Ribasso dei prezzi: Il brent vicino ai 36 dollari

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte El Watan

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Ieri, il prezzo al barile del brent del Mare del Nord apriva la settimana con nuovi record al ribasso. Ha perso 73 centesimi all’apertura degli scambi europei a 37,2 dollari, raggiungendo così un nuovo minimo dopo il mese di dicembre del 2008.

Il grezzo al barile è sceso e nulla sembra fermare questo crollo veloce e inesorabile. Nulla fino a quando il mercato continuerà a cercare un piano e un equilibrio fittizio da permettere un rimbalzo dei prezzi. Ieri, il prezzo al barile del brent del Mare del Nord apriva la settimana con nuovi record al ribasso. Ha perso 73 centesimi all’apertura degli scambi europei a 37,2 dollari raggiungendo così un nuovo minimo dopo il mese di dicembre del 2008, periodo successivo alla crisi dei subprimes. Il barile ha anche superato la sbarra dei 37 dollari arrivando vicino a una nuova soglia di 36 dollari nel corso della mezza giornata, prima di risalire gradualmente. Da parte sua il prezzo al barile di light sweet crude (WTI), per la consegna di gennaio, perdeva 38 centesimi a 35,24 dollari al New York Mercantile Exchange (Nymex), all’apertura degli scambi. I prezzi soffrono di una serie di cattive notizie, ma anche e soprattutto della decisione dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC) di mantenere le loro quote di produzione. La testardaggine dei grandi produttori dell’OPEP che persistono nella loro strategia di difesa delle quote di mercato, nonostante le proteste di numerosi membri del cartello, ha avuto rapidamente il suo effetto sul mercato. Del resto al barile il brent ha quasi perso il 12% in una settimana.

Tuttavia, queste sono le previsioni dell’Agenzia internazionale per l’energia (AIE), organizzazione legata agli interessi dei paesi OCSE, che hanno appena completato i corsi. L’AIE che vede allontanarsi la prospettiva da un riequilibrio del mercato ha puntato nel fine settimana su un aumento continuo degli stock fino alla fine del 2016, a causa ”di un eccesso globale dell’offerta”. I traders hanno anche tenuto conto, venerdì, delle dichiarazioni della Russia che prevede che ”il prezzo al barile del petrolio resterà inferiore ai 60 dollari per almeno sette anni”. La pubblicazione mercoledì delle cifre del dipartimento americano dell’energia che riguardano un ribasso degli stock americani non ha avuto alcun effetto, sul mercato, ancora meno l’avviso lanciato venerdì di un ribasso del numero di perforazioni di scisto americano. Il fatto è che il mercato, su un fondo di pessimismo, è orientato al ribasso, e ciò, da molti mesi.

Verso un barile a 30 dollari?

Alcuni analisti del mercato ritengono del resto che l’attuale ribasso sarà speculativo, fino a quando i principi chiave del mercato non saranno cambiati dopo la riunione dell’OPEP e che molti ”indicatori mostrano che il mercato presto tornerà stabile e che sarà ripristinato l’equilibrio”. Inoltre alcuni fattori destano preoccupazione. Carl Larry, analista al gabinetto Frost & Sullivan, ha dichiarato all’AFP che un barile di WTI ”a 30 dollari era probabile entro il fine settimana, cosa che farà affondare i piani non soltanto del mese di dicembre del 2008, ma anche quelli del mese di febbraio del 2004”. In causa, la riunione, oggi e domani, della Riserva federale americana che potrà portare a un aumento dei tassi d’interesse direttori del FES e di conseguenza a una rimonta del dollaro. Ciò comporterà un nuovo ribasso del grezzo al barile. La situazione dell’offerta resta tuttavia al centro delle preoccupazioni. Secondo l’AIE, un ribasso di 600 000 barili/giorno (b/g) della produzione dei paesi fuori dall’OPEP non compenserà ”un aumento della produzione OPEP di eventuali 1,2 milioni di b/g”. L’AIE spera anche che il ritorno dell’Iran, dopo la rimozione delle sanzioni, contribuisca ad alimentare un eccesso dell’offerta in modo rilevante. L’Iran, fin da ora, ha annunciato che è in grado di portare 500.000 di b/g supplementari a partire dalla rimozione delle sanzioni e 1 milione di b/g da ora fino alla fine del 2016. Per la Banca degli investimenti Morgan Stanley, ”i paesi dell’OPEC reagiranno a tutto ciò mantenendo una produzione molto elevata”. In ogni caso, questa nuova scivolata dei prezzi non è per servire gli esportatori di petrolio. Ricordiamo in questo senso che l’Algeria, che punta su un progetto di bilancio 2016 basato su un barile a 45 dollari, prevede un deficit in bilancio di circa il 18% del PIL?.

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