Il Libano soffre il peso dell’impatto economico e sociale del conflitto siriano

Sabrina Carbone100kb

-Il numero dei rifugiati in Libano, ora è vicino a un milione, o meglio detto al 22% della popolazione
-Secondo la valutazione condotta dalla Banca Mondiale, il conflitto in corso e l’afflusso dei rifugiati hanno ostruito gli scambi commerciali e le entrate del turismo in Libano e di conseguenza hanno aumentato la povertà e la disoccupazione
-Questo lavoro aiuterà a prendere decisioni politiche di guida e a organizzare gli aiuti internazionali

Ogni giorno, le colonne di auto, di furgoni e di camion convergono verso i confini del Libano. A bordo, le famiglie siriane in fuga dalla violenza nel loro paese come possono stipano nel bel mezzo di una montagna di biglietti, valigie e materassi. Questo è lo spettacolo quotidiano proiettato sui due valichi di frontiera ufficiali nel nord e nell’est del Libano. Dal momento che esistono legami storici, economici, sociali e politici tra i due paesi confinanti, il Libano ha infatti mantenuto le sue frontiere aperte per i profughi siriani. Le organizzazioni umanitarie, le ONG locali e internazionali e i centri ufficiali fanno degli sforzi enormi, avvalendosi dei mezzi a loro disposizione e spesso ridotti per aiutare questi rifugiati. Oggi, il loro numero è di milioni. Il 22% della popolazione libanese. Per quei paesi poveri di risorse, indebitati e a corto di liquidi, la domanda sorge spontanea: Quali sono le capacità messe a disposizione per raggiungere delle soluzioni allo scopo di meglio gestire l’impatto di questa tragedia, che ha una pressione economica e sociale quasi insopportabile per le comunità di Casa? Su richiesta del Governo libanese, il Gruppo Banca Mondiale ha realizzato una valutazione dell’impatto economico e sociale della crisi in Siria e in Libano, in collaborazione con le agenzie delle Nazioni Unite, l’Unione europea e il Fondo monetario internazionale. Le conclusioni di questa analisi sono allarmanti: Alla fine del 2014, secondo le previsioni, il numero dei rifugiati aumenterà di 1,6 milioni o al 37% della popolazione libanese. E entro 15 mesi, lo Stato dovrà pagare miliardi di dollari per soddisfare la crescente domanda sui servizi pubblici quali: La sanità, la istruzione, l’acqua e la elettricità. Le spese andranno a incidere sul deficit del bilancio che è già attualmente di 3,7 miliardi di dollari, cioè il 8,7% del prodotto interno lordo (PIL). Tuttavia, la situazione è ancora più critica rispetto al periodo antecedente lo scoppio del conflitto in Siria, che trae origine a marzo del 2011, e che ha comportato l’arrivo di centinaia di migliaia di profughi, a causa delle cattive condizioni delle infrastrutture libanesi e dei servizi pubblici inadeguati. Qui l’energia elettrica in media è stata ridotta a 18 ore al giorno (e molto meno nelle aree rurali), e i servizi idrici sono operativi, al massimo, tre giorni a settimana. Le scuole pubbliche sono sommerse dagli studenti e dalle strutture sanitarie pubbliche, che sostengono i poveri, soprattutto nelle zone rurali, dove il servizio è notoriamente rivolto agli svantaggiati. In questo paese da quasi dieci anni cioè da quando la loro incompetenza ha riempito le testate dei giornali mentre le organizzazioni della società civile reclamano il cambiamento, a causa dell’enorme afflusso dei rifugiati, il punto di rottura è stato quasi raggiunto. Se i rifugiati sono ospitati dalla popolazione locale in tutto il paese, questi sono concentrati soprattutto nel nord e nell’est del paese, dove le comunità agricole già povere lottano per sbarcare il lunario. A fortiori tutto questo ha scatenato un rallentamento della crescita economica, l’aumento della povertà e della disoccupazione tra i libanesi e lo sgravio finanziario, ambiti già tesi, di un Tesoro alle prese con il debito pubblico, che aveva raggiunto i 57,7 miliardi dollari nel 2012, cioè il 134% del PIL (uno dei peggiori rapporti di tutto il mondo).

