I complici coloniali dei crimini israeliani

Sabrina Carbonebririd

“L’imperialismo non è altro che una forma di violenza geografica” dice Edward.

E’ solo la mia immaginazione, o vedete anche voi una fibra di superiorità coloniale e di razzismo che lega gli Stati Uniti, l’Australia, il Canada e Israele? Pensateci: Tutti loro sono delle ex colonie britanniche il cui passato è sigillato dal genocidio contro le popolazioni native. Tutti continuano tuttavia ad essere trattati come cittadini di terza classe. Senza esprimersi sugli Stati Uniti e il Canada, e a parte la realpolitik e le armi commerciali, un fondo di arroganza coloniale spiega perché la “democrazia” australiana “civilizzata” è complice dell’impunità di Israele nei suoi crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità nei confronti di generazioni di famiglie israeliane. Il tragico passato degli indigeni palestinesi e australiani, come anche le loro storie di sofferenza causate dalle atrocità coloniali dimostrano una forte somiglianza essendo immortalate dal sangue e dalle grandi ingiustizie. Come la simbiosi sanguinosa tra il Giorno dell’Indipendenza di Israele e la Nakba in Palestina (in commemorazione della deportazione e delle spossessamento) si celebra o si piange l’ Australia Day o l’Invasion Day del 26 gennaio a seconda se uno fa parte dei vincitori o dei vinti. Gli israeliani, come coloni inglesi giustificano la loro occupazione brutale e la fuga in massa dai territori con la dottrina della “terra nullius”, della terra vuota. Israele si vantava di far fiorire il deserto, ma la Palestina da secoli, aveva già iniziato il commercio di olive, di olio, di mele cotogne, di pinoli, di fichi, di carrube, di cotone, di datteri, di indaco, di carciofi, di limoni, di mandorle, di menta e altro ancora. In Australia, gli aborigeni sono stati in grado di mantenere il loro cibo con una gestione del territorio sofisticata utilizzando il fuoco. Quest’isola, chiamata Australia dai coloni britannici e dagli invasori, era la casa di quasi un milione di persone e di almeno 200 nazioni le cui origini risalgono a 60 millenni fa, secondo le loro credenze spirituali di “Dreaming”, e la loro visione della Creazione.

Le guerre di genocidio e i massacri (pistole contro lance) condotte dall’Impero come Hawkesbury Nepean Richmond Hill, Risdon Cove, Appin, Bathurst, Port Phillip, Swan River (Battaglia di Pinjarra), Gravesend, Vinegar Hill, Myall Creek, Kinroy, Rufus R, laguna lunga, Dawson Fiume, Kalkadoon, Cape Grim, La guerra Nera, McKinley River o West Kimberely (che ha resistito ai guerrieri come Pemulwuy, Winradyne, Multuggerah, Yagan, Jandamarra) e la carestia accompagnata dalle malattie occidentali hanno decimato la popolazione aborigena diseredata da circa 70.000 rappresentanti nel 1920. I sanguinosi genocidi di allora sono stati sostituiti da quelli culturali, politicamente più corretti dove i genocidi dell’identità aborigena attraverso la politica dell’assimilazione miravano a sradicare l’identità aborigena distruggendo crudelmente e sistematicamente, i legami familiari, delle terre tribali e ancestrali. I nativi australiani sono stati emarginati, raggruppati in riserve e missioni, gli hanno negato l’ingresso nelle città ‘bianche’, sfruttati come schiavi, gli hanno vietato l’uso delle loro lingue e i riti sacri e i figli di sangue misto (Stolen Generation, la generazione rubata) sono stati strappati ai loro genitori per essere “ri-socializzati”, o meglio detto “riciclati”. L’assimilazione è il punto sul quale l’Australia, gli Stati Uniti e il Canada differiscono da Israele. Per Israele, l’assimilazione dei palestinesi è una maledizione. L’obiettivo dei sionisti è uno stato puramente ebraico, spogliato di tutti i palestinesi da est a ovest. Ironicamente parlando, possedere tutta la Palestina storica, territorio del popolo eletto è un obiettivo perseguito con un fervore ideologico simile a quello di Hitler con la sua razza superiore e le sue aspirazioni alla germanizzazione. Pertanto, Israele commette un genocidio violento esteso nel tempo e spinge inesorabilmente i palestinesi a bordo della rupe dell’esilio.

