Nuove ipotesi sul misterioso disco di Phaistos

Sabrina Carbone

13376830-le-mysterieux-disque-de-phaistos-enfin-dechiffreLe iscrizioni sul disco cretese, che da un secolo resistono a qualsiasi interpretazione, riproducono una preghiera destinata alla divinità principale della civiltà minoica. Le iscrizioni sul misterioso disco di Phaistos forse sono state in parte decifrate, hanno reso noto due linguisti uno di origine greca e l’altro britannico. Questo strano disco d’argilla con un diametro di 16,5 cm e spesso 1 cm, conservato presso il museo di Heraklion, a Creta, da quando è stato scoperto nel 1908, sotto il pavimento di un palazzo minoico (1700 A. C.), a Phaistos, nel sud dell’isola, non è mai stato decifrato. Da più di un secolo legioni di specialisti tentano di capire il significato dei simboli enigmatici vecchi almeno 3700 anni che timbrano le due facce. Più esattamente, i 241 caratteri distribuiti a spirale, sono composti da 45 segni diversi. Ai margini di una conferenza organizzata alla fine del mese di ottobre del corrente anno, Gareth Owens, ricercatore in linguistica all’istituto di insegnamento tecnologico (TEI) di Creta, e John Coleman, professore di fonetica a Oxford (Regno Unito), hanno annunciato che il disco riproduce una preghiera destinata alla dea madre, divinità principale del pantheon della civililtà minoica, e la più importante dell’età del bronzo del mondo greco (2700-1200 A. C.). Quindi questi due studiosi avrebbero identificato varie volte il sostantivo ”madre” su entrambi i lati. Per raggiungere questi risultati, i due ricercatori hanno proceduto per analogia basandosi su studi epigrafici dedicati alle antiche scritture cretesi, la A lineare dei minoici (apparsa verso il 1800 A. C.) e la B lineare dei micenei (1375 A. C.), decifrate nel 1952 dal britannico, Michael Ventris.

”Comparando i segni geroglifici cretesi, scoperti sui sigilli o sulle doppie asce di Arkalochori (II millennio A. C.), aggiornati nel 1934, con quello della A lineare, e quindi una B lineare, siamo riusciti ‘a leggere’ I-QE-KU-RJA a tre riprese”, ha affermato Gareth Owens. In sostanza ciò è stato tradotto per ”donna, o dea, recinto”, I-QE, secondo le loro ipotesi significa ”madre” o ”dea”. “Sappiamo che la religione minoica aveva il culto della dea-madre, ma ancora occorre trovarlo nei testi”, ha aggiunto. Secondo Gareth Owens – il quale ha rivelato che ha studiato molto Jean-François Champollion (1790-1832) e Thomas Young (1773-1829) per la loro analisi dei geroglifici – questa scoperta permette di decifrare il 90% del testo. In realtà non è la prima volta che vengono fatte delle interpretazioni così avanzate, sollevando voci dissonanti, le quali sottolineano che queste proposte restano ”probabilità”. ”Similarità di forma non significa automaticamente similarità di pronuncia”, ha sottolineato Brent Davis, archeologo e linguista specializzato nelle lingue dell’età del bronzo mediterraneo all’università di Melbourne (Australia).

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