Lo stato d’isolamento vissuto nei carceri

Sabrina Carbonebririd7249698

Negli Stati Uniti, decine di migliaia di detenuti sono tenuti in isolamento totale per 5, 10, 25 anni. Non vedono nessuno, la solitudine li fa impazzire. Un’indagine è stata aperta su questo “vero e proprio inferno”. L’uomo è un animale sociale. Senza contatto con la sua specie, appassisce in fretta o diventa pazzo. Negli Stati Uniti, questo non è sempre ben concepito o facilmente accettato. “Viviamo ancora con quel mito dell’uomo che non ha bisogno di nessuno, del cowboy in mezzo alla grande strada, petardo in mano, l’eroe solitario. “La compagnia degli altri, è per i pulcini” afferma Joe Loya, che non vuole molto parlare di Saint Paul o della meditazione trascendentale con la stessa facilità come del suo passato. Dal 2006 al 2010, il canale Fox Reality ha mandato in onda uno spettacolo intitolato “Solitudine”, dove i concorrenti gareggiavano al “gioco” dell’isolamento in carcere. “Escape 3D: The Jail”, un videogioco, offre un confinamento virtuale. Ma la realtà reale, non ha nulla di ludico. In Supermax, viene vista anche come un incubo della fantascienza dove le porte si aprono e si chiudono automaticamente senza che i prigionieri abbiano un contatto con le guardie.

Ecco come la Corte Suprema degli Stati Uniti descrive una prigione di Supermax nell’Ohio, in una decisione del 2005:

Le celle hanno porte metalliche piene con strisce di metallo sul lato e in basso, che impediscono ogni conversazione o comunicazione con gli altri prigionieri. Tutti i pasti sono serviti nella cella del detenuto, piuttosto che in un refettorio. Le opportunità di visitare i detenuti sono rare e tutte sono realizzate attraverso dei vetri di delimitazione. E’ giusto affermare che i prigionieri del Penitenziario di Stato dell’Ohio sono praticamente privi di ogni stimolo che possa fornire il senso o l’ambiente nel quale vivono, e privi di ogni contatto umano”.

Psicosi acuta

Stuart Grassian, uno psichiatra di Boston che ha intervistato oltre 200 detenuti sottoposti all’isolamento, ha scoperto che un terzo erano affetti da psicosi acuta accompagnata da allucinazioni. La percentuale sale sopra il 45% in un altro studio di Supermax sui prigionieri dello Stato di Washington. Dal 1960, diversi studi che utilizzano elettroencefalogrammi hanno già dimostrato che dopo solo una settimana di solitudine l’attività cerebrale forzata rallenta. Dopo alcuni mesi, gli encefalogrammi di 57 prigionieri di un campo della ex Jugoslavia hanno registrato deformazioni cerebrali. Questi danni sono marcati negli adulti, ma ancor più negli adolescenti. Un terzo dei 100.000 minori in carcere sono sottoposti per qualche tempo all’isolamento.

Source:tempsreel.nouvelobs

Annunci