Come il Qatar e l’Arabia Saudita competono in Egitto

Sabrina Carbonefoto mia della Mostra1

Il Qatar ha pagato 7 miliardi dollari ai Fratelli Musulmani. In risposta, l’Arabia Saudita ha donato 12 miliardi di dollari all’esercito. Storia di una lotta discreta, senza grazie.
E’ palese oramai perché gli Stati Uniti e l’Unione europea lottano per punire il nuovo Governo egiziano dopo la sanguinosa repressione contro i manifestanti pro-Morsi che ha provocato quasi un migliaio di morti in una settimana. Il loro più grande alleato in Medio Oriente, è l’Arabia Saudita che protegge l’esercito egiziano nelle sue attività un anno dopo l’adesione alla presidenza del Fratello Musulmano Mohamed Morsi. “La posizione della comunità internazionale (in Egitto) ha preso una strana direzione, “Era sorpreso Lunedì, 19 agosto, il capo della diplomazia saudita, il principe Saud al-Faisal, che ha anche dichiarato minacciando: “Se saranno mantenute queste posizioni ostili noi non dimenticheremo mai queste posizioni verso le nazioni arabe e islamiche”. L’Unione europea, allo stesso tempo, ha discusso la possibilità di sospendere l’assistenza finanziaria di 5 miliardi di euro che aveva promesso all’Egitto nel 2012, il Ministro saudita ha assicurato che i paesi arabi sono disposti a compensare eventuali sanzioni occidentali.

Riyadh per salvare l’esercito

Già, dopo la rimozione del Presidente islamista Mohamed Morsi avvenuta il, 3 luglio, le monarchie del Golfo avevano promesso al nuovo esecutivo egiziano 12 miliardi, tra cui 5.000 milioni di dollari per l’Arabia Saudita, 4 per il Kuwait e 3 per gli Emirati Arabi Uniti. Un gesto altrettanto vitale per il Cairo che, contrariamente all’aiuto occidentale versato per le consegne di materiale militare o di assistenza alle ONG, i petrodollari del Golfo alimentano direttamente le riserve vuote della Banca centrale d’Egitto. Venerdì, il Re Abdullah ha ampiamente giustificato il suo sostegno al Cairo in nome della “lotta contro il terrorismo, l’estremismo e la sedizione”, cioè la Fratellanza Musulmana. Una presa di posizione inusuale per un paese la cui diplomazia di solito è silenziosa. Principali partner dell’Egitto sotto il vecchio regime in nome dei sunniti dell’asse filo-americano Riyadh-Cairo, i sauditi non hanno digerito il rovesciamento del loro “amico Mubarak”, dopo la rivoluzione del 25 gennaio.

Washington Amico dei Fratelli

“La caduta del Rais è stato un vero trauma in Arabia Saudita, dal momento che gli Stati Uniti hanno dato modo a Mubarak di avvicinarsi di conseguenza ai Fratelli musulmani”, ha rivelato l’analista politico e consulente Karim Sader, uno specialista delle monarchie del Golfo. Guidati dal loro pragmatismo politico, gli americani si sono rapidamente adattati al potere dei Fratelli, tanto più che gli islamisti sono ultraliberali a livello economico e hanno garantito la sicurezza di Israele. Un vero e proprio schiaffo a Riyadh che coltiva una avversione storica per la fratellanza islamica. “I Fratelli Musulmani formano un movimento islamico giudicato destabilizzatore a causa del suo potenziale rivoluzionario, e sono in grado di sfidare la logica dinastica nel Golfo”, ha commentato David al Point.fr Rigoulet-Roze, un ricercatore presso l’Istituto Analisi Strategica francese (IFA). Abitata da 28 milioni di persone, l’Arabia Saudita, una monarchia assoluta islamista ufficialmente fondata nel 1932 e guidata da allora dalla dinastia Saud, non è stata risparmiata dalle turbolenze della primavera araba.

La paura del contagio

Il paese è ricco di petrolio, ed è stato teatro nel 2011 delle proteste sciite, una popolazione di minoritaranza nel Paese (10%), che ha chiesto la fine delle discriminazioni contro di loro e le quali sono state soffocate da una grande repressione della polizia che ha fatto nove morti. L’arresto a luglio del 2012, di un religioso sciita il quale sosteneva la separazione delle regioni petrolifere  sciite di Qatif e Al-Hassa, tuttavia, ha rilanciato la contestazione. Per quanto riguarda il 90% dei sunniti che abitano il regno, questi sono per lo più giovani, politicizzati e non beneficiano della manna petrolifera. “Tutti gli ingredienti di una primavera sono riuniti in Arabia Saudita”, ha precisato l’analista politico Karim Sader. Ecco perché l’intervento dell’esercito egiziano, sotto la copertura di una rivoluzione popolare, è stato accolto a braccia aperte da Riyadh, il primo paese a congratularsi del nuovo Presidente egiziano di transizione, Adly Mansour. L’Arabia Saudita ha utilizzato rapidamente lo stesso vocabolario bellico che l’esercito aveva usato contro i manifestanti islamici. Il principe Saud al-Faisal li accusa di “aver dato fuoco agli edifici pubblici, di aver ammassato le armi e di aver utilizzato le donne e i bambini come scudi umani nel tentativo di ingraziarsi il pubblico”. E’ vero dunque che il nuovo uomo forte del Paese, il generale Abdel Fattah al-Sisi, è un ex militare egiziano addetto in Arabia Saudita.

Source: http://www.lepoint.fr/monde/comment-le-qatar-et-arabie-saoudite-s-affrontent-en-egypte-21-08-2013-1716008_24.php#xtor=CS1-31

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