Chiusura degli OPG a marzo: Cambia l’etichetta ma non la sostanza.

Sabrina Carbonebriridmombel

Nisi caste, saltem caute. Il prossimo mese di marzo, o più precisamente alla fine del mese di marzo del corrente anno saranno chiusi gli OPG. La chiusura degli Ospedali Pschiatrici Giudiziari, (OPG), è un argomento poco denunciato dalla stampa nazionale, ma al contrario è un tema del quale bisogna parlare dal momento che non è una questione di “Nisi caste, saltem caute. Come promemoria e ripercorrendo la storia degli OPG, ricordiamo che il, 13 maggio del 1978, veniva adottata la Legge italiana nr. 180  “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori” detta colloquialmente Legge Basaglia. Franco Basaglia è stato un psichiatra e neurologo italiano, ed è stato il fondatore della concezione moderna della salute mentale, riformatore della disciplina psichiatrica in Italia. La Legge 180 è la prima e unica legge quadro che ha imposto la chiusura dei manicomi e ha regolarizzato il trattamento sanitario obbligatorio attraverso l’attivazione dei servizi d’igiene mentale pubblici. Attualmente e nonostante la Legge sopra menzionata gli OPG continuano a esistere e sono 6 (Barcellona Pozzo di Gotto-Messina, Aversa, Napoli Secondigliano, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia e Castiglione delle Stiviere–Mantova) e in totale nel loro interno vivono quasi un migliaio di persone, e entro la fine di marzo di quest’anno saranno chiusi. A distanza di 35 anni sono allo studio progetti di riforma della legge chiesti a gran voce dalle famiglie dei malati i quali denunciano che de facto la Legge 180 scarica solo sulle loro spalle il peso di una cura che sono incapaci di prestare. Gli ospedali psichiatrici giudiziari sono un reale scempio. Sono strutture obsolete, dove i malati mentali vengono parcheggiati e sottoposti a ‘cure’ e a volte anche maltrattati. Spostiamo il baricentro e poniamoci dalla parte degli internati. Pensate che siano felici della loro condizione di come vengono trattati e soprattutto come vengono considerati? In molti ospedali si abusa delle loro contenzioni fisiche e si eccede spesso con gli psicofarmaci. Da un lato le famiglie che realmente risentono di questo trauma, dall’altro gli OPG sono stati dei comodi rifugi per rinchiudere i propri congiunti perchè erano considerati, e lo sono tutt’ora con coscienza diversa, uno scandalo o un fagotto scomodo da mantenere. Quanta ignoranza ancora a questo mondo, loro guardano da dietro le grate e le sbarre un mondo del quale non conoscono la sua evoluzione. E’ davvero uno scenario triste. E guardando loro, gli internati, è d’obbligo porsi la domanda ma cosa c’è in fondo al cuore di un essere umano. La risposta è nella scarsa sensibilizzazione. Questo argomento non ha ricevuto la giusta dose di sensibilizzazione, non ha ricevuto la giusta dose di aggiornamento culturale. E’ un tema messo lì, occultato, e parcheggiato è lì senza peso e senza valore. Simbolo della lotta per la chiusura degli ospedali psichiatrici civili, è il cavallo di cartapesta azzurro, alto quattro metri che nel, febbraio del 1973, aveva guidato il corteo degli internati fuori dalle mura dell’Ospedale psichiatrico di San Giovanni a Trieste e tutt’oggi continua la sua battaglia. Con la chiusura prossima degli OPG c’è il serio rischio che vengano create delle mini-OPG a livello regionale, con dimensioni diverse e diversa distribuzione territoriale ma con lo stesso approccio delle strutture soppresse. Morale della favola cambia l’etichetta ma non la sostanza. 1622035_629428033773045_693417768_nlink aiuo

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