ONU sei priorità per stabilire la pace in Africa centrale

Sabrina Carbonebririd

L’ONU ha proposto un piano di sei punti per monitorare la Repubblica Centrafricana, allo scopo di “salvare vite umane”. Ban Ki-moon ha chiesto la rapida implementazione di almeno 3.000 soldati e poliziotti supplementari nel paese. Per il segretario generale delle Nazioni Unite, la partizione della Repubblica Centrafricana sta per “accadere”, a seguito di scontri tra musulmani e cristiani. Una partizione che, a suo giudizio, “stabilisce le basi del conflitto”, che potrà durare anni, e anche generazioni. Questo è il motivo per cui Ban Ki-moon ha chiesto un aumento delle truppe schierate sul posto, come anche il funzionamento del mantenimento della pace sotto l’egida dell’ONU. Questa richiesta è in linea con il desiderio espresso nei giorni scorsi, dal Presidente del Ciad, Idriss Deby, il cui paese è un attore chiave nella crisi nel CAR.

Arrivo di una commissione d’inchiesta

Ban Ki-moon ha annunciato anche l’arrivo la prossima settimana a Bangui, del Presidente della Commissione d’inchiesta sulle violazioni dei diritti umani. Questa notizia è stata accolta con favore da Joseph Bindoumi, il leader della Lega centrafricana per i diritti umani, ma ha lamentato che la visita sia arrivata in ritardo. “Siamo d’accordo sull’arrivo di questo comitato, ma ci dispiace che questa decisione abbia richiesto del tempo. Se tutto questo accadeva in precedenza, potevamo evitare un certo numero di appropriazioni indebite. Ma ci rendiamo conto che le persone che hanno commesso i crimini più gravi devono rispondere delle loro azioni davanti ai tribunali nazionali o internazionali, come la Corte penale internazionale”.

Accelerare la riconciliazione

Il piano proposto dal segretario generale delle Nazioni Unite chiede anche l’accelerazione del processo di riconciliazione politica nella Repubblica Centrafricana “onde evitare una ulteriore disintegrazione dei legami della comunità e gettare le basi per porre fine al conflitto”. Ban Ki-moon ha inoltre accolto con favore il mediatore capo della Comunità economica degli Stati dell’Africa centrale, ECCAS, per il Centro Africa, Denis Sassou Nguesso, Presidente congolese, anche se alcuni ancora criticano la sua passività. Ma secondo il politologo gabonese Jean Bintoungi Delors, se la mediazione non ha ancora dato i suoi frutti, il Presidente congolese non è l’unico a doversi assumere le responsabilità: “Abbiamo bisogno che tutti i capi di Stato della sub-regione facciano uno sforzo collettivo per parlare la stessa lingua e avere la stessa visione di pace in Africa centrale invece di tirare le redini dalla propria parte”. Infine, il Governo centrale dovrà fornire assistenza finanziaria per ripristinare alcuni servizi pubblici essenziali e per pagare gli stipendi della polizia, dei giudici e delle guardie carcerarie in particolare.link aiuo

Source: allafrica

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