Il troll è stato sempre nell’ombra: La prova la lettera di Einstein a Marie Curie

Sabrina Carbone

albert-einstein-a-vienne-en-1921-10-ans-plus-tot-il-prodiguait-ses-conseils-a-marie-curie_5166065I troll non sono un problema nuovo. Non sono neppure una creatura sorta dalle viscere di Internet. Il troll è vecchio. È sempre stato nell’ombra. La prova è questa lettera (vedere sotto) scritta da Albert Einstein a Marie Curie nel 1911. All’epoca, il più famoso degli scienziati portava alla sua consorella – vittima di critiche particolarmente aspre tutto il suo sostegno. Ne approfittava anche per indicargli come premunirsi da questi personaggi malefici, riporta Vox. Einstein non li chiamava ”troll”, come vengono chiamati nella recente terminologia, ma utilizzava la parola ”rettile”. Il suo consiglio, in compenso, era completamente attuale: ”Non leggete queste fesserie”, scriveva il famoso scienziato.

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All’epoca, Marie Curie, scienziato francese per le sue ricerche pioniere sulla radioattività, si era appena vista rifiutare una sede all’accademia delle scienze. Probabilmente perché era una donna e atea, ma anche, forse, a causa delle voci che dicono che era ebrea. ”Un problema” nella Francia antisemita, contemporanea dell’affare Dreyfus. Marie Curie, vedova e sposata al suo defunto marito Pierre Curie, si era anche attirata i fulmini ”dei rettili” a causa della sua relazione con Paul Langevin. Un fisico che non viveva più con sua moglie ma alla quale era rimasto sposato. I troll dell’epoca la accusavano di sporcare il nome del suo defunto coniuge. “Ogni persona che non appartiene alla categoria ‘dei rettili’ può ovviamente rallegrarsi, tanto oggi che ieri, di avere persone come voi e Langevin tra noi”, aveva spiega l’inventore della teoria della relatività generale.

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