Giovanna la pazza

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte National Geographic

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Per quasi cinquant’anni, la Regina legittima di Spagna è stata confinata in un palazzo di Tordesillas: secondo alcuni, perchè vittima di una cospirazione dei suoi genitori onnipossenti; secondo altri, perchè soffriva di una evidente malattia mentale.

Di Glyn Redworth. Università di Oxford, storia NG numero 140

Con il suo viso ovale, il suo naso fino e sensibile, la pelle chiara e i capelli biondi, Giovanna di Castilla era stata attraente fin dalla sua infanzia. Era così intelligente, che aveva imparato il latino e possedeva notevoli attitudini per la musica, una delle sue poche consolazioni che ebbe nel corso di una vita ogni volta più tragica. Senza mostrare nessun indizio per poter pensare alla sua futura condizione ”di Regina pazza” di Spagna, Giovanna sembrava predestinata a diventare un brillante fioretto nella corte di qualche insigne principe europeo. E così nel 1497, all’età di 17 anni, andò a vivere nei Paesi Bassi per convolare a nozze con l’arciduca d’Austria, Filippo il bello, erede della dinastia di Borgogna e degli Asburgo. I Re cattolici avevano progettato una strategia di alleanze matrimoniali in Europa allo scopo di circondare il loro grande nemico, la monarchia francese, strategia dove Giovanna era solo una pedina. Ciò nonostante, e nonostante i caratteri diversi che avevano dato luogo a numerosi alterchi, tra Giovanna e Filippo c’era comunque un intenso affetto che aveva portato l’infanta ad avere continue gravidanze, finendo così per dare alla luce sei bambini.

Il matrimonio di una principessa

Il destino di Giovanna come arciduchessa e principessa delle Fiandre molto presto era stato alterato da una serie di decessi all’interno della sua famiglia spagnola. Nel mese di ottobre del 1497 veniva a mancare suo fratello maggiore Juan, di 19 anni, sembra a causa dei suoi eccessi sessuali con la sua giovane sposa, Margherita d’Austria; quasi mezzo secolo dopo, l’imperatore Carlo V, figlio di Giovanna, avvertiva il suo rampollo, il futuro Filippo II, che non doveva commettere eccessi durante i primi anni di matrimonio poiché ciò aveva ucciso l’infante don Juan. Un anno dopo moriva l’altra sorella maggiore di Giovanna, Isabella, sposata con Manuel I di Portogallo. Suo figlio Miguel appena nato, era l’erede di Spagna e del Portogallo, ma era morto prima di celebrare il suo secondo compleanno. In questo modo, nel 1500 Giovanna era diventata l’unica erede delle corone di Castiglia e di Aragona, e per questo motivo, sua madre, Isabella, l’aveva implorata di tornare urgentemente dalle Fiandre in Spagna. All’epoca nessuno aveva messo in discussione la capacità di Giovanna di regnare. I suoi slanci capricciosi erano di dominio pubblico, ma erano considerati anche una caratteristica ereditata da sua madre, propensa a soffrire imponente per gli eccessi di malinconia. I regali di Giovanna ricevevano generalmente frenetici elogi. Nel 1501, il vescovo di Cordova, inviato dai Re Cattolici come ambasciatore nelle Fiandre, informava che ”era molto grintosa e molto giudiziosa”. Lo stesso anno, l’ambasciatore residente di Spagna era arrivato a dire che “non credo di aver visto mai tanto buon senso, in persone così giovani”. Appena Giovanna e Filippo arrivarono in Spagna, la regina Isabella aveva disposto ogni cosa affinché le Corti di Castiglia riconoscevano la loro figlia come erede legittima al trono. L’arciduca Filippo, relegato ignominiosamente al rango della sua sposa, aveva abbandonato la Spagna sei mesi dopo, lasciando sua moglie incinta del quarto figlio, al quale era stato imposto il nome di Fernando in onore del nonno materno. L’intenzione di Isabella era quella di far diventare Giovanna sovrana di Castiglia di diritto, con o senza l’appoggio dell’arciduca; senza spiegare in anticipo sia a Filippo che a Fernando il Cattolico – che era legalmente soltanto il re di Aragona – il motivo per cui dovevano accettare tale risoluzione.

Primi allarmi

Le Corti di Toledo riunite nel mese di maggio del 1502 avevano segnato un punto di svolta nella vita pubblica di Giovanna, perché è da quel momento che si inizia a mettere in dubbio la sua attitudine a governare. Quando la regina Isabella, poco prima di morire, il 26 novembre del 1504, aveva redatto l’ultimo testamento c’erano seri dubbi sulla salute mentale di Giovanna. Anche se Isabella l’aveva confermata come ereditiera dei suoi regni, nel documento aggiungeva che se la regina Giovanna, ”essendone a capo, e non potendo o non volendoli governare”, Fernando avrebbe esercitato la reggenza a suo nome. In un nuovo tentativo di impedire una possibile usurpazione da parte di Filippo di Asbsburgo, la sovrana sottolineava la sua condizione di straniero e proibiva espressamente che venisse assegnato qualsiasi incarico civile o ecclesiastico a persone che non erano originarie dei suoi regni. Poco importa se, sul documento, l’espressione ”o non potendo” sia soltanto un’annotazione di Isabella la cattolica: ciò costituisce il segnale più solido che la madre di Giovanna dubitava della capacità di sua figlia di governare. Molti studiosi hanno sostenuto che quella ”supposta pazzia” di Giovanna assecondava soltanto una cospirazione politica maschile. Dal momento che ciò poteva costituire un ostacolo per Filippo o Fernando nell’esercitare il loro controllo assoluto sulla Castiglia, dichiarandola incapace soddisfaceva gli interessi di entrambi. La sua ‘reclamata’ confusione mentale, era stata deliberatamente portata all’esasperazione allo scopo di farla considerare inaccettabile come sovrana. Inoltre è stato imputato che la sua condotta esagerata, in realtà, era un tentativo legittimo per riaffermarsi in un mondo predominato dagli uomini. Questo modo di pensare rende Giovanna una esponente di tutte quelle donne che, nel corso della storia passata, sono state ingiustamente escluse dal potere.

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