Agricool, Label Abeille e il futuro dell’agricoltura urbana

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per Sebal company di Sabrina Carbone professional translation centre fonte blog willbegroup

L’agricoltura è in pieno mutamento: si sviluppa oramai nelle zone urbane, dove si assiste alla moltiplicazione dei lotti di piccola dimensione. La popolarità dell’agricoltura biologica e la crescente preferenza per il ”cibo locale” spiegano queste tendenze. Il fenomeno, anche se è ancora marginale, può innescare una nuova rivoluzione agricola. La riscoperta di tecniche agricole dimenticate e la potenza delle tecnologie digitali rendono possibile un’agricoltura urbana efficace, il cui rendimento e il volume possono diventare considerevoli. Numerose startup e Comunità si prefiggono oggi di estendere ”il campo” di questa agricoltura urbana. Alcune città come Detroit, dove è nata l’agricoltura urbana moderna, sono sempre più imitate un pò ovunque nel mondo.

La città di Detroit è la polena del movimento dell’agricoltura urbana

Detroit ha perso la maggior parte della sua popolazione nel corso degli ultimi due decenni. Il declino demografico dello Stato del Michigan – un’anomalia a livello di Stati Uniti – ha causato il set-aside di molti spazi urbani: gli spazi liberi a Detroit coprono circa 230 km², su una superficie totale di 350 km²! L’abbandono del fondiario, la povertà, l’inerzia e la criminalità sono altrettante ragioni che hanno portato a reinventare la città, in particolare reintroducendo l’agricoltura nel cuore dello spazio urbano.

Gli agricoltori urbani della città di Detroit hanno dunque imparato tecniche dimenticate, hanno creato delle Comunità dinamiche mettendo in comune le risorse, e a volte hanno sviluppato delle imprese. Fin dagli anni ’90, mentre le politiche pubbliche erano in gran parte fallite di fronte alla desertificazione economica, il movimento Detroit Summer ha tentato ”di ricostruire la città partendo dal suolo”. Circa 1.300 giardini sono oggi gestiti dal programma Detroit Garden Ressource. Per 10 dollari l’anno (per i giardini comunitari) e 20 dollari l’anno (per gli orti in casa), il programma dà accesso ai semi, ai semenzali e alle formazioni necessarie alla produzione. Allo stesso tempo, decine di scuole partecipano al programma Farm-to-School.

L’agricoltura urbana genera delle comunità che il digitale rafforza e moltiplica

La mutualizzazione delle risorse e le Comunità create attorno ai progetti agricoli permettono di infittire il tessuto urbano e porre riparo a una parte dei danni sociali. Coltivare un giardino è il migliore mezzo per sviluppare una solidarietà di quartiere: molti progetti utopistici, fittizi o reali, sono fondati su questa attività federativa e ”spiritosa”. La produzione della frutta e verdura è anche una soluzione alla malnutrizione della quale soffrono soprattutto le popolazioni diseredate. Come ha spiegato l’attivista Saul Alinsky, colui che ha anche ispirato Barack Obama alla sua vocazione di community organizer, la creazione della solidarietà di quartiere è un obiettivo politico principale. Il raggruppamento in Comunità permette agli individui di resistere meglio alle crisi esterne e permette loro di fare pressione sui poteri pubblici, i cui mezzi sono strutturalmente insufficienti. Ciò che Detroit ha sviluppato per necessità economica, altre metropoli, dove lo spazio disponibile è molto più sporadico, lo fanno per ragioni sociali o ecologiche. Come anche l’organizzazione di Comunità ecologiche attorno ”ai panieri biologici”. Le AMAP francesi, (”associazioni per il mantenimento di un’agricoltura contadina”) sono partenariati di vendita diretta tra il consumatore e i produttori locali. Le AMAP mirano a condividere il valore: si fondano su un contratto ”interdipendente” tra i consumatori, che pagano in anticipo la totalità del loro consumo, e i produttori, rassicurati nella loro attività. Il concetto non è nuovo: già nel 1960, alcune madri di famiglia giapponesi, preoccupate di vedere l’agricoltura ricorrere in maniera massiccia ai prodotti chimici, avevano fondato dei teikei – parola che significa ”cooperazione” o ”collaborazione” in giapponese – per garantirsi l’accesso ai prodotti alimentari coltivati senza prodotti chimici.

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Da consumatori a produttori

I circuiti brevi di distribuzione (comprese le AMAP) hanno sempre più successo in Francia. Gli stessi possono essere soltanto la prima tappa di una transizione che vede i consumatori diventare allo stesso tempo dei produttori. Se l’obiettivo, per il consumatore, è quello di avere accesso ai prodotti alimentari freschi, di stagione, biologici, prodotti a partire da varietà vegetali dimenticate e a un prezzo accessibile… perché non produrli in proprio? ”L’ecologista” urbano non avrà più bisogno di andare nel Larzac per soddisfare la sua ricerca di senso e di natura: potrà diventare produttore pur restando in città, discorrere a proprio piacimento della sicurezza alimentare e del gusto e sviluppare per i suoi bambini una esperienza pedagogica sulla natura e l’ambiente.

