Caligola, il Cesare al quale era permesso tutto

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte National Geographic

Caligola

Le sue azioni dispotiche e sanguinarie, esagerate qualche volta dagli storici dell’antichità, hanno dato luogo forse a interpretazioni multiple, anche quella che era un psicotico. Inebriato dal suo potere, Caligola si è sempre posto al di sopra della legge.

Un secolo dopo il suo decesso, gli storici romani tornavano di nuovo a considerare il breve regno di Caligola (37-41 d.C.), e non vedevano altro che stravaganze, megalomanie e una infinità di crimini. Il fluire del tempo non ha fatto altro che appannare la memoria di questo imperatore della dinastia Giulio-Claudia, che a 25 anni era succeduto a Tiberio suo prozio e che è morto goffamente in un corridoio del palazzo, pugnalato dai funzionari dell’esercito che si erano ribellati contro la sua tirannia. Per Svetonio e Cassio Dione, Caligola è stato, infatti, un despota; più che altro, ”un mostro” sul quale bisognava soltanto enumerare adulteri, confische e atti di crudeltà.

Certamente questa non era che un’immagine imparziale, e rispondeva ad una intenzionalità politica e morale ben precisa: quella di segnalare i rischi del potere personale e la necessità di rispettare l’integrità della nobiltà e il senato di Roma, che aveva subito maggiormente la persecuzione di Caligola. A causa di tutto ciò, alcuni autori precedenti, hanno confuso alcuni fatti con dicerie, esagerazioni ed elementi puramente fiabeschi, e oggi questa cosa offre una visione oggettiva del personaggio e delle circostanze nelle quali si era trovato. Inoltre, nel loro disprezzo per Caligola gli autori precedenti hanno introdotto un’ipotesi esplicativa che è sopravvissuta fino all’attualità: quella ”della pazzia” dell’imperatore. Il filosofo Seneca vedeva già segnali di squilibrio mentale nello stesso aspetto fisico dell’imperatore, nei suoi ”occhi torvi e furtivi sotto una fronte corrugata”. Soltanto così si possono spiegare gli eccessi di questo giovane che, per altri aspetti, come riconoscono anche i cronisti più ostili, possedeva notevoli doti intellettuali.

Torturato dall’insonnia

Non c’è dubbio che Caligola abbia sofferto di numerose malattie che hanno potuto influire sul suo equilibrio psichico. Svetonio cita che durante la sua infanzia aveva sofferto di attacchi di epilessia, ma questi erano scomparsi apparentemente in età adulta, anche se sembrava che soffrise a volte di depressione ma faceva fatica a rimettersi. Allo stesso tempo era noto che soffriva di insonnia. Secondo Svetonio, non riusciva mai a dormire per oltre tre ore, e anche in questo arco di tempo era tormentato da strani incubi. Lo stesso storico afferma che l’imperatore si alzava dal letto, si sedeva a tavola o vagava per i portici del palazzo, ”aspettando e invocando la luce”. Ciò poteva essere una delle cause dell’irascibilità e della crudeltà dell’imperatore, anche se altri autori, come Seneca, danno una spiegazione diversa: le notti passate a lume di candela gli servivano per rimanere guardingo, per sorvegliare e progettare atti criminali.

Gli autori del passato sono d’accordo anche nel segnalare che alcuni mesi prima di salire al trono, nell’autunno dell’anno 37 D.C., Caligola soffriva di una grave malattia. La natura di questa affezione non è chiara: si pensa che abbia potuto soffrire di una crisi nervosa, di una encefalite – una infiammazione del cervello causata da un certo tipo di infezione, di ipertiroidismo o della sopra menzionata epilessia. Filone di Alessandria, invece, da una spiegazione di tipo morale: la causa della crisi dell’imperatore era dovuta al cambiamento dello stile di vita di Caligola dopo che era stato proclamato imperatore, passando da un’esistenza calma e sana a una gamma di eccessi, condannava ”i suoi vizi per distruggere il cuore, il corpo e la sua mutua coesione”. Un’altra ipotesi annovera una certa malattia venerea, che gli aveva potuto causare problemi mentali o almeno squilibri a livello di condotta.

