I paesi in via di sviluppo cercano di estendere i loro sistemi per la protezione sociale

bririd

Sabrina Carbone

Raggiungere una protezione sociale universale di base è un traguardo più volte ribadito. Ma sul nostro pianeta, le realtà sono mescolate. A Nord, il rigore, a Sud, il volontarismo e la mancanza di risorse. In occasione del Forum Sociale Mondiale sulla sicurezza, che è stato concluso Venerdì, 15 novembre, a Doha, Qatar – un quadro criticato dal movimento operaio che denuncia le condizioni di lavoro dei migranti in questo paese che nel 2022 ospiterà i Mondiali di Calcio 2022 – tutte le organizzazioni membri della International Social Security Association (ISSA) hanno costatato un importante progresso. Questa organizzazione, con sede a Ginevra, presso l’Ufficio internazionale del lavoro comprende 338 organizzazioni membri in 159 paesi. L’obiettivo di una protezione sociale accessibile a tutti i paesi del pianeta è supportato dall’Organizzazione internazionale del lavoro, (OIL), e a partire dal mese di giugno del 2012 è stato inserito nel programma del gruppo di lavoro internazionale presieduto da Michelle Bachelet, (ex Presidente dell’ONU-donne e ex Presidente del Cile). “Le pressioni economiche e l’aumento delle richieste delle prestazioni sociali non hanno mai ricevuto molta considerazione dalle istituzioni e non hanno mai avuto peso nei programmi di molte regioni”, ha dichiarato Hans-Horst Konkolewsky, segreatrio generale dell’AISS. “Parallelamente, i progressi realizzati nell’ambito amministrativo, sostenuti da un consenso politico mondiale, hanno dato la possibilità a qualcuno, indipendentemente dall’origine del suo paese, di gioire di un diritto fondamentale, quello della sicurezza sociale”.  Sviluppi importanti sono stati registrati soprattutto dai giganti dei Paesi BRICS, (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa).L’unico aumento della copertura della sicurezza sanitaria lo ha confermato la Cina, passando dal 24% della popolazione nel 2005 al 94% nel 2010, con 1,26 miliardi di persone contro i 318 milioni di cinque anni fa, tutto ciò ovviamente modifica i dati globali. “Tuttavia gli sforzi dei grandi paesi non devono nascondere le ambizioni delle piccole nazioni, anche se quest’ultime incontrano delle difficoltà in questo contesto. I paesi più poveri purtroppo affrontano problemi di finanziamento”, ha spiegato Edmundo Martinho, diirettore dell’Osservatorio Sicurezza Sociale, ISSA. Al di là del consenso visualizzato, la lenta progressione verso questa “base” universale è stata adattata ai contesti nazionali, e  affronta ancora alcuni ostacoli. Nelle economie occidentali, la crisi ha portato ad un aumento delle domande di prestazione e a una diminuzione delle risorse, e dei contributi. La preoccupazione degli esperti della OIL e della ISS<<<

Source:.lemonde.fr

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