La startup Agricool, il cui slogan è ”Grow Food Where You Live”, si fonda sull’idea che c’è un potenziale produttore in ogni cittadino. ”Quando gli esseri umani hanno creato l’agricoltura, l’hanno fatto quasi da se stessi. È un buon senso. Quindi le città sono diventate sempre più grandi e i campi coltivati sono stati spostati sempre più lontano. Ma abbiamo superato i limiti. Dobbiamo avvicinarci alla produzione dei prodotti alimentari per migliorare la qualità. L’80% di noi vive in città. Produciamo i prodotti alimentari in città”.

Agricool ha inventato dei ”cooltainers”, container forniti, che sono ”Orti in casa, paradisi per la frutta e la verdura, con temperatura, atmosfera e idratazione controllate”. L’aria inquinata della città è filtrata per limitare l’inquinamento all’esterno. Questi container permettono ”di produrre 100 volte tanto su una stessa superficie rispetto all’agricoltura tradizionale, senza pesticidi, senza inquinamento e con il 90% di acqua in meno”.

I fondatori di Agricool hanno inizialmente scelto di attaccarsi alle fragole, la cui produzione in serre giganti è più che mai industrializzata e impiega antiparassitari in quantità massiccia. Molto popolari, le fragole fanno parte di quei frutti che hanno perso completamente o parzialmente le loro qualità nutrizionali e gustative con la produzione industriale: costa molto procurarsi fragole di qualità. Produrre in proprio le fragole grazie all’infrastruttura distribuita da Agricool: ecco dunque il solo mezzo per trovare il gusto e la qualità delle fragole in un ambiente urbano.

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L’agricoltura urbana come mezzo di gestione delle risorse umane

Oltre ai consumatori finali, le grandi imprese sono un altro relè di sviluppo di questo modo di produzione. Agricool aspira anche a vendere i suoi ”cooltainers” alle grandi imprese in zone periurbane. Ogni grande impresa che dispone di un parcheggio potrà così fornirsi ”di un cooltainer” per produrre la sua frutta e verdura e attivare così facendo una leva di gestione delle risorse umane e di comunicazione interna. Potranno essere fornite anche le scuole, allo scopo di integrare frutti sani all’alimentazione dei bambini, ma anche sviluppare attività ludiche e pedagogiche per i bambini nati in un ambiente urbano e che non conoscono bene la terra.

Label Abeille è un’altra startup che scommette sulle Comunità dei produttori in un ambiente urbano. Se la produzione dei prodotti alimentari attorno ad una causa permette di creare Comunità forti, allora l’apicoltura e la salvaguardia delle api sono un mezzo ideale per lo sviluppo delle Comunità. Sulla base di questa idea, Label Abeille, startup fondata da Bertrand Laurentin di Orlean, desidera trasformare l’apicoltura urbana in un tema sociale e in un mezzo di RH per le grandi imprese.

La produzione del miele in città non è nuova, ma i nuovi mezzi che sono stati messi a punto da Label Abeille potranno dargli una seconda vita: alveari collegati, forniti di captatori multipli, permetterannno di controllare la temperatura, l’umidità e il benessere delle api nell’alveare. Label Abeille vende questi alveari collegati ai grandi gruppi, come anche impianti software che permettono di gestire l’alveare e le Comunità di apicoltori che li sfruttano. Le imprese hanno quindi non soltanto il mezzo per valorizzare meglio i tetti dei loro edifici urbani, ma avranno soprattutto un mezzo per federare i loro gruppi attorno a un progetto pilota.

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L’agricoltura urbana è molto più di un’utopia per i bobos urbani in mancanza di campagna. Il digitale, le comunità urbane e i nuovi mezzi come i containers forniti da Agricool o gli alveari collegati di Label Abeille permetteranno rapidamente di sviluppare una produzione urbana con volumi significativi. Messi in rete grazie a piattaforme che somigliano a Uber o AirBnb, questi micro-produttori urbani potranno mettere in comune le risorse e distribuire la loro produzione come non era mai successo prima. Presto, le lobby agricole potranno richiedere al Governo di proteggerli dagli attacchi di questi nuovi concorrenti ”non professionali”, come hanno fatto i tassisti per affrontare l’emergenza degli autisti dilettanti di UberPOP. E anche se l’iter dell’agricoltura urbana resterà probabilmente marginale di fronte ai produttori dell’agricoltura tradizionale, ciò indurrà, di conseguenza, gli attori tradizionali a rivedere una parte delle loro pratiche, a sviluppare Comunità, a privilegiare i circuiti brevi… e a mettersi alla ricerca di un senso per i consumatori.

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