Sud Sudan colloqui di pace in stallo

Sabrina Carbonebririd

Tre settimane di negoziati per un piccolo profitto. I belligeranti del Sud Sudan hanno rinviato al, 20 marzo 2014, i negoziati su un accordo di pace. Dal 15 dicembre 2013, il Sud Sudan è afflitto da una divisione dell’esercito che ha provocato migliaia di morti. In tre settimane la delegazione del Governo e i ribelli non sono riusciti nemmeno a concordare l’agenda dei colloqui e le modalità di discussione. Ciò che i negoziatori eufemisticamente chiamano “dichiarazione politica” è rimasta nei cassetti. L’IGAD, l’organismo regionale che conduce i colloqui, si aggrappa all’unica cosa positiva, e cioè che entrambe le parti sono d’accordo sul meccanismo di monitoraggio del cessate il fuoco. Bisogna comunque precisare che il cessate il fuoco è regolarmente stato violato. Gli insorti di Riek Machar occupano la città di Malakal e secondo le informazioni di RFI, l’ex Vice Presidente entrato in dissidenza conta di farne la sua roccaforte. Riek Machar sembra occupare porzioni significative di territorio, allo scopo di rafforzare la propria posizione nelle future discussioni.

Emergenza umanitaria

Verso Juba, non sembrano più desiderosi di sbloccare la situazione. Forte del supporto ugandese che gli ha permesso di rendere la capitale un santuario, Juba e la città di Bor, il Presidente Salva Kiir cerca chiaramente di prendere tempo. La sua scommessa è che i ribelli alla fine vacillino. Mentre i giocatori non ascoltano, l’emergenza umanitaria lancia invano l’allarme. Secondo l’UNICEF, il paese è sull’orlo di una catastrofe umanitaria. L’agenzia stima che 3,7 milioni di sudanesi del Sud rischiano di morire di fame.

Source: allafrica

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