambito di un accordo di cooperazione tra InfoSud e IPS).Font: http://www.ipsinternational.org/fr/_note.asp?idnews=7512

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