Human Rights Watch il figlio di Gheddafi privato dei suoi avvocati

Sabrina Carbonebririd

00250062-f66dce5a9c213117422b3d307a35baad-arc614x376-w290-us1Il figlio del defunto leader libico Muammar Gheddafi e alcuni dignitari del regime, tra i quali l’ex capo dei servizi segreti Abdullah al-Senussi, sono accusati di soppressione della rivolta del 2011, e sono ancora privati ​​dell’assistenza dei loro avvocati. Ciò ha portato giovedì, 13 febbraio, Human Rights Watch ha invitare il Governo libico a consentire l’accesso agli avvocati per la loro difesa. “Il Governo libico deve compiere maggiori sforzi per garantire che questi ex funzionari attualmente in detenzione abbiano il supporto e la difesa di un avvocato e la possibilità di difendersi davanti a un giudice”, ha dichiarato Nadim Houry, Vicedirettore aggiunto del Medio Oriente e del nord Africa delle organizzazioni di difesa dei diritti dell’uomo. Per il responsabile di Human Rights Watch, che afferma di aver incontrato i quattro detenuti, l’appello che il suo movimento ha lanciato verso i leader libici giunge in seguito alla stessa richiesta delle parti interessate. Seif al-Islam Gheddafi e al-Senoussi hanno precisato che non hanno avvocati, mentre Bouzid Dorda (ex capo dei servizi segreti) e al-Baghdadi al-Mahmoudi (ex Primo Ministro) hanno, in ciò che li concerne, indicato che ai loro difensori è stato negato un accesso adeguato. Come promemoria, ricordiamo che alla fine di ottobre, la giustizia libica aveva accusato trenta principali dirigenti del deposto regime di Muammar Gheddafi, tra questi Seif al-Islam Senoussi per la repressione della rivolta del 2011. I due detenuti sono oggetto del mandato di cattura internazionale della Corte penale internazionale (ICC), e sono sospettati di crimini contro l’umanità durante la rivolta. Nel mese di maggio, la Corte penale internazionale aveva respinto le la richiesta delle autorità libiche di giudicare davanti ai tribunali libici Seif al-Islam in ragione dei dubbi sulla capacità di Tripoli a garantire loro un processo equo. Da allora, c’è stato un braccio di ferro tra le due parti che disputano la responsabilità dei giudici. Oltre alle rivelazioni fatte da Human Rights Watch, anche Amnesty International non ha mai smesso di condannare le pratiche sleali in Libia, in particolare la regressione della libertà di espressione tre anni dopo lo scoppio della rivolta che ha rovesciato nel paese il regime di Gheddafi. Amnesty International rileva inoltre che le autorità libiche attuali hanno ‘consolidato una legge dell’epoca Gheddafi che criminalizza gli insulti allo Stato, al suo emblema o alla sua bandiera”. Inoltre hanno “proscritto qualsiasi critica della rivoluzione del, 17 febbraio o insulti ai funzionari”.link aiuo

Source: allafrica

Annunci