Un robot-piovra ultrarapido

Sabrina Carbone per SEBAL

362La maggior parte degli animali acquatici riescono a muoversi nell’acqua con agilità, grazia e rapidità quando la necessità lo richiede. I cefalopodi (polipo, calamaro, seppia) possono anche battere record di velocità riempiendo il loro corpo di acqua che viene in seguito espulsa con forza, cosa che permette a questi animali un’ulteriore di propulsione. Alcuni ricercatori dell’università di Southampton e del MIT hanno copiato questa tecnica per fabbricare un robot sottomarino dotato di un’accelerazione super potente.

Stampato in 3D e senza parte mobile

Il robot messo a punto è soprattutto destinato a dimostrare l’efficacia del metodo e serve a realizzare studi idrodinamici in attesa di fornire ai futuri sottomarini o ai robot autonomi questo tipo di propulsione. L’automa assomiglia ad un pallone dirigibile dentro il quale uno scheletro stampato in 3D permette di garantire la sua rigidità. Misura circa trenta centimetri di lunghezza, e per utilizzarlo, occorre in anticipo riempirlo di acqua. Una volta che l’acqua è penetrata la stessa viene espulsa rapidamente: Lo scheletro interno permette di evitare la deformazione della busta e delle piccole ali poste nella parte posteriore garantiscono una traiettoria rettilinea. L’accelerazione prodotta in questo modo è molto importante: il robot può percorrere fino a dieci volte la sua lunghezza in meno di un secondo. Durante le prove, gli ingegneri lo hanno zavorrato di un carico utile di 1 kg, e durante il test ha raggiunto un pò più di 9,6 Km/h in un secondo. Ciò corrisponde ad un peso eccessivo di 350 chili su un’automobile tipo Mini Cooper capace di accelerare in un secondo a 96 km/h. Questa prestazione è senza precedenti per un veicolo sottomarino. ”I sottomarini costruiti dall’uomo sono concepiti per essere i più semplici possibile fatta eccezione dei siluri, che utilizzano quantità massicce di gas propellente, e nessuno è stato capace di percorrere almeno una volta la lunghezza della sua dimensione in un secondo, nonostante una complessità meccanica così importante”, ha sottolineato Gabriel Weymouth, dell’università di Southampton. Lo stesso pensa che questo sistema di propulsione, sempre in fase di valutazione, possa fornire i prossimi mezzi sottomarini. Ma questa ricerca potrà avere conseguenze in altri domini, soprattutto nel campo dell’aerodinamica.

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