Fino al referendum del 1967, gli aborigeni erano di proprietà del Governo: “Il diritto di sposare la persona scelta e di essere legalmente responsabile del proprio figlio, di muoversi liberamente all’interno del paese e di socializzare con i non-aborigeni era solo un campione dei diritti negati agli Aborigeni”. Vi ricorda qualcosa? La politica dell’apartheid di Israele ha un impatto simile sui palestinesi. Israele ha votato leggi razziste che restringono fortemente la libertà di movimento, dividendo le famiglie, impedendo il matrimonio e la riconciliazione delle coppie provenienti da diversi settori. Almeno un terzo degli abitanti di Gaza hanno i loro familiari che vivono a Israele e in Cisgiordania. Il dolore provato da tali separazioni forzate, privando i palestinesi di questi momenti di condivisione che abbiamo a cuore e di cui godiamo senza limite, è incommensurabile. I nonni non hanno mai visto i loro nipoti che possono vivere a soli 5 chilometri di distanza. Agli adulti è negato il diritto di visitare un parente morente e un nascituro, matrimoni e funerali sono oscurati da assenze pesanti. La legge Native Title del 1993, infine, riconosce che alcuni nativi australiani “hanno dei diritti sulle terre che gli appartengono mediante le loro leggi e pratiche tradizionali. “Ma mentre l’industria mineraria era in piena espansione sulle terre aborigene ricche di risorse, il colonialismo corporativista prendeva servizio minando questo atto storico con il Northem Territory Intervention. Questo intervento è stato avviato dal Governo Howard nel 2007 e mantenuto dai successivi Governi, tra i quali quello di Kevin Rudd dove sovviene le scuse storiche verso lo Stolen Generation, (Generazione rubat), nonostante che gli indigeni erano ancora umiliati dalla messa in quarantena dei loro aiuti finanziari e combattevano per la sopravvivenza in condizioni degne del Terzo Mondo. L’intervento ha avuto luogo con il pretesto che “alcuni gruppi pedofili si erano istituiti nelle riserve aborigene. Alcune truppe erano state inviate, e le città erano state assediate e la legislazione che disciplina i diritti che i nativi avevano su di loro è stata ignorata. Nonostante questo, nessuna colpa è stata attribuita e gli studi hanno concluso che non c’era alcuna evidenza di eventuali atti pedofili”, riferisce Marcus Waters. Mentre il piano Prawler veniva discusso nel Parlamento israeliano, la gelosia del Governo australiano doveva essere palpabile come il suo omologo immaginava di sfrattare dalle loro terre ancestrali 40.000 beduini ingombranti per prevenire l’espansione dei terreni israeliani o per schiacciare semplicemente i villaggi palestinesi e costruire colonie sioniste. Nota per i suoi occhi da revolver, Julie “Medusa” Bishop, il Ministro degli Esteri australiano, parlando a nome del suo Governo il, 15 gennaio, ha dichiarato con malcelato brio coloniale “che desidera ricevere spiegazioni su dove le loro azioni (di Israele) sono illegali agli occhi del diritto internazionale”, mettendo così in discussione le accuse sui crimini di guerra planati sugli insediamenti israeliani. Non ha fatto una bella figura il Ministro degli affari esteri dei paesi del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, quando anche il giardiniere del Parlamento ha sentito parlare della Convenzione di Ginevra. Come suo amico, lo stato rinnegato di Israele, l’Australia non ha nemmeno alzato un dito per onorare i suoi obblighi di diritto internazionale. Ha rinunciato ai suoi obblighi della Convenzione sui rifugiati, con le sue politiche inumane contro i richiedenti asilo, costringendo i battelli dei rifugiati a ritornare in Indonesia, rifiutando di risarcire coloro che sono stati in detenzione “obbligatoria e prolungata per circa tre anni, ignorando le leggi internazionali contro la discriminazione razziale con la sua politica d’intervento nelle comunità indigene degli Stati del nord”.

L’elenco continua con l’elevata mortalità degli aborigeni in custodia, la rottura dell’accordo internazionale sui diritti civili e politici per il detenuto di Guantanamo David Hicks, le accuse che il servizio segreto australiano presumibilmente è coinvolto nella tortura di Mamdouh Habib durante la sua detenzione in Egitto, in Pakistan e a Guantanamo e anche le leggi anti-Gang of Queensland, sfasati di standard internazionali per un processo equo. Oggi è l’Australia a comparire davanti a un tribunale internazionale di giustizia per il suo spionaggio sul Timor-Est durante i negoziati sul gas e il petrolio. Dove aveva tentato di truffare la nazione più povera dell’Asia. Il terrorismo coloniale sotto l’apparenza di una democrazia civile non è solo l’atto di alcune persone misteriose al potere. Queste sono le persone che sono state votate, e senza quei voi erano impotenti.

Source: info-palestine

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