La libertà considerata come una sensazione

Sabrina Carboneplatone-e-aristotele-18-11-2010

”L’uomo è un animale politico”. Questa frase famosa di Aristotele non significa soltanto che all’uomo piace vivere all’interno di ciò che chiamavano in greco polis, cioè “città”. Ma suggerisce anche, in un senso più profondo, che l’essere umano è capace di trasformarsi attraverso la politica, dal momento che ha una capacità incredibile di integrare le regole di condotta collettive, e incorporare norme esterne a lui. Tuttavia, questa incorporazione ha bisogno di una mediazione che avviene molto spesso mediante un mezzo tecnico. Per comprendere questo punto, immaginiamo di fare da qualche anno, regolarmente footing come dilettanti. A me è capitato, che quando ho svolto le mie prime corsette in questo sport, ho avuto un problema serio di moderazione: non sapendo regolare il mio passo, mi stancavo rapidamente. In base ai consigli pratici dei più esperti, mi sono procurata un piccolo orologio fornito di un cardiometro ed ho scoperto che potevo correre molte ore a condizione di non superare mai la frequenza di 170 battiti al minuto, mentre consumavo le mie forze percorrendo alcuni chilometri se superavo i 180 battiti al minuto. Ammetto, che questo cardiometro mi è stato di una grande utilità e mi ha permesso di progredire. Quindi, alcuni tempi prima della mia prima maratona, ho capito, finalmente, che preferivo “correre alla sensazione”, come dicono i maratoneti. Correre, come anche camminare, procura una sensazione intensa di libertà, a condizione di non avere un approccio troppo normativo di questa esperienza. Al di là del jogging, questo esempio fornisce informazioni sugli effetti della tecnologia: permette di migliorare e superare le nostre capacità, mettendole in un rapporto di controllo riguardo a noi stessi. Da un anno, cioè da quando Edward Snowden ha iniziato a moltiplicare le sue rivelazioni sui programmi d’ascolto del NSA, il pubblico ha improvvisamente preso coscienza dell’ampiezza della sorveglianza alla quale era oggetto attraverso i telefoni portatili e i computer, e il fantasma di Winston Smith vivo sotto l’occhio implacabile di Big Brother è riapparso sulla superficie degli spiriti. Pertanto, non deve succedere che la problematica dello spionaggio – ben reale – occulti quest’altro aspetto temibile delle nuove tecnologie’: quella dell’autovigilanza illimitata, della sovranità e della repressione spietate che siamo suscettibili a esercitare su noi stessi grazie a loro. Indipendentemente che sia un regime alimentare da seguire calcolando i nostri contributi calorici quotidiani, valutare le ore di sonno delle quali abbiamo bisogno, controllare il nostro consumo di alcool e di caffeina, concepire un bambino – ragazza o ragazzo – fare un tragitto in macchina o in bicicletta, esiste da qualche parte un’applicazione o un sito capace di ottimizzare questa attività. Nei mesi e negli anni a venire, questi mezzi di autostima si moltiplicheranno, e permetteranno di registrare le nostre variabili quotidiane e cercheremo di migliorarle incessantemente. Certamente, ciò rafforza la sensazione di onnipotenza dell’individuo contemporaneo. Ma la questione della libertà merita di essere rimessa a nuove spese: invece di incorporare tutte queste regole di condotta, vale la pena vivere meglio alla sensazione.

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