Rapporto di Amnesty International sugli attacchi contro le comunità copte in Egitto

Sabrina Carbone100kb

Un rapporto dettagliato di Amnesty International sugli attacchi che hanno colpito le comunità copte ad agosto dimostra come i servizi di sicurezza sono venuti meno al loro dovere di proteggere questo gruppo di minoranza. Il nuovo rapporto, pubblicato Mercoledì, 9 Ottobre, è concentrato sugli eventi senza precedenti degli attacchi settari dopo la dispersione di due manifestazioni pro-Morsi al Cairo il 14 agosto scorso. L’informativa racconta nei dettagli che le forze della sicurezza non sono intervenute per evitare l’attacco della folla inferocita che ha incendiato le chiese, le scuole e gli edifici delle associazioni copte, alcune delle quali sono state completamente distrutte. Almeno quattro persone sono state uccise. “E’ estremamente preoccupante che tutta la comunità cristiana in Egitto è stata presa di mira da parte dei sostenitori del deposto Presidente, Mohamed Morsi, che volevano vendicarsi per gli eventi del Cairo”, ha dichiarato, Hassiba Hadj Sahraoui, Vicedirettore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. “Alla luce degli attacchi che hanno avuto luogo in antecedenza, soprattutto dopo l’allontanamento di Morsi il, 3 luglio, bisognava anticipare le rappresaglie contro i copti. Tuttavia, le forze della sicurezza non hanno impedito gli attacchi e non è intervenuto nessuno per fermare le violenze”. Amnesty International ha chiesto alle autorità egiziane di aprire una inchiesta indipendente e imparziale su questi attacchi settari e di prendere misure immediate allo scopo di evitare la loro recidività. Dobbiamo sviluppare e attuare una strategia globale per combattere la discriminazione contro le minoranze religiose. Leggi e politiche discriminatorie dovranno essere abrogate e annullate. “Non perseguire i responsabili di questi attacchi significa in maniera molto esplicita che i copti e le altre minoranze religiose sono bersagli legittimi. Le autorità devono garantire in modo esplicito che gli attacchi settari non saranno tollerati in nessun caso”, ha ammonito Hassiba Hadj Sahraoui. Dopo il 14 agosto, oltre 200 proprietà appartenenti ai cristiani sono state attaccate e 43 chiese sono state gravemente danneggiate in tutto il paese. Un copto del governatorato Fayoum ha espresso il suo sgomento per questo ciclo di violenze: “Perché, quando c’è un problema, i cristiani pagano sempre le conseguenze? Che cosa abbiamo a che fare noi con gli eventi del Cairo per essere puniti in questo modo?” Una delegazione di Amnesty International ha visitato i luoghi dove sono state registrate le violenze precisamente a Al Minya, Fayoum e nel Grande Cairo per raccogliere le testimonianze dai funzionari locali e dai leader religiosi. Molte volte le persone hanno riferito che una folla di uomini arrabbiati dotati di armi da fuoco, spranghe e coltelli hanno saccheggiato chiese e i beni immobili dei cristiani. Hanno sferrato i loro attacchi, gridando slogan come “Allah è grande” o “cani di cristiani” o espressioni simili. Gli oggetti di valore storico e le reliquie sono state profanate. Tra i graffiti scarabocchiati sui muri è possibile leggere tra le altre cose: “Morsi è il mio Presidente” o “Hanno ucciso i nostri fratelli nella preghiera”. Questi messaggi lasciano poco spazio ai dubbi sulla natura settaria degli attacchi, dimostrando un chiaro legame tra questi eventi e la repressione contro i sostenitori di Morsi al Cairo. Gli assalti erano spesso preceduti da incitazioni provenienti dalle moschee locali e dai leader religiosi. “Dal momento che è una rappresaglia per la repressione delle manifestazioni pro-Morsi, i leader dei Fratelli Musulmani hanno parlato troppo poco e troppo tardi, accusandoli di essere delle “canaglie” e di fare la differenza tra gli aggressori e i loro sostenitori ha precisato Hassiba Hadj Sahraoui. Devono condannare le azioni dei loro sostenitori e li esorto a non essere impegnati nelle aggressione o in propositi settari”. A Al-Minya, dove hanno avuto luogo la maggior parte degli attacchi, secondo un giornalista testimone delle scene di violenza, Zeinab Ismail, gli aggressori erano armati di machete e di spade. Alcune persone sono state attaccate nelle loro case. Il corpo di un copto di 60 anni che è stato ucciso a casa sua nel villaggio di Delga a Al Minya, è stato trascinato per le strade da un trattore. Dopo che era stato sepolto, la sua tomba è stata profanata due volte. “Ogni indagine futura esaminerà anche il ruolo delle forze della sicurezza. Alcuni episodi sono durati diverse ore e sono stati ripetuti il giorno successivo, ha continuato Hassiba Hadj Sahraoui. Perché le forze della sicurezza non hanno prevenuto e fermato questi attacchi?” L’Egitto ha alle spalle una lunga storia di violenze e di discriminazioni contro i copti. Diversi assalti sono avvenuti sotto Hosni Mubarak, il regime militare e Mohamed Morsi. L’uscita del nuovo documento di Amnesty International coincide con il secondo anniversario della sanguinosa repressione dei manifestanti da parte delle forze armate, il 9 ottobre del 2011,davanti al palazzo della televisione di Stato al Cairo, chiamato Maspero. Quel giorno, 26 copti e un musulmano sono stati uccisi. L’impunità per questi attacchi è stata definita. Per quanto riguarda quello che è successo prima nell’edificio Maspero, solo tre soldati sono stati condannati dei quali uno a tre anni di detenzione per omicidio colposo. Fino ad ora, le “sessioni di riconciliazione” – il metodo preferito dalle autorità per la risoluzione dei conflitti settari in Egitto – hanno solo rafforzato i sentimenti di ingiustizia delle comunità minoritarie, permettendo agli autori di circolare liberamente. Invece, dobbiamo mettere in atto i meccanismi per proteggere le minoranze religiose e garantire i loro diritti. “Per troppo tempo i cristiani d’Egitto sono stati le principali vittime della violenza settaria. Questa passività delle autorità deve cambiare”, ha scandito Hassiba Hadj Sahraoui. “Le parole che condannano gli atti devono essere accompagnati dalla attuazione di misure concrete allo scopo di proteggere le minoranze religiose. Lo Stato deve garantire il pieno risarcimento, e offrire una compensazione finanziaria alle vittime degli attacchi settari. Dobbiamo dare la priorità alla ricostruzione dei luoghi di culto e demolire in modo tempestivo gli ostacoli legali per ricostruire le chiese. In assenza di misure concrete di questo tipo, i copti ancora una volta servono come pretesto per regolare i conti politici”. I vari Governi non hanno fatto nulla per risolvere il problema della discriminazione e degli attacchi mirati in modo specifico contro le minoranze religiose in Egitto. Sotto il regime del Presidente Hosni Mubarak, almeno 15 sono stati gli attacchi su larga scala destinati ai copti. Dopo la sua caduta, scontri settari hanno continuato a uccidere sotto il Consiglio Supremo delle Forze Armate, e la situazione non è migliorata sotto Mohamed Morsi. Gli attacchi contro i copti sono continuati e il discorso anti-cristiano è lievitato. Le comunità cristiane affrontano da decenni gli ostacoli giuridici e burocratici quando vogliono costruire o ripristinare i loro luoghi di culto.

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Source: Amnesty Belgique Francophone

 

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