Perchè il debito della zona euro continua ad aumentare?

EURO

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company professional translation centre di Sabrina Carbone fonte Le SCAN ECO

Le SCAN ECO – Secondo le cifre pubblicate dall’istituto Eurostat, il debito globale della zona euro continua ad aumentare e ha raggiunto oramai il 92,9% del PIL. Spiegazioni degli economisti.

Anche se le politiche di austerità continuano, il debito pubblico dei paesi della zona euro continua ad aumentare. Secondo le cifre pubblicate il, 22 luglio, da Eurostat, l’Ufficio di statistica dell’Unione europea, il debito pubblico della zona euro ha continuato ad aumentare nel primo trimestre 2015. Lo stesso ha raggiunto il 92,9% del PIL della zona euro contro il 92% registrato alla fine del quarto trimestre 2014. Senza sorpresa, la Grecia aveva il rapporto del debito pubblico rispetto al PIL più alto alla fine del primo trimestre 2015, con un debito del 168,8% del PIL, un risultato che deve tuttavia essere relativizzato poiché questo paese ha conosciuto l’arretramento più importante del suo debito, -5,5% rispetto al PIL, seguito dall’Italia (135,1%) e quindi dal Portogallo (129,6%). I rapporti più deboli della zona euro riguardano l’Estonia (10,5%), e il Granducato di Lussemburgo (21,6%). La Francia, è sopra la media dei paesi della zona euro con un debito pubblico del 93,5% rispetto al suo PIL.

Euro ratio

L’effetto controproducente delle politiche di austerità

A giudizio di Dominique Plihon, docente di economia finanziaria e membro del gruppo, Les Economistes Atterrés, questo aumento del rapporto si spiega soprattutto a causa delle politiche di austerità, in gran parte predisposte nei paesi della zona euro. ”Il denominatore del rapporto, cioè il PIL dei paesi, ha risentito delle politiche di austerità che lo hanno fatto stagnare”. ”I piani di austerità imposti alla Grecia per ridurre il suo debito hanno fatto perdere al paese il 25% del suo PIL dal 2010, è ciò ha portato a un aumento del suo rapporto del debito”, ha aggiunto l’economista,

Un’analisi che è stata confermata anche da Céline Antonin, economista all’osservatorio francese delle congiunture economiche (OFCE): ”Le politiche di austerità hanno avuto un effetto controproducente in molti paesi della zona euro e hanno limitato il loro sviluppo. Gli stimoli fiscali sono stati controproducenti coniugando un forte aumento delle entrate fiscali e un ribasso delle spese”.

Un equilibrio tra austerità e crescita, difficile da trovare

Tuttavia, le politiche di austerità sono necessarie secondo Bertrand Blancheton, docente all’università di Bordeaux IV: ”Queste devono permettere di ridurre le spese dello Stato, troppo alte in particolare nel caso della Francia e devono anche riassicurare i mercati sulla volontà del paese di riformarsi e di ritornare ad un disavanzo primario, (eccedenze di bilancio, riduzione del peso del debito). Un pareggio difficile da raggiungere mantenendo una crescita debole, e che i paesi della zona euro tentano di trovare da due anni. Anche se c’è stata una timida ripresa, la crescita della zona euro non è per il momento sufficientemente elevata per avere un impatto sul rapporto del debito pubblico. ”Tutti i paesi della zona euro sono sulla stessa barca”, ha spiegato in sintesi Bertrand Blancheton, ”la loro crescita deve essere più dinamica senza peraltro rinunciare al risanamento delle loro finanze e al ritorno a un saldo primario equilibrato”.

Ritornare a un saldo del bilancio primario: Una vera sfida dei paesi della zona euro

Un saldo primario eccedentario si produce quando un Governo pubblica un pareggio del bilancio senza integrare tra le spese gli interessi pagati sul debito. In particolare è il caso della Grecia nel 2014 o anche dell’Italia. Al contrario, numerosi paesi come la Francia, la Spagna o i Paesi Bassi, continuano a pubblicare un deficit primario e non hanno ancora sufficientemente ridotto le loro spese. ”Le prospettive di crescita miglioreranno per il periodo 2016-2017”, ha annunciato Bertrand Blancheton, ”i paesi, tra cui la Francia, dovranno cogliere quest’ultima occasione per risanare finalmente tutte le loro finanze se vorranno ritornare ad un’eccedenza primaria”.

Quale soluzione per ridurre il debito?

Dominique Plihon, membro dell’ATTAC ha raccomandato una mutualizzazione dei debiti europei previe condizioni. ”Una soluzione per ridurre i debiti sovrani è quella di creare un’agenzia europea del debito, che sia capace di emettere gli eurobond e svincolare gli Stati dai grandi investimenti che riguardano l’energia o le sfide climatiche per esempio”. Dal suo canto, Bertrand Blancheton sostiene che ”solo un’inflazione controllata potrà permettere di ridurre significativamente il debito”. A giudizio di Céline Antonin, occorre assolutamente riassorbire il disavanzo ma ”occorre farlo con una sincronizzazione intelligente e penalizzando il meno possibile l’investimento pubblico e privato”. Lo stesso economista pensa che a forza di concentrarsi troppo sulla compensazione dei suoi debiti, la zona euro abbia dimenticato la sua vocazione di polo di investimento nello sviluppo e nell’innovazione.

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