I profughi scelgono di stabilirsi in funzione delle loro capacità

I profughi scelgono di stabilirsi in funzione delle loro capacità: Il più ricco sceglie le comunità urbane tra Beirut e dintorni, dove l’aumento della pressione sulle abitazioni impenna i canoni di locazione. I meno qualificati, che costituiscono la maggioranza dei rifugiati trovano asilo nelle scuole, nelle tendopoli di fortuna, nei cantieri abbandonati, nelle moschee o presso i libanesi che possono offrire loro ospitalità. A Wadi Khaled, nel distretto di Akkar, a nord del paese, una coppia ha messo i suoi quattro bambini in una vecchia latrina, sita in un campo aperto di patate, per metterli al riparo. I genitori dormono sotto le stelle. Come trascorreranno questo inverno? Al loro arrivo in Libano, i siriani vengono registrati presso l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), che fornisce loro una razione mensile di cibo, un kit per l’igiene, e in casi eccezionali, un pò di soldi per affittare un appartamento. Questo sussidio tuttavia ha creato tensioni tra le popolazioni ospitanti, che non ricevono invece nessun sostegno. Ma questa non è l’unica ragione che ha fatto nascere un risentimento: I libanesi accettano lavori non qualificati con salari bassi, i rifugiati accaparrano i loro mezzi di sussistenza. Tutto questo è particolarmente evidente nelle zone rurali, dove i libanesi lavorano due volte in meno di un operaio crudo, e percepiscono in media £ 20.000 libanesi (13 dollari) al giorno. Mustafa, che possiede un terreno vicino a Baalbek, ha ammesso: “Sì, ho assunto 100 siriani per la raccolta dell’uva. Costano molto meno dei libanesi e con il business che funziona bene, riduco i miei costi”. Nei prossimi mesi, ulteriori 170.000 libanesi cadranno in povertà, e andranno ad aggiungersi ai milioni dei loro connazionali che già vivono al di sotto della soglia di povertà. Le perdite nel settore retail e nel turismo sono lo spettro del fallimento su un numero crescente di aziende. La guerra in Siria ha bloccato le opportunità di esportazione del Libano verso i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), ma anche in Iraq e in Giordania. Negli ultimi anni, il turismo è iniziato a scemare, quando invece era una fonte vitale del business. Molti paesi, tra i sei membri più ricchi del GCC sconsigliano ai loro cittadini di viaggiare verso il Libano, temendo gli effetti della guerra vicina e la crescente polarizzazione della società libanese e il suo supporto o al regime siriano, o ai ribelli. La versione finale dello studio della Banca Mondiale è stato presentato, il 25 settembre, in un Forum ai margini della Assemblea generale delle Nazioni Unite. L’incontro, al quale hanno partecipato Michel Sleiman, il Presidente libanese, Jim Yong Kim, il Presidente del Gruppo della Banca Mondiale, le agenzie delle Nazioni Unite e i rappresentanti dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza, è stato presieduto dal Segretario Generale, Ban Ki-moon, ed è stato concluso con la creazione di un gruppo di supporto internazionale in Libano (ISG). L’iniziativa, che propone di aiutare il paese a gestire il massiccio afflusso di rifugiati e di ricompensarlo per la sua generosità, riflette un nuovo modello di cooperazione internazionale realizzato per affrontare la crisi. In combinazione con l’assistenza diretta ai rifugiati agli sforzi intrapresi per rispondere alle esigenze e ai problemi delle capacità delle comunità e delle istituzioni che li ospitano, creando un tandem tra aiuto umanitario e sviluppo. Il passo successivo è quello di stabilire le priorità della assistenza internazionale, anche attraverso progetti concreti per migliorare la resilienza della popolazione ospitante. Durante questa fase, la Banca Mondiale lavorerà a stretto contatto con le autorità libanesi, per definire le politiche e le priorità di investimento che affrontano molteplici esigenze. Il Libano è stato posto davanti a una fase critica della sua storia e la Banca Mondiale lavora per rafforzare la sua capacità di recupero attraverso l’aiuto allo sviluppo accompagnato dagli interventi umanitari a breve termine.link aiuo Source: http://www.banquemondiale.org/fr/news/feature/2013/09/24/lebanon-bears-the-brunt-of-the-economic-and-social-spillovers-of-the-syrian-conflict

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