”Tutto mi è permesso”

Gli attuali studiosi hanno rinunciato a trovare una causa fisica definita per la supposta la pazzia di Caligola, e non credono che questa sia cominciata in un momento ben preciso. Régis F. Martin, un medico specializzato nello studio delle vecchie malattie romane, pensa che la personalità alienata dell’imperatore corrisponda al profilo di un psicotico. Tecnicamente, la psicopatia è una confusione antisociale della personalità. In termini di psicologia clinica, un tipo psicotico è una persona con un’avvenenza superficiale, un’auto-stima esagerata, un bugiardo patologico, scevro di rimorsi o empatie, emotivamente superficiale, e non riesce a controllare la sua condotta, con una sessualità dissoluta, problematica fin dall’infanzia, impulsivo, irresponsabile e propenso a una condotta criminale, come anche con una cronistoria di molti matrimoni di breve periodo. Bisogna ammettere che queste caratteristiche si adattano molto bene all’immagine di Caligola presentata da Svetonio e da altri autori. Un passo della biografia di Svetonio offre la chiave per interpretare la condotta di Caligola tramite le classi degli stessi Romani. L’imperatore avrebbe detto in un’occasione: ”Non c’è nulla nella mia natura che esalti o stigmatizzi se non la mia adriatepsia”, un termine greco che può essere tradotto come sfacciataggine, mancanza di pudore o di vergogna, ma anche come indifferenza per quanto riguarda le conseguenze dei suoi atti sugli altri. Nello stesso passo Svetonio ricorda una circostanza in cui Caligola era stato rimproverato da sua nonna Antonia e, invece di inclinarsi davanti alla sua autorità, le aveva spiattellato: ”Ricorda che tutto mi è permesso, e con ogni persona”. Come è noto l’eccessivo orgoglio destinato a balire si accompagnava alla totale mancanza di scrupoli morali producendo ”il mostro” di cui parla Svetonio.

Palazzi e ponti di barche

L’adriatepsia di cui faceva sfoggio Caligola era diventata l’accesso allo sfarzoso tenore di vita che aveva condotto. Dopo quasi un anno, Caligola aveva dilapidato la fortuna di tre miliardi di sesterzi ereditati da Tiberio. Come racconta Cassio Dione, ”aveva iniziato a spenderli in cavalli, gladiatori e in altre cose simili senza porre alcun freno, e aveva dilapidato in poco tempo la cospicua somma di denaro accumulata”. In riferimento ai suoi banchetti si raccontano storie incredibili sul cibo e le prelibatezze coperte con lame d’oro o sulle costosissime perle ingoiate con l’aceto (da qui il celebre aneddoto della festa offerta da Cleopatra a Marco Antonio). In questo modo, inoltre, forzava l’emulazione con i nobili che volevano trattarlo come un re invitandolo ai loro pranzi; Seneca racconta che uno di loro aveva speso in una notte l’esorbitante somma di dieci milioni di sesterzi. Non meno famose erano le residenze personali che aveva fatto costruire, sia a Roma – la sua nuova residenza nel Palatino aveva come ingresso il tempio di Castore e Polluce – che nei suoi luoghi preferiti di dimora: Nemi – dove aveva fatto costruire due sue celebri navi giganti, autentici palazzi fluttuanti e la Campania. Nell’insenatura di Baia, nei pressi di Napoli, aveva ordinato di costruire un ponte di barche per fare una cavalcata trionfale sul Golfo indossando l’armatura di Alessandro Magno, che aveva richiesto di importare da Alessandria per l’occasione.La sua vita affettiva è stata anche segnata dalla mancanza di regole. Nel corso di quattro anni del suo regno aveva avuto quattro mogli: dopo aver divorziato di Giunia Claudia, per due mesi era stato sposato con Livia Orestilla, in seguito convolò a nozze con la benestante Lollia Paolina – alla quale aveva proibito di avere relazioni con altri uomini e dopo aver divorziato da lei si era finalmente risposato con Milonia Cesonia, un mese prima di dare alla luce sua figlia. Le sue amanti sono state innumerevoli e di tutte le classi sociali, e i suoi metodi per averle erano brutali. Livia Orestilla, per esempio, l’aveva stuprata durante la cerimonia di fidanzamento e si era sposato con lei per poi ripudiarla dopo alcuni giorni. Certamente, c’è una parte di menzogna postuma in queste accuse, come anche quella che aveva commesso un incesto con le sue sorelle, soprattutto con Giulia Drusilla, la sua preferita. Infatti, rispetto a ciò che dicono Svetonio e Dione, i contemporanei Seneca e Filone non citano mai l’argomento, anche se in altri aspetti hanno calcato la mano contro l’imperatore. Inoltre si attribuiscono a Caligola diverse relazioni omosessuali, per esempio con l’attore Mnestere o con Emilio Lepido, suo cugino carnale e marito di sua sorella Giulia Drusilla. Prima di essere ucciso, Lepido aveva spifferato che aveva avuto relazioni sessuali con l’imperatore e che lui soffriva del male della passione nella quale era stato travolto.

