Dal paradiso all’inferno: come uno dei paesi più ricchi del mondo ha toccato il fondo

Sabrina Carbone0c1add6274e3c6d9f9c3bad51c053c5a_article

Nauru, è un micro Stato del Pacifico in questione da decenni dal momento che da un vero paradiso economico e sociale è diventato un paese colpito da una profonda crisi. Il paese insulare è il più piccolo del mondo e la sua popolazione conta soltanto 10.000 persone ed era uno di quelli più prosperosi del pianeta ma anche il più ambito da tutti. Tuttavia, il paese è stato sommerso da una crisi economica e sociale permanente, informa il sito News.com.au. Gran parte della sua ricchezza era dovuta allo sfruttamento dei giacimenti di fosfato, che era iniziato all’inizio del XX secolo. Grazie all’aumento dell’industria mineraria, nel 1980 Nauru era diventato il paese con il maggiore tasso di ricchezza pro capite del mondo. Stranamente, la ricchezza è stata in parte l’origine della crisi sanitaria che Nauru attraversa ora. Concretamente, l’alto livello di entrate ha provocato un infausto cambiamento nello stile di vita tradizionale delle persone del posto le quali hanno iniziato ad approfittare della dipendenza poco sana, dall’alcool e dal tabacco. Di conseguenza, la speranza di vita è scesa a 50 anni, mentre sono stati germinati i tassi di diabete, i problemi cardiaci e altre malattie croniche. Secondo l’OMS, nel 2007, il 94,5% della popolazione di Nauru soffriva di sovrappeso e il 71.7% era obeso, una percentuale superiore a qualsiasi altra parte del mondo. “Forse la scoperta del fosfato non è stata così salutare”, ha confidato il pastore della chiesa congregazionalista di Nauru, James Ainguimea, di 84 anni, auspicando che Nauru torni ad essere come era prima. ”Quando ero bambino, era un’isola tanto graziosa. C’erano alberi. Tutto era verde, e si potevano mangiare noci di cocco fresche e frutti dell’albero del pane. Invece adesso per quello che è successo qui ho voglia solo di piangere“, ha concluso il pastore. Nel 2001, cercando di trovare una soluzione finanziaria, Nauru ha firmato un contratto con l’Australia allo scopo di mettere sull’isola un centro di detenzione di profughi, che ha funzionato fino al 2008, ma è stato aperto di nuovo nel 2012.

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