Il Sud del Sudan è sull’orlo della guerra civile

Sabrina Carbone

2013-12-21 12.17.08Il paese più giovane del mondo, il Sud del Sudan, è di nuovo minacciato dalla guerra. Questa volta le tensioni non sono con Khartoum, dal quale il Sud Sudan si è separato nel luglio del 2011 dopo più di due decenni di conflitto (1983-2005), ma riguardano una possibile guerra civile del sud che ha causato già centinaia di morti a Juba, la capitale. Gli scontri sono scoppiati Domenica, 15 dicembre, dopo l’annuncio di un tentativo di colpo di Stato contro il Presidente Salva Kiir dal campo dell’ex Vicepresidente Riek Machar.

Quali sono le radici di questi conflitti?

Durante lo scorso anno, sono aumentate le tensioni tra i campi del Presidente Salva Kiir e il suo ex-Presidente Riek Machar. C’è stato il licenziamento di Riek Machar e del Gabinetto del Presidente. Machar e il suo campo hanno accusato Salva Kiir di “tendenze dittatoriali”. Il Presidente ha ritardato il Congresso del Partito, il Movimento di Liberazione del Popolo (SPLM). Questa lotta per il controllo dello Stato e del potere è dovuta alle differenze di opinioni, di stili di governance. L’approssimarsi del Presidente Kiir ai suoi omologhi sudanesi è stato disapprovato nel Sud del Sudan. Ma non è finita c’è anche una questione economica: il Sud del Sudan è uno stato ricco. L’azienda BP pensa che il paese ha le maggiori riserve di petrolio greggio dell’Africa Orientale, e essere al capo dello Stato significa avere le sue riserve. Il Sud del Sudan ha una lunga storia di violenza etnica. Le due più grandi comunità Dinga e Nuer hanno avuto relazioni abbastanza vicine al conflitto tra John Garang e Machar ai margini dell’ALPSN nel 1991.  Duemila Nuer sono stati uccisi a Bor nel 1991 da truppe fedeli a Machar. Il conseguente conflitto etnico che ne è scaturito è rimasto irrisolto. La violenza etnica ha raggiunto livelli allarmanti in alcune aree, come lo Stato di Jonglei, dove i poteri pubblici fanno fatica a riconciliare il popolo con le varie fazioni dell’armata. Purtroppo questa questione non è stata sufficientemente presa in considerazione in passato. Prima degli scontri di questa settimana, i politici hanno ripetutamente chiesto l’unità, ma ora la questione etnica è manipolata dai politici.

Come porre fine al combattimento?

Bisogna cessare immediatamente le ostilità con dei negoziati sotto l’egida dell’IGAD. Qualsiasi accordo deve andare al di là di una riconciliazione politica. Deve riparare il divario etnico allargato da un processo di riconciliazione nazionale. L’accento deve essere posto sulla democratizzazione, in particolare sul pluralismo politico e sull’accettazione delle critiche.link aiuo

Source: lemonde

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