Aesha ha quasi ricomposto il suo viso

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Sabrina Carbone

Aesha Mohammadzai si guarda davanti allo specchio e in mezzo alla fronte del suo giovane volto c’è una parte in più che Aesha aveva perso. Infatti nel 2001, era comparsa sulla prima pagina del quotidiano ‘Time’ in seguito alla sua mutilazione. I suoceri, il marito e i talebani le avevano amputato: Le orecchie e il naso come punizione per essersi data alla fuga. Il suo volto era stato completamente sfigurato ed è diventato il simbolo delle donne oppresse, un promemoria di ciò che può tornare a essere l’Afganistan se i talebani riprendono il controllo. Oggi, lei deve solo fare un piccolo intervento chirurgico per avere di nuovo il naso che aveva. Le procedure sono stressanti. Ha dovuto subire un doloroso ampliamento della pelle sulla fronte, ha dovuto fare innesti di osso e cartilagine. Ma questa estate, finalmente e per la prima volta dopo anni, lei apparirà di nuovo come era prima dell’attacco. Ma la ricostruzione del naso e la ricostruzione di una vita sono due questioni molto diverse. Per il primo, dipende dagli altri, ma per il secondo, è Aesha che dovrà fare il lavoro.Aesha recupera su rostro Quando la ricomposizione del suo volto sarà completamente portata a termine, allora crederà che ogni cosa è possibile per lei e per la sua famiglia: l’istruzione, la carriera, l’indipendenza. “E’ una ragazza molto intelligente. E il suo futuro è davvero nelle nostre mani, ma dobbiamo guidarla, mostrargli ciò che è giusto e ciò che è sbagliato”, afferma Mati Arsala, che per lei è come un padre e deve affrontare le sue sfide. “Non esistono limitazioni può arrivare dove vuole”, ha aggiunto. CNN ha seguito il viaggio di Aesha negli Stati Uniti da gennaio del 2011. Il suo viaggio è iniziato per alcuni mesi in California, dove ha dovuto sottoporsi a una chirurgia ricostruttiva, ma è stata considerata troppo instabile emotivamente per affrontare la situazione. Poi è stata trasferita a New York, dove è rimasta per un anno in cura presso una associazione non-profit di donne afghane. C’è stato un notevole progresso, grazie all’aiuto di tutor, di lezioni di inglese e delle varie terapie. Tuttavia, la rete di sostegno a New York non poteva darle quello di cui aveva bisogno. Aesha voleva una famiglia. E dopo l’incontro con Mati, con la moglie Jamila e Rasouli-Arsala, la figlia nata dal primo matrimonio di Jamila, Aesha ha lanciato una campagna per unirsi a loro, dopo mesi di telefonate. Sapendo ciò che era accaduto, e credendo che solo loro le potevano dare qualcosa che nessun altro poteva, le hanno spalancato le porte. Alla fine di novembre 2012, è andata a vivere a casa di Fredrick, nel Maryland. “Ho sofferto molto nella mia vita”, ha precisato Aesha, giorni prima del suo primo intervento chirurgico nel mese di giugno dello scorso anno, mentre Jamila traduce. “Ora sento che una luce è entrata nella mia vita”. I suoi genitori adottivi, tuttavia, ora nuotano in un mare di guai. Alcuni giorni prima di Natale, Mati ha perso il suo lavoro di ingegnere con la Bechtel, dove ha svolto 30 anni di servizio. E Jamila, che era un ginecologo in Germania prima di trasferirsi negli Stati Uniti per unirsi a Mati, ha faticato a portare avanti la sua carriera. Lei deve completare un programma di residenza per esercitare la sua professione negli USA, ma finora è stata in grado di ottenere solo un posto nel programma. Jamila ha trascorso gran parte dello scorso anno a New York, lontana dalla sua famiglia, lavorando in un ospedale di Brooklyn come medico di famiglia, con una bassa retribuzione e dove richiedono molti requisiti per i medici nella sua situazione, sperando che sia di aiuto per una residenza in Afghanistan questa primavera. Ma, per il terzo anno consecutivo, è tornata a mani vuote. La famiglia e la mobilità professionale limitano in parte gli interventi chirurgici di AESHA, che riceve un trattamento gratuito al Walter Reed Army Medical Center Nazionale di Bethesda, nel Maryland. Una volta che il suo naso sarà completamente tornato a posto nei prossimi mesi, i medici si prenderanno cura delle sue orecchie, un processo ricostruttivo è meno ingombrante, ma ciò richiede tempo. Il viso di Aesha in trasformazione, e il senso di pace e conforto della nuova casa in Maryland, è un testamento del suo progresso. Ma come avanza fisicamente ed emotivamente, per altri versi, la vita di Aesha è in attesa, barcollando tra l’inerzia e la regressione. Vive in una bolla protettiva a causa del suo processo chirurgico iniziato 11 mesi fa. Galleggia tra ambulatori e non può correre il rischio di prendere un raffreddore o, peggio, una infezione, e quindi ha smesso di andare alle sue lezioni di inglese ogni settimana e a malapena parla la lingua. A volte rimane sveglia tutta la notte e guarda i video di Bollywood e la produzione di gioielli e dorme durante il giorno. Mati e Jamila le vogliono dare il tempo di guarire. Ora non è il momento di spingere, dicono. Molto presto, quando il suo naso sarà completo, dovrà fare un’altra scelta per andare avanti. Ma che ne sarà di lei? Lo specchio non può dare queste risposte. Se siete interessati a fare una donazione al personale che sostiene Aesha nel suo cammino, visitate il sito web creato a giugno 2012 dalla famiglia che si prende cura di lei: Il viaggio Aesha. Font:http://cnnespanol.cnn.com/2013/05/11/aesha-recupera-su-rostro/

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