Le continue interruzioni della corrente costringono i giovani di Gaza a studiare al buio

Sabrina Carbonebririd

a0-592All’inizio di questo mese di novembre la centrale elettrica di Gaza è stata chiusa a causa di ripetute mancanze di carburante industriale. Ciò ha comportato un aumento significativo delle interruzioni di corrente per la gente di Gaza (circa 1,7 milioni) e ora ogni giorno per 12 ore non c’è luce. Il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per la Cisgiordania e Gaza, James W. Rawley, ha riferito che i continui guasti  e la penuria di carburante “ha avuto un impatto negativo su tutti i servizi essenziali, come gli ospedali, le cliniche, i depuratori e le stazioni di pompaggio dell’acqua”. La centrale era stata riaperta nel 2012 dopo che era stato fatto un restyling, in seguito agli attacchi aerei israeliani nel 2006. Secondo l’Autorità per l’energia di Gaza, la centrale produce quasi il 30% dell’energia elettrica di questa città, mentre il resto proviene da Israele (120 megawatt) e dall’Egitto (27 megawatt). Dal mese di giugno del corrente anno, sono state rafforzate le misure di sicurezza sul lato del confine egiziano riducendo in modo significativo l’importazione del carburante attraverso i tunnel, e l’Autorità palestinese a Ramallah, in Cisgiordania, ha smesso di consegnare il combustibile a causa di una disputa fiscale. Per avere un’idea dell’impatto dei guasti sui palestinesi di Gaza, IRIN ha incontrato la famiglia Balaha nel campo profughi BeachCAMP. “Le interruzioni dell’elettricità a Gaza sono sempre state molto dolorose, ma ora hanno raggiunto una dimensione completamente nuova”, ha rivelato Fuad Balaha un barbiere che possiede un negozio mal equipaggiato nel cuore del campo profughi. I servizi sono pochi e riescono a soddisfare solo un paio di clienti e ora anche l’elettricità è un lusso. “La situazione è molto difficile e speriamo che la situazione non continui a peggiorare, se non sarà posto un rimedio”.

Enormi debiti

Fuad è sposato e ha un bambino di quattro mesi. Una intera famiglia di 18 persone, compresi sua madre, i suoi fratelli e sua sorella, vedova, e tutti dipendono interamente dal suo piccolo negozio. Suo padre è morto sei mesi fa, aveva contratto dei debiti enormi a causa del suo matrimonio e di quello di suo fratello, e il nucleo famigliare ha anche dovuto prendere dei prestiti negli ultimi sette anni per finanziare la costruzione della casa di famiglia. A causa della mancanza di energia elettrica per gran parte della giornata, spesso deve dire ai suoi potenziali clienti di tornare più tardi. “Quando i tagli duravano otto ore, arrivavo a guadagnare tra i 50 e i 60 shekel (quasi$ 15) al giorno, ma attualmente l’energia viene tolta per 12 ore, e ciò ha ridotto il mio incasso a 30 o 40 shekel, tutto ciò ha reso ancora più difficile una situazione già disastrata”.

“Abbiamo solo le candele”

La madre di Fuad Enshirah, di 55 anni, accende una candela quando le ombre della sera cominciano ad allungarsi, e questo accade più spesso adesso dal momento che l’inverno è alle porte. La donna tiene sotto controllo l’ora in cui la compagnia che fornisce l’energia elettrica toglie la corrente allo scopo di garantire la luce delle candele quando vengono spente le luci. “Abbiamo solo un paio di candele. Il nostro generatore è stato danneggiato alcuni anni fa e non siamo riusciti a risolvere il problema perché è costoso. E anche se funziona, come possiamo ottenere il carburante e come possiamo pagarlo? Non possiamo contare solo sulle candele”. Una grande preoccupazione dei Balaha e di molte altre famiglie è il pericolo di incendio rappresentato dalle candele. “Controllo due volte che le candele siano spente, a Gaza ci sono stati numerosi incendi”, afferma Enshirah. Il mese scorso, mentre sua figlia e i suoi nipoti dormivano in casa una candela è caduta sul televisore e ha provocato un incendio. Un’altra preoccupazione di Enshirah è quella di garantire almeno un pò di luce in modo da consentire ai suoi nipoti di poter studiare. “E’ un compito difficile,” ha spiegato, “ma bisogna farlo perchè loro devono continuare a studiare”.

“La miseria! “

Yusri, ha 14 anni, siede accanto a suo fratello più giovane, anche lui seduto davanti a un piccolo tavolino basso, dove entrambi svolgono i compiti per il giorno dopo davanti a una sola candela. Il nipote di Yusri, Fuad è orfano ed è assistito da suo zio Mohammed, di 24 anni, che si è laureato all’università tre anni fa, ma è attualmente disoccupato. “Cerco per quanto possibile di fargli finire la lettura fino a quando c’è corrente, oppure sfruttano la luce del giorno”, ha raccontato Yusri. “La situazione è diventata per me molto più dolorosa di recente. L’oscurità non lascia molto tempo per rivedere e correggere i compiti. E gli esami di metà-sessione arriveranno presto. “Quando la corrente non c’è, i ragazzi vanno a dormire presto o restano fuori casa qualche ora in più. Le ore per guardare la televisione sono sei e gli spettacoli sono limitati.

Una zona d’ombra

Una volta che l’energia elettrica viene ripristinata, corrono in casa per finire tutti i compiti. Enshirah si occupa di tutto, prepara il pane riempie le lattine quando c’è l’acqua, fa il bucato, pulisce e prepara da mangiare. “A volte riusciamo a finire tutto, ma spesso questo non è possibile, a causa delle poche ore di luce”, ha rivelato. “Non abbiamo la pompa dell’acqua per portarla in casa. Non abbiamo un generatore. Quello che abbiamo sono candele e un fuoco per cucinare, riscaldare l’acqua per uso domestico, e usiamo i ceppi di legna che mio figlio e mio nipote prendono e portano a casa” e ha aggiunto: “A volte quando la corrente è stata già tolta, mandiamo i bambini a lavare i vestiti a casa della mia famiglia, che è a pochi isolati di distanza, poichè possono offrirci hanno l’acqua e l’elettricità”. Più tardi la sera, Fuad torna al suo negozio, dove utilizza una batteria carica per compensare un pò delle interruzioni di corrente. Ogni volta che torna a casa, il quartiere è una grande zona d’ombra.

Questo articolo arriva via Irin, il servizio di notizie umanitario e informazione delle Nazioni Unite, ma può non riflettere necessariamente il punto di vista delle Nazioni Unite o delle sue agenzie. Tutto il materiale IRIN può essere ripubblicato o ristampato consultate la nota di copyright per i termini di utilizzo. IRIN è un progetto dell’ONU Agenzia per il Coordinamento degli Affari Umanitari.

Source: info-palestine.net

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