Re degli stratagemmi

Nulla sembra confermare meglio la psicopatia che era stata attribuita a Caligola nei cui atti di crudeltà, spesso era puramente arbitraria. L’imperatore stesso si dilettava nella sua notorietà di sadico, a tal punto che si diceva che era sicuro di essere il padre della ragazza della sua ultima moglie per i riflessi di crudeltà infantile della bambina, la quale provava a mettere il dito nell’occhio quanto si avvicinavano a lei. Certamente risulta difficile discriminare tra l’altro alcuni fatti e rielaborazioni o invenzioni escogitate per denigrare la memoria dell’imperatore. Un esempio del modo in cui Caligola poteva infierire contro coloro che non rientravano nelle sue grazie per ragioni soprattutto inutili lo offre il caso di Nevio Sutorio Macrone. Prefetto del pretorio sotto Tiberio e alleato chiave di Caligola nella sua salita al potere, Macrone aveva commesso l’errore di voler mantenere il suo influsso sul nuovo Cesare, dispensandogli consigli e avvertimenti non richiesti. Caligola era stanco di questo atteggiamento, e secondo lo storico Filone diceva vedendolo avvicinarsi al suo vecchio amico: “Arriva il maestro dal quale non ho bisogno di imparare nessuna lezione… Come osa qualcuno darmi degli insegnamenti, che già prima di nascere ero stato forgiato imperatore, come osa un ignaro insegnare a chi sa?“. Per disfarsi di lui, Caligola aveva concepito uno stratagemma caratteristico. Dopo avergli offerto un incarico in Egitto, aveva fatto in modo che lo accusassero di lenocinio, cioè, indurre sua moglie a prostituirsi, qualcosa sulla quale Caligola poteva contare perché era stato affettuoso con Enia, la donna di Macrone. Quest’ultimo per trasmettere i beni ai suoi discendenti, si suicidò. Svetonio sottolinea ancora un’altra caratteristica della personalità ossessiva di Caligola: la sua violenza verbale. ”La ferocità delle sue parole rendeva ancora più odiosa la crudeltà delle sue azioni”, diceva il cronista. Alla fine questa abitudine la pagò a caro prezzo. Il tribuno di una delle coorti pretoriane, Cassio Cherea, era un uomo adulto e di costituzione robusta, e aveva una voce penetrante, dovuto forse a una ferita agli organi genitali. Caligola si burlava implacabilmente della sua effeminatezza, e lo chiamava Priapo o Venere o gli porgeva la mano perché la baciasse con atteggiamento e movimenti osceni, racconta Svetonio. Stanco di queste offese, Cherea si era messo a capo della cospirazione che a gennaio dell’anno 41 portò alla morte di Caligola, di sua moglie e di sua figlia.

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