Gli abitanti di Goma pionieri, (senza volerlo) della evoluzione ecologica

Sabrina Carbone tradotto per SEBAL articolo preso da questo link observers.france24

teaser gomard rd copieDa due anni a questa parte, i pannelli solari spuntano come funghi sui tetti delle abitazioni di Goma, nel nord-est della Repubblica democratica del Congo. Una presa di coscienza ecologica improvvisa o piuttosto una risposta pratica alle penurie dell’energia elettrica, ma che fa di questa umile città un esempio nel campo delle energie rinnovabili? L’accesso all’energia elettrica è un problema di fondo nella Repubblica democratica del Congo (RD Congo), e in particolare nella regione del Nord-Kivu, dove appena il 3,1% della popolazione è collegato alla rete elettrica. Le esasperazioni degli abitanti sono percettibili, soprattutto dopo che all’inizio dell’anno, il Governo congolese aveva promesso che l’azienda statale di energia elettrica (SNEL) avrebbe alimentato quattro nuove zone di Goma, una misura che tarda ad essere applicata, mentre gli attuali impianti elettrici della città sono particolarmente vetusti, e causano regolarmente importanti incendi.

In pieno sviluppo nel mondo, l’energia fotovoltaica da qualche anno, ha registrato il suo boom nel paese: installare un pannello solare permette di avere un minimo di elettricità. I negozi di Goma sono molto soddisfatti perchè la rivendita dei pannelli solari delle società cinesi, degli emirati o quelli delle aziende europee è moltiplicata: ”lo scorso anno, il nostro fatturato a livello locale è passato da 100.000 a 300.000 dollari”, ha dichiarato con entusiasmo il direttore di una filiale della compagnia britannica Bboxx con sede nella città.rivenditore di Goma di pannelli solari

”I pannelli solari permettono di avere la luce di notte, e ciò è una garanzia per la nostra sicurezza”

Charly Kasereka è un giornalista di Goma. Come molti dei suoi concittadini, ha speso i suoi risparmi per installare a casa sua un pannello solare. ”Goma ha una scarsa fornitura di energia elettrica, soprattutto sono le zone del nord a essere più penalizzate. Trascorrono la maggior parte dei giorni senza corrente elettrica. Al massimo c’è per due o tre giorni nell’arco della settimana, ma mai per più di due ore al giorno. Di colpo, oramai da due anni, i pannelli solari sono diventati di moda. È un vero investimento: occorre spendere almeno 150 dollari per un piccolo pannello, e bisogna aggiungere almeno 75 dollari per il trasformatore. I pannelli meno costosi arrivano dalla Cina o da Dubai, i più costosi, dall’Europa”.

”La gente è cosciente di utilizzare l’energia solare, ma vuole soprattutto avere la garanzia di poter sfruttare l’energia elettrica”. A questo prezzo, ogni giorno viene garantita una fornitura di energia elettrica che è sufficiente per guardare la televisione per un’ora e per ricaricare i telefoni. I pannelli solari permettono anche di avere la luce di notte, e ciò è una garanzia per la nostra sicurezza. Anche le imprese e gli enti pubblici hanno adottato questo sistema: Oramai la fornitura della luce è permanente nei locali dell’ospedale generale di Goma, e la sala da parto è alimentata dall’energia elettrica per tutto il giorno. Questo entusiasmo per i pannelli solari tuttavia è accompagnato da alcuni problemi. Alcuni acquirenti provano a installarli in maniera autonoma: mescolano spesso i fili, non sanno fare i buoni allacci e questo comporta dei rischi. Il pannello solare è diventato la terza fonte di elettricità nelle unità abitative, dopo i gruppi elettrogeni e la rete della SNEL, che ha iniziato a distribuire molti cavi in uno stesso posto, ma non si può dire che c’è un vero interesse da parte degli abitanti di Goma per l’ecologia. Non comperano i pannelli per una questione ecologica. Sono coscienti che questi pannelli sono portatori di una energia naturale, ma l’interesse della popolazione è quello di avere soprattutto un accesso supplementare all’elettricità. Mentre un africano su tre ha accesso all’energia elettrica, la Repubblica democratica del Congo nel suo insieme accusa un ritardo, e garantisce la fornitura soltanto al 14% dei suoi cittadini. Un vero paradosso dal momento che il paese dispone del terzo potenziale idroelettrico del mondo (100 gigawatt), di cui sfrutta soltanto il 2,5%.

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