Trasferimento fondi: Le banche ci spennano!

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte L’OBS

Balthazar Picsou plongeant dans son argent.
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Di Dominique Nora

I banchieri tassano i trasferimenti di denaro verso l’estero a tassi proibitivi. I peggiori? Boursorama, Crédit Agricole e BNP Paribas… Boursorama (società generale), Crédit Agricole e BNP Paribas sono i ”peggio truffatori del trasferimento di denaro verso l’estero!”. Questo è quanto ha rivelato uno studio della start-up britannica Transferwise, una piattaforma internazionale di trasferimento di denaro basata su una tecnologia peer-to-peer. Lo studio compara le spese previste per trasferire 1.000 euro a Londra in sterline inglesi (GPB) o 1.000 euro a New York in dollari americani, e – in entrambi i casi – è questo trio di banche che riceve il cappello da asino. Per i trasferimenti negli Stati Uniti, questi tre Istituti prelevano rispettivamente il 6,3%, il 5,5% e il 5,3% dalla somma. E questi calcoli sono ancora al di là della verità, poiché i carichi sono forfettari. Le percentuali possono dunque essere molto più elevate, se le somme inviate sono inferiori. Io stessa ho dovuto farmi carico di oltre 40 euro di spese, alla BNP Paribas, per inviare l’equivalente di 400 euro ad un centro universitario canadese. Il 10% di carichi!

Opacità

Tra l’altro, sottolinea Transferwise, le spese reali sono difficili da calcolare, poichè ”le banche francesi non comunicano sistematicamente ai loro clienti i tassi di cambio che loro applicano”. Ciò può fare una grossa differenza, se l’importo è consistente. I clienti francesi non hanno quindi la più pallida idea della somma che gli sarà addebitata, o i tassi di cambio che saranno applicati, affinchè il trasferimento vada a buon fine.

A giudizio di Taavet Hinrikus, amministratore generale e co-fondatore di Transferwise: ”Le ingenti spese che le banche applicano ai trasferimenti internazionali sono scandalosi”. Di conseguenza, sarà appannata ancora di più l’immagine delle banche di deposito, in seguito anche all’annuncio nel corso di questa settimana della prossima fatturazione (delle spese) relativa all’utilizzo dei conti correnti dei loro clienti. Dal 1° gennaio 2016, quasi tutte le reti preleveranno infatti tra i 2 e i 2,50 euro al mese, per un servizio che è stato fino ad ora gratuito! Cioè dai 20 ai 30 euro l’anno per ogni conto.

I banchieri parlano del ribasso dei tassi e del limite del massimale delle commissioni per le operazioni in caso di difficoltà nei pagamenti. Ma parallelamente ricordiamo che la Retail Banking, (banca al dettaglio) resta la loro gallina dalle uova d’oro. La stessa rappresentava il 65% del Prodotto Netto Bancario totale delle banche francesi nel 2009, cita uno studio dell’UFC- Cosa scegliere. Le spese bancarie sono rapidamente aumentate di 1,7 volte in più rispetto al PIL nazionale, negli anni 2000.

L’uberizzazione è in azione?

I banchieri puntano certamente sull’inerzia dei loro clienti: cambiare banca è un vero rompicapo… Ma a forza di farsi spennare, il pollame finirà forse per andare a vedere altrove! Questo perchè le grandi reti ora sono oggetto di concorrenza con tutta una panoplia di concorrenti, su un numero crescente di attività: le banche online per i conti correnti e i libretti di risparmio, Apple o Google e un’intera gamma di startup per i pagamenti online o tramite cellulare, per i trasferimenti di denaro o il cambio valuta… Senza dimenticare le piattaforme di prestiti tra privati. Inoltre, i comparatori permettono ora di investire i propri soldi presso i migliori offerenti per i contratti assicurativi sulla vita o i mutui. Quindi le grandi reti ”’del Fintech” (tecnologia applicata alla finanza), dovranno curare meglio i loro clienti, se non vogliono farsi ”Uberizzare”. Altrimenti, meriteranno ciò che ha predetto loro Philippe Herlin ”la fine delle banche” (Eyrolles)!

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