Siria: il Piano segreto tra Obama e Putin

Sabrina Carbone100kb

La proposta russa, di smantellare l’arsenale chimico siriano è stata presentata come un suggerimento spontaneo, ma in realtà era stata già discussa tra Mosca e  Washington. Lo scenario sulla crisi siriana era stato fin troppo ben allestito per crederlo completamente spontaneo. Nel corso di una conferenza stampa che è stata tenuta lunedì, 16 settembre, e era destinata a rassicurare l’opinione pubblica sulla fondatezza delle azioni in Siria, il segretario di Stato americano, John Kerry, aveva risposto a una serie di domande tra le quali: Quali sono i motivi che possono impedire di raggiungere i risultati? Di rimando il capo della diplomazia statunitense aveva risposto: ” Certamente Assad può restituire nella sua integrità il suo arsenale chimico alla comunità internazionale, la settimana prossima, ma non è prossimo a farlo, lui non può”. Lo stupore tra il pubblico non è tardato ad arrivare e riconoscendo la gaffe fatta dal segretario di Stato americano, il portavoce del dipartimento di Stato, Jen Psaki, aveva insistito sul carattere ‘retorico’ della frase e di conseguenza rifiutava qualsiasi tipo di negoziato con un ‘dittatore brutale’ e ‘inaffidabile’. Ma era già troppo tardi. Nel primo pomeriggio una ‘bomba’ veniva lanciata da Mosca. Il capo della diplomazia russa, Sergueï Lavrov, prendeva sulla parola il suo omologo americano e invitava il suo alleato siriano a mettere il suo arsenale chimico sotto il monitoraggio internazionale prima di essere distrutto. Damasco non se lo fa ripetere due volte e risponde positivamente. Attoniti i cancellieri occidentali, offrono anche loro il consenso favorevole a quella che oggi è chiamata ‘proposta russa’. La sera stessa Barak Obama che aveva citato tutto questo come un “importante passo avanti” scartava di agire nella immediatezza in Siria e chiedeva al Congresso di rimandare, sine die, ogni voto su un ricorso alla forza. Il giorno dopo, la Francia riprendendo il discorso presentava al Consiglio della sicurezza dell’ONU una risoluzione che riprende i termini dell’offerta russa, ma aggiungeva che i responsabili della tragedia del, 21 agosto, dovevano essere processati davanti alla Corte penale Internazionale (CPI). In virtù del capitolo VII, il mancato rispetto degli obblighi legali, da parte di Damasco, allora  permetteva, de facto, l’uso della forza in Siria. Se i negoziati continuavano secondo la natura della scrittura, e niente garantiva che Mosca lo accettava, Washington e Parigi sembravano decisi a dare una opportunità alla diplomazia.

Parigi ‘inconsapevole’

Uno sviluppo rocambolesco che non lascia nulla al caso. Infatti il 1° settembre di quest’anno in seguito alla decisione di Obama di avvalersi del voto del Congresso, il quotidiano israeliano ‘Haaretz’ pubblicava che il Premier americano in realtà stava giocando la sua ultima carta diplomatica per risolvere la crisi siriana. Ma non è tutto, successivamente sempre lo stesso quotidiano, che fa fede alle informazioni dei cancellieri occidentali, pubblicava che gli Stati Uniti e la Russia stavano lavorando congiuntamente alla soluzione del Consiglio della sicurezza dell’ONU, che incitava Bachar al-Assad a trasferire il suo arsenale chimico alle forze russe, sotto la supervisione degli ispettori delle Nazioni Unite, allo scopo di distruggere i gas neurotossici estratti dalla Siria o addirittura distruggerli sul luogo. Queste condizioni a grandi linee saranno ritrovate dieci giorni dopo nella risoluzione proposta dalla Francia all’ONU. A riguardo un consigliere diplomatico francese, aveva informato “La proposta russa non era prevista, ma non è una sorpresa dal momento che sono state fatte delle forti pressioni sulla Siria. Il Boston Globe ha scritto che i dibattiti tra Washington e la Russia durano da oltre un anno e che l’argomento in discussione risale al Summit del G20 di Los Cabos, in Messico, svolto il 18 e il 19 giugno dello scorso anno. I colloqui hanno avuto un prosieguo specie dopo la visita di John Kerry a Mosca, nonostante i freddi rapporti bilaterali motivati dallo spinoso caso sulla lista Magnitsky e sull’asilo politico accordato da Mosca all’ex consulente americano della NSA, Edward Snowden. La situazione invece è cambiata il 21 agosto scorso con l’attacco chimico della Ghouta, dove Washington accusa Damasco di essere il responsabile. Galeotto è stato dunque il G20 di San Pietroburgo che, nel contesto degli imminenti attacchi aerei degli USA, ha permesso a Obama e a Putin, sotto lo sguardo stupito degli altri Stati, di appartarsi in una stanza e partorire quello che è stato chiamato ‘Accordo internazionale’ il cui testo sarà inviato, ai rispettivi capi della diplomazia. Dice bene il giornalista di Rfi, una trama degna di Hollywood che difficilmente convince il consigliere diplomatico francese. “Forse l’idea russa è stata sviluppata a livello bilaterale, in passato, ma di certo non come una proposta in debita forma”. “C’è stata una vera e propria logica di azioni. Se il caso non voleva dare la giusta occasione, Mosca faceva il suo annuncio al Summit del G20, e Obama rimaneva completamente circondato dalle dichiarazioni (sulle azioni)”, ha aggiunto il consulente francese. Anche un altro funzionario americano assicura che la proposta di Mosca è il frutto “di mesi di incontri e conversazioni tra le due parti”. Un dèja vu per i grandi della terra.

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Source: http://www.lepoint.fr/monde/syrie-le-plan-secret-obama-poutine-11-09-2013-1723311_24.php

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